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20241001 VM marxKarl Marx voleva cambiare il mondo perché ingiusto. Osservava il risultato della rivoluzione industriale nel paese più evoluto al mondo, l’Inghilterra, e vedeva moltissime persone alienate (rif. 1) e una sparuta fetta di persone, i capitalisti, che diventavano via via sempre più ricchi. Egli si interrogò su come mai v’erano persone che diventavano sempre più ricche in un mondo, quello del libero mercato, (rif. 2) che avrebbe dovuto premiare tutti solo in base ai propri meriti. Qualcosa andava rivisto e iniziò a concepire il concetto di plusvalore per spiegare questa disparità. 

Sulla carta il valore di acquisto di ogni merce, in un’economia di mercato, è determinata dal suo costo di produzione (valore espresso in moneta). Non potrebbe essere superiore perchè se ciò avvenisse altri imprenditori si lancerebbero in quel mercato ritenuto conveniente, e l’aumento di offerta andrebbe a ridurre il prezzo di vendita, riportando il prezzo al punto di equilibrio, così come non potrebbe essere inferiore perchè, se ciò fosse, alcuni produttori, visto che il gioco non è conveniente, si ritirerebbero dal mercato, riducendo la quantità offerta e facendo aumentare il prezzo sino al livello di equilibrio. Insomma, nel mondo teorico degli economisti classici ogni merce venduta si recupera al suo prezzo di costo. E’ sempre così? No, esiste una merce che ha caratteristiche diverse: il lavoro

Ipotizziamo un campo coltivato a grano che sia gestito da un unico contadino. Il capitalista, il padrone del campo, paga il contadino affinche produca grano e lo paga, come appena detto, quanto necessita a quella persona per poter vivere lui e la sua prole (ecco perchè si chiamano proletari: incassano solo quel che serve a vivere loro e la loro prole, niente di più). Nel esempio che mi sono inventato il lavoro viene rettribuito quanto serve per acquistare un quintale di grano. Fosse vero quanto sopra asserito, alla fine dell’anno, andando al mercato il padrone potrebbe vendere circa un quintale di grano, poco più (al quintale aggiungiamo un piccolo profitto). Nella realtà il lavoro dell'operaio ha prodotto due quintali di grano, ovvero molto di più di quanto il lavoratore va ad incassare. 

Quel quintale in eccesso non v'è bubbio sia stato prodotto dal lavoratore, non ci fosse stato lui a coltivare il grano qual campo avrebbe prodotto erba invendibile, così come non v'è dubbio che solo una parte del suo lavoro è entrata nelle sue tasche, essite un eccedenza, il pluslavoro, che è stata trattenuta dal padrone che ha quindi incassato un plusvalore realizzato grazie alle fatiche del nostro operaio. Nel primo anno grazie al lavoro di quel contadino il padrone metta da parte un quintale (o l'equivalente in moneta), l'anno dopo mette via un altro quiintale... alla fine quel plusvalore "estorto" a chi fatica permette al padrone di avere molto denaro (o grano, se preferite), ed è tutto opera del suo contadino che dopo quel tempo ha messo da parte nulla. Si ricordi che è stato retribuito con grano necessrio alla sussistenza sua e della sua prole, nulla di più: è stato pagato "al costo di produzione"). Marx ci dice che questo accade per tutti i lavori.

Diamo la parola (grazie a wikipedia -rif. 3) a Friedrich Engels nell'Anti-Dühring:
«Da dove si origina questo plusvalore? Non può originarsi né dal fatto che il compratore abbia comprato le merci al di sotto del loro valore, né dal fatto che il venditore le venda al di sopra del loro valore. Infatti in entrambi i casi i guadagni e le perdite di ciascuno si compensano vicendevolmente perché ciascuno è alternativamente compratore e venditore. Non può neanche originarsi da truffa; infatti la truffa può certo arricchire l'uno alle spese dell'altro, ma non può aumentare in modo generale la somma totale posseduta da entrambi e quindi neppure la somma dei valori circolanti in genere. [...] La questione, che deve risolversi, e precisamente su un piano puramente economico, escludendo ogni truffa e ogni intromissione di qualsiasi violenza, è questa: come è possibile vendere costantemente più caro di quanto si è comprato, presupponendo pure che valori eguali vengano costantemente scambiati con valori eguali?»

E ora ascoltiamo lo stesso Karl Marx:
Tuttavia sappiamo già che il processo lavorativo continua e dura oltre il punto nel quale sarebbe riprodotto e aggiunto all'oggetto del lavoro solo un puro e semplice equivalente del valore della forza lavoro. Invece delle sei ore a ciò sufficienti il processo dura per esempio dodici ore. Dunque, con la messa in atto della forza-lavoro, non viene riprodotto solo il suo proprio valore, ma viene anche prodotto un valore eccedente. Questo plusvalore costituisce l'eccedenza del valore del prodotto sul valore dei fattori del prodotto consumati, cioè dei mezzi di produzione e della forza-lavoro”. 

Il concetto di plusvalore è alla base del ragionamento marxiano perché è il primo passaggio per costruire il capitale che si forma però anche mezzo un secondo stadio. Che cosa può fare il padrone che ha messo da parte un quintale di grano, il primo anno, ed un quintale di grano il secondo? Può pagare un ingegnere ed un fabbro che gli creino un aratro (ovvero una macchina che gli permetta di aumentare i profitti negli anni a seguire). 

Il padrone che si è dotato di un aratro (ovvero di una macchina: il capitalismo nasce con la rivoluzione industriale, non per caso) potrà far lavorare quel contadino su cinque campi, pagandolo sempre un quintale di grano, ma permettendo lui di ricavare dieci quintali di grano, avendo un profitto di gran lunga maggiore. E’ così che si sviluppa il capitalismo. Il capitale è l'accantonamento del plusvalore ottenuto “rubando” valore al lavoro, e, per effetto dell’utilizzo della macchine (anch’esse frutto del lavoro di chi le ha inventate, e che si possono ottenere, recuperare, grazie al plusvalore accantonato) può solo moltiplicarsi. C'è un modo di dire popolare "che sono i soldi a far far soldi" che altro non è se non la sintesi di questo concetto.

Interessante è il seguito del ragionamento di Marx che sostiene vi sia una guerra imposta dal mercato anche tra gli stessi poprietari di capitale, infatti, il padrone che ha investito sull’aratro sarà molto più “competitivo” rispetto a chi quella scelta non ha fatto. Il capitalista più forte si comprerà quello più debole, comprerà i suoi terreni e vi sarà via via una sempre maggior concentrazione di capitale nelle mani di sempre meno persone, mentre a chi lavora, a chi realmente produce beni e servizi, resta solo lo stretto necessario per vivere. Non dimentichiamo che il campo che ha prodotto il grano, l'ha prodotto perchè c'era il contadino che vi ha lavorato, senza il contadino, niente grano, niente surplus, niente aratro e fine del processo capitalistico. 

Ecco perchè nasce l’idea di comunismo (ovvero i mezzi di produzione devono essere di tutti) perché il principale mezzo di produzione (la terra) non dovrebbe aver padrone visto che è li da sempre a disposizione di tutti (se ciò vale per tutti gli animali, deve poter valere anche per l'uomo che è un animale). Ma anche i mezzi di produzione, gli aratri e tutti gli altri macchinari, a ben riflettere, sono frutto del plusvalore generato dal lavoro dei proletari.

Io sopra ho usato il termine "rubato lavoro" tra virgolette perchè, nel sunto dell'ideologia marxista è un furto, ma sotto l'aspetto giuridico del mondo capitalista non lo è affato! La ragione è che nel mercato del lavoro, come in ogni altro mercato, c'è stata una negoziazione tra chi offriva e chi acquistava, quel accordo è stato rispettato da entrambe le parti e quindi non c'è stata nessuna legge infranta. Questo nulla toglia al ragionamento sopra esposto, è il meccanismo sociale a generare questo stato di cose, ed è quindi tutto il sistema che deve essere modificato perchè, comunque sia, la storia va avanti e non si può tornare indietro. D'altra parte questo sviluppo tecnologico ha permesso di moltiplicare la produzione di beni e servizi che, se correttamente reddistribuiti, permetterebbero a tutti di star meglio.

Mi fermerei qui con la spiegazione. Spero il lettore abbia apprezzato l’esempio che ho proposto e abbia compreso perchè ho dovuto banalizzarlo con parole mie, come avete potuto leggere personalmente, il lessico degli autori originari non è di agevole comprensione E però se non si conosce il concetto di plusvalore, non si può capire perché Marx voleva ribaltare con il comunismo tutta la struttura sociale. Ritengo utile riproporre questi concetti perché mai come ora l’intuizione marxiana che ci sarebbero stati sempre meno ricchi, sempre più ricchi, e una marea di poveri, sempre più poveri, trova conferma ai giorni nostri.

Mirco Venzo, 28/05/2024 #qzone.it

rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/225-l-alienazione-per-marx
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/876-il-mercato-in-economia
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Plusvalore

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