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20220225 VM de niro leoneNelle due grandi trilogie di Sergio Leone le scene di violenza estreme non mancano, sono film ambientati per lo più nel selvaggio West, dove la vita degli uomini (e figuriamoci delle donne) valeva poco o nulla; nell'ultimo importante caso, In C’era una volta in America, l’ambiente è quello dei bassifondi newyorkesi, dove sono i gangsters a dettare legge con le pistole ed i mitra, siamo nell’era del proibizionismo e in quello della grande depressione.


La descrizione della brutalità da un lato serve a Leone per attaccare lo spettatore alle sue pellicole, lui sempre si ricorda che sta proponendo uno spettacolo e tutto ciò che può attirare l’attenzione dell’uttente, come le scene di sesso e di violenza, sono strumentali a questo scopo, ma la presenza delle scene di stupro in molte pellicole che ho osservato, spesso con una loro importanza nella trama complessiva, mi destano il sospetto che questo particolare aspetto delle relazioni sia di interesse per il regista, anche perchè le sfumature con cui le tratta sono via via differenti da film a film, segno questo che non applica un modello pre-costituito, ma le crea di volta in volta rendendo questi soprusi ognuna differente dall’altra. E’ come se gli stupri non possano ritenersi tutti uguali e sulle differenze riscontrate da trama a trama voglio soffermarmi con questo articolo. Procederò passando da un film al successivo, rispettando l’ordine cronologico citando anche quelli privi di scene esplicite.

Per un pugno di dollari (1964)

In questa pellicola, la prima della trilogia del dollaro, firmata Bob Robertson, (Sergio Leone affermò che la firma volle essere un omaggio a suo padre) non vi è alcuna scena di stupro palese, anche se la protagonista femminile della pellicola Marisol (Marianne Koch, un’attrice tedesca) è vessata dal cattivo del film, Ramón Rojo (Gian Maria Volonté) che la toglie al legittimo marito e ne fa l’uso che più le aggrada motivato sia dalla passione che lui ha per la bella donna, sia dalla forza e dalla cattiveria che tutto il paese gli riconosce; forza e cattiveria che usa per imporre il suo volere sugli altri. Sarà l’eroe senza nome (Clint Eastwood) che nel trailer italiano sappiamo chiamarsi Joe) che la libererà restituendola agli effetti del marito, un umile peone, e all'amato figlioletto che soffriva privato com’era dalla presenza della madre.

Alcune curiosità legate a questo film ed ai suoi trailers: nella versione italiana (rif. 1) una scena cruenta presente nel film è riportata, per errore l’eroe senza nome (che proprio nel trailer italiano a più riprese, per voce di Renzo Palmer che lo cita da fuori campo sappiamo chiamarsi Joe) colpisce con un pugno in piena faccia Marisol: non è una scena di stupro, ma certamente è una scena di violenza subita da una donna. E sicuramente si tratta di violenza anche perché il colpo è forte al punto tale da tramortire la giovane che rimane per un po’ priva di sensi. Ho rilevato inoltre che in questa presentazione per il pubblico italiano a più riprese appare la protagonista femminile mentre, al contrario, nel trailer in lingua inglese (rif. 2) dove non solo tale cruenta scena non è presente, ma mai appare il volto o la figura di Marianne Koch. Oltre a ciò il nome di Joe, sempre nel trailers in lingua inglese, non solo non viene mai pronunciato, ma al contrario si evidenzia come il protagonista sia “un uomo senza nome”. Insomma, i trailers sono molto differenti l'uno dall’altro.

Per qualche dollaro in più (1965)

In questa pellicola lo stupro, che lo spettatore potrà “gustare” dopo quasi due ore di attesa, è l’azione che giustifica gran parte della storia narrata in tutto il film. Riassumiamola brevemente: i protagonisti sono due cacciatori di taglie, il Monco (Clint Eastwood) ed il Colonnello Douglas Mortimer (Lee Van Cleef). I due si coalizzano per intascare i soldi legati alle taglie che gravano sulla testa di uno spietato delinquente, El Indio (Gian Maria Volonté) e dei suoi numerosi fidati; troppi per essere affrontati singolarmente dai due protagonisti. 

Durante l’intero film, di quando in quando, lo spettatore sente il suono di un carillon legato ad un orologio; dopo un po’ anche lo spettatore più sbadato intuisce che quel suono e quell’oggetto hanno una centralità nel racconto. Alla fine lo spettatore riesce a svelare il mistero legato a quel suono: l’Indio tempo addietro era entrato nella casa di una giovane coppia ed aveva prima freddato il marito e poi si era avventato sulla giovane donna iniziando a copulare con essa. Durante l’amplesso la ragazza riesce ad impossessarsi di una pistola ed anziché uccidere il suo aggressore, decide di togliersi la vita. L’Indio, una sorta di sadico psicopatico, rimane colpito dal gesto della ragazza e le ruba l’orologio che quotidianamente ricorda a lui quell’episodio anche a distanza di parecchio tempo.

A sorprendere il vostro scribacchino è la scelta della giovane che piuttosto che accettare passivamente la violenza si toglie la vita e, attenzione attenzione, rinunciando a vendicarsi. La ragazza infatti avrebbe potuto puntare la pistola addosso al suo aggressore anziché puntarla sul suo costato. E’ questa, a mio avviso, una sorta di atto d’amore che si espleta mentre stanno abusando di lei. E’ come se la ragazza pensasse “la mia vita senza il mio amore (il compagno appena deceduto) non ha più senso, e preferisco utilizzare la pallottola per dare fine alla mia vita destinata a un perpetuo ricordo del mio amato che vendicarmi di chi ora mi sta violentando e che è la causa del mio patimento. Comunque sia, anche se lo dovessi uccidere che cosa farei una volta tolto questo cadavere di dosso? Rimarrei prigioniera dei ricordi di questo giorno orribile, prigioniero dell’assenza del mio amato e mi ricorderei ogni giorno della mia vita di questo sciagurato. Preferisco la fine”! Nulla di questo pensiero da me ipotizzato troverà mai né conferma, né smentita, e sarà chi visiona la pellicola a valutare se questa chiave interpretativa ha un suo senso. L’attrice che interpreta la giovane è Diana Rabito.

Colpo di scena, nel duello finale lo spettatore scopre che legame c’è tra la violentata e il Colonnello Mortimer, pure lui dotato di un orologio uguale a quello che l’Indio è costretto a cedere dopo essere stato ammazzato: la coppia di orologi erano di proprietà dei due fratelli e se la ragazza morta suicida aveva rinunciato alla vendetta, lo stesso non si può dire per il fratello che aveva inseguito l’Indio ovunque sino a scovarlo per render giustizia alla sorella. Il manigoldo che aveva stroncato l’esistenza dei due giovani ed in particolare dell’amata sorella doveva pagare con la vita quel torto, l’amore fraterno lo imponeva.

Un'ultima sottolineatura alla trama: il film inizia narrando come vi siano uomini, i cacciatori di taglie, che mettono a rischio la loro vita affrontando i più feroci malviventi per “qualche dollaro in più”. Bene, il denaro però non è l’unico motore della società neppure nel Far West: Il Colonnello Mortimer rinuncia alla sua quota di dollari, in una delle scene finali lascia intendere agli spettatori che l’uccisione del Indio lo appaga e senza indugi cede la sua parte di bottino a chi l’ha aiutato nel raggiungere il suo scopo: la vendetta.

Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966)

Anche in questo film non è presente nessun stupro è l’unica scena di violenza contro una donna vede Sentenza (Lee Van Cleef), uno dei protagonisti, schiafeggiare pesantemente Maria una prostituta (interpretata da Rada Rassimov, attrice italiana, di Trieste, a dispetto del nome) per farle confessare dove si trova Bill Carson, l’uomo chiave per scoprire dove si trova il “tesoro” che muove i tre protagonisti della pellicola. Sono quasi del tutto assenti le figure femminili nell’intera pellicola che dura 175’, per tanto val la pena di segnalare come, paradossalmente, ad una donna sia dedicata l’ultima frase urlata da Tuco Ramírez (il brutto, Eli Wallach) nei confronti del Buono (sempre chiamato biondo nella pellicola dal Tuco, interpretato da Clint Eastwood).
Cito testualmente la frase che segna la fine del film: “Ehi, Biondo…!!!?? Lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima putta…ah ah ahhh (e la frase viene spezzata dalle note musicali di Ennio Morricone).

Potrei dire che qui, forzando l’interpretazione, a violentare la figura femminile, sia lo stesso Sergio Leone, che chiude questa pellicola dando della puttana la madre del protagonista vincente del film, che per giunta, dei tre, era il buono! (Figuriamoci le madri degli altri, potrebbe ipotizzare qualcuno…!)
E’ questa chiosa una forzatura letteraria posta per arricchire il pezzo che sto scrivendo su di una pellicola che non aveva molto da dire rispetto al tema degli stupri, ma nei tre film a seguire le situazioni di violenza sulle donne, non mancheranno e saranno molto interessanti da scoprire, specie se comparate con quella già in precedenza descritta.

C'era una volta il West (1968)

Abbiamo sopra narrato il Buono, il Brutto ed il Cattivo affermando che la presenza femminile era praticamente assente, anche se l’imprecazione finale parla di una puttana, bene in C’era una volta il West, la protagonista del film è proprio una prostituta, Jill McBain, (interpretata da Claudia Cardinale) che abbandona New Orleans (costa atlantica) per vivere con l’irlandese McBain diventato ricco, a suo dire, anche se nessuno, manco lei, sa come ha fatto i dollari. Comprendere cosa rende ricco quest’uomo. “...quel testone rosso d’irlandese, quello che coltiva la sabbia in mezzo al niente…” è una delle ragioni, non l’unica, che spingono lo spettatore a guardare il film che dura 165’, tagliato dalla Paramount a 145’. Non è questa la sola curiosità che spinge lo spettatore a stare attaccato alla pellicola, ve ne sono altre, ma non è di questo che ora voglio narrare.

Per comprendere l’importanza di Jill McBain lascio parlare direttamente Sergio Leone, che presenterà così il suo personaggio in un'intervista rilasciata a Gianni Minà (rif. 3) “... ma io non sono un misogino come credono molti, e quando ho messo, ho inserito in un mio film una donna, che era Claudia Cardinale in C’era una volta il West, lì la donna aveva una ragione precisa di esistere: faceva parte del blocco centrale del film, del mistero del film. Era il centro motore del film e tutto girava intorno a lei…”.

Leone in altre interviste spiegherà come la figura della Cardinale in questa pellicola sia a suo modo rivoluzionaria nel panorama cinematografico esistente: prima di allora la donna nei western era sempre una comparsa che usciva dalla finestra a osservare “gli eroi”, sempre maschili, che partivano o che tornavano dalle loro imprese e dalle loro sparatorie. (rif. 4) Qui no, è lei che da sola si avventura nel West per, lo scopre chi visiona la pellicola, perpetuare il mito dei pionieri, ovvero per portare civiltà e benessere cercando, a loro volta fortuna, affrontando l’avventura.

E’ è doveroso da parte mia precisare come nasce C’era una volta il West: dopo aver terminato la trilogia del dollaro Sergio Leone voleva realizzare un film epico, anche costoso, in testa aveva già la bozza di C’era una volta in America, tuttavia i produttori risposero lui all’incirca così: “Tu (Sergio Leone) sei ormai conosciuto e affermato come un regista di film western e noi ti facciamo fare il film che vuoi tu ma solo dopo che tu ci realizzi un ultimo film western".

Fu una sorta di ricatto quello che subì il regista italiano che allora pensò, coadiuvato da Bernardo Bertolucci e Dario Argento, di creare un soggetto che narrasse sì la situazione tipica del mondo pionieristico americano, ma nel contempo di inserire un aspetto meno rappresentato: ovvero la fine dell’epopea western. Far West significa Far (lontano) e West, (Ovest) e nell’immaginario è un luogo lontano e irto di pericoli, non solo i tanto decantati pellerossa (gli indiani) ma anche la fatica, la fame, i territori sconosciuti dove si moriva di sete, dove si veniva derubati, ammazzati per “un pugno di dollari”; quelle terre ora, grazie alla ferrovia, protagonista silente della trama, non sono più così “lontane” e con il “cavallo a vapore” arriva la modernità. In tal senso la figura di Jill è simbolica, con l’arrivo dei treni cambia anche la società, oltre che il paesaggio fisico; dentro le città si sviluppano nuovi valori che vanno ad imporsi e le relazioni sociali evolvono: non ultima la figura della donna è soggetto a scossoni e da bambinaia e lavandaia, passiva e subordinata al marito, con l’avvento di questo nuovo mondo (e quindi con la fine del vecchio mondo, del far west!) inizia a cambiare. Certo, prima di arrivare alle rivendicazioni sessantottine (nota bene che questa pellicola è contemporanea a quelle rivendicazioni) di strada ce ne sarà molta da fare, ma è indubbio che l’emancipazione della donna sia anche frutto della modernizzazione della società, ed in tal senso ha ragione Sergio Leone nell’affermare che in una simile trama la figura di Jill trova spazio per essere centrale. Lo vedremo anche nell’aspetto che questo articolo vuole sviscerare, lo stupro.

Stupro che in questa pellicola non è il gesto brutale che ci si può aspettare e per presentare il mio pensiero inizio dal dialogo che Frank (Henry Fonda, il più feroce tra i cattivi presenti nel film) propone nel talamo dove giace con Jill: “...io penso che sarà proprio un peccato doverti ammazzare… Ti piace molto vivere. Eh…” nel mentre la donna accarezza e accetta le carezze di Frank, “...e ti piace sentirti addosso le mani di un uomo. Ti piace anche se sono le mani che hanno ucciso tuo marito…”.

La situazione per chi non ha visto la pellicola è la seguente: Jill è rapita da Frank che vuole impossessarsi della sua fattoria, deve capire come fare per prendere quella che, chi conosce la trama lo sa, chi non la conosce lo scoprirà godendo del film, è una vera miniera d’oro. Ma Jill è viva, Frank ha già trucidato tutta la famiglia McBain ignaro che dalla costa atlantica arrivasse una nuova legittima proprietaria della casa e ora deve decidere come rimuovere questo problema.

Jill è il problema, un bel problema e così, da uomo cattivo, ma opportunista, prima di decidere come sbarazzarsi di Jill ne approfitta carnalmente. La situazione descritta dal regista non è però di un amplesso consumato con la forza, al contrario, è un accoppiamento molto delicato, diremmo quasi “romantico” dove anche la stessa Jill stuzzica l’uomo che le sta affianco. Ridiamo la parola a Frank: “…che razza di piccola sgualdrina, faresti proprio tutto pur di salvarti eh?” - risposta, l’unica pronunciata dalla donna durante l’intera scena, e quindi basilare per sviluppare il nostro ragionamento: primo piano su di lei che guarda negli occhi lui: “Qualunque cosa…!”- e qui inizia a slacciarsi il vestito e concede al suo aggressore il suo corpo, la sua nudita. Mi chiedo: gli sta concedendo anche la sua intimità? A mio avviso no, e la ragione era stata anticipata dalla stessa Jill in un precedente dialogo avuto con un altro protagonista del film, Cheyenne (Jason Robards) che devo citare: “... se ti gira puoi sbattermi sul tavolo e divertirti come vuoi… e poi chiamare anche i tuoi uomini (più di uno)... beh, nessuna donna è mai morta per questo. Quando avrai finito mi basterà una tinozza d’acqua bollente e sarò esattamente quella di prima! Solo con un piccolo, schifoso ricordo in più…!” La prostituta sa che può cedere il suo corpo come “merce di scambio”, ma senza perdere la sua personalità. Il corpo è una cosa (e con una buona lavata ritorna come prima) altri sono gli aspetti importanti….

Torno al dialogo tra Frank e Jill nel letto dove la donna sta cercando di ammaliare il brutale assassino che afferma: “Adesso capisco perchè laggiù ti rimpiangono tanto, li a New Orleans, grande invenzione il telegrafo… (è questo strumento della modernità che ha permesso all’uomo di scoprire il passato della donna che ora le sta addosso con il suo corpo)... “la bruna”? Per diana, tutti i clienti del più bel bordello di Bourbon Street stanno ancora piangendo la sua partenza…[...] potrei sposarti, così la terra diventerebbe mia, e forse saresti anche una moglie perfetta… (mentre Frank pronuncia queste parole è lei sopra di lui. E’ lei che conduce il gioco, anche se è lui che parla…) sono io che sarei un pessimo marito… peccato dovrò trovare un'altra soluzione, più semplice, rapida… “ La frase è interrotta dalla bocca di lei che si unisce attacca a quella del suo aggressore impedendole di seguitare a parlare. Il lettore potrà dire: “ma non è uno stupro, anzi, è la donna che conduce il gioco…” eppure, a mio modo di vedere, la donna è costetta ad usare tutte le sue armi per impedire all’assassino di fare quello che sa fare meglio: amazzare. E lei come può salvarsi la vita? Usando l’unica arma di cui dispone: la seduzione.

Che sia costretta a concedersi, a mio modo di ragionare, è una cosa palese, anche in virtù dei dialoghi riportati. Nota di gossip… questa scena dell’accoppiamento tra Fonda e la Cardinale fu una delle prime scene girate dell’intero film, e durante le riprese la moglie di Henry Fonda volle essere presente: era forse gelosa della bella attrice italo algerina? Ritornando alla figura di Jill e alle parole del regista è indubbio che qui la donna non ha un ruolo passivo, ma cerca di muovere gli eventi a suo favore, usando le sue armi che non sono le pistole e le pallottole. E’ una figura moderna, una figura che arriva con il treno… Già, la ferrovia ovvero il simbolo di quella modernità che cambierà tutto, anche le relazioni uomo/donna! Credo di poter chiudere con le considerazioni su questo rapporto fisico.

Giù la testa (1971)

In Francia il film è conosciuto con il titolo Il était une fois la Révolution  "C'era una volta la Rivoluzione” e questo ci permette di capire subito l’ambiente in cui si sviluppa l’amplesso che andrò a narrare, un ambiente rivoluzionario: dove c’è rivoluzione, dove c’è guerra civile, c’è violenza! Apro una parentesi, sto addentrandomi nel secondo film della “trilogia del tempo” e, si sa, con il tempo le cose cambiano, ma le cose cambiano anche perché alcune situazioni rimaste ferme per anni, decenni, magari secoli talvolta, di punto in bianco esplodono. Nelle rivoluzioni questo accade, per tanto nelle rivoluzioni accadono molte cose che per decenni prima erano rimaste immobili, come i rapporti sociali. 

Dove il violentatore di questa pellicola conosce la sua vittima? In una diligenza, lui è un peone (Juan Miranda interpretato dall’attore Rod Steiger) e le prima parole che sente proferire dall’altezzosa donna su di lui (e su tutti quelli come lui: i poveri) sono: “Bruti.. è la parola giusta! [...] Me lo immagino (di cosa deve sentire in confessione il vescovo)... me lo immagino. Vivendo in promiscuità! Tutti in una stanza, maschi e femmine; ammucchiati come topi in una fogna, la notte, a luci spente, vengono fuori tutte le inibizioni del giorno…e così, senza alcuna distinzione a chi tocca tocca… madri, figlie, sorelle, e… capre!

Il marito della donna saccente chiede a Juan “Ehi, tu? Hai mai conosciuto tuo padre? Quanti figli hai? Non lo sai eh… e tua madre, quanti figli ha fatto tua madre? E con chi? Ecco, vedete per chi si dovevano fare le riforme agrarie?” - bestie, animali, idioti… sono alcune delle parole con cui vengono catalogati dai “borghesi” (parola in declino ai giorni nostri, ma in voga negli anni ‘70, quando una certa ideologia era diffusa) i milioni di persone che sono sullo stesso piano di Miranda.

Nel prosieguo del film la diligenza viene assalita, sono proprio i numerosi figli di Juan che portano a completamento l’operazione banditesca e l’uomo può dialogare da un nuovo punto di vista con chi lo derideva e lo umiliava… “Volevi notizie sulla famiglia? Tutti figli miei… (i numerosi aggressori di varie età, ma tendenzialmente tutti giovani) … e tutti quanti di madre diversa…! [...] ma tu lo sai fare un figlio? Dì, lo sai fare un figlio? (silenzio da parte dell’uomo di bianco elegantemente vestito) Beh, rimediamo subito!” La moglie del borghese, colei che aveva esposto al vescovo la sua idea di promiscuità, incurante di umiliare il povero Juan che la stava in silenzio ascoltando, viene con una pacca sul culo, (come si fa con le vacche quando si vuole farle muovere), indirizzata verso la stalla, poi con un bastone, (simile a quello con cui si indirizzano le oche o le anatre dell’aia), fatta entrare in una stanza (non si comprende se si tratta di un rifugio per animale o per uomini, ma tantè: perchè mica era del tutto infondato quanto avevano detto in carrozza la donna: gli uomini nel Messico del fine ottocento/primi novecento vivevano in modo poco difforme dalle animali. E’ proprio in quell’ambiente bestiale, ma per i riferimenti che seguono posso anche dire “infernale” che si consuma lo stupro. L’uomo si cala i calzoni per evidenziare, senza bisogno di togliersi le mutande (e chi se le poteva permettere lì, all’epoca) lo strumento che avrebbe usato per l’accoppiamento. “Mica male… “ è il suo orgoglioso commento per presentare la sua dotazione virile e lo sguardo di lui si intreccia con quello di lei che pare in effetti molto sorpresa una volta focalizzato l'equipaggiamento del maschio...

L’elegante signora ornata di cappello con fiore, alla vista di ciò che sta sotto l'ombelico dell’uomo spalanca gli occhi meravigliata. Il lettore comprende che la scena non spruzza violenza, è presentata con ironia e anzi, quanto segue induce a riconsiderare il termine strupro… Quando il peone le si avvicina, lei sa già che cosa le sta per accadere e però la mano di lei si appoggia delicatamente sulla spalla di lui, senza di fatto respingerlo, le invocazioni che fa al cielo con occhi socchiusi inducono nello spettatore il sospetto che la donna si stia rivolgendo alle divinità per redimersi dai peccati che sta per compiere lei (non lo stupratore). Un primo peccato è religioso: provare piacere nel formicare con chi è altro rispetto al marito non è molto cristiano, ma ve n’è un secondo forse più grave; è il dover ammettere a se stessa che lei borghese colta e raffinata sente attrazione per quella “bestia” sino a pochi secondi prima disprezzata pubblicamente. (rif. 5)

Non abbiamo molti elementi di valutazione, ma resto convinto che la signora quando ha sentito il membro del violentatore entrare lentamente ma impetuosamente nel suo nido di accoglienza, abbia socchiuso gli occhi per assaporare maggiormente l’emozione, la sensazione, che stava provando.
I peones sono delle bestie? E sia, ma l’esser bestie ha i suoi vantaggi e anche le "borghesi" colte e sacenti, pare, in certi momenti non disprezzino l’animale presente in ognuno di noi, e accettano con soddisfazione che la natura faccia il suo corso… Alla fine per tanto tutti gli uomini (e le donne) sono uguali. Non ritengo ci sia molto altro da aggiungere su questo forzato amplesso anche per lasciare spazio alla descrizione del più famoso e più violento degli stupri, quello presente in …

C’era una volta in America (1984)

In effetti prima di parlare del violento rapporto tra Noodles (Robert De Niro) e Deborah Gelly (Elizabeth McGovern) che poi sarà il fulcro della mia trattazione, val la pena ricordare che una situazione “ambigua” si era già presentata prima… ma andiamo con ordine e presentiamo la pellicola. Il film è impregnato sullo scorrere del tempo dove il protagonista, Noodles, viene seguito dall’adolescenza fino all’età anziana. Il ragazzo vive nei bassifondi newyorkesi e nel descrivere la sua vita si parla di una nazione, L’America, e della sua ascesa, mentre fatti storici si intrecciano tra di loro: la grande depressione, il proibizionismo, le rivendicazioni salariali, la modernità. 

Si parla della povertà, della voglia di successo e affermazione anche economica, si parla di relazioni umane, si parla di delinquenza, ma anche di valori, uno su tutti è analizzato e sviscerato: l’amicizia. Circa il tema dell’amicizia val la pena ricordare che in tutte le pellicole di Sergio Leone si parla di relazioni amicali (e in particolare amicizie maschili), ma in questa pellicola al contrario di tutte le precedenti questo sentimento verrà tradito. Vengo al sodo e la banda dove Noodles e Max (James Woods) sono i riferimenti principali, nel rapinare un commerciante di diamanti di Detroit, devono convincere con le buone o con le cattive i presenti a farsi dare le preziose pietre preziose. 

In questa rapina è presente la commessa, Carol, (Tuesday Weld), donna dagli appetiti sessuali tanto voraci quanto singolari, e già prima del colpo la banda sapeva che la bella ragazza era una sorta di ninfomane, durante il colpo Noodles la prende con violenza anche se la situazione ha del grottesco e parlare di violenza è un ossimoro: è Carol stessa che istiga alla violenza con le testuali parole: “Voglio che mi picchi… e picchiami!” Un “un gentiluomo” quale Noodles non potrà quindi che metterla alla pecorina e assecondare le sue esigenze con un amplesso rude e prolungato, tanto prolungato che i compagni di rapina lo esortarono a terminare perché devono andarsene in fretta (stanno infrangendo la legge, mica gozzovigliando, per diana!). 

Definire violento un rapporto dove è la donna che ti esorta ad abusare di lei, e tiene a ribadire che “gradisce” l’amplesso sia consumato in modo brutale è una anticipazione di quanto oggi appare negli ambienti BDSM e quindi non posso considerare quanto descritto come uno stupro. Il lettore noterà delle affinità rispetto ad altri episodi già presentati in altri film: anche qui come in Giù la testa la “vittima” alla fine pare compiacente, ma in Messico il rivoluzionario voleva compiere un sopruso e la donna si convinse "cammin facendo” che la disavventura poteva avere aspetti piacevoli. Devo anche precisare che il “violentatore" non aveva agito in quel caso con eccessiva violenza, ma cercando di evidenziare le sue abilità amatorie. Resta comunque un gesto imposto alla vittima e quindi direi che è giusto considerarlo un amplesso violento, /uno stupro) anche se ci ha dato spunti di peplessità. 

Pure in C'era una volta il west, la donna è, come nel caso di Carol, la regista della violenza, con una differenza: Jill è costretta dagli eventi a cercare di sedurre Frank, (in precedenza aveva affermato che lo voleva morto). Ne andava della sua vita, mentre Carol istiga alla violenza (da lei subita) per il solo e puro suo piacere personale. Se ne fosse stata zitta e buona i ragazzi se ne sarebbero andati senza torcele un capello. Perché siamo certi di ciò? Perchè Carol la ritroveremo proprio poco prima del fattaccio che a breve andremo a discutere. Descrivo: la banda riconosce tra la folla del locale la commessa della rapina perpetrata tempo addietro e la convoca per “salutarla”. Carol non riconosce nessuno dei volti, ma una volta mascherati come quando fu “aggredita” subito ricorda con piacere la combricola e anzi cerca di riconoscere il suo amante osservando il loro sesso che loro, da gentiluomini, non esitano ad esibire agli occhi luccicanti della donna. 

La situazione termina con la bionda ragazza che propone di fare un gioco con più persone, (volgarmente detta orgia) e la proposta viene declinata in malo modo da Noodles che deve incontrare la sua Deborah. Teniamo in considerazione questa proposta respinta perché ci aiuta a comprendere lo stato d’animo dell’uomo quando incontrerà la “sua donna”; aveva lasciato gli amici quando per loro si prospettava una serata di sesso vivace mentre per lui il destino aveva in serbo dell’altro… (e ci arriverò a breve). Ultimo dettaglio, Carol, trovò sicuramente il modo di divertirsi quella sera e se ne sono sicuro ciò dipende anche dal fatto che negli anni a seguire diventerà la donna di Max. 

E veniamo finalmente alla relazione carnale tra Noodles e Deborah, (nota la canzone principale del film, composta da Ennio Morricone è Deborah's Theme) relazione di assoluta violenza dove le urla della donna e il suo dimenarsi parlano chiaro e rompono ogni sorta di ambiguità: la giovane non voleva in alcun modo essere violata e l’uomo, per contro, non si fermò se non dopo aver completato l’amplesso che aveva deciso di imporre. Come scritto ampiamente sopra gli accoppiamenti nei film precedenti non mancarono, ma sempre le immagini, o le situazioni, erano tali da lasciare uno spazio di ambiguità. Nel caso in questione, al contrario la chiarezza è estrema, e le stesse immagini, nitide, lasciano un senso di disagio anche nello spettatore, se lo stupro è un gesto di brutalità estrema, queste immagini di Sergio leone lo sono sicuramente.. 

Val la pena di ripercorrere la storia tra Noodles e Deborah anche per comprendere questo disagio (o grande fastidio, disgusto persino) che investe l'utente del film. Il rapporto tra i due nasce quando erano adolescenti, Noodles (Scott Schutzman Tiler è l’attore che impersona il giovane teppista, poi di seguito rilevato da De Niro) si invaghisce della avvenente ragazza osservandola danzare in un retrobottega, spiandola da una fessura. La giovane capisce che la stanno osservando e sa chi è “il guardone”, tuttavia anziché intimidirsi lancia lui occhiate maliziose. Un plauso permettetemi di farlo all’interpretazione della giovane Deborah: Jennifer Lynn Connelly che secondo i miei calcoli ha recitato quando era tra i 13 ai 14 anni: la sua interpretazione, a mio gusto, è stata esemplare nonostante la giovanissima età. 

I protagonisti sono quindi adolescenti e l’attrazione è un sentimento poco chiaro nei due come per tutti i loro coetanei, ma è un'attrazione reciproca come testimonia il seguente dialogo: “Senti un po’... a chi l’hai detto scarafaggio?” - “Perchè, cosa sei? Sei sporco che fai schifo! In Più ti arrampichi sui muri dei cessi… che cosa sei? Non sei uno scarafaggio?” - “Ah, ti faccio schifo? Intanto però intanto ti sei fatta vedere nuda…” E già perchè la ragazzina maliziosamente, aveva deciso di stuzzicare il giovane spogliandosi non ottenendo nessina risposta alla sua provocazione da un imbambolato, anche scombussolato ragazzo, sorpreso da tanta audacia e stordito di fronte a tanta bellezza. Noodles è un adolescente e deve ancora capire come muoversi nelle cose sentimentali e sessuali. Torniamo al dialogo tra i due dove lei, dopo averlo squadrato con disgusto, riferendosi all’essersi spogliata precisa di essere stata vista: “da uno scarafaggio… Ma guardati allo specchio David Aaronson (una delle poche volte in cui "Noodles" viene chiamato con il proprio nome e cognome!)" - E lui parlando quasi da solo (c’erano gli altri suoi amici, ma non potevano sapere a cosa si stesse riferendo… “Se non mi lascia in pace, va a finire che le do quello che cerca!” E qui, giusta o sbagliata che sia, c’è la motivazione dello stupro che anni a seguire segnerà la coppia. 

La giovane è intrigata dal banditello altrimenti non si spiegherebbe perché, in una scena seguente, di proposito è lasciata aperta la porta del negozio vuoto perchè trattasi di in un giorno festivo. Tra un verso della Bibbia e un insulto è sempre lei che esterna il suo interesse per il ragazzo che sempre più è ammaliato dagli azzurri occhi della sua tiranna, oramai in possesso del suo giovane ed inesperto cuore. In quella circostanza i due arrivano anche a baciarsi, un bacio dolce che potrebbe aprire nuove prospettive, sennonché arriva Max a interrompere l'idillio. Ancora una volta Deborah riprende Noodles facendogli capire che fa tanto il duro, ma poi quando arriva l’amico lascia sempre incompleto il lavoro con lei… 

Anni dopo è sempre lei che prende l’iniziativa e si fa trovare alla prima scarcerazione di Noodles, e i due, non più adolescenti, ora giovani (gli attori sono De Niro e Elizabeth McGovern) devono costruire un loro futuro. Il dialogo tra i due è di quelli che palesa un’intimità che a poche persone nella nostra vita è concessa… ma ancora una volta la relazione non decolla, sempre per l’arrivo di Max, ed ancora una volta Deborah, riprende Noodles. Ed arriviamo alla sera in cui Noodle lascia l’amico Max nelle braccia di Carol, dopo aver rifiutato la proposta di amore a tre, conscio che finalmente non verrà interrotto da Max mentre sta con Deborah. Per poter dialogare come si confà con la sua amata ha fatto aprire un ristorante sul mare; sono fuori stagione e sono tutti chiusi. Noodles è un boss di discreto livello e ha un suo benessere economico, può ostentarlo e per far colpo e soprattutto per farle capire, nei fatti, che non è il fallito che lei, da sempre, gli rinfacciava di essere fa aprire solo per loro due il locale in riva al mare: tutto il personale con tatno di orchestra è li per lei. 

Alcune frasi per rendere l’idea della dolcezza di questi dialoghi iniziali - Lei: “hai aspettato molto”? - Lui: “Tutta la vita”! e lui poi lo ascoltiamo raccontare come negli anni di carcere si era aggrappato al ricordo di lei per far fronte ai periodi peggiori e a come rileggeva incessantemente i versi della Bibbia (quelli cui era seguito il loro primo bacio). Tutto bello, tutto pare filare nel migliore dei modi quando lei confessa a lui che: “Noodles, tu sia la sola persona di cui mi sia mai importato… Ma tu mi terresti chiusa in una stanza e butteresti via la chiave…! Non è vero?”- "Si, credo di si…”! Non solo, nel prosieguo della serata la donna confessa che ha accettato l’invito dell’uomo per comunicare a lui che andrà ad Hollywood, vuole fare carriera nel campo della recitazione, la passione di tutta la sua vita. In bella sostanza dopo esser stato deriso e umiliato da adolescente, dopo esser stato ritenuto immaturo da giovane, ancora una volta per Noodles la porta del paradiso, di quel amore agoniato “tutta una vita” è sbarrata. In quel ristorante al mare con un’orchestra che suona solo per loro due, egli ha scoperto che nessun futuro di coppia potrà realizzarsi con la donna conficcata come una spina nel suo cuore. 

Nota a margine, il film conclude la trilogia del tempo e non deve passare sottobanco che stiamo parlando di una donna che decide di puntare alla carriera, trascurando la tradizionale ipotesi della famiglia. L’evoluzione sociale cui accennavo in C’era una volta il West anche in questa protagonista trova una sua logica. Torno alla situazione che vede un ammutolito Noodles accompagnare in macchina, con chauffeurs alla guida, la donna a casa. Sa che è persa per sempre (o così crede) e se ne sta zitto e imbronciato. 

Qui, è ancora lei, come aveva sempre fatto sin dagli inizi, che prende l’iniziativa, le si avvicina e da lui un primo bacio, e poi un altro. Lascio allo spettatore giudicare l’evoluzione della relazione che vede Noodles accendersi, stuzzicato dai baci di lei e inizia a baciare la donna con passione... Troppa? Ha sbagliato? Perchè? Non mi è dato di spiegare perchè non posso spiegare ciò che non so capire; sta di fatto che la donna che aveva acceso il fuoco, si tira da parte e rifiuta le avances quando queste si fanno dirompenti. Avances…? Lui ormai era un toro scatenato che aveva deciso di scaricare sulla ragazza non solo tutto il suo amore, ma direi anche tutta la sua rabbia accumulata negli anni e nelle ore velocemente riassunte. L’amplesso si conclude e si direbbe che finalmente lui ha mantenuto fede alla promessa fatta decenni prima: Non era stato lasciato in pace, anzi era stato stuzzicato e le aveva dato “quello che cerca!” 

Non vorrei indurre il lettore a pensare che prendo le difese di Noodles, (io umile narratore mi sono limitato a riportare la trama per come l’ho percepita) o a ritenere che a difendere l’agire di Noodles sia stato il regista (che poi è stato anche l’ideatore del soggetto). Nulla di tutto ciò e a conferma di questa posizione vi è l’atteggiamento dell’autista che quando il boss della mala (Noodles) per ringraziarlo del servizio espletato e della discrezione gli da la mancia, si presume anche sostanziosa, questo ha fatto un gesto che poteva costarle caro: l’ha rifiutata sbattendo in faccia all’uomo tutto il suo disprezzo. come a dire: da un uomo che violenta in quel modo una donna come Deborah io non voglio averci niente a che fare e non voglio neppure ricevere del denaro. 

Perchè questo stupro è così pesante da digerire anche per lo spettatore? Non solo per i dettagli delle immagini, ma anche perché si comprende che l’origine di tutto è l’amore, sentimento che non ha trovato il giusto canale dove fluire. Dopo anni di soprusi l’uomo, caricato come una molla, era scattato, e non poteva fare diversamente visto il sentimento che covava da sempre. E però anche riconoscendo lui tutto questo c’è la consapevolezza che ora quel sentimento l’aveva cestinato per sempre. Quel gesto, aveva precluso per sempre la porta del paradiso. Per troppo amore era passato dalla parte dell’anti eroe, aveva bruciato tutto. E Deborah? Lei era stata violata nella sua intimità. Quella stessa che avevo riconosciuto non aver scalfito Jill che pure aveva dovuto accogliere in grembo ciò che di fatto non voleva. Qui no: Deborah non solo aveva subito un rapporto sgradito (il termine è leggero, ma mi comprenda il lettore) le era stato strappato dal cuore anche un affetto, parole sue: l’unico di cui le fosse mai importato. Qui Deborah è sicuramente coinvolta in una situazione che non si toglierà dalla testa dopo un bagno caldo, lei per anni ripenserà a quest'aggressione. Chiunque vedrà la pellicola percepisce questa affermazione come certa. 

Questo stupro è violento non solo perchè è un soppruso, ma perchè è risultato la morte affettiva per ambedue i protagonisti; lo spettatore sia che parteggi per Noodles o lo faccia per Deborah è comunque sconfitto, ma sopratutto lo è il sentimento perchè questo stupro, a ben pensare, è il risultato del troppo amore, che finisce per autodistruggersi. Un simile amplesso chiuderà definitivamente qualsiasi relazione per lustri a venire tra i due, anche se delle interessanti situazioni la trama della storia andrà a rilanciare. Le cito brevemente: Deborah diventerà l’amante di Max, proprio quel Max, amico di Noodles (che quindi viene da lui tradito) che tanto disprezzava. Darà lui anche un figlio, proprio quel figlio che sicuramente Noodles sarebbe stato orgoglioso di avere da Deborah. Non è escluso che Deborah si sia rivolta al vincente tra i gangsters del suo quartiere per opportunismo, scendendo a prezzo del suo corpo a compromessi pur di raggiungere l'agognato successo in carriera. 

Chi ha visto il film sa che in tarda età i due si reincontreranno e il dialogo risulterà tanto malinconico quanto interessante. Chi il film al contrario non ha visto, è costretto a farlo anche per stabilire se le mie chiavi interpretative sono corrette, nei miti, e per dichiarazione delle stesso regista e ideatore della trama queste pellicole (tutte) lo sono, le chiavi interpretative sono sempre molteplici e spetta allo spettatore individuare una sua morale.

E’ stata una lunga cavalcata tra le pellicole di Sergio Leone e spero aver evidenziato come non tutte le violenze sono uguali, per il regista. Resta in me una convinzione: che questi elementi di violenza siano comunque finalizzati a intrattenere lo spettatore e nulla di più; in esse non c’è una morale, un insegnamento, una testimonianza da conservare. C’era la necessità di fare spettacolo e la violenza sulle donne, presentata in differenti salse, aiuta a far brodo. Forse non ho chiuso nel modo più poetico questo lungo ragionamento, ma ahimè è ciò che penso! Ancora una volta spetta al fruitore dello spettacolo e del mio articolo dire l’ultima parola.

Mirco Venzo, Treviso 24/02/2022 #qzone.it

rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=1kpC3QSr8Oc
rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=-X2DtiE7VLw&...
rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=lXCdtIWstLA
rif. 4 https://www.youtube.com/watch?v=HO81jiWhJdk
rif. 5 https://www.youtube.com/watch?v=gmpmTsiWq8k

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