Stiamo postando parecchi articoli di esposizioni fotografiche e non che rientrano nel campo dell’Arte Contemporanea. L’argomento è molto ampio e per nulla agevole per chi decide di approcciare a queste opere da novizio. L’intervista che segue, gentilmente concessa dalla Dott.ssa. Chiara Casarin, ha come obbiettivo di far un po’ di luce in questo labirinto che sta trovando di giorno in giorno sempre più spazio, non solo a livello nazionale, ma anche a livello locale. Dottoressa Casarin, Lucio Fontana crea opere d'arte tagliando le tele su cui dovrebbe dipingere. Piero Manzoni decide di inscatolare gli scarti del suo processo digestivo (e riesce pure a venderli; un barattolo è stimato attorno ai 70.000 secondo le informazioni attinte in rete). L'uomo della strada se si trova di fronte ad un quadro di Van Gogh o alla pietà di Michelangelo capisce senza necessità di spiegarglielo di essere di fronte ad un'opera d'arte, ma se ha in mano un barattolo di Pietro Manzoni ha delle perplessità. Ci può aiutare a comprendere quando ci troviamo di fronte ad un artista (ed a un'opera d'arte) e quando no?
"La domanda che lei mi pone è, probabilmente, la più frequente nei pensieri di chi si affaccia all'arte contemporanea con la curiosità e l'innocenza del grande pubblico ma allo stesso tempo è una domanda che nel 2017 compirà cent'anni esatti. Dovremmo forse, in questo secolo, aver trovato almeno una risposta o, meglio, più risposte che messe assieme ne formino una convincente. Era il 1917 quando Marcel Duchamp propose la celebre Fontaine dando il via alla querelle che ancor oggi, anche se in ambienti non specializzati, è viva e non smette di sollevare polemiche. L'artista francese prese un comune orinatoio di quelli che si possono trovare nei negozi di forniture domestiche, lo girò sopra-sotto e lo firmò con un nome non suo: R. Mutt. Racconto questa vicenda ogni anno alla prima lezione di Arte Contemporanea per partire 'con il piede giusto'. Se continuassimo a guardare l'arte con gli occhi dell'Ottocento e cercassimo di capirla con i canoni che usavamo fino al 1917 non potremmo mai accedere a questo mondo che si chiama 'contemporaneo' in cui il pensiero ha sostituito la tecnica e il gesto dell'artista ha sostituito quella 'bellezza da vedere' che gli veniva richiesta. Per fortuna ora possiamo ammirare panorami più ampi e riflettere su temi prima mai indagati. Invito sempre i miei studenti a non limitare il concetto di arte alla bravura di un pittore ma di accoglierlo come la necessaria evoluzione di una 'filosofia per immagini".
In rete si trovano dei video di Andrea Diprè che intervista delle Mistress. Queste naturalmente raccontano le loro pratiche:, frustano gli uomini (ma anche le donne), li degradano a livello animale e qualcuna di loro arriva addirittura a castrarli. Il suo collega (lui afferma di essere un critico d'arte, ed io non posso ne smentire, ne confermare) sostiene che queste donne sanno dare emozioni forti né più né meno di come fanno i migliori dipinti e le sculture esposte nei musei. Vanno quindi considerate esse stesse opera d'arte che lui definisce “mobili". Ed ecco la mia domanda da uomo che cerca di raccapezzarsi in questo mondo: anche il Dr. Josef Mengele ad Auschwitz dava emozioni molto forti, e rispetto alle "artiste" intervistate e onorate da Diprè aveva una motivazione molto più nobile (dal suo punto di vista): gli esperimenti li poneva in essere per portare beneficio all'umanità tutta. Quali sono le sue considerazioni a riguardo?
"Andrea Diprè non è mio collega e non è un critico d'arte. E', semmai, un performer di dubbio gusto. L'emozione è solo uno dei lati del prisma di cui è composta la fruizione artistica, forse il lato più immediato e superficiale. Emozionarsi non basta: bisogna iniziare a pensare". Qual è la funzione dell'arte all'interno della società a suo avviso?
"Le do la stessa risposta che ho dato a Stefano Cagol (lui sì, grande artista) quando mi ha chiesto di rispondere alla medesima semplice domanda per il catalogo della sua partecipazione alla Biennale 2013: “Art is the most important thing in society because it’ s able to modify the way of thinking. Art is philosophy, art can move people. Society needs art because nothing else makes someone cry or laugh, think or sleep, eat or...” Ovvero: l'arte è la cosa più importante nella società perché in grado di modificare il modo di pensare. Arte è filosofia, può far muovere la gente. La società ha bisogno dell'arte perché nient'altro è in grado di far piangere, ridere, pensare, dormire, mangiare o...
Grazie per la sua disponibilità.
Ecco un breve estratto del curriculum della dott.ssa. Casarin rilevato dal web: Dal 2007 al 2009 è stata ricercatrice presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Ha svolto attività di collaborazione didattica presso l' Università Ca' Foscari ed è docente di Arte Contemporanea presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Venezia. Curatrice indipendente, ha redatto svariati articoli per riviste specializzate del settore ed ha organizzato molteplici esposizioni sia personali che collettive. La sua ultima pubblicazione è “L' autenticità nell'arte contemporanea”. Nel 2016 le viene assegnato la direzione dei Musei civici di Bassano, ed è con l’occasione che Qzone rilancia l’intervista rilasciatami nel gennaio del 2015.
Mirco Venzo, Treviso 16/07/2016
