Questa notte mi sono imbattuto in un film del 1970, presentato nella didascalia televisiva con il titolo Le cugine. Cerco in rete, ma non trovo nessuna informazione, sino a quando comprendo l’arcano grazie al solito prezioso aiuto del sito Davinotti (rif. 1): “Bocciato dalla censura italiana nella sua versione originale (presentata col titolo Le calde cugine), il film riesce a passare in revisione solo nel 1974, con svariati tagli, un divieto ai 18 anni e il nuovo titolo I piaceri delle demoni". Titolo originario in Francia dell'opera di Louis Soulanes Les cousines (tradotto Le cugine, come dalle didascalie televisive). Il mio articolo propone il titolo dei manifesti appesi all’epoca in Italia perchè ritengo giusto così.
Il film rientra nella categoria erotico, ma a differenza di tante pellicola italiane dell’epoca, dove l’erotismo era inviluppato da trame semi comiche, qui si percorre il filone che tocca il genere giallo (macabro), con sfumature, horror. Non che questo filone sia una novità, anzi, ciò non toglie che l'erotismo nella pellicola è presente, ma trattandosi di un giallo, non potrò dettagliare per evitare di togliere la sorpresa a chi non l’avesse visionato. Il soggetto è ispirato da un romanzo di F. D. Benson a titolo The perverse women’s, la sceneggiatura è dello stesso regista: Louis Soulanes.
La trama
Béatrice (interpretata da Liliane Bert) ha due figlie, Giulia (interpretata da Danièle Argence) e Lucia (interpretata da Solange Pradel), quest’ultima affetta da una disabilità che la costringe all’immobilità. La ragazza non parla e non si muove, può solo osservare ed ascoltare. Con loro vive una cugina, Elisa, interpretata da Nicole Debonne. Il film ruota sulla ricerca di piacere di tutte le persone presenti nella trama, con esclusione della sola infelice Lucia. Béatrice vedova da undici anni, cerca felicità e conforto dalla relazione con l’avvocato Giorgio Borgo (interpretato da Robert Lombard), non è facile per lei trovare un equilibrio, anche perchè l’immobilità della figlia Lucia le prosciuga risorse psichiche ed economiche, la giovane è però pur sempre sua figlia e la mamma dimostra un certo attaccamento alla giovane.
Stessa cosa non si può dire delle altre due ragaze che vivono nell’abitazione, le due cugine, al contrario di Béatrice, detestano la giovane invalida e compiono ai suoi danni angherie di vario genere. Il lettore si starà interrogando: cosa può esserci di attraente in una simile storia. E’ presto detto, le tre ragazze, ivi compresa la portatrice di handicap, sono tutte molto attraenti, ma mentre quest’ultima non può sfruttare questa sua dote, penalizzata com’è dall’invalidità, le due parenti, legate tra loro da attrazione fisica, complicità, e affinità di pensiero, non cessano di usare la loro avvenenza per provocare chi gli sta attorno, se di loro interesse, anche per il solo gusto di giocare. Sono le due cugine a reggere la pellicola e un primo elemento d'interesse è proprio determinato da quest’opera di seduzione che le ragazze mettono su più tavoli. Lo spettatore rimane incuriosito nel vedere dove vanno a parare queste due diavolette.
Vi è però un secondo elemento che caraterizza il racconto, a dare loro piacere è far pesare questa loro promiscuità a chi questa opportunità non ce l'ha proprio, ovvero alla povera Lucia. L'invalida è vessata in vario modo, costringendola a osservare che cosa loro possono fare, per poi deriderla dando lei della “guardona”, o, al contrario, impedendole di ascoltare che cosa dicono o di vedere che cosa stanno architettando, inibendo così la possibilità alla ragazza di capire che cosa sta accadendo attorno a lei. In bella sostanza le due ragaze, la sorella bionda, e la cugina rossa, sono due sadiche che torturano con parole, sguardi, atti e gesti, chi non può difendersi. Oggi un simile film sarebbe impossibile da fare perché “poco politically correct”, ma quello di colpire gli inermi è una dote umana che ha origini antiche e che contribuisce, da un lato a rendere maggiormente attraenti, (per un certo pubblico, chiaro), le due ragazze, e per altro aspetto a scuotere la trama da soli racconti di seduzione. Le due "femmes fatale" alternando flirt , spogliarelli e menzogne, (tutte queste azioni vengono compiute all'insaputa della madre) reggono la prima parte del film e in ciò la loro indiscutibile fisicità è importante. Vi è poi un secondo filone che si sviluppa nel finale del film, e permette alla pellicola di colorarsi di giallo, ma di ciò, come già detto, non intendo scrivere.
Ritornando all'atteggiamento delle due giovani verso la loro parente posso dire che è un misto tra un cristallino disprezzo che provano, sentimento sincero e spontaneo che, come precisato, non esitano a esibire in faccia a Lucia, cui si aggiunge però il piacere di ferire chi è inerme. Questo seconda sensazione si direbbe che aumenta con lo scorrere dei fotogrammi ed è quindi un modo per scopre se stesse negli aspetti più oscuri. Giulia ed Elisa, in sintesi, sono sadiche.
Il film non ha molti personaggi, ma ulteriori comparse sarebbero inutili, il nocciolo del soggetto sono le relazioni tra le tre ragazze, tra le cugine. Danièle Argence e Nicole Debonne, sanno riempire lo schermo non nsolo perchè belle ragazze, ma anche perchè sanno recitare. Anche Solange Pradel, segregata nella sedia a rotelle, sa esprimere i propri sentimenti con lo sguardo, e tutto il pubblico capisce, ad esempio, che quel certo bambolotto evoca a lei sensazioni di terrore. Cosa si nasconde dietro questa paura? Un giallo scrivevo, e lasciamo allora a chi legge il compito di capire come evolve il tutto qualora dovesse visionare quest'opera. Resta comunque principalmente un film erotico, e a tal proposito avrei voluto godere delle scene censurate, le due avvenenti attrici hanno molto da offrire e la trama, ed il regista, hanno saputo dare valore alle loro virtù.
Non è una pellicola che trasmette chissà che informazioni o chissà quali messaggi sociali o politici. E’ puro e semplice intrattenimento. Voglia di sedurre lo spettatore sfruttando alcune influenze della letteratura francese, De Sade in primis, ma anche una certa idea di decadentismo: l’assenza di valori dei protagonisti alla fine lascia il segno e il loro inseguire il piacere a tutti i costi, e sopra la pelle di tutti, appare a me evidente.
La domanda è: riesce il regista a stimolare il suo pubblico? Con me è riuscito benissimo. E non nascondo che molto è imputabile a quel chè di “vintage” che: le musiche, gli abbigliamenti, (Giulia con pantaloncini rosa e maglietta gialla in una scena, ad esempio) e lo stesso modo di proporre la trama, hanno palesato. Sempre le due protagoniste hanno esibito delle minigonne che valorizzano le loro gambe, e non è un caso se pure nella locandina del film, alla fine, queste si vedono. I sentori del mondo hippy non mancano, con i loro elementi chiave, musica, fumo, droghe, alcol e voglia di trasgredire in relazioni "fluide", diremo oggi. Sintesi: un bel film, ammiccante al punto giusto.
Mirco Venzo, Treviso, 12/12/2024 #qzone.it
rif. 1 https://www.davinotti.com/film/i-piaceri-delle-demoni/32710