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20210118 VM DanteUn video di Alessandro Barbero (rif. 1) mi ha incuriosito, riportandomi all’attualità e stimolando ulteriori riflessioni circa l’Unione Europea, ma andiamo con ordine. La parola guelfi, secondo wikipedia, è una storpiatura di casate bavarese e sassoni, quella dei Welfen, nemici degli Hohenstaufen signori del castello di Waiblingen, e sarà questo secondo vocabolo a dare origine alla parola ghibellino, siamo nel 1125. Per la cronaca un membro della famiglia Hohenstaufen aveva la barba rossa, si chiamava Federico ed era re d’Italia di Germania e imperatore del Sacro Romano Impero, giusto per focalizzare la portata della diatriba. Alessandro Barbero non dà per certe tali etimologie specificando che comunque questa distinzione è sicuramente di origine fiorentina, lì nascono e diventano vocaboli popolari finendo per caratterizzare la distinzione

anche nel resto della penisola oggi chiamata “Italia”, ma che allora era abitata da una miriade di realtà. Come si origina la questione tra guelfi e ghibellini? Tutto nasce nel periodo in cui l’autorità politica era concentrata nelle mani di Federico I di Svevia quello già citato con con la barba rossa. Questo monarca ogni qual volta si allontanava dal territorio teutone favoriva dei moti di ribellione tra alcune casate tedesche che alla sua autorità volevano sottrarsi, i Welfen erano tra questi, obbligandolo a rimanere oltre le Alpi a difendere con la sua presenza la sua posizione, ciò però lasciava “scoperta” la nostra penisola dove la realtà dei comuni stava evolvendo. Queste realtà comunali volevano, e si presero, maggiori libertà di gestione: le leggi, l’organizzazione della città e i ruoli importanti li volevano stabilire autonomamente, senza interferenze esterne, anche se imperiali. (rif. 2)

Chiaro che questa perdita di autorità non stava bene all’imperatore che scese armi in pugno per ripristinare l’ordine, cosa che fece distruggendo ad esempio il comune di Milano. La reazione dei comuni non si fece attendere e nasce un'alleanza nell’abbazia di Pontida, la famosa “lega Lombarda”: i primi comuni a sottoscrivere il patto sono Milano, Lodi, Ferrara, Piacenza e Parma, successive adesioni porteranno a trenta le municipalità della Lega. La lega chiese protezione e legittimazione al pontefice, Alessandro III, che vide questa richiesta come un’opportunità per assumere oltre al potere religioso anche quello temporale. Un nuovo comune si sviluppa in Piemonte dedicando il proprio nome proprio a questo papa: Alessandria. Ogni comune, e all’interno dello stesso ogni casata, leggi famiglia, si trova a scegliere con quale coalizione schierarsi: se si parteggiava per l’imperatore si era ghibellino, se si preferiva il papato si era guelfo. Questa distinzione caratterizza anche un elemento architettonico del castello, il merlo, che nel caso ghibellino era a forma di rondine, mentre nel caso guelfo era lineare.

Vista così la questione ha poco significato, ed allora si deve precisare che in molti comuni italiani nuove entità economiche stavano emergendo; piccoli artigiani diventavano degli “industriali”, (si pensi ai tessitori, o ai conciatori, ad esempio) alcuni commercianti stavano facendo degli ottimi affari, e non da ultimo si stava sviluppando una serie di famiglie che prestando denaro stavano crescendo di prestigio e di censo: l’usura stava diventando un attività remunerativa e importante, i primi germogli delle banche erano già sorti. Sono questi nuovi "imprenditori" a voler dire la loro nella gestione politica e amministrativa comunale parlando di giustizia e libertà, ma sotto la cenere era l’esigenza di tutelare al meglio i propri interessi economici a giustificare questa emergente verve per le cose pubbliche. (Scriverò di questa classe emergente, la borghesia, a fine articolo). Queste realtà erano in contrapposizione con la vecchia classe dirigente, quella nobiliare, legata per lo più al feudo e al mondo agricolo, l’unico per secoli di rilievo nei primi tempi medioevali, assieme al potere militare (i cavallieri).

Sono queste nuove famiglie che si stanno moltiplicando in molte realtà della nostra penisola, ma non solo in “Italia”, a voler rompere l’equilibrio imperiale andando a dividersi, in base ai propri interessi, tra guelfi e ghibellini. Perché la realtà fiorentina è quella che ha imposto i termini un po' in tutta la penisola? Perchè la Toscana dell’epoca era un’area particolarmente vivace dal punto di vista economico dove queste nuove realtà stavano crescendo con più impeto che altrove e Firenze, dove molti suoi banchieri finanziavano la Chiesa, si schierarono a più riprese con i guelfi, mentre il loro principale antagonista regionale, Siena, era ghibellina. Il lettore comprende che lo schierarsi a livello comunale o famigliare è motivato da interessi specifici; le evoluzioni erano all'ordine del giorno e le alleanze si modificavano molto velocemente. Ancora Firenze ben spiega l'nstabilità accennata ballando a più riprese tra l’essere ghibellina e l’essere guelfa. Dicevamo che Firenze in questo contesto italico ci interessa più di altre realtà, e se una ragione è già stata spiegata, (lì c’era un buon fermento economico), vi è una seconda ragione a focalizzare la nostra attenzione su quel comune: la contesa tra guelfi e ghibellini segnerà la vita di uno tra i tanti cittadini di quel comune, certo Dante Alighieri, che per come evolverà la sua esistenza diventerà il padre della lingua italiana influenzando con la sua produzione letteraria tutta la nostra storia ed il nostro idioma.

Le regolari e democratiche elezioni comunali a Firenze videro assegnare importanti incarichi alle famiglie dell’una, in taluni casi, o dell’altra fazione politica. Cosa succedeva alla coalizione perdente quando le elezioni la vedeva soccombere? Che alcuni suoi importanti rappresentanti venivano eliminati fisicamente e i scampati alla rappresaglia per lo più erano costretti ad abbandonare la città per non venire ammazzati, questo scappare aveva un nome: esilio. Non mi è facile comprendere che tipo di ostilità si celava in quelle rese dei conti, ma danneggiare o addirittura incendiare la casa della famiglia allontanata rientrava nelle usanze praticate, e ciò spiega perché uno dei provvedimenti presi dalla giunta guelfa a Firenze, una volta raggiunto il potere, fu di decretare il risarcimento a 626 cittadini che avevano subito danni, naturalmente ritenuti ingiusti dalla nuova coalizione (minuto 37,10’’ del rif. 1)

L’idea dell’avversario politico non era di un contendente, ma di un nemico, e i nemici si eliminano. La terzina della divina commedia in cui Farinata degli Uberti dialoga con lo stesso Dante, tratta proprio di questo, il ghibellino dice che la famiglia di Dante per due volte era stata allontanata da Firenze, e Dante replica affermando che ora (nei tempi in cui scrive) era la casata degli Uberti a dover vivere lontano da Firenze. L’aspetto interessante evidenziato dalla lezione del prof. Barbero è un altro, ovvero che in questo gioco a scacchi tra guelfi e ghibellini, vi era non solo una contesa familiare all’interno dei comuni, ma anche una contesa tra comuni e, gli Uberti, cacciati da Firenze, avevano trovato riparo a Siena, storica nemica di Firenze. Le famiglie importanti avevano appoggi, protezione (e affari in corso) anche fuori dal proprio comune, un po’ come certe nostre aziende. Le imprese importanti non operano solo localmente, in Italia, ma hanno attività (interessi e relazioni) anche fuori dal proprio territorio, in vari paesi d’Europa e non solo. Nella geografia medievale era come oggi, ed ecco che gli Uberti cacciati da Firenze si rifugiano a Siena.

Nascono i cognomi

Introduco ora il concetto del cognome, che sempre la terzina dantesca ci aiuta a comprendere, cognomi che iniziano a diventare necessari proprio in quel tempo. Quando Farinata chiede a Dante dalla bolgia infernale “chi sei?” non era interessato al nome del poeta, che sapeva già di non conoscere, ma alla sua famiglia di provenienza: parafrasando la domanda è tu discendi da una famiglia che conta, ed allora voglio sapere qual’è anche per capire di che cosa si occupava e con chi era schierata, o sei un “figlio di nessuno”? Tra le righe si comprende come ragionava un uomo medioevale, nel comune fiorentino vi erano casate che contavano, quelle che ambivano a sedere nelle commissioni che facevano la politica cittadina e una moltitudine di individui, garzoni di bottega, facchini, contadini, che pesavano nulla nelle decisioni comunali. Queste persone non avevano alle spalle nessuna famiglia, avevano certo dei genitori, ma sapere come si chiamavano era poco rilevante. Ancora, si diceva che alcune famiglie contavano nulla, e il loro nome era di nessun interesse, mentre altre erano in ascesa, ed in tal caso la loro casata inizia a guadagnare riconoscimento e se un cognome non ce l'hanno sorge la necessità di assegnarlo. Alessandro Barbero spiega (rif. 4) che se iniziavi a salire la scala sociale perché facevi il fornaio, potevi chiamarti “Fornero”, mentre se facevi il barbiere ecco che potevi essere “Barbero” e se lavoravi il ferro eri “Ferrero”. Nel Veneto per individuare una casata diffuso era indicare l'origine dal capostipite, ecco che potevano esserci i “Padovan” o “Padoan” se si doveva individuare un ceppo famigliare che proveniva da Padova, mentre poteva nascere la casata dei “Visentin” se la famiglia in ascesa arrivava da Vicenza, le caratteristiche fisiche pure potevano essere utilizzate e nascono cognomi quali Rossi, Grassi, Longo etc. (rif. 4).

Una casata di scarsa importanza, anche se Ser Pietro era pur sempre un notaio, vide quest’ultimo copulare in ambito extra matrimoniale con una donna modesta di nome Caterina. Sappiamo poco di lei, ma sappiamo che questo figlio illegittimo potè comunque godere di una buona istruzione e che le sue abilità e i suoi talenti seppe far fruttare in modo strabiliante contribuirono a renderlo famoso nei secoli. Anche in questo caso mancando un cognome è il luogo di provenienza a dare sostanza alla sua persona e se questo artista si chiamava Leonardo ci dice poco, ma se precisiamo che proveniva dal territorio toscano di Vinci, immediatamente abbiamo focalizzato di chi si tratta. E’ l’esempio di come una persona che assume un ruolo di rilievo necessiti di un cognome, pur se poi la vita dell’artista e i suoi discussi gusti sessuali non contribuiranno a trasformare il suo ramo familiare in una “casata”. Molti studiosi sospettano fosse omosessuale, certo è che non si sposò mai e per tanto di “Vinci” discendenti da Leonardo mai se ne poterono annotare in nessun registro.

Dicevo mobilità economica che spinge a mobilità sociale, nuove realtà crescono, nascono alcune casate che assumono prestigio e diventa necessario assegnare a loro un cognome per riconoscerle e in questa situazione più che ogni cittadino, direi ogni famiglia di prestigio deve schierarsi, e lo fa, spesso con energia, nella contesa tra Papa e imperatore la penisola italiana si divide in città e famiglie che ora sono pro papato (guelfe) ora pro imperatore (ghibelline). Torniamo al nostro poeta che come detto era guelfo, e vive in una Firenze dove le alternanze finiscono per approdare ad un’egemonia guelfa, proprio quella cui militava e con cui aveva fatto politica attiva Dante Alighieri. Che fortuna per il poeta, penserà il lettore del mio articolo, lui è guelfo, la città per cui ha fatto politica è guelfa, potrà solo trarne benefici…

Ed invece no, per sorte della lingua italiana e della storia della nostra penisola la Commedia sarà stimolata dalle sofferenze dell’esilio cui è costretto Dante cacciato dall’amata Firenze proprio dai suoi ex compagni guelfi. Una volta sbaragliati i ghibellini nella città dell'Arno sorge una nuova divisione, tra guelfi neri, quelli che si impossesseranno della città, e guelfi bianchi, quelli cui faceva parte anche Dante, che verrà tacciato di tradimento e di aver favorito nell’incarico pubblico da lui svolto alcuni a discapito di altri. Ribadisco e sottolineo: a cacciare Dante da Firenze non furono i ghibellini, ma i guelfi di cui lui era parte. Questo fatto merita tre approfondimenti o se volete tre considerazioni. La prima, se ciò non fosse accaduto difficilmente Dante avrebbe scritto la commedia, stimolata e generata da una sorta di frustrazione che sublimerà scrivendo. Insomma, per noi italiani l’esilio di Dante è stata una fortuna. La seconda considerazione è legata al fatto che anche quando hai estromesso chi la vede in modo diverso da te, Firenze cacciò i ghibellini e gli Uberti discendenti di Farinata per lustri non poterono più metter piedi nella città, trasformando la città gigliata in un feudo papale, le divisioni possono moltiplicarsi, ed ecco che nascono i guelfi bianchi contrapposti ai guelfi neri… Eliminare le differenze all’interno dei propri confini non serve a trovare la pace, perché se c’è una torta da spartire l’ingordigia spinge a voler ridurre i commensali; d'altra parte la stessa contesa tra papato e imperatore nasce perchè il primo non si accontenta di gestire il solo aspetto religioso ma voleva qualcosa di più.

La terza considerazioni che emerge dal video di Barbero è forse la più interessante: con chi cercherà di allearsi Dante una volta cacciato dai suoi stessi compagni di partito? Con chi aveva interesse a colpire i guelfi (neri) ovvero con i ghibellini che erano rifugiati in altre città e con questi Dante cercherà di creare rapporti di collaborazione. Voglio spiegare meglio questo fatto al lettore: Dante che per una vita aveva combattuto e favorito con la sua azione politica la cacciata dei ghibellini da Firenze, proprio a questi si rivolge per creare un sodalizio che permettesse a lui di rientrare in città e colpire chi, ingiustamente a suo dire, l’aveva costretto all’esilio. I vecchi nemici di un tempo sono gli alleati di oggi, utili per raggiungere i propri scopi. Beghe politiche penserà il lettore, neppure troppo difficili da spiegare in epoca in cui in Italia le 5 Stelle prima si alleano con la Lega (fonte di mille problemi e alleata da sempre con il "malandrino di Berlusconi", questa era la canzone che per anni Grillo e i suoi seguaci hanno cantato a noi italiani, mentre ora governano assieme al PD, da sempre antagonista della stessa Lega e pure indicato a causa dei mali del paese dagli stessi menestrelli grillini, quando non starnazzavano contro Berlusconi. 

Torniamo a parlare del medioevo per spiegare che dietro la politica spesso c'è l’economia e gli interessi delle varie parti… Chi deve finanziare il pontefice? Questo ci dice barbero è all'origine della divisione tra bianchi e neri. La banca Cerchi (cui era legato Dante, guelfi bianchi) o la banca Spini (guelfi neri?) o quella della famiglia Scali che, da una mia veloce ricerca per un certo periodo cerca di mediare tra le due casate per evitare la frattura cittadina? La guerra intestina dentro la Firenze dantesca ha radici in questa spartizione che sopra paragonavo ad una torta; eliminati tutti i concorrenti ghibellini che ostacolarono il banchetto si dovette stabilire chi tra i vincenti doveva sedersi in tavola. L'insegnamento è che anche dentro la stessa coalizione possono nascere correnti che si colpiscono senza pietà.

Non essendo uno storico posso permettermi di esprimere delle mie considerazioni in questo breve riassunto. Anzitutto, la gestione tedesca della nostra penisola, Federico Barbarossa si può ricondurre ad una realtà germanica, anche se la geografia allora era assai differente da quella odierna, pare non fosse gradita dagli abitanti dello stivale mediterraneo. Perché oggi dovrebbe andare diversamente dentro la UE a trazione tedesca è tutto da dimostrare. I dati economici parlano chiaro, agli italiani conviene gestire da soli le proprie istituzioni. Seconda considerazione, anche se elimini i tuoi nemici, gli interessi a spartirsi un certo boccone creano lo stesso delle spaccature tra chi rimane dentro il recinto. Eliminati i ghibellini, rimasero dentro le mura fiorentine solo i guelfi, ed ecco che allora si iniziò a distinguere tra bianchi e neri, fu una guerra civile. Oggi abbiamo tolto le frontiere, ma subito chi è olandese si dice contrario a finanziare i danni sanitari italiani, e se c’è da colpire la Grecia, i falchi tedeschi e francesi si lanciano senza pietà contro la preda, mentre il resto dell’Europa tace, (e mica son cavoli loro)! E’ la storia del MES che per Mario Monti "fu il più grande successo dell’euro". Ribadisco in oltre che la voglia di cambiare le regole del gioco allora fu generata dall’ascesa di una classe socio economica nuova, che fu il prototipo della borghesia.

La borghesia

La parola nasce da borgo (rif. 5) che è l’immediata periferia esterna alle mura. Dentro la protezione del castello e delle prime città abitavano i nobili, proprietari del maniero, tutti gli altri abitavano fuori. Gli artigiani, i commercianti e le categorie già indicate ad inizio articolo, erano esterni al castello ed erano classe sociale distinta dai feudatari (i padroni delle terre) e dai servi della gleba, i proletari direbbero alcuni secoli dopo. Questi artigiani abbandonarono la campagna, si stabilirono nel borgo e pian piano emergono rosicchiando benessere e prestigio, venendo inglobati dalla crescita della città che li assorbirà nel suo naturale processo di crescita.
Sono loro il motore sociale che spinge verso questa voglia di autonomia rispetto ad una centralizzazione del potere tramandata dalle precedenti generazioni. Per inciso, incrociando i ragionamenti, e volendo io avanzare una mia riflessione, tra essi vi sono sicuramente gli ebrei (cito una mia ricerca rif. 6) che rientrano nelle categorie dei commercianti, gli artigiani di qualità, e sono presenza importante tra i medici, gli avvocati, i farmacisti e non da ultimi i banchieri. Poi quanto questa etnia fosse attiva politicamente è tutto da capire, il governo comunale era possibile per chi aveva un certo censo tale da poter pagare le tasse e fosse nativo del comune. Comunque il documentario afferma che sono queste classi emergenti a voler un loro spazio e se chi per radici religiose non era abilitato a far politica, avrà trovato il modo comunque di influenzarla, quando possibile. Ora, circa l’odio verso gli ebrei, diffuso da sempre, è facile comprenderne la ragione, costoro infastidiscono sia i detentori del potere (i nobili) che coloro che sono popolani poveri (perchè quelli ce l’hanno fatta ad emanciparsi e noi siamo rimasti nella miseria? E’ un banale caso di invidia).

La considerazione interessante è che se mai vi fosse una volontà occulta che avesse come obiettivo riunificare l’Europa correggendo gli errori del Barbarossa, utile sarebbe eliminare questa classe sociale che ha tanta voglia di curare i propri interessi politici, che ha dei mezzi economici e la cultura per rompere con più acume le trame delle elite. Sarà un caso, è una mia chiave di interpretazione magari sbagliata di cui devo chiedere venia al lettore, ma questo processo di unificazione dell’Europa sta facendo sparire la borghesia ovunque, e sta restituendo una società dove vi è una classe di nobili, dentro le mura, (protetti da leggi e milizia privata) e una massa di poveri “fuori”, che si arrabatta nella miseria e pronta ad accettare succube le vessazioni e le ingiustizie volute da… Dio, o secondo una certa versione della scienza darwiniana, quella che giustifica il libero mercato, dall’evoluzione naturale. Sta di fatto che il processo di unificazione europea ha devastato la classe media e proprio le categorie sopra citate, i piccoli imprenditori, i commercianti e i liberi professionisti, quelli che una volta si definavano "borghesi" stanno perdendo censo e prestigio, attanagliati come sono da una crisi economica che dura da lustri.

Chi è arrivato alla fine magari sarà rimasto sorpreso da questa mia chiusura. Ah, mi raccomando, andate a leggere il mio articolo “circa gli ebrei” aiuta a comprendere alcune mie affermazioni. Chiudo: se il processo di omologazione degli europei, sempre ammesso che esista un complotto occulto a questo finalizzato, e che per puro caso contempli il piano Kalergi (rif. 7), orientato quindi all’impoverimento di tutti gli europei con alcune rare eccezioni elitarie cui confluisce ricchezza e potere (ah, stranamente i dati economici parlano di una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi a danno dei molti), la storia tra ghibellini, guelfi bianchi e guelfi neri ci dice una cosa: anche questa eventualità non eliminerà i conflitti dentro i pochi vincenti. Quindi, e potrebbe essere una buona conclusione per questo articolo, se l’eliminazione dei confini non aiuta alla pacificazione, tanto vale preservare quelle specificità, che in italia, proprio l’ascesa dei Comuni ha generato.

Mirco Venzo, Treviso 18/01/2021 #qzone.it

Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=l83UQkd6W...
Rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=o1kvC1ySFJs
Rif. 3 https://www.conoscifirenze.it/palazzi-fiorentini/4...
Rif. 4 https://youtu.be/uMYCIE5qifc
Rif. 5 https://it.wikipedia.org/wiki/Borghesia
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-...
Rif. 7 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-...

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