Cerca

20250304 VM chiedo scusaInizio chiedendo venia al lettore di questo articolo, ma proprio non lo ricordo. Quand’ero studente mi capitò di leggere una pagina che sosteneva un'interessante tesi sul perché l’Unione Sovietica era crollata; ed è per questo che chiedo scusa, non ricordo nè l’autore, nè il testo su cui avevo attinto all’informazione che vado ora a riproporre. Quelle righe sostenevano che la ragione principale era dettata dal fatto che gran parte delle risorse produttive del paese erano giocoforza indirizzate verso l’industria bellica. 

Ecco quindi che un’economia neppure troppo negativa, ricordiamo che l'economia dell'Unione Sovietica è stata la seconda economia più grande del mondo per PIL nominale e a parità di potere d'acquisto per gran parte della Guerra fredda mentre la disoccupazione (che non era riconosciuta dal governo) gli analisti occidentali la stimarono ad un tasso di circa il 2% negli anni ottanta. L'eliminazione della disoccupazione era stata annunciata nel 1930 dopo un rapido processo di industrializzazione e collettivizzazione.(rif. 1)

Avevo riassunto nella mia testa la questione come segue: lo sforzo indirizzato dalla dirigenza sovietica verso la ricerca spaziale e verso un esercito all’altezza dell'antagonista americano, più efficiente in termini produttivi, era stato pagato dal popolo. La massa aveva meno beni (e di minor qualità) perché molte risorse erano assorbite dall’industria bellica, quella che ha permesso ancor oggi alla Russia di imporre la sua forza nei confronti della povera Ucraina. A conferma di questa teoria queste pagine facevano notare che nel dopo guerra tre economie si erano alzate con particolare vigore, quella tedesca, quella giapponese e quella italiana; ad accomunare questi paesi v'era il fatto che non potevano investire in spese militari. Le risorse destinate alle spese militari sono tolte al benessere dei cittadini, è un concetto semplice da comprendere.

Apro una parentesi per non venir tacciato di stupidità da parte del lettore: è chiaro che molti armamenti russi sono stati recentemente adeguati alle esigenze della modernità, ma le seimila testate nucleari in dotazione all’armata rossa, i sommergibili atomici, il numero di carri armati, seppur obsoleti, e l’aviazione "competitiva" erano già punti di partenza importanti ereditati dal vecchio regime russo. Insomma, gli sforzi e le privazioni compiuti per anni dal popolo sovietico hanno lasciato un capitale militare ancor oggi invidiabile, tale da rendere l'esercito di Putin il secondo più insidioso al mondo.

Oltre a ciò va detto che la ricerca per migliorare l’arsenale in dotazione partiva già da conoscenze di tutto rispetto. Per quanto ne so solo gli U.S.A. possono vantare una posizione migliore e, a livello mondiale, solo la Cina può permettersi di sedersi a questo tavolo per giocare a questo gioco. Ma veniamo a noi, questa notizia, di per sé insignificante, acquisisce importanza oggi che l’Unione Europea parla di aumentare la quota da investire in armamenti. 

Iniettare risorse per aumentare la propria capacità bellica significa, come fu per l’Unione Sovietica (ma lo fu, sia chiaro, anche per il popolo americano) un modo per impoverire la propria popolazione. 

Le risorse deviate verso l’industria militare sono risorse tolte al benessere generale, si costruiscono caserme e si producono fucili, carri armati e bombe trascurando la costruzione di ospedali e la formazione di infermieri che possono occuparsi dei nostri anziani, o più precisamente, di noi quando saremo vecchi. Con una doverosa precisazione: mentre è certo che la popolazione europea è destinata a diventare più bisognosa di attenzioni perché sta invecchiando, non è certo che un miglior esercito sia necessario; gli infermieri che devono cambiare il catetere sono necessità sicura, i militari che perlustrano i confini è tutto da discutere se sono altrettanto necessari. 

Chi vi scrive non vede in Putin un reale pericolo per la sua sicurezza, anche perchè è vero l’esatto contrario, è l’Unione Europea che ha destinato armi e risorse per armare l’Ucraina che rafforzata dal nostro sostegno, si è infilata in un conflitto che oggi pare terminato come si sapeva sarebbe terminato. Il Professor Orsini si è tentato di zittire in tutti i modi, ma quel che prevedeva oggi pare essere evidente a tutti: il secondo esercito più forte al mondo, quello russo, ha avuto la meglio sul pur fiero e ben addestrato esercito ucraino. 

Inutile nasconderlo, Volodymyr Zelens'kyj a parte, (che di professione faceva il comico) non rientra nel gotha militare ucraino che provene dalla stessa scuola bellica del loro antagonista, quella del mondo sovietico. I militari ucraini erano quindi ben addestrati e se si sono infilati in questo conflitto ciò dipende da scelte politiche e da pressioni esterne (americane), non certo da una logica militare.

Venendo a noi europei, aumentare le spese militari comporterà un drastico calo del livello di benesse nel nostro continente. Se chi produce armi può fregarsi le mani conscio che la propria ricchezza futura sarà garantita (e sono soprattutto le aziende militari, americane in primis a poterlo fare, non a caso gli architetti di questo gioco) alla massa di cittadini europei aspetterà la povertà, come già a suo tempo capitò ai poveri sovietici.

L’Unione Europea sta perfettamente assecondato il volere del nostro compianto Tommaso Padoa-Schioppa che in un articolo del 26 agosto 2003 (Berlino e Parigi ritorno alla realtà), affermò: “...nell’europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”.

In bella sostanza i principi dell’Europa Unita puntano all’impoverimento di noi cittadini, perchè, riprendendo un'altra frase famosa proveniente dal World Economic Forum (WEF) ”You’ll own nothing. And you’ll be happy” (Non avrai nulla e sarai felice). Fuori dall’Euro e via dall’Europa: non mi stancherò mai di sostenerlo!

Mirco Venzo, Treviso 04/03/2025 #qzone.it

Nota oggi nasceva Lucio Dalla, a lui dedico queste riflessioni.

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Il presente sito web utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Proseguendo nella navigazione acconsentirai all'informativa sull'uso dei cookies.

Leggi di più