Un film che reputo particolarmente interessante è Ondata di piacere, del 1975, di Ruggero Deodato. Il soggetto di questo thriller erotico è opera di Gianlorenzo Battaglia e Lamberto Bava, mentre la sceneggiatura è frutto di Fabio Pittorru e Franco Bottari. A mio avviso questo gruppo ha lavorato bene essendo riuscito a tenere "sul pezzo" il pubblico per 88’, utilizzando praticamente solo quattro attori, paralizzandoli in uno sfondo monotono (una piccola barca in mezzo al mare), dove i protagonisti sviluppano i loro dialoghi esplicitando allo spettatore la loro indole e che tipo di relazioni vanno a concretizzare nei pochi intrecci possibili. La musica, lo sviluppo della trama, e certe situazioni di tensione, lasciano intendere che qualcosa di macabro potrebbe sempre accadere da un momento all’altro.
C’è questa tensione latente che crea incertezza nello spettatore, (anche se non siamo ai livelli estremi di Dario Argento), ma così non potrebbe essere giacché l’obiettivo è soprattutto generare un secondo prioritario brivido, quello erotico, impossibile da concretizzarsi se chi osserva è preso dalla paura e chiude gli occhi ad ogni piè spinto. La libido è stimolata non solo dai generosi nudi proposti dalle due belle attrici, ma anche dalle situazioni che si vanno a creare all’interno dell’imbarcazione. In effetti, se Thanatos fa capolino, è principalmente Eros che accarezza lo spettatore, incuriosendolo su come evolverà la situazione sentimentale e relazionale tra le due coppie, posto che, sin da subito, la questione appare tutt’altro che stabile e con l’evolversi del tempo molte possibilità si vanno a palesare.
Non posso dire altro sulla trama per non togliere il gusto della visione a chi ne fosse digiuno, ed allora diciamo che la recitazione di tutti gli attori è risultata funzionale allo scopo e riconosco che tutti si sono molto ben disimpegnati. Citiamoli questi attori, iniziando con il britannico John Steiner. Veste i panni di Giorgio, un capitalista odioso e prepotente, risultando volutamente indigesto al pubblico, ed è questa sensazione proprio uno degli intenti che la regia e la sua squadra volevano ottenere. Apro qui una parentesi, il fatto che Giorgio sia un borghese insolente, appare chiaro sin dalle prime battute del film dove lui stesso afferma “... a me i lavoratori non piacciono!” Ciò apre una possibile chiave di lettura politica che, anch’essa, vedrà una conclusione tutt’altro che scontata. La sua compagna, Silvia, è interpretata da Elizabeth Turner: che ha un carattere particolarmente remissivo.
La coppia finisce per relazionarsi con Barbara, interpretata da Silvia Dionisio ed un suo “amico”, Iren, interpretato da Al Cliver, che poi altri non è se non l’italiano Pierluigi Conti. Barbara ed Iren sono una coppia di amici, e la relazione che lega i due non è molto chiara, sicuramente sono due spiriti liberi, aperti ad ogni tipo di avventura dove, ci dice il film, il sollievo sessuale, non è escluso a priori, ed anziu, pare vissuto con serena normalità. Giusto per inquadrare la situazione se da un lato abbiamo il padrone che tratta la sua ragazza, Silvia, come un oggetto di sua proprietà, dall’altro abbiamo due ragazzi che vivono con l’idea di non voler nessun tipo di legame, anche relazionale, per amore della libertà vista come dono supremo. I due sono una sorta di figli dei fiori, anche se non hanno chitarre al seguito e non vestono da straccioni. Il film, come detto, pone gran parte del suo valore sui dialoghi che aiutano lo spettatore a delineare la psicologia dei personaggi, senza però dettagliarli totalmente; lo facesse, anche le aspettative sull’evolversi della trama sarebbero scontate, togliendo interesse su cosa può accadere nella barca. Thriller erotico, con chiavi di lettura anche politiche ma psicologico. Ecco un esempio di dialogo: “Vorrei avere il seno più grande” Afferma Silvia all’amica Barbara. “Perché”? - “Credo a Giorgio farebbe piacere” - “Credi che ciò cambierebbe qualcosa”? E’ la replica dello spirito libero, che allude alla relazione che Silvia ha con Giorgio, legame che agli occhi suoi (e di Iren) pare tossico. Permettetemi di aprire una parentesi, questa domanda in tempi di seni artificiali è quanto mai attuale; se un uomo non ti apprezza perché non hai le tette grosse, aumentando di taglia, credi cambi la relazione? Speri forse ti "ami" di più? Se la taglia di reggiseno determina la stima che lui nutre per te… forse c'è qualcosa che non va!
Torno alla critica cinematografica; se i dialoghi svolgono un ruolo importante, non meno importante è il fisico delle due ragazze che (giusto per contraddire quanto appena scritto) appaiono senza veli a più riprese, aiutando a creare “prurito” erotico nel pubblico maschile e forse non solo, visto e considerato che anche i due maschi appaiono costantemente in costume ed i loro corpi sono tutt’altro che disprezzabili. Le scene poi non risultano mai volgari e questo può avvicinare anche un pubblico femminile. Circa la psicologia dei due maschi va detto che il caratteri dei due uomini è agli antipodi l’uno rispetto all’altro, come d’altra parte lo è quello delle due donne. Questo implementa la curiosità su come si andranno ad intrecciare fisicamente e sentimentalmente i quattro protagonisti: è uno degli elementi importanti della pellicola, che in questo senso rappresenta una novità nel panorama cinematografico dell’epoca. Rispetto ad altre storie della tradizionale commedia sexy non c’è la necessità di battute più o meno ilari, e non c’è nessuno che deve guardare nel buco della serratura per vedere corpi nudi, i quattro ragazzi in tal senso si sentono liberi nella piccola barca, ed il caldo balneare favorisce l’esibizione dei corpi in modo assai promiscuo, senza necessità di sotterfugi più o meno credibili. E però: è possibile accoppiarsi liberamente quando il gesto è compiuto in modalità opposta alla riservatezza? E c’è dell’altro: è possibile “tradire” in un simil contesto? E non da ultimo: come potrebbe reagire il partner se si viene scoperti? Posto che la privacy è solo mera utopia e tutti finiscono per sapere tutto circa le attività dei loro vicini. Spero aver chiarito perché ad inizio articolo ho classificato come “interessante” questo film.
Non mi resta ora che parlare un po’ del contorno partendo da Elizabeth Turner: di quest’attrice non sono riuscito a scoprire manco la nazionalità. Molto probabilmente era straniera perché è stata doppiata da Rita Savagnone, di lei sappiamo solo che reciterà anche in Sette note in nero di Lucio Fulci nel 1977. Non meno interessante è la storia di Silvia Dionisio dove di grande aiuto sono le rivelazioni recuperate nel sito di Davinotti.it (rif. 2). Dussu infatti ci dice che “Francesca Muzio era l'attrice che doveva interpretare il ruolo di Silvia Dionisio prima che quest'ultima si impuntasse con il marito per fare questo film” - E già, perché Silvia Dionisio era sposata con il regista, all’epoca del film. Ora, Francesca Muzio è la splendida interprete di La nipote (pellicola dell’anno precedente a regia Nello Rossati rif. 3) dove aveva magnificamente espletato, a mio giudizio, il ruolo di una “femme fatale”, cinica, determinata, seducente, disinibita e disinvolta quando necessario. Mi ero interrogato sul perché un’attrice che personalmente ho reputato estremamente intrigante, (e pure capace), fosse sparita nel nulla; la risposta, che avete appena letto, arrivata da Dusso, apre possibili risposte. La Muzio deciderà di non fare più film "di genere" e si darà al teatro impegnato, roba moderna, Pasolini… non proprio commediole leggere come fece con La nipote.
Ho compreso che è stata degnamente sostituita da Silvia Dionisio, da ciò che segue sempre per merito del sito Davinotti dove Undying precisa: “A detta di Ruggero Deodato, all'epoca marito della protagonista, Silvia Dionisio avrebbe in questo film rimosso i vestiti per la prima volta: mostrandosi nuda. Esperienza, a quanto pare, che le ha procurato un certo piacere, poiché da lì in poi la bella Dionisio apparirà spesso all nature: a cominciare dalla presenza vistosa e significativa in Noi siam come le lucciole, girato l'anno successivo e diretto da Giulio Berruti”. Per la stima che ho provato per la Muzio, mi chiedo come sarebbe evoluta la sua carriera se avesse interpretato il ruolo di Barbara, che, ne sono certo, avrebbe espletato "alla grande". Ciò non di meno le righe sopra riportate ci dicono che se abbiamo perso un’attrice come Francesca Muzio, abbiamo guadagnato una Silvia Dionisio, che a mio giudizio è di gran lunga più tagliata come attrice della sorella Sofia, almeno a giudicare dall’unico film che ho studiato: La collegiale di Gianni Martucci uscito nelle sale, ulteriore curiosità, lo stesso anno di Ondata di piacere, creando per tanto una sorta di concorrenza "fratricida" (rif. 4). Non da ultimo, come si dice in questi casi, “complimenti alla mamma” per aver procreato due ragazze così avvenenti.
La pellicola che ho recensito, sia chiaro, non è un lavoro da premio oscar, e volendo fare una critica al regista dico che le scene subacquee sono state troppo lunghe. Un altra critica è legata al titolo, Ondata di piacere, pur se aiuta il pubblico a capire che c’è dell’eros, non mi pare del tutto appropriata, ma rimane un mio giudizio personale. Per finire: ho letto a più riprese commenti relativi alla scena in cui viene uccisa una murena: senza svelare troppo dico che è un momento di valore del film perché non solo parla della crudeltà di uno dei protagonisti, ma contribuisce a rendere Thanatos presente nella trama; insomma la scena della murena è uno dei momenti che contribuiscono a far salire di valore l’intera pellicola. Ho parlato a sufficienza ed allora è giunto uil momento di consegnare la penna ad alcuni opinionisti di Davinotti, iniziando come di consueto dal più benevolo per concludere con il più critico.
Homesick (tre gettoni, ovvero Quello che si dice un buon film) - “Thriller “on the boat” sulla falsariga di Polanski e dei suoi epigoni italici. Sulle note di Piombini, un buon incastro tra scene di erotismo audaci ma fini, efficaci sequenze di tensione (i crescenti attriti tra le due coppie, le minacce del quadro, il delitto) e riprese acquatiche che rivelano la passione del regista per i film avventurosi (la brutale uccisione di una murena predice Cannibal Holocaust). Quartetto di interpreti funzionale: il cinico e disumano Steiner, la debole e vacillante Turner, i perturbatori Cliver e Dionisio”.
Mi piace sempre leggere anche l’opinione delle donne, assai rare in questi generi di film, e quindi riporto con piacere l’opinione di Stefania la quale assegna due pallini alla pellicola riassumendo il suo giudizio con “mediocre, ma con un suo perché” - “Conflitti di coppia e conflitti tra coppie, una specie di versione marinaresca di Chi ha paura di Virginia Wolf, con una spruzzata di lotta di classe, sadismi assortiti ed erotismo soft, più affidato alla bellezza degli attori che ad autentica perversione: non è un cocktail che dia alla testa, come thriller non è molto riuscito perché non c'è una buona escalation della tensione, anche se l'ambientazione claustrofobica dell'imbarcazione, prigione in mare aperto, è utilizzata con accortezza. Finale frettoloso e prevedibile, ma il film sta a galla”.
Tra i più critici, con un pallino, riporto l’opinione di Faggi: “Considerato l'insieme riuscito per 1/3. Non male il cast (che fa del suo meglio), accettabile l'atmosfera erotico-perversa, passabili l'ambientazione e il colpo di scena finale. Ma per il resto troppi fronzoli, troppo parlato (spesso a sproposito), mancanza di profondità psicologica dei personaggi (i dialoghi sono un cattivo surrogato a tale lacuna) e musica eccessivamente scanzonata per un thriller. Doveva essere più asciutto ed essenziale”.
Mirco Venzo, Treviso #qzone.it
rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Ondata_di_piacere
rif. 2 https://www.davinotti.com/film/ondata-di-piacere-1975
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/869-la-nipote-di-nello-rossati
rif. 4 https://www.qzone.it/index.php/q-arts/mirco-venzo/1173-la-collegiale-g-martucci-1975