L’8 Febbraio 2017 presso la Camera dei Deputati è stato organizzato il convegno a titolo Globalismo e sovranità, presenti svariati relatori (si possono trovare tutti gli interventi postati dal Centro Macchiavelli in rete su You Tube, ecco il primo - rif. 1) Particolarmente interessante, a mio avviso, è risultato l’intervento del Prof. Alberto Bagnai, (rif. 2) oggi senatore della Lega, ma allora libero pensatore e chiunque, partiti inclusi, poteva accogliere le sue argomentazioni. Il docente di economia ricorda a tutti come la sua disciplina studi le economie di scala. (rif. 3)
Vado a presentare al lettore il tema con degli esempi inventati. Definizione veloce: le economie di scala si verificano quando raddoppiando, triplicando o quadruplicando i fattori produttivi possiamo avere una modifica del costo unitario inferiore al doppio, al triplo o al quadruplo. Immaginiamo una nave di 25 tonnellate che porti una certa quantità di merce, poniamo magliette sportive. Se dividiamo il costo del trasporto su ogni singolo pezzo avremo che la maglietta al porto d’arrivo avrà un costo unitario determinato e dal costo di produzione, quello di ogni singolo pezzo al momento dell’imbarco, cui si aggiunge il costo di trasporto che è strettamente correlato alla quantità imbarcata. La maglietta, nel nostro esempio prodotta in Cina, costa per ipotesi, un centesimo di euro. Li pagano poco sia i produttori di cotone, sia chi lavora nelle piantagioni, per non parlare degli operai del maglificio.
Risultato finale in Cina una maglietta si produce ad un costo irrisorio, al contrario del costo europeo. Vi è pero il tema del trasporto. Chiaro che se si trasporta una singola maglietta, usando una nave di 25 tonnellate, che deve pagare il costo del combustibile, che deve pagare le 50 persone che si occupano della sua movimentazione etc etc, la singola maglietta costa una cifra improponibile. Se però io uso tutta la nave per trasportare solo magliette, il costo del trasporto cambia ed io avrò un costo della maglietta, al porto europeo, che sarà formato dal centesimo di euro che pago al produttore cinese cui aggiungo (è un ipotesi) due centesi determinati dalla spesa di trasporto. Tutte le magliette arrivate al porto si caricano di una quota parte della spesa per trasportarle, nel nostro esempio l’importo è di due centesimi, questa cifra include voci quali noleggio della nave, combustibile per muoverla, salario dei 50 personaggi che la movimentano, spesa di assicurazione…).
Riesco a contenere a due centesimi il costo di trasporto per ogni singola maglietta grazie al grande numero di magliette che riesco a caricare in una nave di 25 tonnellate. Già da questo primo approccio logico il lettore comprende che la quantità delle magliette imbarcate, pur senza numeri reali, modifica il costo di ogni singolo capo. La domanda che chiarisce il concetto di economia di scala però è un'altra: che accade al costo della mia singola maglietta se io anziché una nave da 25 tonnellate utilizzo per il trasporto una nave da 50 tonnellate o meglio una da 100? Le dimensioni dell’imbarcazione, nella nostra ipotesi mantengono le proporzioni sulle quantità, per tanto la nave da 50 tonnellate trasporta esattamente il doppio di magliette di quella da 25, che a sua volta trasporta esattamente un quarto rispetto alla nave da 100 tonnellate. Ma il costo rimarrà lo stesso non ostante questa semplificazione? La risposta è no! Perché?
Perché una nave da 50 tonnellate non necessità del doppio di persone per attraversare l’oceano, il cuoco che cucina per 50 persone può cucinare anche per 60. Il capitano che costa molto, comanda sia una nave da 25 tonnellate che una da 50 allo stesso stipendio e non vorrà grandi alterazioni di stipendio per comandare una da 100 tonnellate. Il gasolio che muove 25 tonnellate non dev’essere raddoppiato per muovere una nave dalla capienza doppia, il costo di assicurazione non verrà raddoppiato, il pedaggio del porto poi rimane pressoché lo stesso a prescindere dalla dimensione della nave, cambierà, ma non in proporzione alle dimensioni, e via di questo passo.
Sintesi: il costo di trasporto di una nave da 50 tonnellate non è doppio di una da 25, e il costo di una nave da 100 tonnellate non è il doppio di una da 50, sono inferiori. Questi costi inferiori, suddivisi per ogni singola maglietta creeranno le economie di scala cui si riferisce il Prof. Bagnai. E’ un processo che il lettore conosce bene. Gli ipermercati che stanno imperversando nelle nostre città applicano pari pari lo stesso principio. Aumentando i metri quadri di negozio, non raddoppio i costi dei singoli prodotti, ma li abbatto, mettendo fuori gioco il piccolo negoziante che non ha questa facoltà. E però, e qui c’è lo spunto originale di Bagnai, sia l’ipermercato che le navi del nostro esempio hanno un problema. Le aumentate quantità di beni portate dalla nave di 25, 50, 100 tonnellate, piuttosto che le merci dell’ipermercato, devono essere assorbite da mercato.
Se il mercato non le assorbe, salta tutto il processo sopra descritto: io imprenditore non ho motivo di speculare sulla riduzione di costi perché la mia merce rimane invenduta, pur costando meno rispetto ad altra presente nel mercato. Perché il mercante internazionale possa sfruttare questi vantaggi ha bisogno che tutti i compratori abbiamo gusti simili, meglio, abbiano gusti uguali. Il mercato globale, quello che favorisce le produzioni che arrivano dall’estero sfruttando proprio le economie di scala, ha bisogno di un mercato, quello europeo nel nostro esempio, dove gli acquisitori abbiano gli stessi gusti. La merce invenduta è un costo suppletivo che annulla o peggio peggiora le economie ottenute grazie al processo sopra descritto.
Questo, sostiene Bagnai, spiega perché è in atto un processo di standardizzazione dei gusti, che passa per la manipolazione delle menti dei singoli cittadini europei per non dire mondiali. Si capisce ad esempio anche perché si stanno togliendo le barriere nazionali che, in qualche modo, difendono le differenze, e si stia favorendo la mescolanza tra i popoli…
Chi va in un palazzetto a vedere una partita di Basket, o di Volley, al nord Italia come in Meridione, o in Francia piuttosto che in Spagna, potrà godere della partita sgranocchiando pop corn e bevendo una birra che è più o meno la stessa ovunque (sono tre o quattro le birre che vanno per la maggiore). L’abbigliamento che verrà indossato da questi tifosi facilmente sarà un blue jeans, più o meno uguale sia che si tratti di uomo, sia che si tratti di donna, e vale tanto per un tifoso è anziano, quanto per uno giovane. E' una maglietta che cambia di colore a seconda della squadra tifata, che avrà la serigrafia del nome di un atleta piuttosto che dell’altro… spesso, anche in questo caso, la differenza sarà minima: Cristiano Ronaldo, Messi o e se si tratta di Basket Michael Jordan da soli la faranno da padroni…
Ecco che un problema economico, ci fa comprendere Bagnai, spiega perché si sta plasmando questa figura di uomo anfibio, animale che sta con la stessa disinvoltura sia in acqua che in terra, ma che non è ne pesce, ne mammifero. Stanno sparendo non solo le prerogative locali, nazionali, ma anche quelle di genere. Essere sposati o meno, essere maschi o femmina, anziani o giovani, eterosessuali o omosessuali, diventa giorno dopo giorno sempre più irrilevante. Il mondo islamico crea qualche attrito perchè in alcune aree la questione del velo disturba, ma abbiate fede che prima o poi anche questo problema verrà risolto dai "globalizzatori", l'islam forse non casualmente, è sotto l'occhio del ciclone e se molti stanno arrivando qui da noi, abbiate fede che prima o poi al posto del velo la ragazza di turno indosserà l'imancabile capellino da baseball dei New York Yankees (rif. 4)
Siamo tutti più o meno uguali, ed essendo tutti più o meno uguali tutti possiamo mettere la maglietta di Messi, con un paio di jeans, magari anche strappati, così se la qualità dello stabilimento orientale è scadente, nessuno nota la differenza. Ora, m’impadronisco dello spunto di Bagnai che faccio mio (scusandomi con l’autore originale); a noi italiani può star bene un simile processo? Siamo quelli che il salame a Treviso lo fanno in un modo, a Gorizia in un altro e a Modena già non si trova più perché ti propongono la mortadella. Non solo, a Modena si beve il lambrusco, a Treviso il Prosecco e a Gorizia il bianco fermo. L’Italia (ma il discorso vale per tutte le aree europee) ha le sue eccellenze nelle diversità, e dalla diversità c’è la qualità.
Oggi negli stadi di Gorizia, Treviso, Modena, (o di Amburgo) bevi una birra più o meno simile, (in un disgustoso bicchiere di plastica, permettetemi di precisarlo) e ti mangi un panino con il “solito” wurstel con la senape, il ketchup o la maionese, correttivi proposti giusto per darti l’idea di varietà, che non hai! Vuoi mettere la differenza di gusto che c’è nel salame trevigiano, in quello goriziano, per non parlare della mortadella di Modena? Cose totalmente diverse (che per altro giustificano la trasferta nelle differenti città, a prescindere dallo spettacolo sportivo).
Spostandoci di settore, la tanto decantata moda italiana trae le sue origini nella capacità di adattare i capi ai differenti climi, e se a Napoli v’era l’eccellenza delle camice mentre nei paesi della pianura padana v’erano la migliori produzioni dei capi in lana, una ragione c’era… La globalizzazione non sta solo penalizzando i nostri imprenditori che spesso sono a capo di piccole imprese, uccidendole (siano essi negozietti alimentari, soppiantati ovunque dai mega centro commerciali piuttosto che le officine meccaniche che sono state spostate in Romania quando va bene, ma che presto anche quelle verranno sostituite dalle produzioni “Made in Cina o in India”).
Sta anche falcidiando, senza pietà, milioni di lavoratori che tornano alla disoccupazione, per non dire alla fame (preciso non solo italiani, anche gli altri europei vivono la stessa crisi) perché grazie alla standardizzazione dei gusti si può sempre andare a produrre in Cina e riempire navi sempre più grandi che alcuni, pochi, grandi distributori possono permettersi di muovere. Non sarà un problema poi smerciare le magliette ed i pantaloni “standard” ai cittadini europei che vestono pressoché nello stesso modo da Amsterdam alla Grecia. Il profitto di questi pochi grandi importatori va a discapito della massa di cittadini europei che rimangano senza lavoro. Corollario non proprio insignificante oltre a ciò si stanno pian piano modificando pure i riferimenti culturali, partendo dal più difficile, in apparenza, la lingua d’origine!
Oggi chi non sa l’inglese, la lingua della globalizzazione, è tagliato fuori e molti dialoghi non li comprende. Nello sport c’è il Fair play, mentre in economia e in politica viviamo la Spending review sperando di non venire soffocati dallo Spread. Che cosa ho detto? Avete capito voi che mi leggete di che cosa sto parlando? E mentre tutto ciò accadde ci stanno togliendo anche il gusto d’invecchiare, tutti devono essere “giovani e pimpanti” e fare palestra, non ci sono più le diverse età, che si connotavano anche da un diverso modo di vestirsi. Anche l'età, bene o male dev'essere livellata, annientata. Siamo tutti uguali, tanto i giovani quanto i vecchi in questa società globalizzata. E così sia che tu ti trovi di fronte ad un giovane, sia che tu ti trovi di fronte ad un vecchio, anche la lingua parlata si sta modificando, gli dai del “tu”.
A Renzi, indimenticato Primo Ministro globalizzatore, potevi tranquillamente dargli del tu, mica si offendeva... anzi. Basta con il “lei” che bene o male rappresenta una barriera… suvvia, siamo tutti uguali, datori di lavoro o dipendenti, giovani o vecchi… Ricordo con nostalgia i tempi in cui i giovani vestivano sgargiante, (io amavo il giallo) gli adulti colori pacati e gli anziani spesso vestivano colori smorti o il nero. Tinte diverse per età della vita diverse. Oggi non ci sono più differenti fasi sessuali e azzardo, differenti sessi. Siamo tutti uguali sia che si sia etero, sia che si sia omosessuali, sia che si sia maschi sia che si sia femmina, sia che si sia anziani sia che no… il modo per mettere al mondo un bimbo lo si trova sempre, giustificato da un modo di pensare che viene ogni giorno sempre più approvato… Ha ragione Bagnai, stiamo diventando proprio come degli anfibi, che si spostano da un habitat all’altro.
Ed a conferma di ciò ecco che appare normale che i nostri figli vadano a cercare fortuna all’estero, mentre, è altrettanto normale, che gli stranieri vengono a cercar fortuna qui, lontano da casa loro, dalle loro radici e dalla loro cultura. Cosi facendo ognuno perde i propri riferimenti e le proprie prerogative, risultato si sta agevolando l’opera di omologazione mentale che è utile a chi necessita, per le ragioni economiche sopra illustrate, che il bastimento pagato da oltre oceano venga assorbito tutto dal mercato: e che diamine, ne va del suo profitto! Economia, cultura, politica… spero che il presente articolo sia riuscito a spiegare al lettore come le cose siano interconnesse e come l’una sia causa ed effetto per l’altra.
Forse non ho spiegato perché la politica c’entra in questo processo, ma lo farò in poche battute. Senza il progetto europeo che ha tolto le barriere nazionali, progetto che, lo ricordo è un’iniziativa politica, questo prolificarsi di “soggetti anfibi”, sarebbe stato ostacolato. In un mercato dove ci fossero delle barriere doganali e dove i gusti fossero rimasti differenti, le nostre fantomatiche navi, non partirebbero proprio.
Mirco Venzo, Treviso 19/09/2018 #qzone
Foto da me scattata al Gay Pride di Venezia il 28/06/2014
rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=eeiC0oSBIm8&index=2&list=PLzRbHVuzvkT60kccIv8Avj5HtAYonCf9O&t=0s
rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=UiJhZ8rPWJs&t=224s
rif. 3 https://it.wikipedia.org/wiki/Economie_di_scala
rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-travels/26-travel-venzo/39-agadir-le-donne-e-la-faglia