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20250925 VM squilloIn una delle prime scene si vede una ragazza usata a mo di bestia da soma, è lei a tirare l’aratro e non un cavallo! Siamo in Polonia e questa immagine vorrebbe sintetizzare come si viveva lì "prima", poi ci sarà il crollo del muro e tutto cambia, anche le ragazze polacche “scoprono” la civiltà, il lusso, ma con esso anche il lato oscuro di una città emblema dell’occidente: Milano. A conferma di questa rappresentazione in uno dei dialoghi Eva, la più anziana delle sorelle (polacche) dice alla più giovane giunta a Milano per senso di famiglia: "...andremo a far shopping, vedrai come ti divertirai". La frase pare a me emblematica perchè sintetizza l'idea "occidentale e consumistica" che il benessere si possa acquistare depositandolo nel carrello della spesa, basta aver i soldi per permetterselo. già dalle prime scene è chiaro come venga descritto il mondo dal regista e dagli sceneggiatori. Questa è la “fotografia sociale” che riassumo dopo aver osservato il film Squillo (rif. 1), diretto da Carlo Vanzina posto in essere con la collaborazione del fratello Enrico e di Franco Ferrini;

i tre oltre che ideatori del soggetto sono anche coloro che si sono occupati della sceneggiatura. Proprio su delle frasi proposte da Enrico Vanzina avevo avuto modo di dire la mia, Enrico sosteneva che nei film suoi e di suo fratello (Carlo, il regista di Squillo) si dipingeva la società italiana. Se mai ce ne fosse bisogno questo film spiega come i temi trattati dai Vanzina siano molto lontani dal dipingere la realtà, basti pensare che la ragazza che faceva da cavallo, Maria (interpretata da Jennifer Driver, ci mette un bel po' a capire che tipo di attività svolgesse la sorella Eva (interpretata da Bianca Koedam). Maria è presentata come una “brava ragazza”, lei è ingenua con la purezza che deriva dall'essere un giovane “acqua e sapone”; tutte le migliaia di italiani che andavano ben prima del crollo del muro a far le vacanze estive nei paesi dell'est, o correvano a trascorrere il capodanno a Praga, a Varsavia, Budapest o a Bucarest secondo il lettore lo facevano solleticati da "questo tipo di ingenuità" o lo facevano perchè consci che trovavano giovani avvenenti e cosce del potere che avevano ... e qui mi fermo, Eva (e il film) spiegano bene dove ha il potere una donna fiovane, e avvenente... Non voglio aggiungere altro per non rodermi con polemiche ulteriori, vado subito al giudizio: Squillo è un pessimo lavoro, (a mio parere), che banalmente cerca di riproporre, almeno in parte, gli ingredienti che avevano catturato il pubblico di Sotto il vestito niente del 1985.

Si tratta di un giallo dove lo sfondo è una Milano che pullula di belle donne, sempre molto eleganti, ma dove dietro a molto sfarzo si celano “dei pericoli” che queste veneri devono affrontare. Non voglio dir altro sulla trama per non togliere curiosità allo spettatore che non avesse visto questa pellicola ove, tra i protagonisti maschili citiamo  Raz Degan e Paul Freeman. Il resto della troupe manco val la pena di menzionare perché, se la trama è deludente, gli assenti sono i dialoghi; insomma, parlare di “recitazione” in questa pellicola è difficile: "Come valutare l’operato di un attore se mancano i dialoghi e manca la trama"? La realtà è che questo film verte tutto sulla fotografia, in vero molto curata, su l'avvenenza delle ragazze che si alternano (si notano per il loro fascino estetico, ma cosa dicano e come è irrilevante) le quali, per altro, manco si spogliano, (si intravede un capezzolo per un attimo, insomma siamo ben lontani dalle scene che venivano proposte negli anni settanta). Siamo soprattutto molto lontani dalle intuizioni proposte nel 1985 dove almeno, i fratelli Vanzina, avevano proposto qualcosa di nuovo e non un rimpasto, casto, di quanto apprezzato dal pubblico nel 1985.

Lascio spazio ora ad altre opinioni, come sempre recuperate dal sito Davinotti, l’idea è presentare una carrellata di vedute che partono dalla più benevola sino alla meno positiva. (rif. 3)
Myvincent (tre pallini, ovvero “quello che si dice un buon film”) - Ennesima incursione nel giallo per Carlo Vanzina, alle prese come al solito con donne bellissime, abiti griffati, ambienti lussuosi. Il film pesca nel sociale e racconta di un'emigrata polacca a Milano, Eva, squillo di lusso, scomparsa improvvisamente e sulle cui tracce si metterà Maria, la sorella minore. A parte un improponibile Raz Degan, c'è una certa eleganza stilistica, accentuata dalla colonna sonora di Pino Donaggio che affascina e attrae. 

Undying (due pallini ovvero non male dopotutto) “Il tema è quello alla Sotto il vestito niente, e non a caso il regista è Carlo Vanzina. Che non è affatto negato nel girare film che non siano superficiali commedie, anzi. Solo che si avvale di interpreti davvero fuori parte (Raz Degan su tutti) e che ad un fisico piacevole e prorompente (Jennifer Driver) non riescono ad abbinare un minimo di pratica recitativa. Patinato, a tratti lento, ma non certo noioso a dispetto dello squillo repentino dei cellulari (cui il titolo "ambiguo" rimanda), ha il pregio di avere cavalcato il genere in tempi poco adatti…” 

Da notare che questo opinionista, che seguo con molto interesse, ha dato la stessa valutazione, i due pallini, di Marcel MJ Davinotti jr. che pure leggo sempre con attenzione. E’ corretto da parte mia riproporre uno stralcio di quanto scritto anche dall’ultimo menzionato anche perchè ha una visione assai diversa da quella da me proposta: “... E invece Squillo dimostra quanto i fratelli Vanzina abbiano assimilato le lezioni di D. Argento e soprattutto Brian De Palma (dalle musiche di Pino Donaggio al tema del doppio fino ad arrivare alla pura citazione nella sequenza al museo, ripresa da Vestito per uccidere). I Vanzina anche nel thriller all'italiana hanno inventato uno stile, che potrà anche non piacere ma è riconoscibile e identificabile in pochi secondi: immagini iperpatinate (anche se qui mediate dai tipici colori forti della fotografia di Luigi Kuveiller, quello di Profondo rosso), attori freddi e bellissimi, una Milano sempre ripresa come la capitale della finanza, del lusso e del vizio, dove i soldi girano per tutti.

In Squillo ci sono echi di Sotto il vestito niente (l'idea della ragazza che viene in Italia e deve subito indagare sulla scomparsa della sorella, il flashback virato ocra…) e da Mystere  (l'ambiente della prostituzione d'alto bordo, il poliziotto bello e atletico…) ed è palese il tentativo dei Vanzina di rifarsi ai riusciti modelli precedenti. Purtroppo per loro, però, nonostante l'idea di fondo resti tipica del thriller all'italiana, con uno svolgimento in perfetto Vanzina-style, la sceneggiatura ha delle falle spaventose e delle ingenuità impensabili (si veda la scena dello specchietto retrovisore). Il meccanismo non scatta e gli attori sono poco credibili, così tutto il fascino di alcuni momenti azzeccati si stempera in una soluzione banale. Eppure le intenzioni erano buone…”.

Mi preme sottolineare, proprio per il rispetto che ho per Marcel Jr, come presenti una critica molto differente dalla mia, ma pur condivisibile: la mano casta e pattinata delle immagini tipica dei Vanzina, è inequivocabile. 

Hackett (un pallino, ma non è il giudizio più negativo, ve ne sono di ben peggiori che vi risparmio)- “Il coraggio di girare un giallo in italia negli anni '90 va lodato. Il risultato un po' meno. Vanzina, che aveva fatto di meglio alcuni anni prima (Sotto il vestito niente) pur senza eccessivi entusiasmi, ci riprova patinando ancora di più il suo senso del thriller ricorrendo ad attori improponibili e sceneggiando dialoghi da spot. La tensione non si affaccia nemmeno e Degan è davvero deprimente”.

Mirco Venzo, Treviso 25/09/2025

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Squillo_(film_1996)
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/941-sig-vanzina-la-penso-diversamente
rif. 3 https://www.davinotti.com/film/squillo/3474 

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