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20221220 VM borsatti foto bacioA Trieste, presso il palazzo Gopcevich, (in via Rossini 4, in centro città) è offerta al pubblico, gratuitamente, la mostra del fotografo Ugo Borsatti (rif. 1). Mi piace definire Ugo Borsatti, e Foto Omnia, il negozio di fotografia cui potevano rivolgersi i suoi concittadini, come un fotografo di paese, di quelli che un tempo erano presenti in ogni comune importante, locale dove ogni famiglia si rivolgeva per gli eventi cardine della propria storia: matrimonio, battesimo o altre cerimonie di rilievo, ma a cui si rivolgevano anche le associazioni per documentare gli avvenimenti significativi. Questo tipo di fotografo era presente anche alle manifestazioni pubbliche inerenti alla città, momenti culturali, sportivi, politici. 

Le foto esposte alla mostra possono essere riassunte in questo tipo di cornice che però merita una fondamentale precisazione: il comune dove opera Borsatti non è un comune qualsiasi, ma è Trieste, e per tanto le immagini della città non sono solo cartoline di uno dei tanti comuni italiani, ma diventano un'importante testimonianza della storia nazionale: quando definisco Borsatti un fotografo di paese intendo dire che Ugo attraverso il suo lavoro sta testimoniando del mio e vostro Paese; sta rendendo conto dell’Italia e della sua evoluzione.

Quando nel settembre del 1943 il nostro era solo un giovanissimo fotoamatore, immortalando i soldati italiani fatti prigionieri dai tedeschi che sfilano nei pressi di casa sua, sta documentando non un evento cittadino, ma un pezzo della storia italiana, così come quando nel 1955  fotografa Palmiro Togliatti colpito da un malstare durante un comizio,(nello scatto si scorge Nilde Jotti al suo fianco), si narra di due dei principali protagonisti della politica nazionale, non di politici locali…

Non tutti sanno che la città gigliata dovette attendere del tempo per essere ufficialmente territorio italiano, fu contesa anche dalla Yugoslavia di Tito e per un certo periodo fu governata dagli eserciti inglesi e americano. Non fu un periodo semplice quello per i triestini e ancora una volta sono le foto di Borsatti a documentare cosa accadeva in quel territorio dove le manifestazioni di piazza erano fonte di violenti scontri e di tensioni. Mi permetto di aprire qui una parentesi per dire che se Stefano Puzzer, portuale triestino, è salito recentemente sotto i riflettori per difendere il diritto al lavoro, protestando contro le limitazioni imposte dal green pass, la cosa non va considerata casuale: la convinzione di difendere le proprie idee ha radici profonde in quel territorio e questa mia convinzione nasce dopo aver visto gli scatti di Borsatti che fu lui stesso aggredito dalla celere di Padova e denunciato per disordini nel luglio del 1959 perchè confuso con i manifestanti.

La fotografia italiana del dopoguerra era impregnata della filosofia neorealista e Borsatti sicuramente è stato ampiamente influenzato da questa visione delle cose, l’attenzione per il sociale e, nello specifico, per il mondo del lavoro, è ampiamente documentato nella mostra cui ho assistito, impiegati comunali, cantinieri,  carettiere, cameriere, meccanico, farmacisti, venditori e venditrici di pesce sono stati da lui ripresi e consegnati alla storia. La mostra propone immagini dove si passa da gente normale a importanti figure dello spettacolo dell’epoca, (meravigliose un paio di foto dove il soggetto è Claudia Cardinale) o dello sport, (Nino Benvenuti o "el paron" Nereo Rocco), si salta da situazioni pubbliche a dettagli e ricordi di privati. Borsatti diventa quindi testimone anche dell’evoluzione sociale dell’Italia, come sancito dal documentario Trieste in ogni cuore (rif. 1) 

Sino ad ora ho osannato la mostra come testimonianza storica, non solo di rilevanza cittadina, ma, come sottolineato, di valenza nazionale; tuttavia non vorrei passare al lettore l’idea che si tratti di fredde foto d’archivio prive di bellezza e per dissipare questo sospetto approfondisco uno scatto. Una delle foto iconiche per chi ama la fotografia è firmata da Robert Doisneau e vede un giovane baciare la sua amata (Baiser de l’Hotel De Ville - 1950). Recentemente ho potuto ascoltare un'intervista dove il fotografo francese afferma che il ragazzo era stato da lui assoldato per una serie di scatti, ovvero quella splendida immagine non è una foto “catturata”, ma una costruzione premeditata, certamente ben realizzata, ma dove non c’è l'aurea della spontaneità. Val la pena di andare a Trieste solo per osservare lo scatto Il Bacio di Ugo Borsatti (Trieste 12/10/1954) dove il giovane soldato americano Jim Swaim e l’italiana Graziella Cirrincione si congedano labbra nelle labbra. Il fotografo riuscì a ricostruire la storia dei due perchè un nipote della Graziella, anni dopo, vide lo scatto esposto nel negozio di foto, riconobbe con sorpresa la famigliare e informò l’artista che i due innamorati partirono insieme per la California dando vita ad una famiglia di cui lui era parte. Una bella storia ed una bella foto, a giudizio dello scrivente preferibile a quella più famosa di Doisneau.

Chiudo invitando tutti gli amanti della fotografia a visitare la mostra (ultimo giorno 26 febbraio 2023) perché il lavoro di Ugo Borsatti è un inno ai differenti significati che il termine Fotografo racchiude. Grazie quindi alle autorità comunali per aver concesso questo spazio espositivo, ai curatori dell’evento molto ben organizzato ed allo stesso fotografo per la passione e l’attenzione proferita nel suo lavoro.

 

Mirco Venzo, Trieste, 14/12/2022 #qzone.it

Nella foto "Il bacio" di Ugo Borsatti già intitolata "Ciao Johnny" o, altro nome poi modificato a seguito delle informazioni sopra citate, "Addio per sempre".

rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=7rIkrFyciCs

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