Top Sensation è un film del 1969 diretto da Ottavio Alessi (rif. 1) dove l’aggettivo che verrà da me molto spesso utilizzato sarà “interessante”. Già classificare questa pellicola non è cosa semplice; si tratta di un thriller (e quindi eviterò di dettagliare la trama per non togliere motivazioni al potenziale fruitore) è un film erotico, è un film politico, nello specifico di denuncia del sistema capitalistico imperialistico, ed è un film psicologico. E’ un opera che narra come i valori del capitalismo siano deleteri per le relazioni non solo tra gli umani, ma anche tra uomo e natura! (Ricordo che non siamo ancora negli anni ‘70). E’ per tutto ciò un film drammatico! Iniziamo con il dire che questo film, che personalmente ho apprezzato per svariate ragioni che un po’ alla volta andrò a spiegare (e temo non sarò breve), risulta essere il secondo ed ultimo lavoro di questo bravo regista siciliano, attivo (prima e dopo) soprattutto come sceneggiatore, ma che nel suo CV svela anche di aver fatto l’attore. (fonte Wikipedia).
Il soggetto è di Lorenzo Ricciardi che assieme allo stesso regista ed a Nelda Minucci ne è pure lo sceneggiatore. Interessante anche la presenza di Nelda Minucci tra gli sceneggiatori che si aggiunge a quella di Rosalba Neri in veste di aiuto regista. La cosa m’interessa perché la Neri è una delle indiscusse protagoniste, come attrice, del film. La notevole presenza di donne nell’opera è un ulteriore elemento d’interesse, visto come si sviluppa la trama, la forza dei dialoghi e la durezza di certe situazioni, non da ultimo l’audacia delle scene erotiche (nulla di volgare, ma per l'epoca anche solo proporre scene saffiche con regolarità, evidentemente fu ritenuto "eccessivo") che han creato non pochi problemi di censura. Tutto ciò stupisce non poco, almeno il sottoscritto.
La trama
Un ragazzo non più adolescente, (è ventenne), Tony, interpretato da Ruggero Miti, ha dei ritardi mentali, probabilmente, ma è una mia ipotesi, generati da situazioni familiari pregresse, tali che, non solo l’hanno costretto alla reclusione in un collegio (ospedale) svizzero, ma soprattutto lo rendono problematico ed avulso al mondo affettivo e sessuale, iniziando proprio da chi in quel momento è in barca con lui. La madre Mudy, interpretata dalla francese Maud de Belleroche, è una donna dalla personalità estremamente forte, è una dominatrice, (e non solo in campo imprenditoriale) ed è ricchissima, opera nel campo petrolifero. Cos’ha pensato questa donna? Di invitare nel suo yacht una copia di "amici" molto liberi sessualmente, l’uomo si chiama Aldo (ed è interpretato da Maurizio Bonuglia), e la sua compagna, Paula, (interpretata da Rosalba Neri, l’aiuto regista). La coppia più che "amici" possono essere definiti sottoposti, assoldati alle dipendenze della strafottente Mudy, che cercano ruffianamente di imbonirsi, sperando questo li possa agevolare economicamente nel futuro: hanno importanti progetti nel cassetto da realizzare.
Una delle mansioni, anzi è questa la prioritaria ragione della loro presenza dentro l’imbarcazione, è “sbloccare” sessualmente il giovane Tony. La madre vuole che il figlio abbia un rapporto sessuale, sperando che quel atto “lo stappi” dallo stato di torpore, (estraneità dal mondo) e lo diriga verso la normalità, o se volete, verso qualcosa di meno anormale. A tal scopo, avendo il ragazzo già espresso decisa antipatia verso Paula, viene ingaggiata Ulla, interpretata da Edwige Fenech, una prostituta cui verrà assegnata una lauta ricompensa se riuscirà nell’impresa di “sverginare” Tony. La sua remunerazione, 5000 dollari, è una cifra impressionante alla fine degli anni sessanta, ed è indicativa circa il potere economico di Mudy e attesta l’importanza che la donna da' al “risolvere” la problematica del figlio.
Va detto, per inquadrare che tipo di donna sia Mudy, che tutti e tre gli ospiti della lussuosa imbarcazione sono a sua disposizione anche per assecondare le sue voglie erotiche e dalla visione dl film scopriamo che con la coppia vige una complicità pregressa (ecco perché li ho definiti “amici”), mentre la prostituta è li mal tollerata da Mudy. Il ruolo della Fenech è “sbaucar” (mi si scusi il termine veneto, traducibile con “destare”) il giovane erede, la cosa sembra più complicata del previsto. Tra Mudy e Ulla non c’è gran feeling, sappiamo da un dialogo che Ulla trova pesante accontentare le voglie erotiche della “padrona”. “Fa schifo anche con Mudy, ma con lei è più normale” afferma Ulla che in questa frase palesa soprattutto quanto sia “ostico” superare la barriera eretta dal giovane Tony. D’altra parte la comandante è insofferente per i fallimenti riscontrati della prostituta nei confronti del figlio: “E’ lei che deve darsi da fare, ed invece eccola li, accoccolata come una gallina!”
Questa situazione di stallo viene alterata da un disguido, l’imbarcazione è costretta ad approdare in un isola semi deserta, vi abitano solo una coppia che vive di pesca e pastorizia, e guarda il caso, Tony, che non pare interessato a nessuno dei presenti della sua barca, tanto che scappa nell’isoletta, dimostra però subito grande interesse, (empatia), per la pastorella Beba, interpretata dalla svedese Eva Thulin.
E’ il momento di fermarci ed iniziare a riflettere sui primi elementi raccolti. Tony scappa dall’imbarcazione e viene subito attratto dalla spontanea e sincera accoglienza della giovane sempliciotta. Il ragazzo percepisce che i tirapiedi della madre, (le due donne e Aldo), non sono sinceri nei suoi confronti, la loro manifesta simpatia è artificiale, non spontanea, al contrario del comportamento di Beba. Chi vi scrive ritiene che al ragazzo interessino relazioni vere, non quelle generate dai soldi della madre con cui, lo si capisce dal film, ha pessimi rapporti. La vita bucolica, le capre, le galline, la gentile e spontanea ospitalità della ragazza di campagna, subito ridestano il giovane. Per contro abbiamo coloro che sono assoldati dalla capitalista che sin dalle prime scene gettano ordigni in mare, generando distruzione, frastuono e morte. Che la morte è la violenza siano una caratteristica di Paula è sancito dal primo gesto che costei palesa una volta arrivata nell’isola: imbraccia un fucile ed inizia a uccidere le capre che incrocia nel suo cammino, sono quelle accudite da Beba! E’ un tiro a segno generato dalla pura voglia di divertirsi.
Questa compagnia di “ricchi” di rispettare la natura non ci pensa proprio. Pure le cose e le proprietà altrui non interessano a loro. Uccise le capre per mero diletto si genera all’istante un problema: e ora che si fa con il padrone degli ovini? Se mai ce ne fosse bisogno Mudy fa capire di che pasta è fatta e quali sono le regole del gioco: convoca Andro (il compagno di Beba, interpretato da Salvatore Puntillo) e offre lui del denaro: con il denaro si compra tutto e si sistema tutto! Proprio tutto no; la spontaneità delle relazioni non ha prezzo, ed ora da un lato Mudy ha la necessità di andarsene da quello scoglio isolato nel mare, ma dall’altro ha pure la necessità di favorire la frequentazione tra Beba e Tony, sia mai che la pastorella riesca nel miracolo di destare il ricco figlio addormentato, centrando il compito fallito dalla costosa prostituta Ulla… Non è un problema: la si “rapisce” e… e la storia seguita ricca di altri colpi di scena; i sette protagonisti della trama li avete tutti conosciuti ed il regista li ha perfettamente dettagliati a questo punto della storia.
Torniamo ad inizio film dove sin dalle prime scene a colpirmi è la presenza di un circuito di telecamere che servono a Mudy per controllare tutti coloro che sono nella sua barca. La tecnologia è al servizio di chi se la può permettere, ed è uno strumento di controllo che chi ha i soldi utilizza verso i subalterni. Il film è del 1969, ma già questa mi pare una nota di assoluta attualità! Altro dettaglio che emerge dai primi minuti della pellicola; mentre Mudy dialoga con Aldo, dalla radio si sente un radiogiornale che parla della fame nel mondo. La cosa, confesso a chi mi legge, mi ha riportato a quand’ero piccolo; nella mia adolescenza il tema della fame nel mondo era sentito, dibattuto, ed era un tema quotidiano nei telegiornali. Oggi, fateci caso, è totalmente sparito dall’orizzonte; ed è questo particolare, affatto casuale, ad indirizzarmi subito su una chiave politica/economica/internazionale per scandagliare il film.
Mudy e la sua “cricca” si disinteressa di tutto e di tutti, delle persone, dell’ambiente delle relazioni che legano gli uni agli altri, hanno degli obiettivi? Si, è faranno il possibile, lecito e illecito per centrarli! Questo mi pare chiaro sin da subito. Mudy, che opera nel campo petrolifero, se deve far scoppiare una guerra per un territorio ricco di greggio, la fa scoppiare senza problemi. Questa è la sua personalità, ed i suoi scagnozzi, intorpiditi dalla smania del denaro, l’assecondano servilmente, senza manco che lei faccia fatica a convincerli… sono loro che le si prostrano pur di far parte del suo entourage, del suo mondo. E’ il suo denaro ad attirarli a sè, creando il paradosso che la meno avvenente delle tre donne, irrispettosa e supponente, autoritaria, risulta la più appetita: Il denaro muove tutto e tutti! Prima del denaro, assieme al denaro, o risparmiando il “prezioso” denaro, c’è il raggiro, c’è l’affabulazione, c’è la menzogna! (oggi la potremmo definire la propaganda).
A riguardo, se la chiave di lettura del film è classicista, da una parte abbiamo il mito bucolico che verte sulla purezza della campagna, sulle capre e su chi vive in semplicità, seguendo il ritmo della natura (quella “bombardata” sin dalla primissima scena). Beba queste caratteristiche le riassume bene anche nello svolgere della pellicola. Dall’altra parte abbiamo il potere della parola di sofistica memoria che ci rimanda a Gorgia: con la parola si può fare tutto. Il valore di Aldo nel film è proprio questo, è un affabulatore. Beba ed il pescatore Andro vengono manipolati, tramortiti da promesse, dalle belle parole di Aldo! Ma non è tutto; se la retorica non basta non si esita a far uso di altro; i villani vengono ubriacati (alcool di prestigio - Champagne e whisky rinomati) e financo drogati. Ogni mezzo è lecito, pur di giungere allo scopo, serve giocare la diponibilità sessuale? La si pone in campo anche quella. Spesso il sesso è utilizzato dai potenti per "ammorbidire"...
C’è una netta contrapposizione tra la vita sana, fatta di istinti e relazioni “naturali” e quella perversa di questo distillato di potenti che fa uso di alcool, di droghe e che vive, oggi abbiamo un aggettivo per descrivere ciò, solo relazioni “fluide”. Altro tema estremamente interessante ed attuale. A conferma di quanto appena scritto: il compagno di Paula è ben contento che costei piaccia a Mudy, anche perché così può “intendersela” con la bella Ulla. Ulla d’altra parte se deve giocare con Paula per provocare il povero Andro, lo fa senza problemi… stuzzicare il pescatore con l’avvenenza dei loro corpi, improvvisando delle carezze, è divertente, intrigante. Il sesso per tutti questi borghesi è uno svago da cercare ovunque, basta trovarlo. La scena delle due belle donne che provocano il pescatore mi ha riportato ad un dialogo del film Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974) di Lina Wertmüller dove Gennarino, il sottoposto della Raffaella Lanzetti Pavone le dice: “Voi quando stavate sulla poppa della nave a prendere il sole con le zinne al vento, sapevate che noi sbavavamo, e di provocarci voi provavate piacere…!” Il dialogo Tra Giannini e la Melato non è letterale, ma il senso è questo e qui, nella scena sopra descritta in Top Sensation c’è la conferma di ciò che anni dopo ritroveremo nell’opera, pure a scopo politico, della Wertmüller (rif. 2).
Nel film c’è un altro dettaglio a colpirmi, è la scena in cui Aldo va ad esplorare l’isola che crede deserta, accompagnato da Ulla (è alla ricerca di Tony che è fuggito dallo yacht). Per alleggerirsi dal calore evidentemente insopportabile per lui, ecco che si rinfresca con un piccolo ventilatore a pile. Grottesco; ma certe bizzarrie dei ricchi, sono grottesche. E però, pur con tutto il loro denaro, pur con tutta la loro cultura, con i loro studi che si immagina essere fatti in prestigiose scuole, pur con tutti i loro “oggettini” più o meno costosi, più o meno tecnologici, a disincagliare la barca è, neppure il pescatore, ma l’ingenua pastorella, poco prima definita “fagotto” da chi la barca comanda! Come magnificamente espresso nel film della Wertmüller, c’è chi le cose sa farle e chi no! C’è chi lavora contrapposto a chi compra il lavoro di chi le cose sa farle. Torniamo al tema delle relazioni umane che è uno dei punti cardini di questo bel film; per questi borghesi la priorità è “divertirsi” ed ecco che se si riesce a provare piacere da qualche parte, da qualsiasi parte, queste occasioni vanno colte al volo!
In un isola deserta se c’è un pescatore focoso, bene fa Paula a “sfruttare” lo spontaneo, primitivo ardore dell’uomo “usato”, potrei dire, non solo dalla donna, ma dall’intero gruppo che sta a guardare soddisfatto. La stessa cosa si cerca di fare con Beba… che i due (Andro e Beba) siano marito e moglie, che siano una coppia con degli equilibri, e che questi equilibri possano spezzarsi causa le loro interferenze, a nessuno dei “borghesi”, dei “capitalisti” (permettetemi di usare questi termini per inquadrare il problema) interessa minimamente. L’intromissione, le provocazioni del gruppo minano forse definitivamente una relazione sana, pulita, bella come quella tra la pastorella e il pescatore? E che problema c’è? 5’ di svago, di distrazione per chi ha i soldi valgono la devastazione della vita futura alla plebe, palesando il fatto che quelle vite, quelle esistenze per loro, sono cose che non valgono niente! Nessuno dei presenti nella barca (ed in tutto ciò il giovane Tony è sempre avulso, è estraneo a questo mondo) si fa il benché minimo problema.
Per chi ha il potere (ed i soldi) umiliare gli inferiori, o chi loro ritengono siano tali, non è un problema, è una cosa naturale. Purtroppo però, questo è uno dei messaggi che io leggo in questo film, è proprio questo “vampirismo energetico” la causa del disturbo di Tony! Lui ha bisogno di relazioni vere, semplici, spontanee benevole, non maligne, indirizzate dal denaro. E mi si permetta di introdurre un aggettivo che ha delle affinità con il diavolo perché Ulla e Paula sembrano proprio delle diavolette nate per provocare e per indurre al peccato. La loro presenza e la loro "satanica" recitazione è uno degli elementi di valore dell’intera opera.
Un'ultima considerazione sulla trama, il cinismo del regista non risparmia neppure il mondo bucolico che per certi aspetti vi ho descritto come “puro”. Quando i due villani scoprono di aver l’uno tradito l’altro, ne esce una lite (osservata con un certo gusto dai borghesi che si divertono alle loro spalle e che quelle sofferenze sono stati loro a genere) dove appare evidente il maschilismo più violento: entrambi hanno tradito, ma Andro vuol colpire Beba, è solo l’intervento di Mudy a evitare il sangue. Della serie anche nella società bucolica alla fine l’uomo se può, sottomette la donna in virtù della forza fisica che lo avvantaggia! A ben pensarci il regista non da speranze a nessuno: chi ha il potere lo usa contro i suoi simili, financo contro il partner.
E qui iniziamo ad esplorare un ulteriore elemento d’interesse di questo lavoro: tutte le forze trainanti dell’opera sono femminili e i due uomini presenti sono dei “tontoloni”, uno più istruito e ben vestito, dotato di un importante eloquio, l’altro puzzolente, sudato e straccione, ma sono sempre le le donne a muoverli come marionette. A tirare le fila di tutto è Mudy, una donna, che ha come principale suo supporto Paula, un altra donna. Chi ha potere (forza fisica o denaro) lo esercita, questa è la regola che traspare dal film, e se in una società primitiva (come può essere un isola deserta) è la forza bruta a imporre la propria “morale”, nel mondo civile (quello se vogliamo rappresentato da chi sta nello yatch) è il denaro a mettere tutto in ordine, ed è indifferente se a gestirlo è un uomo o una donna, il potere del denaro non guarda al sesso; chi ce l'ha "muove" gli altri. L'ho già scritto: chi ha potere lo usa.
E comunque sia è un film dove protagoniste sono soprattutto le donne, di qui la mia curiosità per la presenza in sceneggiatura e come aiuto regista di una donna, perché queste donne non sono modelli da imitare. In epoca dove il femminismo veniva sbandierato ed era in auge ecco un film che dice: "Se i soldi li ha una donna, non è che le cose cambino in meglio"! Chi ha il potere lo usa, anche se è donna, contro i suoi simili, finanche contro il partner! - Non mi sembra un messaggio banale, ed oggi che a governarci in Italia e in Europa ci sono due donne, abbiamo una conferma che chi scrisse quel film, ripeto in era di pieno femminismo, della chiaroveggenza, ce l'aveva. Eccome, se ce l'aveva!
Iniziamo a parlare della recitazione partendo da Maud de Belleroche che interpreta il suo ruolo magnificamente, rendendola la figura prioritaria in questo gineceo arricchito di un paio di comparse maschili. Vi sono poi le tre bellissime attici, la prima è Eva Thulin, svedese, che ha fatto teatro e non è quindi solo un bel corpo: ottima la sua interpretazione che sprizzava purezza ed innocenza in un film che ha il profumo del peccato, creando un contrasto quanto mai interessante! Non male l’interpretazione di Edwige Fenech che ho preferito a tante sue altre da me visionate, conferma questa che un copione interessante, ed un regista di livello, aiutano! Considerate che l’attrice francese era qui in una delle sue prime esperienze e per tanto gode pure dei benefici del caso. La sorpresa è che la “femme fatale” del film non è lei, bensì Rosalba Neri!
L’attrice forlivese oltre ad una superlativa e altrettanto intrigante interpretazione, ha saputo proporre una sensualità, una spregiudicatezza ed una fisicità che hanno, a detta di molti opinionisti di Davinotti, messo in secondo piano persino la regina indiscussa della commedia sexy all’italiana, quella che ne diverrà il simbolo e che, ulteriore curiosità, sarà la compagna per anni di uno dei massimi esponenti di quel mondo capitalistico criticato da questo film: Luca Cordero di Montezemolo. Forse per questo non accennerà mai in future interviste a questa pellicola, che per me è di gran lunga superiore a molte “insegnanti/mediche/infermiere/pretore…” da lei interpretate. Ottima anche l’interpretazione dei tre maschi, dove forse il più apprezzato è Ruggero Miti, ma pure Maurizio Bonuglia ha saputo rendersi fastidioso, servile, logorroico in perfetta linea con il suo personaggio. Un film dove tutto si svolge nello spazio di una barca, per risultare interessante giocoforza deve basarsi su ottime capacità recitative, e questo, a mio giudizio, è avvenuto.
E quindi bravo al regista che ha saputo tenere sul pezzo lo spettatore alternando i ritmi delle situazioni, ora con dialoghi, ora con scene anche ammiccanti (quando non sono state tagliate dalla censura), ora con imprevisti che han sempre dato brio alla storia. Per me questo film è un piccolo gioiellino anche perché, senza tanti proclami, ha trovato il modo di dire molte cose, se solo chi l’osservava le sapeva cogliere. Un esempio? Beba sale nello yatch e afferma: “Non credevo che una nave fosse così lucida e così grande… sembra quasi una Chiesa” Cosa c’entra la Chiesa in un simile contesto? E’ un modo per affiancare il mondo del clero a quello capitalista: opulenza, forza e sfarzo! Una frase gettata lì, senza dar seguito. Chi capisce capisce… Certo si sta parlando di un Italia dove il clero aveva ancora potere e il principale partito dell’epoca, ora pare preistoria, si chiamava Democrazia Cristiana. Cura per i dialoghi e cura per i dettagli… il giovane Tony dispone di oggetti, giocattoli, che farebbero gola a molti, un piccolo robottino, un registratore che riproduce dei suoni… una pista con le macchinette di formula 1. Quanti lo invidierebbero? Ma ciò che manca lui sono le relazioni sincere, quelle avulse dall’ipocrisia, è uno dei messaggi della pellicola, e non mi pare una banalità, anche per com'è espresso questo concetto dallo staff.
Ora mi permetta il lettore di focalizzare la figura dell’attrice che ha saputo sorprendermi per il suo carisma, Maud de Belleroche, che nel film interpreta Mudy. L’assonanza tra il nome del personaggio cinematografico con quello della sua interprete mi ha insospettito, ho fatto delle ricerche, ed ho scoperto che questa donna ha avuto un passato che può essere messo in diretta correlazione con questo lavoro. Anzitutto in gioventù Maud de Belleroche (all'anagrafe Madeleine Sacquard - Parigi, 26 agosto 1922 – Villerville, 19 febbraio 2017 -) “Fu l'amante del celebre giornalista e politico collaborazionista Jean Luchaire (successivamente fucilato nel 1946) ed entrò in contatto con le più alte sfere della Repubblica di Vichy e delle forze occupanti tedesche. Con il crollo del regime di Vichy, seguì i leader collaborazionisti in fuga. Arrivò in Italia e si stabilì sulle sponde del Lago di Garda, nel territorio della Repubblica Sociale Italiana (RSI).
Lì, nel 1944, sposò in seconde nozze Georges Guilbaud, un esponente di spicco del fascismo francese inviato a Salò come ministro plenipotenziario del governo in esilio di Vichy A testimoniare il livello delle sue frequentazioni dell'epoca, basta guardare i testimoni del suo matrimonio sul Garda:
.- Rudolf Rahn, l'ambasciatore della Germania nazista presso la RSI.
.- Guido Buffarini Guidi, il potente Ministro dell'Interno di Benito Mussolini”.
Queste informazioni mi sono state fornite dalla IA di Google, che mi ha detto anche dell’altro, ovvero che Madelaine una volta rifugiatasi in Sud America "ebbe modo di conoscere la ristretta cerchia del presidente argentino Juan Domingo Perón e di sua moglie, la celeberrima Eva Perón (Evita). Il ruolo del marito: Georges Guilbaud divenne un consigliere economico e un collaboratore dell'entourage presidenziale peronista. La vicinanza politica e ideologica tra l'estrema destra fascista in fuga dall'Europa e alcune correnti del primo peronismo facilitò enormemente il loro inserimento nell'alta società di Buenos Aires. -La fascinazione per Evita: Maud de Belleroche rimase letteralmente stregata dalla figura carismatica, potente e divisiva di Evita, che all'epoca era la First Lady e la paladina dei descamisados (i lavoratori più poveri dell'Argentina). .-La biografia del 1972: Molti anni dopo il suo rientro in Francia e la morte prematura di Evita, Maud capitalizzò questa conoscenza diretta pubblicando nel 1972 una biografia di grande successo intitolata Eva Perón. La reine des sans chemises (Eva Perón. La regina dei senza camicia). Nel libro, la Belleroche mescolò l'analisi storica al ricordo personale, raccontando da una prospettiva ravvicinata e intima il mito della "Madre dell'Argentina.”
Quando io sostengo che questo film ha chiari intenti politici, non credo di essere in torto anche alla luce di questa ricerca: la protagonista della nostra storia ha avuto una vita avvolta nella politica, la parigina è stata a stretto contatto con il potere, quello vero. M’interrogo ora: quanto il personaggio di Mudy ha assorbito dalla scrittrice Maud de Belleroche? La francese più che un’attrice si considera una scrittrice, ruolo che le permise di vincere importanti premi letterari, e dove il suo racconto più significativo fu un importante successo editoriale a titolo L'ordinatrice, (il romanzo uscì nel 1968, pubblicato originariamente in Francia e nello stesso anno il libro fu tradotto e distribuito anche in Italia dall'editore L'Airone Roma). Questo libro diede ala Belleroche un immagine che ne creò l'archetipo della donna alto-borghese emancipata, dominatrice e priva di tabù. Ad una espressa domanda fatta alla IA la risposta è categorica: “Sì, la correlazione è diretta e totale: "Mudy" (o Mody), la cinica protagonista del film, è il personaggio interpretato proprio dall'attrice e scrittrice francese Maud de Belleroche”.
Una scena esplica più di altre le fantasie di Mudy: Paula entra nella sua camera da letto, vuol corteggiarla, darle piacere, ma la "padrona" le ordina di non salire sul letto, può "darsi da fare" ma partendo dai suoi piedi, e senza mai mettersi al suo fianco, deve "agire" stando giù da quello che possiamo considerare un "trono". In un unica scena abbiamo non solo una relazione saffica, ma anche un'espressione di chiara natura BDSM.
Sto arrivando alla conclusione, in questo film nulla è stato lasciato al caso e per descrivere l’anima del potere, il regista si è avvalso di chi quel mondo l’ha conosciuto direttamente, parlo di Maud de Belleroche. So di essere stato pesante nel avervi riportato tutta questa biografia, ma è quella che rende questa pellicola interessante, il film nasce da una ricerca affatto casuale, e, se mai avessimo bisogno di conferme, oggi, nel 2026 basta pensare agli Epstein files per connettere il potere a depravazioni sessuali, le più variegate possibile. ll potere ama la perversione, anche perché è un modo per vincere la noia. Quando Paula ammazza le capre, lo fa per vincere la monotonia di tutto quel lusso, e lo stesso quando si accoppia e seduce il puzzolente pastore, (che però è focoso per davvero, non sta recitando). L’abuso di alcool (seppur pregiato) e le droghe, sono una modalità con cui questi personaggi trovano un loro equilibrio. E’ sano tutto ciò? La risposta arriva dal figlio che pare non voglia diventare adulto: l' "annormale" in quel mondo dorato pare non ci soglia entrare...
Voglio esser chiaro, io ho trovato interessante, coraggioso, molto ben interpretato, questo lavoro, e ci ho visto una chiave di lettura limpida, molto più, giusto per fare un raffronto, di quella espressa dalla Lina Wertmüller nel suo Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto, dove i messaggi politici li ho appresi da un’intervista di Mariangela Melato perché io, di mio, non li avevo colti. Qui purtroppo non ho nessuna dichiarazione da parte dei diretti interessati che confermino il mio lungo disquisire, e la cosa mi dispiace, ma mi arrogo la facoltà di esprimere quel che mi pare di aver compreso. Capisco che anche a distanza di anni molti hanno rivalutato e ripreso il film per ri-vedere una giovanissima Edwige Fenech, e che la scena chiave è quella dove la capretta la lecca… Quella scena, una volta in più, conferma che c’è stata cura nei dettagli; sappiamo che la capretta lecca la pelle della bella ragazza perché ha fatto il bagno in mare e l'ovino apprezza il sale, ma sappiamo anche che la lingua dell’animale è ruvido, e questo da delle belle sensazioni alla giovane donna. Che c’entra tutto ciò con i messaggi sopra esposti? Nulla, sono ricami posti lì perché nulla è casuale…
Prima di chiudere un raffronto con una pellicola analoga sorta anni dopo: Ondata di piacere di Ruggero Deodato (1975) - rif. 3. Il film più recente ha riscosso un discreto successo di pubblico, (fonte IA), anche se il lavoro è molto più asciutto, mancano i messaggi politici, e la complessità della trama più datata è di gran lunga superiore. E’ vero però che sotto l’aspetto della seduzione Ondata di piacere è più incisivo, non solo perché non aggiunge troppe distrazioni, ma anche perché il regista, Deodato, passo passo, accompagna lo spettatore su come evolvono gli intrecci amorosi dei protagonisti rendendoti più partecipe.
Qui, in Top Sensation, si parla sì di sesso, ma il focus non è descrivere la seduzione, narrare dell’eros, è raccontare come un mondo di valori corrotto sia dannoso per tutti coloro che ne vengono a contatto, non ultimo il povero Tony, figlio di una ricchissima petroliera, ma alla fine “sfortunato”. La mia l’ho detta, raccolgo due opinioni dal sito Davinotti.it (rif. 3) e poi passo ai saluti. Anzi, prima di chiudere una critica voglio farla: la scelta del titolo non l’ho condivisa, non aiuta a capire la pellicola e non da' valore all’italianità insita in quest’opera. Capisco che ci sono ragioni commerciali alla base di ciò (so che il film andò sia nel mercato spagnolo che in quello di lingua inglese, dove venne proposto come The Seducers), ma io resto fermo della mia opinione: titolo fuorviante.
Marcel M.J Davinotti Jr, un solo pallino, non l'ha apprezzato. Riporto alcuni spezzoni della sua autorevole opinione: “Girato praticamente per intero (salvo una breve parentesi su di un isolotto) a bordo di uno yacht, TOP SENSATION mette in risalto limiti di budget evidenti cercando di basarsi soprattutto sulla sceneggiatura (un po' come fu per IL COLTELLO NELL’ACQUA di Polanski, anch’esso ambientato su uno yacht in cui la tensione cresce di minuto in minuto). Purtroppo il cast a disposizione non consente la riuscita dell'esperimento, tanto che se oggi il film di Ottavio Alessi è ricordato è solo per l'amplesso lesbico a tre con Edwige Fenech, Eva Thulin e Rosalba Neri, tre rare bellezze allora allo sbaraglio. [...] Un oggettino trash non da poco, comunque, considerata l’assurda intenzione del regista di realizzare un film con delle ambizioni all'interno di un contesto tanto scadente. Basti osservare la fotografia, la povertà degli scenari per capire quanto una cosa del genere fosse impensabile, con quei mezzi. C'è molta aria di improvvisazione, fuori luogo".
Ora un altra recensione particolarmente negativa, quella di Reeves (un gettone) “L'idea di fondo è quella di proporre un thriller erotico antiborghese, come si usava all'epoca, con tanto di rampollo con evidenti problemi mentali, proletari che si lasciano corrompere e scene lesbiche abbastanza spinte. Peccato che tutto questo si coniughi con una regia insufficiente e dialoghi tremendi. Edwige Fenech non brilla neanche esteticamente, ed è una notizia”
Marcolino1, quattro gettoni riassumibili nel giudizio - Grande esempio di cinema - si discorsa sensibilmente dai due suoi colleghi di Davinotti.it - “L'uomo benestante e stupido sputa sulla natura che lo accoglie (vedi la scena della dinamite) e l'occhio del grande fratello e dei reality qui perspicaci profezie violano l'anima di Miti parimenti buona, pura, omicida e incestuosa, simbiotica con la natura primigenia, complice della regressione infantile e gemella dell'antisociale Turco di Quarta parete, senza il didascalico moralismo: un diamante lucente e pericoloso. Miti, ereditiero del Norman di Psyco, diviene Ganimede sterminatore degli "Schiavi del loro desiderio", come recita il titolo teutonico”.
Le opinioni dei Davinotti’s sono molteplici e la forbice dei giudizi è molto ampia, se trenta opinionisti del sito hanno ritenuto di esprimersi su questo lavoro, già questo indica che qualcosa su cui discutere c’è: io più di quel che ho scritto, non credo di dover aggiungere nulla, se non scusarmi per essere stato troppo prolisso.
Mirco Venzo, Treviso 26/10/2026 #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Top_Sensation
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1008-travolti-da-di-l-wertmueller-1974
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/1213-ondata-di-piacere-di-r-deodato-1975