Mi ha offerto un caffè della macchinetta che io ho accettato. L’avevo visto lavorare al policlinico era un OSS (Operatore Socio Sanitario) ...e gli chiesi come mai era da un pezzo che non lo vedevo. “Sei stato in vacanza”? “No, sono qui a fare assistenza ad un famigliare, ora lavoro nell’ospedale pubblico” Di dove sei originario? “Sono palermitano...” ed ho iniziato ad ascoltare che cosa questo per lui significasse. Ecco riassunti i punti salienti.Prima di venire “su…” faceva il muratore. 10 ore al giorno per 30 euro. Faticava da morire per avere poco nelle mani. Ora poi c’è anche la concorrenza degli extracomunitari che fanno lo stesso lavoro anche per 20 euro. “Magari lavorano meno bene…” però spiazzano i locali e contribuiscono quindi ad abbassare il salario in modo considerevole, 10 euro in meno su trenta significa abbattere le entrate di più di un terzo! E così un bel giorno è andato da sua mamma ed ha detto ciò che da sempre molti siciliani devono dire: “Vado a cercar lavoro altrove...”.
In Sicilia anche nel 2019 non c’è lavoro ed è interessante la postilla che questo ragazzo mi ha sottolineato: “...ora poi c’è anche la concorrenza delle macchine. A raccogliere olive o a vendemmiare son sempre più numerosi i processi meccanizzati e così manco quello si fa più…”
L’unica chances è il lavoro pubblico, anche se ce ne molto poco; attività private praticamente non ce ne sono "… E così si emigra. Le donne stanno tutte a casa, non perchè non vogliono emanciparsi, ma perchè non essendoci lavoro per gli uomini, figuriamoci per le donne. I ragazzi che si sposano vivono in due con 500/600 euro al mese: non è vita, non si può pianificare nulla… un disastro”.
E così si va al nord cercando qualcosa che permetta di entrare in un posto pubblico per sperare nell’avvicinamento. E’ quel che ha fatto questo ragazzo cui non saprei dare un età, potrebbe averne 22 come 32 anni. Si è preso la qualifica di OSS, è entrato in una struttura privata per farsi curriculum e ora lavoro nell’ospedale pubblico, sperando in un avvicinamento verso la sua terra, una storia già sentita, talmente trita e ritrita da non risultare neppure più interessante da narrare.
Capisco dalle sue parole che l’amore per il vagambondare non è un sentimento diffuso. Il suo volere, come quello di molti suoi compaesani, è rimanere nella terra natia, è la necessità che obbliga i siciliani a spostarsi, ad emigrare, ora, come sempre nella storia dell’Italia unita, con una variante, oggi lo spostarsi pare essere non sintomo di un problema da risolvere, ma un certo di progresso, di modernità. Colgo l’occasione per porre una domanda che a me interessa particolarmente: “Nel Veneto si parla, meglio si parlava, di indipendenza, di staccarsi dall’Italia. Voi che siete forse stati i più penalizzati dall’annessione al resto della penisola, non pensate sarebbe più vantaggioso staccarvi?”
Ecco un'interessantissima replica: “Non saprei, evidentemente i nostri politici ritengono sia più conveniente rimanere legati al resto del paese…!” Perchè interessante? Perchè i politici sono visti come qualcuno che decide slegato, svincolato dal volere del popolo che subisce silenzioso. Questa risposta da un’idea di rassegnazione, evidenzia una sorta di -noi siamo da una parte della barricata, loro da un’altra! - Ripenso ai principi costituzionali che vogliono il cittadino partecipe della cosa pubblica, a Calamandrei che diceva che spetta ai giovani custodire i valori individuati dai partigiani e che giorno per giorno vanno difesi, riproposti. Qui abbiamo un giovane che assolutamente non si sente parte delle scelte politiche. A decidere sono gli altri "i politici..."!
Ripenso ai molti movimenti importanti voluti e promossi dai siciliani: i braccianti che si erano raggruppati a Portella della Ginestra, all’iniziativa di Accursio Miraglia, a Peppino Impastato; ma già qui, con quest’ultimo nome, si sta parlando di mafia ed io non ho coraggio di chiedere qualcosa a riguardo a chi, mi aveva offerto un caffè…
Ma di questo davanti alla macchinetta del caffè, altro aggeggio meccanico che contribuisce a togliere lavoro, non se n’è parlato.
Mirco Venzo, Venezia 21/12/2019 #qzone.it