“La politica industriale dell'Unione ha lo scopo di rendere l'industria europea più competitiva in modo che possa mantenere il proprio ruolo di elemento motore per la crescita sostenibile e l'occupazione in Europa.” rif. 1 Questo si legge nel sito dell’Unione Europea e poi, di seguito, sotto la voce obiettivi si ribadisce che: “La politica industriale è di natura orizzontale e mira a garantire condizioni
generali favorevoli per la competitività industriale”. Competitività, a scanso di equivoci vado a copiare la prima definizione che trovo in rete, è “Attitudine a considerare la competizione come valore e norma sociale e ad improntare il proprio comportamento ad una continua contrapposizione con gli altri sentiti come avversari”.
Riassumendo grazie alla competitività l’Unione Europea si propone di creare crescita sostenibile ed occupazione… proprio quella che in Italia manca da tempo (rif. 2); ed a detta di molti economisti manca proprio da quando si sono sposati i principi ed i dogmi europei.
L’arena dove la competitività dovrebbe arrivare ai massimi livelli è quella sportiva, e l'apoteosi delle sfide sportive è l'Olimpiade, proprio per questo la mia attenzione è stata attirata da un episodio avvenuto proprio oggi dove protagonisti sono due saltatori: l’italiano Gianmarco Tamberi ed il qatariota Mutaz Essa Barshim. (rif. 3)
Ambedue gli atleti dopo sei prove senza errore alcuno si sono fermati a quota 237 cm fallendo in egual modo la misura successiva. Hanno seguitato a competere i due rivali provenienti da continenti e da aree di religione tradizionalmente avverse (almeno secondo una certa visione filosofica)? NO! Hanno deciso che rinunciare a competere era il sistema migliore per raggiungere la felicità e per condividerla con tutti gli sportivi dei loro rispettivi paesi, come i salti di gioia seguenti alla decisione visti in mondovisione hanno ben documentato; ancor ora che scrivo i principali media italiani parlano Tamberi come una sorta di eroe nazionale.
Alla luce di tutto ciò mi chiedo, ma siamo proprio sicuri che puntare sulla competizione, come vuole l’Unione Europea, che i brillanti risultati dei due saltatori non sta affatto ottenendo, sia la filosofia corretta? A me sorge il dubbio che per far un salto in alto, bisognerebbe seguire l’esempio dei due attuali ori olimpici e puntare sulla collaborazione.
Mirco Venzo, Treviso 01/08/2021
rif. 1 https://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/...
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venz...
rif. 3 https://www.repubblica.it/dossier/sport/olimpiadi-tok...