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20250215 VM umberto eco

Umberto Eco era famoso per come sapeva scherzare con le parole.
Qui di seguito una geniale dimostrazione di ironia, abilità e conoscenza della nostra lingua (che se continua così, è destinata a sparire)!

.- 1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
.- 2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
.- 3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
.- 4. Esprimiti siccome ti nutri.


.- 5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
.- 6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
.- 7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
.- 8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
.- 9. Non generalizzare mai.
.- 10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
.- 11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
.- 12. I paragoni sono come le frasi fatte.
.- 13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
.- 14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
.- 15. Sii sempre più o meno specifico.
.- 16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
.- 17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
.- 18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
.- 19. Metti, le virgole, al posto giusto.
.- 20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
.- 21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
.- 22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
.- 23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
.- 24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
.- 25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
.- 26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
.- 27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
.- 28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
.- 29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
.- 30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
.- 31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
.- 32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
.- 33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
.- 34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
.- 35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
.- 36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
.- 37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
.- 38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
.- 39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
.- 40. Una frase compiuta deve avere.

Sono stato critico verso questo grande pensatore ed intellettuale italiano, nel rif. 1 le ragioni per cui sono in disaccordo con quel che disse. Detto ciò, dai grandi c'è sempre da imparare, e questo articolo, vuole omaggiare la sua grandezza.
Oggi è il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati: io festeggio l'amore per la conoscenza, magistralmente rappresentata da Guglielmo da Baskerville nel suo proverbiale Il nome della rosa (rif. 2)

Mirco Venzo, Treviso 14/02/2025 #qzone.it

rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/540-aaa-cercasi-intellettuali
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Il_nome_della_rosa

 

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