Alcune vecchie conoscenze han chiesto di incontrarmi, avevano un regalo da consegnare. “A che pro questo omaggio da chi non vedo da decenni?” Inizia così questa riflessione che racconta un pezzo della storia del nostro paese. Il mistero inizia quarant’anni fa, quando nel piccolo comune dove all’epoca vivevo, Ponzano Veneto, accettai l’invito di amici per fondare un club socio culturale, ricreativo: El Larin. Chi non è veneto non ha idea di cosa significhi il nome, ed allora spazio alla rete che lo definisce così: “El Larin (o semplicemente Larin) nel
contesto delle montagne italiane (soprattutto Belluno), si riferisce al focolare domestico, cuore della casa e simbolo di calore e convivialità, derivato dal latino Lar (casa, fuoco, divinità protettrici)”. La definizione non lascia spazio a dubbi: lo scopo del nostro club era creare un luogo di incontro dove discutere di cose serie, di programmi da realizzare, ma anche, perché no? Dove ci si trovava per incontrare volti amici e trascorrere del tempo assieme, chiacchierando di banalità, trascorrendo delle ore serene in compagnia. In sintesi, El Larin è (ed è stato) un luogo d’incontro dove, a differenza degli attuali “social”, ci si incontrava fisicamente.
Non solo, noi si voleva anche essere una cellula attiva nel tessuto collettivo del nostro comune, un gruppo che creava proposte, che realizzasse eventi a fianco (o in alternativa) delle istituzioni comunali e parrocchiali, pure molto attive nella comunità del luogo. Non era un'istituzione legata alla Chiesa, che all’epoca poteva solo essere quella Cattolica, e non era un'istituzione politica. Osservando la società attuale aggiungerei che non era una ONG, ovvero un'istituzione che nasce finanziata da privati per portare avanti gli obiettivi di chi mette la grana, se non peggio, organizzazioni che si fingono private, per portare avanti diktat istituzionali poco trasparenti, come sostiene Thomas Fazi riferendosi ai copiosi finanziamenti che l'UE riconosce a taluni, se costoro ripetono a pappagallo alcuni mantra ben precisi. (rif. 1)
Le affermazioni di Thomas Fazi sono di buona gravità perché sono il ribaltamento dei principi democratici, non è dal popolo che arrivavo le istanze che i vertici politici dovranno poi trasformare in fatti, recuperando risorse finanziarie, tecniche e personali, per centrare questi obiettivi, ma è l’esatto contrario! Molte ONG sono “luoghi” dove dal vertice arrivano "desiderata" da diffondere alla base, al popolo, per legittimare azioni già in precedenza stabilite da chi ha il potere. Sono queste politiche prese senza che apparissero in nessun programma elettorale, e quindi decisioni prese senza legittimità democratica. Ecco, con mia sorpresa scopro che El Larin era, e credo sia tutt'ora, un esempio concreto di democrazia, un luogo dove dei cittadini liberamente contribuivano al benessere comune, senza secondi scopi, solo per sentirsi "cellule attive" dentro un tessuto sociale che per loro (per noi, quando ero attivita nel club) erano importanti.
Le foto e i documenti esposti nella Casa dei mezzadri, a Ponzano Veneto, attestano che dopo quarant’anni c'è ancora chi ancora porta avanti quei vecchi valori. All’epoca personalità di alto spessore e grande carisma, penso a Walter Luchetta, a Wilmer Mareschi, a Claudia Anoja, (e mi fermo con l'elenco per non annoiare il lettore, ma la lista sarebbe molto più lunga), dedicarono tempo ed energie per la comunità. Voglio dire: per incidere nel tessuto sociale ci vuole gente capace, che abbia idee, capacità di progettazione e realizzazione; non è un operazione fattibile per tutti! Ci vuole spirito di sacrificio! Valuti il lettore se queste caratteristiche sono ancora "merce" facilmente recuperabili oggigiorno, all'epoca noi di Ponzano non eravamo mosche bianche, ma una delle molte realtà che si adoperavano nel territorio. La constatazione è che dopo quarant’anni c'è ancora chi, come Pietro Zago, o Gianfranco Doimo, ha del tempo da dedicarmi e si adopera per farmi godere di vecchi documenti, per riportarmi indietro con la memoria, e per attestare, in definitiva, che nel gruppo lo spirito originario è ancora vivo.
Nell’epoca del liberismo economico, dove ogni individuo è visto come un agente che si muove nel mercato per centrare il suo egoistico interesse, nell’era dove si deve favorire la concorrenza e la competizione, (che sono i valori imposti dall’Unione Europea - rif. 2 - 3) questi vecchi amici mi riportano al tempo in cui ogni cittadino, anche chi era molto giovane, come lo eravamo noi, agiva non per raggiungere un benessere individuale, ma per generare pubblica utilità, come poteva essere la creazione di un corso di pronto soccorso (gratuito), una gita in una qualche località del nostro bel Veneto, o un concorso fotografico finalizzato a promuovere e implementare la conoscenza della fotografia tra i concittadini.
Nell’era dell’individualismo più sfrenato, dove tutto viene calato dall’alto, rivedere un gruppo che si trova per creare dalla base attività senza scopo di lucro, senza obiettivi occulti, per mero senso di appartenenza ad una collettività, mi ha sorpreso e addirittura commosso.
Con i presenti si discuteva di come il gruppo abbia saputo evolversi in mezzo ai mutamenti tecnologici, e se le prime iniziative venivano promosse, presentate a pubblicizzate con manifesti cartacei scritti a mano, /di cui ci sono ancora i reperti) le ultime iniziative sono destinate ad essere prive di "testimonianza originaria"; la promozione avviene mezzo la rete, tramite post o surrogati simili. Non si è detto, ed ecco il perchè di questo mio aritcolo, che dopo quattro lustri di impetuosi cambiamenti non solo tecnologici, ma soprattutto relativi al "senso del sociale", a Ponzano Veneto c'è ancora che si sacrifica per la comunità, tenendo vive a suo modo le parole indimenticabili parole che Piero Calamandrei pronunciò agli studenti milanesi nel 1955 (rif. 4).
Mirco Venzo, Treviso 13/12/2025 #qzone.it
A corredo dell’articolo la locandina di una delle prime iniziative. Come il lettore potrà vedere è scritta a mano e a dire il vero le 4 o 5 copie posizionate negli angoli strategici del comune non necessitavano di una tipografia; era soprattutto il passaparola a riempire la corriera o, nel caso indicato, la barca.
rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=G-2BCbXsagU&t=17s
rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=34gpdx5qg6c
rif. 3 https://www.qzone.it/index.php/36-q-economy/1080-liberismo-neoliberismo-e-ordoliberismo-differenze
rif. 4 https://www.avvocatomichelebonetti.it/notizie/discorso-agli-studenti-milanesi-di-piero-calamandrei-1955