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20250924 VM Jodice mod400Termina il 4 novembre 2025 a Udine la mostra fotografica L’enigma della luce, dedicata ai cinquant’anni di attività di Mimmo Jodice, uno dei maestri della Fotografia italiana. L’esposizione delle opere è proposta nel prestigioso Castello, ovvero il cuore della città friulana, è lì che le autorità pubbliche, (regionali e comunali) hanno permesso a Silvia Bianco, Alessandra Mauro, Roberto Koch in collaborazione con Angela Salomone Iodice, Barbara Iodice, Suleima di allestire le 140 immagini realizzate dal maestro napoletano, a partire dal 1964, sino ad arrivare al 2015. 

La spesa del biglietto (10 euro se non si possiedono i requisiti per qualche riduzione) è più che ragionevole considerando varie componenti quali, anzitutto, l’autore di tutto rispetto presentato in un percorso che sintetizza molteplici filoni della sua cinquantennale ricerca; uno spazio espositivo di assoluta bellezza e prestigio, e per finire, la cornice cittadina molto carina ed elegante che giustifica ampiamente una visita nel Friuli.

Non tutte le foto sono risultate di mio gradimento, alcune ricerche non sono in linea con la mia visione della fotografia, ciò non toglie che altri gusti, differenti da quelli di chi vi scrive, non possano essere appagati; d’altra parte capisco la scelta dei curatori che non hanno voluto ridurre una ricerca durata mezzo secolo in un unico filone, quello che magari "piace di più".

Tra le opere esposte ve ne sono alcune che riconducono all’arte contemporanea (o se preferite all’idea di arte moderna, non ho mai ben compreso la differenza tra l’una e l’altra e di ciò chiedo scusa! - rif. 1). - Così io ho inteso la foto della mano che con un taglierino incide un foglio di carta (Taglio, 1978). Il richiamo, da me non colto appieno, con le opere di Lucio Fontana mi è parso immediato. Sempre nella stessa parete c’è una mano che a grandezza naturale scrive Vera fotografia (che è poi il titolo dell’opera del 1977). Anche qui sicuramente l’autore allude ad un percorso intellettuale che chi vi scrive non può spiegare perché non l’ha colto.

Quando però l’autore posa il suo obiettivo sugli internati dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, un amante del neorealismo come il sottoscritto rimane più che soddisfatto: lo sguardo di uno dei malati colto dietro le sbarre vale da solo la trasferta, ma non meno entusiasmante è la composizione che vede protagonista un’anziana signora che si nasconde dietro un fazzoletto da naso (o che sta piegando un tovagliolo, da capire cosa cela il suo viso).

L’equilibrio delle linee e il bilanciamento dei bianchi e dei neri illustrano perché Jodice sia considerato un maestro della Fotografia e nello specifico della fotografia in bianco e nero come viene ribadito da un paio di stampe recuperate da Vedute di Napoli (1980) l’opera nr 8 (dei panni stesi) e opera nr 6 (l’interno di un palazzo dove si congono dettagli di scale).

Non mancano i dettagli relativi al “sociale” come ben riassunti dall’opera Marlboro, Napoli (1975) dove uno scugnizzo vende delle sigarette cercando di proteggersi dalla pioggia, o situazioni curiose quale Il volo dell’Angelo a San Giuliano, tratto dal lavoro Chi è devoto (1972).

Tra i lavori che ho meno apprezzato annovero La memoria indelebile dove l’autore afferma: “Negli occhi delle statue ho cercato i turbamenti dell’anima in modo tale di riportarle, dal marmo e dal bronzo, ad un esistenza vitale. Ho fotografato in loro il dolore, la gioia, l'amarezza, lo sconforto, la rabbia, la felicità. Nei loro volti ho rintracciato i segni dei sentimenti eterni che sono stati e sempre saranno e che loro sembrano custodire”. Ora, sono foto di statue antiche che io ho “scorso” nel giro di poco tempo, tuttavia il cronista (che mi reputo di essere) non può che riconoscere all'autore la genialità dell’idea: cercare nel passato i segni di un’umanità “perenne”.

Non voglio allungare oltre l’articolo, altri sono i lavori proposti dai curatori e dal fotografo che non commento, prima di chiudere però cito un’altra serie che mi è piaciuta, sicuramente meno “intellettuale” rispetto a quello poc’anzi descritta, ma gradevole alla vista: gli scatti di alcune città nel mondo, Torino (2005), Roma (1999), Venezia (2010), Parigi (1993), Montréal (2011), Boston (2001)...

Un conclusione riconosco a Mimmo Jodice la capacità di aver messo in connessione la foto tradizionale (neorealismo, foto in bianco e nero legate a principi quli composizione, equilibrio cromatico etc etc.) a ricerche sicuramente connesse all'idea di arte moderna, quelle che oggi spesso si vedono a manifestazioni quali Fotografia Europea, giusto per citarne una. Insomma Jodice è uomo della tradizione che ha aperto ed esplorato tra i primi idee "moderne". Onore anche ai curatori che questo concetto hanno saputo documentare in modo encomiabile.

Venzo, Treviso 24/09/2025

 

Nella foto di copertina Attesa, Opera nr 1 (2000) - una delle opere esposte alla mostra.

Rif. 1 https://www.qzone.it/index.php/q-arts/64-l-arte-contemporanea-istruzioni-per-l-uso-con-chiara-casarin

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