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20190225 VM DragoniFabio Dragoni è un libero professionista che ha studiato alla Bocconi e si interessa di economia proponendone una visione assai distante da quella presentata dal mainstream. Ha scritto per il sito Scenarieconomici e nel video fondante il presente articolo (rif. 1) afferma quanto segue.

 

750 sono i miliardi di euro che gli italiani devono allo Stato. Rappresentano la cospicua parte delle entrate statali del famoso bilancio che, come sappiamo, è in deficit. Come sono suddivisi questi valori?
250 miliardi di euro sono imposte dirette. La più famosa è l’IRPEF, proporzionale alle entrate del contribuente. C’è poi una fetta di entità circa equivalente, 249 miliardi che sono le imposte indirette, quelle che non sono proporzionali al reddito, ma sono legate ai consumi: è l’IVA. Il restante sono gli oneri sul lavoro; i contributi INPS. Queste cifre hanno degli arrotondamenti, ma presentano discretamente il quadro della situazione. Da buon blogger senza pubblico e numeri a mio sostengno, infilo subito una mia considerazione sotto forma di domanda.

Ma vi pare normale in un paese dove, e qui cito l’art. 53 della Costituzione italiana “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, il che vuol dire che chi ha di più, deva dare di più, chiedevo, vi pare normale che partendo da un simile presupposto le entrate proporzionale al reddito siano pari a quelle sui consumi? Tutti i 60,4 milioni di residenti in Italia, per vivere, devono consumare, ricchi o poveri che siano, sappiamo però che il 20% dei benestanti, sono proprietari di più della metà della ricchezza del Paese (vedi rapporto Oxfam). La nostra Costituzione fu scritta dalle forze partigiane dove forte era la presenza socialista e comunista che si contrapposero alle forze liberali, questi numeri però paiono in contrasto con i principi dei partigiani e assecondano in modo palese uno dei precetti del Consenso di Washington.

Coloro che si reputano gli eredi dei costituenti, e tanto si attivano per aiutare gli extracomunitari che arrivano nel nostro paese, andando a vedere com’è la situazione nelle imbarcazioni quali la Diciotti o la Sea Watch, non comprendo che quei poveri immigrati, sia se troveranno un lavoro e avranno delle entrate, sia soprattutto se non lo troveranno, al pari dei milioni di miei concittadini, dovranno contribuire alle spese dello Stato in misura quasi eguale ai più benestanti del Paese?

Cerco di spiegare meglio, i parlamentari che sono saliti a vedere come stanno i clandestini della Diciotti e guadagnano circa 20,000 euro al mese mangiano, ipotizziamo lo stesso mezzo kg di pane al giorno e bevono lo stesso mezzo litro di latte dei poveri dentro le imbarcazioni. Quel pane e quel latte sono gravati da IVA sia se a pagare sono gli immigrati nullatenenti sia se a presentarsi davanti alla cassiera sono i ricchi politici che dovrebbero rispettare la Costituzione.

Questo dato, da solo, aiuta a comprendere come la Repubblica si sia spostata a destra, ovvero dalla parte del Capitale e non dalla parte delle classi sociali inferiori. Aggiungo poi che il Governo Gentiloni (che non si comprende come mai a sinistra lo vi va a collocare) aveva predisposto che tale confine si spostasse ulteriormente a svantaggio dei meno abbienti, per fortuna l'attuale Governo giallo/verde (che non si comprende come mai si collochi a destra) per ora ha congelato un ulteriore aumento dell'I.V.A. naturalmente scontentando i burocrati europei di cui commenterò in seguito. Fine della parentesi, ritorno ai numeri proposti  da Dragoni.

950 miliardi sono i consumi delle famiglie. Tutte, sia quelle ricche, sia quelle medie, sia quelle povere. E’ la voce principale del nostro Prodotto Interno Lordo (il P.I.L.) . 5 non sono miliardi, sono milioni, e non si parla di euro, ma di persone. Sono i poveri presenti nel nostro Paese su di una popolazione complessiva di 60,4 milioni di persone. Tradotta la cosa, un residente ogni dodici che calpesta (da residente) il nostro Paese è povero! Precisa Dragoni, è circa l’equivalente della popolazione residente nel Veneto.  Nel 2011, è sempre Dragoni ad estrarre questi numeri, (ed il 2011 è l’anno in cui abbiamo avuto il “salutare” intervento del esimio Senatore a vita Mario Monti - imposto dal mai dimenticato Giorgio Napolitano), nel 2011 i concittadini in povertà assoluta in Italia erano 2,7 milioni. (un povero ogni ventitre concittadini)!

L’azione economica dei Governi Monti e seguenti ha raddoppiato la povertà nel nostro Paese in circa sei anni (i cinque milioni sono relativi al 2017 mentre i 2,7 milioni sono relativi al 2011. Se m’interesso di economia è perché dentro a queste cifre ci sono stato anch’io, e non ho motivo di sospettare che un domani non possa tornarci! Forse per questo pagare il 22 per cento di I.V.A. mi disturbava non poco e sapere che questa aliquota la si voleva anche alzare mi pare un furto legalizzato! Ancora: quando guadagnavo zero euro al mese e acquistavo per 100 euro, comunque contribuivo con 22 euro a mantenere uno Stato che a me il diritto al lavoro correttamente rettribuito, non lo garantiva affatto!!!).

Questi numeri, precisa Dragoni, non si sentono spesso nei telegiornali e sono molto poco ricordati, sempre si sente parlare del debito che lasceremo alle generazioni a venire, il famoso 130% del P.I.L. precisando che renderemo poveri i nostri nipoti… Che cosa ci hanno lasciato in eredità i nostri genitori con il debito che avevano generato? Si interroga Dragoni. Una rete autostradale, ad esempio (che ora, per altro, è stata privatizzata e guarda caso inizia anche a cadere a pezzi – tema che ho già trattato rif. 3/4/5/6) ma ci han lasciato anche scuole, fornendo un’istruzione che ancor oggi è apprezzata all’estero, ospedali dove potevamo usufruire di uno dei servizi sanitari tra i migliori al mondo…)

L’Afganistan, ricorda Dragoni, ha un debito pubblico pari al 8% del suo P.I.L. mentre il Giappone ha un debito pubblico pari al 230% del proprio P.I.L.. Forse, lascia intendere Dragoni, se a Venezia girano molti giapponesi e pochi (o nessun) afgano, la cosa va posta in relazione anche con questi numeri. Ragioniamo, ma se lo Stato ritira tutto il denaro che cede alle famiglie, che ricchezza rimane ai cittadini? Se io (Stato) distribuisco moneta per cento e tasso poi per la stessa cifra, ma che ricchezza rimane ai cittadini? Zero; pero' il mio bilancio statale è in perfetto pareggio! Riflettiamoci… Per contro se lo Stato spende per 100 e tassa per 50 la differenza è sì un deficit di bilancio (per lo Stato) ma è anche ricchezza che rimane alle famiglie… (per semplicità non si inserisce la presenza delle relazioni con l'estero, ndr).

Prosegue con i numeri Dragoni, andando a citare la cifra 2,7: è il numero di disoccupati del nostro paese! Dragoni precisa in oltre che questo numero di per se è anche riduttivo, giacchè esiste un numero, che è 3, che va affiancato al 2,7… sono i milioni di persone che non cercano più lavoro perché scoraggiati. Ecco che, se il disoccupato per l’ISTAT è chi cerca un lavoro, abbiamo 3 milioni di persone che ormai, stanchi di cercare, un lavoro manco lo cercano più, pur se il lavoro lo accetterebbero se mai gli fosse proposto. Ancora: su una popolazione di 60,4 milioni di persone, ogni 11 persone che vediamo camminare, uno vorrebbe lavorare, ma non può farlo… Dati disastrosi perchè tra quegli 11 italiani vi sono bambini e pensionati, chi al lavoro per varie ragioni non ci pensa...

Cifre come queste aiutano a comprendere, ad esempio, perché i nostri vicini francesi scendono in piazza con un gillet giallo e spaccano tutto. Devo precisare qui che la situazione transalpina non è poi molto diversa da quella italiana giacchè questi numeri hanno la stessa origine dei mali francesi ovvero la Comunità Europea, e la moneta unica: l’euro! Il successivo numero proposto da Dragoni questo lo spiega bene… è, valore relativo solo al caso italiano, 9,1! E’ la percentuale di disoccupati ritenuta “corretta” per un paese come l’Italia, dalla Comunità Europea. E qui Dragoni precisa la ragione per cui la Comunità Europea non gradisce che ci scenda sotto questo tasso di disoccupazione, perché se non c’è un sufficiente numero di disoccupati l’inflazione non è contenuta.

Per la nostra Costituzione la priorità è il lavoro, per i burocrati europei la priorità è la stabilità dei prezzi. Questo ovunque, non solo in Italia, ma anche in Spagna, Grecia e Francia... Traduco, sin tanto che una componente importante dei prezzi è il costo del lavoro, se ci sono molti disoccupati (cavoli loro se fanno la fame) il costo del lavoro non può salire. Tanto più se sono state poste in essere leggi che facilitano il licenziamento. Se il costo del lavoro non sale, i prezzi non lievitano e l'inflazione rimane contenuta. I burocrati europei sono soddisfatti e i trattati rispettati.  A far gioco a questa filosofia è anche l'arrivo degli estracomunitari che, infatti, non è osteggiato dagli "europeisti". Mi fermo qui con la sintesi del video che invito il lettore a visionare, precisando che all’origine di tutti questi numeri, ed è la ragione per cui Fabio Dragoni ha esposto la sua relazione, è la volontà di inserire dei minibot a sostegno del Paese e dell'economia italiana. Spiegare come questo intervento andrebbe ad agire mi è disagevole e già sviscerare i numeri sopra esposti mi è parsa attività "pesante" per il lettore della cui pazienza non voglio abusare: quindi mi fermo qui non senza prendere posizione circa la proposta di Dragoni che auspico possa diventare concreta quanto prima: ritengo che i minibot possano aiutare parecchio le sorti economiche del mio paese.

Mirco Venzo, Treviso 21/02/2019 #qzone.it

Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=UrHg-3PTTkA
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-ve...
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-ve...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-ve...
Rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-ve...
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-ve...

 

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