A Davos, nel tradizionale Forum economico mondiale grazie ad un video sulla cui traduzione russo/italiano nutro ottimismo, ma non posso mettere la mano sul fuoco [rif. 1], ho potuto comprendere le preoccupazioni del leader sovietico Vladimir Putin. Il video è lungo e quindi a beneficio del lettore mi avvento in un tentativo di riassunto da me molto alterato (per esigenza di sintesi) di quanto espresso dal capo russo. Porrò tra parentesi alcune mie considerazioni. Ribadisco che il riassunto non è letterale ma concettuale, per
quanto in coscienza ho compreso.
Inizia indorando la pillola, l'uomo del Cremlino, ricordando che a livello mondiale negli ultimi quarant’anni c’è stata una crescita economica importante, anche se vi sono state delle crisi ciò non ha impedito, dicono le fonti internazionali, di raddoppiare la ricchezza mondiale. A trarne beneficio sono stati molti paesi poveri, che hanno potuto sollevarsi. La soglia dei cinque dollari e mezzo pro capite al giorno, ad esempio, era una chimera per un miliardo e cento milioni di cinesi, oggi solo trecento milioni di quegli abitanti percepiscono meno di quella cifra (quindi l’avvento del capitalismo anche in quelle aree pare essere stato benefico - ndr). Per quanto riguarda la Russia nel 1999 contavamo 60 milioni di persone che non potevano permettersi questo reddito, mentre oggi tale obiettivo è precluso solo a 5 milioni di miei connazionali. (Va ricordato che il mandato di Putin inizia proprio nel 1999, quindi i risultati economici sono attribuibili in certo senso al suo operato senza dimenticare che quest’uomo rilevò il comando del suo paese quando a livello di prestigio mondiale erano in caduta libera e quando pochi oligarchi si stavano spolpando le ricchezze legate alle materie prime in modo famelico ndr).
A fronte di tali lusinghieri risultati, riprende il sovietico, c’è però da segnalare che nei paesi più evoluti la ricchezza generata non è stata distribuita equamente a tutti i protagonisti sociali e anzi un esempio può essere quello degli Stati Uniti: nel 2000 i poveri erano tre milioni e seicentomila, nel 2016 risultano essere cinque milioni e seicentomila (quasi raddoppiati, poco meno, e infatti chi nella campagna elettorale si impegnò a dare loro lavoro, Donald Trump, ha vinto le elezioni nel 2017. Ho accennato a queste motivazioni dando ragione a Michael Moore in un mio articolo del novembre 2016 [rif. 3] ndr)
Il punto è che questa ricchezza non è stata spalmata alla massa delle persone per concentrarsi nelle tasche del 1% della popolazione più ricca, che è diventata molto più benestante, mentre chi tale ricchezza ha generato, dagli anni ottanta, si sta sempre parlando dei paesi evoluti, vede i redditi familiari stagnare. Senza contare che la disoccupazione giovanile, anche per coloro che hanno studiato, è a livelli preoccupanti. Questo è un problema perché accentua la spaccatura dentro le società! A livello globale a trarne beneficio sono state soprattutto le imprese multinazionali. La gente ha ovunque bisogno di lavorare e di ricevere dei salari adeguati, ha bisogno di pensioni, di poter istruire i propri figli, di un sistema di trasporti efficiente... (insomma, Putin ha ripercorso molti dei punti cardine della costituzione italiana ndr).
Cos’è successo? Negli anni ottanta si è deciso di seguire il Washington consensus [rif. 4] e questo ha favorito questa situazione che a mio parere è molto allarmante. Lo stato deve tornare ad occuparsi di economia e serve un intervento delle banche centrali (Toh!!, quelle che noi italiani da quando siamo in Europa non possiamo più permetterci: siamo privi di una banca centrale e le politiche imposte dall’Europa sono orientate al pareggio di bilancio, come indicato dal già citato consenso di Washington. ndr). C’è bisogno che le organizzazioni internazionali si attivino per eliminare il gap tra i paesi ricchi e quelli poveri e le differenze dentro i confini dei vari paesi pure devono essere livellate, altrimenti si andranno ad accentuare le conflittualità sociali e le rivalità nazionali saranno destinate a crescere. Io sono assai preoccupato di tutto ciò, anche perché le discrepanze tra molti paesi ricchi e altri poveri favoriscono le migrazioni che contribuiscono a creare ulteriori tensioni sociali oltre a quelle di cui ho già accennato.
Ogni abitante deve poter vivere dignitosamente altrimenti si rischia di riproporre quanto accaduto negli anni trenta del secolo scorso, delle similitudini io le ravvedo e mi allarmano parecchio. La globalizzazione ha accelerato lo sviluppo tecnologico, favorito anche dalla pandemia, ma questo se non è ben gestito andrà a creare ulteriore disoccupazione e ulteriore disparità di reddito tra la gente, implementando i rischi di tensioni che poi diventano difficilmente gestibili. La crescita dell’ High Tech ha poi, proprio negli Stati Uniti palesato che tipo di problemi possono verificarsi. Segnatamente il controllo dei media da parte dei privati (Pare a me chiaro il riferimento ai post censurati da Twitter ndr) e più in generale le dimensioni che alcune aziende tali da essere più importanti di interi stati. Il leader russo ha poi parlato dell’importanza delle organizzazioni internazionali che per lui rimangono lo strumento chiave per risolvere questi scogli, a condizione che sappiano riammodernarsi e inizino ad incidere in modo significativo nella realtà non ultimo sul tema del clima e della preservazione dell’ambiente. Ha poi evidenziato come la Russia debba essere considerata parte dell’Europa, per affinità culturale e storia e non si capacita delle difficoltà che in tal senso vi sono tra le due entità (ricordo che c’è l’embargo commerciale a dividere due mondi così vicini geograficamente, embargo che tra l’altro penalizza molto l’economia italiana ndr).
Non ho compreso il significato del suo intervento circa le questioni militari e le relazioni tra Russia e Turchia, accennate nel video ma che proprio perché non ho capito non ho inserito nel mio riassunto. Segnalo tale dato perchè ho il sospetto la questione non sia trascurabile. Valuti il lettore se l’intervento è improprio. Personalmente ritengo che il leader russo abbia criticato in modo quanto mai ragionevole, basandosi su dati oggettivi, la globalizzazione e stia sollevando perplessità che anch’io condivido. I valori di equità, di lavoro quale pilastro per la crescita personale e di come l’iniziativa privata sia importante solo se persegue fini sociali sono alla base della nostra carta costituzionale; è paradossale che a Davos siano ripresi da un ex KGB e non da rappresentanti italiani o europei. Anzi, voglio qui espletare il mio compito di blogger critico raccogliendo le osservazioni di Diego Fusaro che marca come sia dipinto Vladimir Putin dai media principali anche in relazione del caso Alexei Navalny. [rif. 5]
Il quotidiano torinese de la Stampa (2 gennaio del 2012) presentava il blogger russo come uno xenofobo che si ispirava a modelli di estrema destra, mentre recentemente sempre la stessa testata torinese lo dipingeva quale un novello Nelson Mandela. Come mai questo girotondo? Nella stessa fonte (video di Byoblu) il giornalista Michele Crudelini ci spiega che l’attivista russo oggi dipinto come un liberatore sia sempre stato estremamente contrario agli stranieri, con particolare accanimento contro quelli di cultura islamica. Ecco una veloce trascrizione estrapolata da un video di questo “novello Mandela” che ben spiega al lettore che tipo di ideologia lo ispiri e che idee vada a proporre. "-Salve a tutti. Oggi parliamo della lotta contro gli insetti. Nessuna casa è al sicuro contro gli scarafaggi. Un insetto può introdursi attraverso una finestra aperta e tutti conosciamo la cura: contro le zanzare uno schiacciamosche e contro gli scarafaggi una pantofola. Se però le zanzare sono troppo aggressive e gli scarafaggi sono troppo grandi che fare? In questo caso raccomando una pistola!" -
Il buon Alexei Navalny pare essere sempre stato coerente con un’ideologia molto vicina ai principi nazisti e Byoblu evidenzia come Zingaretti del PD dimostri scarsa conoscenza di questa sua storia giacché si attiva per chiedere il rilascio del attivista politico visto come persona perseguitata quando, al contrario, è lui che vorrebbe “schiacciare” gli islamici equiparati a degli insetti. Fusaro (sempre lui) sottolinea come se ad essere incriminato e perseguitato è un certo Julian Assange la stampa mainstream e il Pd dimostrano poco interesse (a proposito, a me risulta che anche Edward Snowden, altro informatore perseguitato per le notizie da lui rese pubbliche - [rif. 6] sia protetto da Putin dentro i confini russi) mentre sono pronti a spendersi e a sollevare il caso se il “perseguitato” è un avversario del nemico, nel nostro caso Vladimir Putin. E’ sorprendente come gli eredi di PCI e PSI siano contrari a chi difende la multiculturalità e cerchi di tutelare la non omologazione (altri punti toccati da Putin nella relazione di Davos) segnalando come problematico il crescente divario economico tra le varie nazioni e all’interno della stessa nazione.
Rimane un rilievo statistico citato dal leader sovietico, la riduzione dei poveri nel suo paese che se confermato va esattamente in senso contrario a quanto avvenuto nel nostro di paese, dove il “più Europa”, tanto caro al PD non deve mai essere messo in discussione. Anche i risultati ottenuti da Donald Trump, dimezzati i disoccupati sia neri che bianchi rispetto alle gestione Obama antecedente all’avvento del Covid [rif. 7] hanno infastidito il nostro mainstream tanto che mi sorge spontanea una constatazione: chi favorisce il lavoro e preserva le peculiarità nazionali ponendosi contro la globalizzazione è stigmatizzato senza indugio dai principali media italiani, mentre chi di dimostra favorevole alla società aperta e alla globalizzazione è osannato, a prescindere!
Mirco Venzo, Treviso 03/02/2021
Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=ACA7k58aazs
Rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Putin
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-v...
Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-v...
Rif. 5 https://www.youtube.com/watch?v=6LOCILYRSaE
Rif. 6 https://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Snowden
Rif. 7 https://www.agi.it/economia/trump_occupazione_lavoro-5783484/news/2019-07-06/