Lo spergiuro secondo la Treccani (copio e incollo dal web) è “Giurare il falso, affermare o sostenere con giuramento una cosa o un fatto di cui si conosce la falsità”. Io sono veneto e un proverbio vicentino afferma testualmente “El muso paea caveza, el omo paea paroea” (Il mulo per le briglie, l’uomo per la parola).
Se un uomo che dice il falso è senza valore, un uomo che giura il falso, uno spergiuro, si comprende che per il popolo è proprio dannoso. Non deve sorprendere quindi se Dante Alighieri nella sua Commedia (che poi verrà definita divina, pare dal Boccaccio) coloro che affermano il falso li colloca in uno dei luoghi più remoti dell’inferno: l’ottavo cerchio. Val la pena qui di ricordare la struttura dell’inferno dantesco anche per comprendere il secondo aspetto analizzato dal presente articolo, quello dei traditori. L’Inferno è una voragine avente la forma di un imbuto. Man mano che ci si avvicina alla sua origine, che è poi il punto dov’è “sprofondato” Lucifero, questo imbuto si restringe, sino a convogliare alla fonte del male. In questo movimento a scendere ad ogni spirale c’è un cerchio, quindi dire che gli spergiuri sono all’ottavo cerchio, quando sappiamo che nel nono e ultimo cerchio sono collocati i traditori, significa che pure per Dante, al pari dei contadini veneti, la parola era da considerare un elemento basilare e non rispettarla è grave.
Merita un approfondimento lo spergiuro a nome Sinone che è una figura del mondo greco poco nota. Io, ad esempio, devo confessare la mia ignoranza, l’ho scoperta proprio realizzando questo articolo. Noi occidentali discendiamo culturalmente dai greci antichi e per comprendere quella cultura studiamo i due grandi poemi omerici: l’Iliade e l’Odissea. La storia ci dice che dopo un decennio di scontri sanguinosi tra i troiani arroccati dentro la mura della propria città, Ilio, e le altre città della penisola greca che inutilmente la attaccavano, guidati da molti validi eroi, Agamennone, Achille, Ulisse, Aiace… a decidere l’esito della contesa fu uno stratagemma: l’intromissione di un cavallo dentro la città ben difesa. Questo cavallo aveva dimensioni maggiori rispetto a quelle necessarie per entrare nelle mura, e generò sospetto tra i troiani che si divisero in chi affermava bisognasse accettare il dono e portarlo dentro le mura della città, abbattendole il tanto necessario per farlo entrare, e chi, come Laocoonte, riteneva saggio diffidare di quell'oggetto acheo, sicura fonte di sciagura.
In questo contesto si inserisce la figura di Sinone che era un guerriero greco fintosi antagonista di Ulisse e che al cospetto delle autorità troiane giurerà il falso, come preventivamente stabilito dalla “diabolica” mente di Ulisse. Lo spergiuro di Sinone risultò fondamentale per dirimere il dubbio troiano, il famoso cavallo venne trascinato dentro le mura dagli stessi troiani che determinarono quindi essi stessi la loro fine, quella fine narrata nei poemi omerici. La nostra cultura “occidentale”, potremmo banalizzare, si radica su chi ha giurato il falso, posto che se ad essere tradito è il nemico, si potrebbe desumere, il gesto ha un sapore di eroismo. Dante, espressione sì di occidentalità, ma anche di valori cristiani, che pure sono parte del nostro mondo, questo gesto non pare giustificarlo andando a collocare Sinone in uno degli ultimi cerchi infernali. E cos’è per Dante Alighieri il peggio del peggio?
Il tradimento! Ecco che nell’ultimo cerchio si trovano nell’ordine i traditori dei parenti, i traditori della Patria, i traditori degli ospiti e per finire i traditori dei benefattori. Il tema del tradimento merita di essere considerato perchè la stessa origine dell’inferno, è opera di Lucifero, ovvero di quel cherubino che tradì il bene supremo, vale a dire Dio. Questo traditore a sua volta con la sue tre bocche (Satana, il traditore, è evidentemente un essere mostruoso) mastica altri tre grandi infami che hanno a loro volta ingannato chi aveva loro dato fiducia: uno è Giuda Iscariota, che si beffò della fiducia in lui riposta dal figlio di Dio, Gesù, e gli altri due sono Cassio e Bruto che pugnalarono alle spalle Giulio Cesare. Se il tradimento si concretizza ai danni di chi ci vuol bene e lo si espleta o in campo religioso o politico, tradendo la propria patria, potremmo dire abbiamo toccato il fondo, ed è quello di cui sto descrivendo proprio il fondo dell’inferno dantesco. Uomini che stan più in basso di Giuda, Cassio e Bruto il buon Dante, non ne conosceva!
Direi che possiamo ora scrivere la definizione di tradimento sempre a "penna Treccani”: "consegnare ai nemici - Venire meno ai proprî doveri più sacri, mancando alla fede debita o data, a impegni presi solennemente, alla fiducia che altri ha in noi". Il titolo è ora chiaro al lettore, chi non mantiene la propria parola, non è coerente con i propri valori, tradisce ideali, famigliari, amici e patria, alla fine non è un Uomo.
L’introduzione è fatta e però, parlando di uomini mi sovviene Il popolo degli Uomini, un libro che parla dei pellerossa americani, realtà complessa e variegata, arricchita da numerosissime differenti culture e tribù. Anzitutto, quali valori si possono ricondurre al mondo pellerossa? Una frase di Toro Seduto, capo Sioux, ci può essere d’aiuto: “Per noi i guerrieri non sono quello che voi intendete (Voi, potrei dire occidentali) ...nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Per noi il guerriero è chi sacrifica se stesso per il bene degli altri. Il suo compito è occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a se stesso, e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità!” (rif. 1)
Trovo interessante questa frase del capo indiano perchè pare contrapporsi alla cultura greca, una cultura che fa dell'uccisione del nemico un gesto eroico: Achille era il più grande degli eroi greci perchè di nemici ne amazzava più degli altri, con ardore e sprezzante del pericolo. Torniamo nel nuovo continente e interroghiamoci, ma da dove nasce lo scontro tra pellerossa e gli americani? Questi ultimi sono oggi il non plus ultra della cultura occidentale, quella cultura che nasce dalla grecità di cui qualcosa ho scritto sopra. Dall’Europa arrivavano i coloni i quali avevano bisogno di terre per costruire le loro fattorie e allevare i loro animali, terre che si presero sottraendole ai nativi locali che non avevano il concetto di proprietà privata. La terra era di tutti e dava da vivere a tutti, uomini e animali. La terra nella visione pellerossa era espressione del divino come lo sono pure tutti i suoi abitanti. Nella concezione pellerossa il paradiso non era un “luogo” in divenire, accessibile solo per taluni e solo una volta morti (come vuole la cultura monoteista). Per gli indiani d’America il Paradiso è qui e ora, era la prateria, erano i bisonti che arrivavano dando prosperità al loro villaggio e alla loro vita, era la generosa terra che li alimentava, e quando ciò non avveniva questo faceva parte di un progetto divino che andava compreso e accettato.
In questa filosofia se qualche straniero ti ammazza i bisonti, ti taglia gli alberi e si impossessa della terra e la recinta; la fa sua, togliendotela, non solo ti sta impoverendo, ma sta compiendo un sacrilegio! L’opera posta in essere dal colono europeo sbarcato in America era di anullare la cultura dei nativi Nord Americani colpendo sin anche le radici del loro credo. Gli Stati Uniti passano per essere la patria della democrazia e della pluralità di visioni e di culture, ma è interessante sapere che la loro storia inizia rubando terre a chi lì ci viveva da sempre, e questo furto fu compiuto non solo attraverso l'uso della forza e dei fucili, ma anche grazie a trattati e accordi spesso disattesi, rimangiando la propria parola (anche se scritta) e costringendo i pellerossa a venir rinchiusi in riserve dove poco alla volta la loro cultura moriva.
Faccio qui notare che qualcosa dei principi di queste culture ci è arrivato grazie anche a pellicole quali Il piccolo grande uomo (Little Big Man -1970 ) diretto da Arthur Penn con Dustin Hoffman e Balla coi lupi (Dances with Wolves - 1990 ) diretto ed interpretato da Kevin Costner. Soprattutto ci sono arrivate le testimonianze di chi come il capo apache Geronimo, (rif. 2/3) combattè ribellandosi con coraggio al giogo “occidentale”, rifiutandosi di farsi rinchiudere nella riserva a lui assegnata. Ecco le sue parole: “Così fu in principio, gli Apache e le loro terre furono create gli uni per le altre, quando agli apaches vengono portate via le loro terre essi si ammalano e muoiono”. (rif. 2 minuto 3,41 ").
Che c’entrano Geronimo e gli Apache con il tema del tradimento? C’entrano grazie alla figura del generale americano George Crook: fu lui che riuscì ad acciuffare l’indomito Geronimo ed il suo manipolo di fedelissimi, l'ultimo dei pellerossa liberi, utilizzando una tecnica ben precisa: si servi di altri Apache Chiricahua. L’abile stratega sapeva che senza l’aiuto di altri indiani della stessa stirpe di Geronimo non sarebbe mai riuscito a catturare coloro che nel vasto territorio della prateria, sapevano integrarsi, sapevano cancellare le proprie tracce e sapevano vivere e prosperare, anche daneggiando le fattorie dei coloni. (La vicenda di Geronimo ricorda quella di un protagonista di questa estate, l'orso M 49 ridefinito Papillon - rif. 4, ma questo è un altro tema). Fu grazie al tradimento di questi Apache che l'indomito Geronimo venne sconfitto.
Il mondo occidentale nasce in Grecia e alla base dei poemi che sintetizzano e rappresentano i valori di quel mondo ci sono la guerra, il coraggio in battaglia, e lo spergiuro di Sinone. (rif. 5). Oggi la massima espressione del mondo occidentale sono gli americani che riuscirono ad annientare la cultura che presidiava quelle terre, gli indiani d’america grazie alla forza militare, alla forza delle armi e grazie al utilizzo dei traditori! La base del successo occidentale pare avere la stessa ricetta nei millenni. In particolare dalle origini ad oggi pare la capacità di corrompere e di sfruttare i traditori, ovvero di coloro che tradiscono la patria, la propria etnia, il proprio gruppo, paiono basilari.
Che c’entra tutto ciò con la realtà italiana, si potrà interrogare il lettore? La Repubblica italiana si fonda sulla Costituzione, frutto di sangue e della liberazione dal giogo nazi/fascista. I principi costituzionali sono chiari: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro dove il potere appartiene al popolo. Oggi il lavoro manca, e ciò da tempo, il popolo ha sempre più problemi a votare e sempre più spesso sono le minoranze che tirano le fila nelle istituzioni. Ravvedo seri problemi di rappresentanza. (rif 6/7)
Mi ripeto: che c’entra questo con il tema del tradimento e dei traditori? Che c’entra questo con l’essere Uomini? Penso ad Aldo Moro, ad Enrico Mattei, a Nino Galloni, l’economista che informò le proprie autorità politiche di come entrare nel progetto Europeo sarebbe stata la catastrofe per l’Italia: li iniziò il ridimensionamento della sua carriera, e comparo queste figure di Uomini con Giuseppe Conte, quello che in un primo momento governava con il centro destra e si proponeva in modo critico verso l'Europa e parlava della centralità del parlamento, ed oggi si prostra alla UE, e procede a "Stati d'emergenza" ed a DPCM, penso a Roberto Gualtieri, colui che ha negoziato il MES e il Recovery Found nella più totale opacità, penso a Luigi Di Maio quello che “Mai col PD, mai con quelli di Bibbiano” che affermava di voler combattere lo sbarco dei clandestini e poi ha votato con tutti i suoi adepti contro il suo ex alleato di governo, Matteo Salvini, reo di aver ottenuto dei risultati sul tema degli sbarchi come avevano assieme preanunciato.
Ho scritto tre nomi, giusto per accennare come il tema del tradimento, del rispetto della parola e dell’essere Uomini pare a me attuale. Oggi siamo in Europa e mi chiedo quanto il processo di integrazione passi per un percorso condiviso tra i vari popoli, in particolare il nostro, e quanto questo passi per chi ha tradito i valori della nostra costituzione. Se è vero che il capitalismo utilizza ogni mezzo per raggiungere i suoi scopi, ed il capitalismo è espressione dell’occidente, è altresì vero che anche il Cristianesimo è espressione dell'occidente, e se Dante metteva i traditori e gli spergiuri nel fondo dell’inferno, questo dovrebbe farci riflettere. Voglio dire, è importante riconoscere chi si sacrifica per un ideale e chi quell'ideale l’ha tradito, vuoi per trenta denari, vuoi per una poltrona da parlamentare. Ad inizio articolo parlavo del valore della parola che ha un Uomo: bene tra i politici al Governo oggi persone di parola non ne vedo, al contrario vedo molte persone che la parola e le promessa che fecero ai loro elettori se le sono rimangiate. (rif. 8)
I pellerosse oggi vengono ricordati nei film, ma di loro è sparita quasi ogni traccia, mi spiacerebbe sparissero anche gli italiani e l' "italianità”.
Mirco Venzo, 16/09/2020 #qzone.it
Il disegno a corredo dell'articolo è opera di Sandro Botticelli; la produzione si colloca tra il 1480 e il 1495, ed il committente fu Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, detto il Popolano, cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico.
Rif. 1 https://le-citazioni.it/frasi/527721-toro-seduto-per-n...
Rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=UC7HoBKTC1Q...
Rif. 3 http://nativiamericani.altervista.org/la-guerra-nelle-...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venz...
Rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/72-l-o...
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venz...
Rif. 7 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/6...
Rif. 8 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venz....
