Nel 1979 Joe D’amato, nome d’arte del romano Aristide Massaccesi, gira il film Orgasmo nero, lavoro che uscirà nelle sale nel 1980. Regia, soggetto e sceneggiatura, nell'ultimo caso coadiuvato da Donatella Donati, sono a firma del nostro Joe romano… Questo film a giudizio di Wikipedia rientra nella categoria erotico (rif. 1), anche se potrebbe essere definito un horror, non dettaglierò comunque la ragione che permette a questo lavoro di collocarsi nella seconda classificazione per non togliere il brivido che la trama va a proporre: scrivo subito che pur sorprendendo lo spettatore con il finale, e pur avendo una situazione di indiscutibile gusto per il macabro, questa chiusura è molto meno “sanguinolenta” di tante scene che si possono trovare nei film di Quentin Tarantino,
giusto per citare un autore che conosco.
L’ambientazione è caraibica (Santo Domingo nella fattispecie) e fa parte di una serie di pellicola realizzate tutte nei caraibi definite “periodo esotico-erotico”. Tanto per esser chiari sto recensendo uno dei molti film che questo regista ha firmato (più di duecento pellicole e contando i lavori proposti da wikipedia, aveva già più di trenta film alle spalle quando avviò Orgasmo nero).
Trama
A Santo Domingo c’è questa coppia di “occidentali”, Helen (interpretata dalla spagnola Nieves Navarro, quarantunenne all’epoca delle riprese) e l’antropologo Paul (interpretato dallo statunitense Richard Harrison) che cercano di trovare un loro equilibrio di coppia. Sono persone colte, benestanti, lui si presenta come uno studioso di livello, sennonché nelle sue scorribande di studio si imbatte in Haini (Lucia Ramirez, ventenne all’epoca delle riprese) cui è da poco venuto a mancare il padre, divorato da uno squalo. La coppia ha problemi di fertilità, e se il marito pare assorbito dalla sua professione, la sua compagna, Helen è dedita allo svago e la bella Haini non verrà esclusa dalla sua collezione di emozioni da sperimentare. Un dialogo riportato non letteralmente chiarisce le basi del film.
L’antefatto è che la bella Haini ha sedotto anche un’amica di famiglia ed Helen pronta a cogliere le disinvolte carezze tra le due donne non ha apprezzato l’eccessiva libertà sessuale della ragazza che trattava in un primo momento come una figlia. Questa cosa si chiama gelosia e denota un sentimento che sta "montando". Accortasi di aver disturbato la sua protettrice la mulatta le dirà per giustificarsi: “...nella nostra tribù le donne provano l’amore prima tra di loro, e poi vanno a consumare quello più intenso con gli uomini” (Frase non letterale, preciso, che poi è una delle più articolate proferite dalla Ramirez in tutto il film). Già da qui si intuisce che l’amore lesbico non si fa certo mancare in questa pellicola, ed infatti tra le due donne nascerà una relazione non solo fisica, ampiamente documentata dal regista, ma anche affettiva; ed è su questo secondo livello che si andranno ad inserire le varie “azioni” che porteranno alla sorpresa finale.
In questo quadro chi ne soffre è Paul che confida ad un amico, dopo essersi ben irrorato di alcol, la delusione di esser stato tradito: “Sono un cornuto senza corna!” riferendosi al fatto che la moglie se la intende con un altra donna. Va precisato che l'affermazione di Paul non è veritiera: chi osserva il film sa che Helen va dove la porta l’istinto del momento, uomini o donne, amici o sconosciuti, ma in questa confessione emerge che colui che studia popoli e culture non ha la più pallida idea di che donna abbia portato all’altare (o davanti al sindaco)... insomma, non conosce manco un po’ sua moglie e l'amico (che pure lui se l'è trombata), lo dovrà erudire a riguardo!
La trama ricorda per certi aspetti molti film pornografici, ed in realtà leggendo in rete scopro che ci sono più versioni di questa pellicola, alcune più caste, altre dove le scene hard sono presenti. Certi opinionisti affermano che la versione più spinta sia banale, e quindi tanto vale godersi quella più casta, altri affermano che è vero il contrario. Oltre a ciò rimane in piedi il problema: ma è un bel film (ed eventualmente con che parametri si giudica “bello”) o è una porcata? Anche in questo caso le opinioni sono discordi ed in tal senso, come spesso, il sito Davinotti (rif. 2) è molto interessante da leggere per capire cosa dicono i vari cinofili amatoriali (sia chiaro: io sono tra essi).
Dopo aver visionato la versione più pudica proposta da Cine 34, ho smanettato in rete facendo uscire qualcosa di più piccante, ed a mio avviso è questa seconda versione più disinibita ad avere un senso più compiuto. Per tanto sappia il lettore che la versione pudica è da me da considerare insignificante, mentre un qualche merito può averla quella “più hard”. I dialoghi e la trama presenti in questo lavoro non sono eccelsi, con una parentesi da aprire per Nieves Navarro che oltre ad avere una bella presenza, anche se non più giovanissima, sempre sa riempire la scena non solo con la sua fisicità, ma anche con la sua capacità recitativa. Dialoghi, sguardi, espressività, presenza… Il suo ruolo lo recita in modo convincente.
Questo non significa che minoritaria sia la figura di Lucia Ramirez che fu scoperta dal regista, e lanciata per la prima volta dietro la telecamera, proprio in questa occasione. Com’è logico la giovane parla poco, ma lei per sedurre deve solo camminare e spogliarsi, questo non solo all’interno della trama cinematografica, ma anche agli occhi dello spettatore. Da questa giovane dalla pelle mulatta con i capelli alla “Donna Summer”, non ci si aspetta chissà che abilità recitative, ci si aspetta di vederla in azione, ed è per questo che ritengo la versione porno decisamente più consona! Se si tolgono la fallazio che la ragazza andrà a proporre, le masturbazioni ed i “sessantenove” che va a elargire: cosa resta? Solo una bella ragazza che cammina… troppo poco! In bella sostanza un merito riconosco al regista ed è quello di aver scoperto questa bella domenicana ed averla lanciata nel cinema.
Torniamo al film per dire che la versione soft vede scene slegate tra loro, ci sono molti personaggi, ma le varie sequenze sono buttate lì, senza capo ne coda. Due esempi: all’inizio vi è una scena dove Haini viene frustata da sua madre (non spiego come si giunge a questa situazione per non togliere senso alla trama, posto che non è che questo aneddoto sia poi molto coerente al resto della storia, ma proseguo). La mamma colpisce la figlia senza dare segno di soddisfazione, fastidio o chissà che altro sentimento. La figlia subisce i colpi in modo asettico e pure lo studioso Paul spiega a sua moglie, sempre con fare distaccato, che è una cultura loro e va rispettata. Insomma: c'è un essere umano percosso da sua madre e quasi tutti i presenti accettano con freddezza e sostanziale indifferenza questo evento che dovrebbe essere traumatico, l’unica a dare l’idea di esser sconvolta è Helen. Ora, se ti inventi una situazione dove frusti una malcapitata, lo fai per dare piacere a chi ha gusti e istinti di sadismo.
Deve quindi esserci un forte senso di dolore in chi i colpi subisce per soddisfare questi impulsi, non può la protagonista rimanere lì quasi impassibile a ricevere le percosse. Così come è importante che lo spettatore si possa immedesimare in uno qualsiasi degli attori, ma se la madre è asettica, Paul è assetico, la stessa frustata pare quasi indifferente ai colpi... che scena del cavolo si sta girando? E questo dovrebbe essere un film che si classifica come "horror"? Il mio giudizio è che si tratti di una situazione insulsa. (Insulso significa senza sale, e ritengo sia l'aggettivo più consono per definire questa scena).
Un altra scena mi è parsa molto mal costruita, quella in cui la giovane indigena entra nella stanza con un macete per affettare/interrompere un amplesso tra Helen e un suo amico. Anche qui, l’irruzione della ragazza non è accompagnato da un'idea di suspance; è un fulmine a ciel sereno che non coinvolge più che tanto lo spettatore. Senza considerare che questa entra brandendo il coltellaccio per aria come certi personaggi bendati fanno in certe sagre paesane, nel tentativo di colpire con il bastone i vasi di terracotta sospesi in aria e pieni di sorprese. I due riferimenti mi aiutano da un lato a spiegare che tipo di film lo spettatore va a vedere, dall’altro i limiti del regista.
Conclusione? Cito due opinionisti di Davinotti: Tribex: “...le scene di sesso sono curate con stile e molta passione”. (E ritengo si riferisca a quelle proposte nella versione senza censure). Reevers: “Come film non ci siamo, come documento di un'epoca si.”
A questo punto potrei chiudere la recensione, ma un dettaglio mi ha sorpreso e su quello voglio soffermarmi. Nei titoli di coda vedo che un consulente di riti voodoo era stato interpellato per la realizzazione della pellicola. Confesso che la cosa mi ha molto sorpreso, perché se come film specie dalla “verve” horror si può permettere una qualsiasi trama: lo scopo è sorprendere lo spettatore e stuzzicare in lui il gusto per l’eccesso, consultare un esperto di voodoo per ambientare a Santo Domingo e nella Repubblica Domenicana questi riti è un errore colossale.
L’isola cui poggia la Repubblica Domenicana si chiama Hispaniola e politicamente solo due terzi circa sono gestiti dal popolo di lingua spagnola, quello con capitale Santo Domingo dove vivono i coniugi protagonisti del film, il resto dell’isola è governato dagli haitiani, la cui capitale è Port au Prince di cultura francese e proprio dentro la cultura haitiana è molto radicata, ancor oggi, tutta una serie di credenze e superstizioni che si rifanno alla cultura voodoo (rif. 3).
Attenzione, non è che il popolo domenicano non abbia le sue superstizioni e sia del tutto avulso da miti o credenze magiche, il rum di gran lunga più bevuto a Santo Domingo è il Brugal e la Bruja è la strega. Per assonanza quindi questa bevanda ti induce a momenti di magia… detto ciò come curiosità, infilare nei titoli di coda il nome di un esperto di riti voodoo, per collocare tali riti in territorio a lingua e cultura spagnola significa o che costui non capisce nulla della sua materia, o che non si è ascoltato per nulla quel che diceva. Meglio quindi non citare nessuno e lasciare la trama, assurda di suo, come frutto di fantasia, senza fingere un “tocco di intelletualità” decisamente fuori luogo che agli occhi di chi vi scrive pare un ulteriore elemento di mediocrità.
Come abbia fatto a realizzare tutte queste pellicola Joe D’amato mi rimane un mistero. Il romano sa riprendere e sa scegliere le protagoniste (le figure femminili per ragioni diverse hanno tutte un giudizio positivo), ma manca la fluidità nelle varie scene e una trama che leghi lo spettatore alla pellicola in maniera convincente, e questo soprattutto nella versione soft è una lacuna notevole, a mio avviso. Il titolo mi ha attirato, ma a ben guardare è totalmente scollegato da ciò che il film ha proposto. Per cui anche quello è alla fine uno specchietto per le allodole. La conclusione è quindi che si tratta di una porcata, sopratutto nella versione soft. A renderlo parzialmente interessante è che all'epoca pellicole anche peggiori non mancavano e, come si dice, nel regno dei ciechi, il guercio pare sovrano.
Mirco Venzo, Treviso 21/04/2024 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Orgasmo_nero
rif. 2 https://www.davinotti.com/forum/discussione-generale/orgasmo-nero/10012982/pagina/1
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Vud%C3%B9