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20190715 VM MiuraFerruccio Lamborghini, costruttore di trattori, caldaie e condizionatori, aveva acquistato delle Ferrari da Enzo. Non si può dire fossero amici, ma il cavaliere conosceva l’industriale, uno dei più ricchi italiani dell’epoca e suo ottimo cliente cui vendeva le sue costose auto. E proprio con una di esse, la GT 250 il Signor Ferruccio ha dei problemi: la smonta e scopre che le frizioni dei suoi trattori sono simili, ma migliori di quelle dell’elegante veicolo.

Chiede appuntamento ad Enzo Ferrari in persona che lo fa aspettare circa due ore prima di permettergli di parlare (si tenga presente che il gruppo Lamborghini fatturava dieci volte l’importo dell’azienda Ferrari, giusto per capire i caratteri dei due uomini) e alla fine beccato dalle critiche l'orgoglioso Enzo replica al Sig Ferruccio affermando che le frizioni lui le rompe perchè non sa guidare: un auto non è un trattore ed è bene che lui seguiti a condurre mezzi di quel tipo, se non sa come gestire un auto sportiva. La risposta naturalmente non si fa attendere “Ti farò vedere se sono capace di costruire delle fuoriserie, magari migliori delle tue!” – “Sì, produrrai dei trattori granturismo” pare sia stata la replica del Drake.

In rete si trovano molti racconti su quest'accaduto, ma poi chi può dire che cosa realmente i due uomini si dissero? Rimane un dato storico: di lì a pochi anni, dopo vari tentativi, nasce la Miura, (rif. 2) un’auto sportiva che finirà dentro il museo americano del MOMA come esempio di eleganza e tecnologia. Anche sulla Miura c'è una storia da raccontare: è questo il nome dei più aggressivi tori da corrida spagnoli, allevati da Edoardo Miura. Il simbolo delle Lamborghini è proprio il toro, “Se la Ferrari ha come simbolo un cavallo, io voglio come simbolo un toro, un toro scatenato...! E però, Edoardo Miura, l'allevatore dei famosi bovini, saputo che il suo nome era stato dato ad un’auto si contrariò moltissimo.

Ferruccio andò a trovarlo per parlargli di persona e la cosa si concluse con l’acquisto da parte dello spagnolo della stupenda auto italiana che portava il suo nome e di alcuni trattori della Lamborghini per coltivare le sue ampie proprietà.

Chiudo con una citazione di Frank Sinatra quando gli consegnarono la sua Miura: “Chi vuole sembrare qualcuno compra una Ferrari, chi è qualcuno guida una Lamborghini”.

Lo scontro tra i due grandi nomi dell’imprenditoria italiana la dice lunga su come l’essere umano sia un coacervo di elementi, a volte positivi, altre volte negativi, e ancora come da sentimenti apparentemente negativi possa nascere qualcosa di positivo. Oggi si sente parlare molto di “qualità” ma la storia dei due grandi uomini ci fa comprendere da dove nasce la “qualità” che vi era in certi prodotti del “Made in Italy”: nasce dall'orgoglio di chi ci mette la faccia. La Miura nasce per esser superiore ad una Ferrari, costi quel che costi. Non era un problema di soldi (sicuramente averne o non averne fece la differenza) era un problema di valori, di orgoglio, di voler esprimere delle capacità. Non c’erano consigli di amministrazione, analisi dei costi, o tutti gli artifici che stanno dietro le principali aziende mondiali (e italiane) oggigiorno; no, c'erano due Uomini che si volevano confrontare.

Non c’è stato un calcolo economico, altrimenti anche il “Drake” (che questo annedoto non ce lo presenta certo come un esempio di “persona modello”) avrebbe evitato di irritare un suo buon cliente, trasformandolo addirittura in un concorrente. Ma gli Uomini son fatti così! Questi sono imprenditori che credo si debbano rimpiangere; e qui si parla anche di capitalismo. Io non ho una visione molto positiva di questo sistema economico, ma riconosco che in questo capitalismo dove l'imprenditore ci metteva la faccia, vi è anche l’esaltazione umana. Vi sono ricerca della perfezione, (a Lamborghini, ad esempio non piacevano le Maserati perchè “pesanti e poco veloci”) della bellezza, unite alla conoscenza, alla tecnologia. La ricerca di un'armonia.

In un precedente articolo ricordavo altri uomini di livello (rif. 3) Adriano Olivetti ed Enrico Mattei (nel pezzo si parla pure della famiglia Rossi di Vicenza), che in modo differente pure loro cercarono di esprimere se stessi, mettendoci la faccia e cercando l'armonia che lega, nel loro caso, l'uomo alla società e all'ambiente. Io sono critico verso il capitalismo, ma comprendo che lo spazio concesso a figure come quelle sopra descritte abbia aiutato un Paese come il nostro ad avere oggetti (come le due preziose auto, o come gli ancor più preziosi trattori che Lamborghini produsse per favorire l'agricoltura del dopoguerra, contribuendo al “miracolo italiano”) che altrove, penso ai paesi comunisti, non c'erano.

Dovrei ora addentrarmi in molte considerazioni, ma mi fermo qui.

 

Mirco Venzo, Treviso 15/07/2019 #qzone.it

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Ferruccio_Lamborghini

Rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Lamborghini_Miura

Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/562-f4-2019...

 

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