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20250409 VM complottistaUn barbiere, Antonio Calabrò (interpretato da Fabrizio Rongione) è il protagonista de Il complottista. L'uomo , non è preso sul serio dai suoi familiari quando espone le sue teorie bislacche, tuttavia quella dove sostiene che il lampeggiare ad intermittenza di un fanale pubblico, proprio quello posto di fronte al suo negozio, sia un modo per comunicare mezzo segnali morse qualcosa di sospetto, trova un discreto pubblico di persone che gli da credito. Inizia così una serie di incontri e di colloqui surreali con personaggi assai bizzarri tanto quanto, se non più, dello stesso protagonista, che pare, per comparazione, quasi come una persona equilibrata. Queste frequentazioni, presentate con simpatica ironia dal regista,

portano però a una seria crisi in famiglia. Morale: ad essere complottisti, almeno nel modo in cui lo è Antonio, non paga.

Mi fermo qui nel descrivere la trama di questo lungometraggio, il primo del regista Valerio Ferrara, che ha come soggetto un precedente cortometraggio dal titolo Il barbiere complottista, (sempre dello stesso regista - 2022 rif. 1), il quale si è pure occupato della sceneggiatura assieme ad Alessandro Logli ed a Matteo Petecca. Il regista sa il fatto suo, e non è un caso se il già citato cortometraggio sia stato Premiato con il "Premier Prix" a Cannes (rif. 2). Il film scorre bene anche grazie ad un perfetto uso di tutti i protagonisti, non solo l’attore principale, ma anche le figure di secondo piano, ivi comprese le comparse, sono tutte ben collocate: convincenti. 

Ottimi i dialoghi, corrette le inquadrature, appropriata la musica a dettare il ritmo quando serve. La sintesi è che c’è buona cura per i dettagli. Insomma, sarebbe un bel film, ironico e surreale,  se non che, a mio giudizio, il messaggio è negativo, se non peggio, fuorviante. I complottisti, volendo generalizzare, passano per dei poveri scemi, come alla fine è il protagonista, il barbiere Calabrò, e come sono tutti coloro che lo avvicinano. Il titolo più corretto sarebbe stato “il terrapiattista”, anche se, almeno la rotondità del nostro pianeta, non è stata messa in discussione dal nostro barbiere almeno in questa pellicola.

Devo fare autocritica e dire che io mi ritengo un complottista, so che ci sono delle lobbies che impongono la politica nel nostro paese e vedo che ci stanno togliendo la democrazia ogni giorno con più intensità ed a conferma di ciò che scrivo rilevo che in questi giorni si sta imponendo il “ReArm-Europe” mentre da molti parti proliferano le manifestazioni popolari contro queste spese.

Ecco: un film come quello che sto recensendo pare a me un modo per dire: “Fidatevi delle istituzioni e delle persone competenti, e non date retta alle teorie di personaggi che di professione fanno altro”. Detto ciò l’articolo sarebbe terminato se non fosse che la pellicola è stata proposta “in tour”, (non è ancora promossa liberamente nelle sale cinematografiche), e in tale formula ho avuto la possibilità di ascoltare la viva voce del regista che, pur se giovane, (ventottenne), dimostra di saper gestire con grande autorevolezza e disinvoltura un dibattito in una sala cinematografica quasi del tutto riempita. 

Il mio obiettivo era riempire un vuoto cinematografico" Afferma (non testualmente, ma la formula virgolettata mi è più agevole- NdR) “...molte sono le pellicole che trattano di complotti, ma la figura del complottista non è mai stata approfondita e mi pareva fosse giunto il momento di porla al centro di un film anche per stimolare un dibattito che sia coerente con i giorni nostri. Internet e la rete hanno dato spazio, linfa, e voce a molte persone e, probabilmente, un po’ ognuno di noi può ritenersi un complottista” - Ripeto, è una mia sintesi dei concetti espressi dal regista. “Mi sono ispirato ai fratelli Coen (in particolare al grande Lebowsky - rif. 3) e a Reality di Matteo Garrone; c’è qualcosa anche del Vigile con Alberto Sordi di Luigi Zampa”. Ferrara spiega che ha fatto molta attenzione nella scelta degli attori confermando che “la giustezza” di ogni personaggio non è certo frutto del caso, ma da una scrupolosa scelta del regista. 

Come detto, forse perchè mi sento mal rappresentato, ma la sintesi è che è il cuoco ha realizzato un pasto dalla bella presenza, gradevole di gusto ma privo di proteine, di grassi, di carboidrati e di vitamine… questo film non alimenta: è come la polenta. Grosse quantità di questa poltiglia provoca la pellagra. Ripeto, non è un giudizio estetico il mio, ma un commento politico su di un tema che, pur presentato in veste ironica, è politico. Pare Fabrizio De André abbia detto. “L'artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere, se si integrano gli artisti c'è l'abbiamo nel culo! io sono convinto di questo …” non volendo mettere sulla graticola un giovane regista, che con la macchina da presa e l'arte del regista ci sa fare, vado però a rilevare che ad Udine, un paio di giorni or sono, veniva impedita la proiezione del docufilm russo 'Maidan, la strada verso la guerra', (rif. 4) dove, immagino, si diceva che il conflitto in Ucraina non è nato con l’invasione Russa, ma era scoppiato parecchio prima. E’ quanto sosteneva in tempi non sospetti anche il giornalista Giulietto Chiesa. Tesi complottista? Non è qui ora il momento di disquisire in merito, certo è che, Il complottista di Ferrara, non correrà questo rischio. Quel che avevo da dire, l’ho detto.

Mirco Venzo, Treviso 08/04/2025 #qzone.it

rif. 1 https://www.raiplay.it/programmi/ilbarbierecomplottista
rif. 2 https://www.passaggidautore.it/il-seme-del-dubbio-il-barbiere-complottista-edizione-2022/
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/945-il-grande-lebowski-f-lli-coen
rif. 4 https://contropiano.org/news/politica-news/2025/04/07/censura-di-stato-a-udine-0182014

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