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20190311 VM ciliegioSiamo in un bar e il discorso cade sulla sanità che latita. Ecco come questo sconosciuto mi spiega la cosa, virgoletto la frase che naturalmente viene riproposta per come l’ho memorizzata.“Mio suocero aveva un ciliegio, faceva dei frutti fantastici, rossi, gustosi, abbondanti… Una meraviglia! Un ramo ad un certo punto appassì. Era una bella rama, grande, ma ad un certo punto le sue foglie rinsecchirono. Fortunatamente il resto dell’albero seguitò a dar frutti.

Poi anche una seconda rama iniziò a morire, e già si capiva che l’albero soffriva, pur se seguitava a dar frutti. Oggi quella pianta è morta: mio suocero coltivava la terra e con l’aratro si avvicinava pericolosamente alla pianta, andando in profondità con il vomere. Una prima volta recise una radice, ma la pianta seguitò a vivere, poi recise una seconda radice, o forse ampliò il taglio che aveva inferto alla precedente, morale, per sbadataggine o per incuria alla fine i colpi inferti alle radici, furono letali per l’albero e oggi i suoi frutti favolosi ce li sognamo.

Quando colpisci alle radici una pianta, per quanto grande, per quanto solida, questa tien duro sin che può, ma poi pian piano arriva al punto che muore. e ricrearne una di quella dimensione, sempre che produca la stessa qualità di frutta, e un lavoro che richiede una vita.

Lo Stato italiano è come il ciliegio di mio suocero: ora un colpo lo dai alla scuola, poi un altro lo dai alla sanità, un bel taglio l’hai dato alle autostrade o ai servizi telefonici, e un qualcosa che dava frutti a tutti viene colpito alle radici, pian piano arriverà il momento del decesso e poi, chissà quando torneremo a godere dei suoi frutti. Sono molto preoccupato per i miei nipoti, per loro mi preoccupo, io la mia vita l’ho fatta…

Recentemente ho riportato le posizioni di due filosofi (rif. 1), Umberto Eco affermava che al bar si sentono discorsi da stolti, e che, purtroppo, la rete da alloggio a questo tipo di oratori che possono esprimersi come e più dei premi nobel; Costanzo Preve, al contrario, sosteneva che la gente del popolo riesce ad inquadrare la realtà, e dice cose molto più assennate degli intellettuali. Ho scritto parecchi articoli che parlano dei nostri tempi e del cambio di paradigma economico che vede la distruzione dello Stato.

L’esempio di questo ciliegio propostomi da questo sconosciuto quando sorseggiavamo lo spritz, lo trovo quanto mai appropriato, pur sapendo io nulla di botanica. La storiella mi sembra stia in piede bene e apprezzo particolarmente come abbia affiancato l’idea della pianta che necessita di anni e fatica per dar frutti consistenti allo Stato, e come bastano pochi colpi, inferti per sbadataggine alle radici, e tutto finisce.

La ragazza della foto, pur catturata all’interno del locale dove io disquisivo di quanto sopra, nulla centra con i discorsi abbozzati e con lo sconosciuto. E’ ignara di com’era il nostro paese, e chissà, forse manco si preoccupa della penuria che il contadino (era poi un agricoltore questo personaggio? Onestamente non ne aveva ne la parvenza, ne il lessico) mi stava prospettando.

Mirco Venzo, Venezia 12/03/2019 #qzone.it

 

La foto scattata nel bar è opera di Giorgio Grassato. Mentre io chiacchieravo lui si guardava attorno.

Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/540-aaa-cercasi-intellettuali

 

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