Il 3 novembre si sono svolte le elezioni nella nazione che si erge come modello di democrazia. Ad oggi che scrivo, il 13 novembre (alle prime ore dell’alba italiana, sto facendo la notte) non è ancora ufficializzato chi andrà a governare il paese che più di ogni altro influenza le cose planetarie. Non mi interessa dire la mia su Joe Biden o Donald Trump. Il primo proprio non lo conosco, ma le previsioni ci dicono che faremo a tempo ad approfondire le sue capacità; il secondo non l’ho seguito, anche se molto ne ho sentito parlare. Ne ho tanto sentito parlare ma a farlo, spesso con sfumature negative, furono proprio coloro che mi proponevano (e mi propongono a tutt'oggi) gli Stati Uniti d’America come esempio da seguire.
Nella mia pochezza trovo quantomeno strano che il paese più tecnologico al mondo, quello che ha le reti social più frequentate, i droni che sanno se sei a casa o dall’amante, le bombe intelligenti e via discorrendo, non sappia ancora chi tra i due contendenti, ripeto, due non sette, (che già non stanno sulle dita di una mano), dicevo, chi tra due contendenti sia colui che ha vinto la contesa elettorale. Così come trovo strano che chi mi propone il modello americano come modello da seguire mi continui a presentare Trump come un "fuori di testa", una scheggia impazzita, una persona che "meno male ora non governa più..." Ma come? Mi imponi un modello di democrazia e poi critichi con una simile ferocia il frutto che quell'albero produce? Qualcosa non mi torna.
A mio umile parere è ora che la si smetta di seguire questo modello democratico impregnato sul bipartitismo e si torni a vestire i nostri panni, visto che quelli della bandiera stelle e strisce sono decisamente discutibili. Questa visione dove il bene a un colore ed il male ne ha un altro a me, che sono fotografo piace proprio per nulla. Fin anche nelle foto in bianco e nero si sa che a determinare un'immagine di qualità sono le sfumature di grigio, non parliamo poi di chi scatta a colori; traduco: sintetizzare le idee e le istanze di un paese contraponendo due soli opzioni pare a me estremamente riduttivo, senza contare poi che spesso su molti temi democratici e repubblicani agiscono nella stessa maniera. Forse è bene prendere le distanze dalle campagne di pace e democrazia che gli U.S.A. impongono al mondo. Circa la parola democrazia queste elezioni stanno dicendo molto, ma non va dimenticato che un regista quale Michael Francis Moore nella sua pellicola Fahrenheit 9/11 aveva già avanzato pubblicamente parecchie perplessità sul significato di democrazia, avanzando ombre sugli esiti elettorali del 2000 quando a governare il mondo fu Geoge W. Bush. Insomma, per chi va ogni tanto al cinema questo caos elettorale non è una novità assoluta. Quanto poi alla pace portata con le bombe scaricate sui civili e relativi danni collaterali narrati da Julian Assange (rif. 1-2), val la pena stendere un velo pietoso.
Ed allora torniamo a vedere il mondo con le nostre lenti, lasciando perdere gli occhiali americani o peggio quelli della EU, e rivalutiamo anche, è una proposta questa, la nostra vecchia legge elettorale, quella che ci permise di essere tra i paesi più progrediti al mondo. Allora l'elettore aveva scelta e il mondo non era rappresentato da chi era rosso e chi era bianco. E' vero che chi ci governò lo fece ininterrottamente per quarant’anni, ma va ricordato che dentro quel partito do potere, la DC, non mancava il dibattito e v’erano svariate posizioni e correnti. Posizioni che influenzarono, e molto, le scelte di chi ci governava. L’abbondante numero di partiti alternativi esterni alla Democrazia Cristiana impediva a chi gestiva le leve del potere di penalizzare troppo l’elettorato che poteva sempre assegnare ad altri il suo voto. Nei simboli di quelle antiche schede elettorali v'erano proposte realmente alternative, ed era l'elettorato a decidere chi doveva sedere in parlamento, non come oggi che che la scelta si è ridotta a due, tre unità, le decisioni che contano sono sovrapponibili e in parlamento c'è chi dalla piazza viene aspramente criticato e consensi non ne ha quasi nessuno. Non deve stupire per tanto se si verifano le seguenti incongruenze: Cresce la voglia di chiudere le frontiere? E il numero di extracomunitari seguita ad aumentare.
C’è voglia di più assistenza medica? Ed il numero di posti letto viene tagliano da lustri a questa parte. Ci si lamenta delle bollette troppo care? E la parola che ancora scorre nei palazzi della politica è “Privatizzazione”. Sarò un bastian contrario, ma quando eravamo l’itaglietta con la liretta, stavamo meglio, con le nostre elezioni anticipate che si dovevano fare quando sorgeva un nuovo serio problema politico. I nostri rappresentanti avevano dei dubbi? Chiedevano all'elettorato come comportarsi, giusto l’esatto contrario di quanto avviene oggi dove, a fronte di una oggettiva difficoltà, ci si muove con DPCM che escludono il parlamento dalle scelte e ci si rivolge a Task Force di nominati (rif. 3), senza che l’elettore possa obbiettare alcunché. (Rif. 4)
Mirco Venzo, Treviso 13/11/2020 #qzone.it
Rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/6...
Rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=CDRit3EJHX4&t=107s
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Rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/6...