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20200629 VM bellezza canovaNel video che regge il presente articolo (rif. 1) Umberto Galimberti introduce l’argomento precisando che da giovane voleva scrivere sulla Bellezza, ma poi non completò l’opera perché della Bellezza non si parla. Precisando: "La bellezza è qualcosa che ti colpisce, non è un’idea”. Di fronte alla Bellezza rimani stupito, inerme e come lo stupido (la radice è la stessa) osservi attonito ciò che ti piace. Aristotele dice che la filosofia nasce dal dolore e dalla meraviglia, ovvero da due stati che non richiedono molte parole, al contrario dell’amore che di parole è ridondante. Il dolore, come la meraviglia, si esprime in silenzio.. Tommaso D’Aquino definisce così la Bellezza: Bello è ciò che quando lo vedi, ti piace.

Laconico anche uno dei padri del cattolicesimo, sempre perchè pare ci sia poco da dire. Immanuel Kant dirà qualcosa di più, circa la Bellezza, la Bellezza è ciò che piace precisando "senza concetto, e senza scopo". Kant spiega Galimberti ci dice che l'oggetto del nostro dialogo si inserisce nel territorio dell’inutile (è senza scopo).

Per praticità del lettore mi immagino un esempio: la rosa non è più utile di altri fuori, anche se certamente mette molti d'accordo sul fatto di essere un bel fiore, oltre all'estetica unisce anche il suo profumo che contribuisce a rendercelo ancor più bello, ma, ad esempio, rispetto al fiori di ciliegio, non darà mai vita ad un frutto gradevole e nutriente (tanto o poco quanto può essere nutriente una ciliegia). La rosa è bella, ma è inutile, al contrario del fiore di ciliegio. Ora, chi conosce Galimberti ed ha qualche infarinatura di Kant, sa che qui sia sull'uno che su l'altro si potrebbero aprire discorsi interminabili. In quasi tutti i suoi video Galimberti parla dei nostri tempi come dei tempi in cui tecnica ed economia la fanno da padrone, è l’economia di mercato si concentra, per meglio dire si fonda sul concetto di "utile". Se però la Bellezza è inutile, stiamo parlando di un elemento privo di valore nella nostra epoca. E' proprio così? Non andrò a riassumere i numerosi video del professore a riguardo, ma affianco a questa considerazione di Galimberti aggiungo la distinzione kantiana del mondo, diviso in ciò che è sensibile, ovvero percepibile dai nostri sensi (e su cui possiamo ragionare e discutere) e ciò che è sovrasensibile, ovvero ciò che immaginiamo ci sia, ma che noi non siamo in grado di percepire, e che non possiamo quindi discutere. Su ciò che è sovrasensibile, fuori dalla nostra percezione, non possiamo avvalerci della ragione per capire o analizzare.

A questa categoria appartengono le cose sacre, e in quell'ambito va collocata la Bellezza proprio perchè non risponde a nessuna logica, ma è uno stato d'animo che nasce "senza un perchè", senza che la ragione possa esserci d'aiuto.. Thomas Mann usa il verbo "trafiggere" per parlare della Bellezza. La Bellezza può farti del male ed in questo è simile all’amore. (Galimberti parla dell’amore in alcuni suoi video, che prossimamente magari riassumerò). L’esempio estremo che si può affiancare a ciò è la sindrome di Stendhal. Lo scrittore francese Marie-Henri Beyle (il cui nome d’arte era appunto Stendhal), scrisse a riguardo parlando delle sensazioni da lui provate: “Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.” la psichiatra fiorentina Graziella Magherini, studierà più pazienti colpiti da questi sintomi, persone che di fronte alle opere artistiche rischiavano di svenire, ne erano colpiti al punto tale da dover uscire dalla sala. L'inaudita bellezza delle opere di Michelangelo o del Caravaggio le scombusolavano al punto tale da eroderne l'equilibrio psichico.. Mi  piace qui ricordare che anche nei teatri, ci racconta Alessandro Baricco, nei palchi poteva accadere che alcune donne perdessero i sensi per l’emozione. CIò si verificava in alcuni momenti delle opere di Gioacchino Rossini.

Brevi disgressioni per comprendere appieno il significato di “trafiggere” utilizzato, non a caso da Thomas Mann. La Bellezza non è quindi una cosa tranquilla e si comprende perché Kant parlerà del sublime come di qualcosa che barcolla tra il bello e il pauroso, il pericoloso, sul concetto di sublime ho scritto nel rif. 2. Tornando a Kant, scrivevo sopra che la Bellezza va collocata nell’are del sovrasensibile, del sacro, e non è un caso se la Bibbia inizia il suo racconto narrando di come Dio, dopo aver creato la luce, il firmamento, l’acqua etc etc, sempre si compiace per la sua opera usando una parola la cui traduzione dall’aramaico (lingua originale con cui si scrisse la Bibbia) si traduce in greco con vocaboli significanti bello, oppure buono, oppure ciò che fa star bene. Inutile precisare qui che le prime traduzioni della Bibbia si fecero dall'aramaico al greco.

Bello e buono, nel mondo greco diventerà una parola sola, ci dice Galimberti, ciò che è bello deve anche essere buono. E’ come se una cosa non possa essere bella se dovesse risultare dannosa. C’è una ragione etica in un certo qual modo nella bellezza greca (il bello il buono ed il giusto devono confluire, nel prosieguo del video il filosofo parlerà di armonia). Sappiamo però che non per tutti è così, e già questa visione di alcuni pensatori greci del bello che è anche buono aprirebbe a interminabili discussioni. Tra le eccezzioni Galimberti cita il Cardinal Gianfranco Ravasi, autore di un libro sulla Bellezza, oltre che colto conoscitore proprio dell'aramaico. Il biblico vocabolo originale, privo di una traduzione precisa in italiano  lascia aperto lo spiraglio del significato di "bello" affiancabile a chi ritiene che il bello dev'essere sempre buono e giusto, insomma dev'essere armonioso. Non deve stupire quindi se il Cardinale introdurrà il suo lavoro editoriale con la frase: “La bellezza salverà il mondo”. Tale frase è estrapolata dal Idiota di Dostoevskij e allude proprio al concetto greco di bellezza, quello armonico, dove ciò che è bello dev'essere anche buono e giusto. In tal senso la bellezza con cui si traduce l'azione del Dio biblico sott'intende che la creazione non sia solo una mera azione estetica, ma Dio fece cose belle perchè anche buone e giuste.

Io mi fermerei qui con il riassunto della chiacchierata proposta da Galimberti a Prato nel 2017. Per offrire anche un altra punto di vista citerei anche Umberto Eco che sosteneva la Bellezza fosse mutevole nel tempo, e ciò che era bello nel mondo greco magari non lo è più oggi. L'idea di bellezza non solo è soggettiva, ma pare pure essere influenzata dal contesto culturale di chi giudica, e così possiamo comprendere perchè ciò che è bello per certe donne di popolazioni equatoriali, non lo è affatto per le nostre donne occidentali; penso a orecchini che deformano i lobi, o a collane che allungano il collo, giusto per fare degli esempi. Spero il lettore abbia trovato "bello" questo percorso suggerito da Galimberti su queto tema che banale, in effetti, non è!

Mirco Venzo, Treviso 28/06/2020 #qzone.it
Nella foto un’opera di Antonio Canova, autore nato nel territorio trevigiano, a Possagno per l’esattezza (nel 1757) che più di altri esprime il concetto di Bellezza nelle sue opere.

 

Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=xOWc5ix9sBQ
Rif. 2 http://qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/507-il-sublime-kant-e-l-oggi

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