Un post del giornalista televisivo Fabio Fioravanti su facebook, ha avviato questa mia indagine. Che cosa insinuava Fioravanti nella sua pagina? Che il Paese, nello specifico il Governo Conte II fosse gestito dai meridionali. Era questo un post di stampo razzista o un interessante spunto di riflessione? Sarà il lettore di questo articolo a stabilirlo, io mi limiterò a mettere nero su bianco qualche dato, e verso la fine a porre qualche domanda; poi se i puntini si uniranno in qualche disegno compiuto bene, altrimenti sarà anche questo un post inutile. Punto di partenza la discrepanza tra Nord e Sud del Paese. E’ ancora esistente questa spaccatura? Sentiamo che cosa dice il
presidente dell’importante associazione per la tutela dei consumatori e dell’ambiente Codacons: “Il divario Nord-Sud sul fronte dei consumi resta ancora altissimo..." – spiega il presidente Carlo Rienzi – "Una famiglia residente in Trentino Alto Adige spende mediamente al mese il 49,9% in più rispetto allo stesso nucleo che vive in Puglia o in Calabria, 2.992 euro contro i 1.996 euro della Puglia e i 1.998 euro della Calabria. Differenza che raggiunge il record del +76% se si confronta la spesa di una famiglia di Bolzano (3.517 euro) con quella di una residente in Puglia” (rif. 1 data articolo 9 giugno 2020) e ancora: “Questi dati dimostrano come l’Italia viaggi ancora a due velocità, e le condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno influiscano in modo evidente sui consumi delle famiglie”
Come mai vi sono discrepanze così evidenti? Risposta a mio avviso banale, dipende dalla facilità (o difficoltà) di trovare lavoro e dalla sua retribuzione. E’ vera questa mia intuizione? Nella tabella posta a corredo del presente pezzo ci sono i dati forniti da Gente Italia l’8 Gennaio del 2020, (rif. 2). Attenzione attenzione, tali dati sono stati rilevati PRIMA che il paese dovesse affrontare il lookdown che ha creato la devastazione di ulteriori posti di lavoro. Ecco alcuni numeri presi da questa tabella: la regione con il minor tasso di disoccupazione (3,6%) è il Trentino Alto Adige, guarda caso quello dove le famiglie spendono di più. Se in una famiglia tutti lavorano, è logico che la spesa di quella famiglia sia superiore a quella di pari numero dove a lavorare sono la metà dei membri, o dove nessuno lavora. In tal caso, ma questa è un'altra riflessione, l’unica soluzione per quel nucleo familiare di tutti disoccupati è emigrare uscendo quindi dalle statistiche regionali/provinciali. Quali sono le regioni con i tassi di disoccupazione più elevati? Sono forse quelle dove si spende meno?
Gente italia dice che nell’ordine decrescente i maggiori tassi di disuccupazione sono da riscontrarsi in Sicilia 18,9% Calabria 18,8%, Campania, 18,3% e per finire la Puglia con un 14,3% di disoccupazione. Dove non c’è lavoro non c’è spesa. Banale, me la canto e me la godo, ma la mia intuizione pare confermata! Qui però s’innesta la seconda considerazione, gli abitanti di queste regioni vanno a votare? Sono ben rappresentati nel Governo Conte II, giusto per citare l'ultimo manovratore, posto che la situazione economica è frutto di deceni di scelte, a mio avviso tutte sbagliate dagli anni ottanta in poi? Andiamo a vedere partendo dalle principali cariche Politiche:
Presidente della Repubblica: Sergio Matarella, Sicilia
Presidente del Consiglio: Giuseppe Conte Puglia
La coda della classifica è quindi ben rappresentata almeno nelle principali cariche dello Stato, ma vediamo se tale buona rappresentanza è verificata anche a livelo di ministri, iniziando dalla regione fanalino di coda per la disoccupazione, almeno secondo i dati di Gente Italia, la Sicilia. Proseguirò con le altre regioni meridionali, dando un occhio di riguardo all’altra regione gravemente malata. La Campania.
Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo (Catania 1967-sicilia)
Ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Luciano Calogero Provenzano, detto Peppe (San Cataldo, 1982 Sicilia)
Ministro della giustizia Alfonso Bonafede (Mazara del Vallo, 1976 - Sicilia)
Ministro dell'istruzione Lucia Azzolina (Siracusa, 1982 - Sicilia)
Ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora (Afragola, 1974 Campania)
Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio (Avellino, 1986 Campania) – segnalo che in precedenza ricoprì la carica di ministro dello sviluppo economico e ministro del lavoro e delle politiche sociali. Perché evidenzio ciò? Perché per lungo periodo è stato il politico di riferimento del Partito che ha la maggioranza dei parlamentari, il Movimento 5 stelle.
Ministro dell'università e della ricerca Gaetano Manfredi (Ottaviano, 1964 Campania)
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare Sergio Costa (Napoli, 1959 Campania)
Ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola, detto Enzo (Napoli, 1973 Campania),
Ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia (Bisceglie, 1968 Puglia)
Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova (Ceglie Messapica, 1958 Puglia)
Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese (Potenza, 1953 Basilicata)
Ministro della salute Roberto Speranza (Potenza, 1979 Basilicata)
Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri (Roma, 1966)
Ministro dell’istruzione, dell'università e della ricerca Lorenzo Fioramonti (Roma, 1977)
Tutti gli altri ministri sono del Nord italia, la “locomotiva” del paese, dove per senso di appartenenza segnalo che dal Veneto provviene un solo rappresentante.
Ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme Federico D'Incà (Belluno, 1976)
Ministro per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano (Torino, 1977)
Ministro per la pubblica amministrazione Fabiana Dadone (Cuneo, 1984)
Ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti (Asola 1974)
Ministro della difesa Lorenzo Guerini (Lodi, 1966)
Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli (Trieste, 1974)
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli (Piacenza, 1973)
Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini (Ferrara, 1958)
Fine della lista, risultato finale, su 23 ministri 15 sono meridionali, fermo restando che le principali cariche dello stato (presidente del consiglio e presidente della Repubblica) pure lo sono, come già evidenziato. I ministeri relativi all’economia e inerenti al tema del lavoro e della disoccupazione pure sono in mano a politici meridionali, e quindi la domanda da porsi è… ma costoro, rappresentano l’elettorato o no? Domanda lecita giacché se andassimo a votare sappiamo che molti di essi, che oggi sono ministri, finirebbero disoccupati. E ancora, se sono espressione dell’elettorato, hanno la competenza per espletare il loro compito? Se sono incompetenti, non è che l’errore sia di chi li ha eletti?
Ma se chi li ha eletti li vuole mandare a casa, c’è il sospetto che l’elettorato sappia più o meno, cosa è bene per lui e cosa non lo è… ed allora, se ad ogni tornata elettorale costui, il votante, cambia, finanche votando un partito come le 5 stelle che si proponeva di ribaltare il sistema e combattere la casta, c’è da chiedersi se sia proprio l’elettorato a non sapere cosa è bene per lui o se nel meccanismo c’è qualcosa che non funziona. Ricordo brevemente che dalla seconda Repubblica in poi c'è stato un importante ribaltone di consensi iniziando con Berlusconi, (quello del milione di posti di lavoro), che doveva rappresentare il cambiamento, poi ci fu Renzi doveva essere il "rottamatore” e oggi il partito di maggioranza sono le 5 stelle che avevano promesso di aprire il Parlamento come una scatola di tonno… come la vedo io la gente vuole cambiare, e lo vuole con forza, ma tale cambiamento non si ottiene. E perché la gente vuole il cambiamento?
Ma, …forse perché avere tassi di disoccupazione ed una pressione fiscale come quella italiana, a loro (a noi, anch'io mi sono adoperato attivamente per un cambiamento poltico) non sta bene. Forse perché la sicurezza intesa come tutela della salute, dei propri beni e della propria incolumità fisica quando si cammina per strada è considerata scadente. Non parliamo dell'amministrazione della giustizia o del livello di istruzione...
E se però le regioni dove più sono accentuati questi problemi sono anche quelle meglio rappresentate in Governo, almeno nella veloce fotografia presentata sopra, c’è da chiedersi se il trucco non sia in questo sistema di rappresentanza, (o presunta rappresentanza) sistema che a quanto pare non soddisfa l’elettorato. E già, perchè nel precedente sistema elettorale, quello della così detta Prima Repubblica, dove essitevano svariati partiti, per 40 anni, (e si votava spessissimo, non come ora) la maggioranza era sempre in mano ad un unico solido manovratore: la DC che evidentemente soddisfava le istanze sopra riportate. Quei politici erano sicuramente espressione del territorio e dei loro cittadini. Fabio Fioravanti poneva un tema di rappresentanza territoriale, io ritengo che ci sia un problema di rappresentanza punto e basta! Il meridione così ben inserito nell'attuale Governo voterà, come immagino, bocciando decisamente tutti questi rappresentanti che evidentemente non stano curanto e tutelando i loro interessi.
Vedremo se questa mia intuizione risulterà corretta. Rimane il fatto che la delusione degli italiani aumenta e la loro rabbia pure. Chiudo smontando chi relega la questione banalizzando il tema in "destra" e "sinistra". Questa destra e questa sisnistra si alternano da anni, e il capolavoro è rappresentanto proprio da Giuseppe Conte che prima governava con la massima espressione della destra e oggi governa con la massima espressione della sinistra, coadiuvato e sostenuto da chi etichettava i suoi aversari politici come PDL e PD meno L. Questi di queste etichette (il Movimento 5 Stelle) quando affermavano queste cose ragranellavano più del 30% dei consensi elettorali, vedremo ora, dopo che tali postulati sono stati rimangiati, che riconoscimento avranno da parte degli italiani.
Per finire, perchè ritenevo importante scrivere questo articolo? Perchè siamo prossimi ad un referendum dove il tema della rappresentanza è centrale: da un lato c'è chi ritiene i parlamentari dei "costi" e dall'altro dei rappresentanti, espressione del processo democratico. I numeri sopra esposti per come la vedo io affermano che al momento, questo meccanismo non sta rappresentando degnamente le istanze del paese che infatti sempre cerca in chi non governa risposta ai suoi problemi. Dall'inizio della seconda repubblica quasi sempre abiamo assistito ad un'alternanza dei manovratori, ma mai alternanza di decisioni politiche. Mi fermerei qui con la carne al fuoco, spero aver suscitato una qualche riflessione nel lettore.
Mirco Venzo, Treviso 20/08/2020 #qzone.it
Rif. 1 https://codacons.it/istat-consumi-famiglie-...
Rif. 2 http://www.genteditalia.org/2020/01/08/la-...