Venerdì 25 luglio (2020) il gruppo di Artescalza si è ritrovato nella sede storica del FreakBar in Viale della Repubblica (TV) non tanto per un evento artistico, che pure c’è stato, quanto proprio per ritornare a stare in compagnia e rompere quel senso di disagio generato dal lockdown (vocabolo che in italiano si traduce con isolamento, blocco) bevendo uno spritz (rif. 1). Era da febbraio che gli artisti non si raggruppavano e devo riconoscere che io personalmente un senso di disagio l’ho provato. Non giravo liberamente nel locale, stavo attento a non invadere le distanze di sicurezza e avevo come la sensazione che tutti i presenti mi osservassero con sospetto. Non so se ciò fosse vero, ma ero io a sentirmi in
imbarazzo influenzato evidentemente dai lunghi mesi di isolamento. Quando poi mi son ritrovato con gli artisti anziché le consuete strette di mano, gli abbracci e con le ragazze con cui ho più confidenza anche il bacio di benvenuto, questi convenevoli sono rimasti frustrati sostituiti da un senso di freddezza e di diffidenza, di disagio, appunto, come il titolo del ritrovo ben definiva.
Nelle pareti i dipinti di Claudia Rossetti, per lo più astratti, vivacizzavano l’ambiente e un plauso particolare lo devo fare a delle poetiche foto in Bianco e Nero di Gloria Postuma, una fotografa che ha un suo stile molto particolare. Nel prosieguo della serata una pittura “live” era prevista, dove ad esibirsi ci sarebbero state Claudia Rossetti ed Elisa Franceschini. Era la prima volta che incontravo Elisa e ho voluto che mi parlasse un po’ di se. “Collaboro con Artescalza da circa un anno, anche se dipingevo anche prima. Per me dipingere è un momento di liberazione, un modo per esprimere me stessa. In un certo senso la pittura, l’arte, ha scopo terapeutico e farlo mi aiuta a realizzarmi”.
A sorprendermi, è stata la notevole presenza di giovani che giravano liberi e giocosi, tutti figli delle artiste presenti. Buon sangue non mente e la “verve” artistica che si respira nell’aria li ha spinti a cimentarsi con la fotografia, rubando la macchina al generoso Stefano Pauli che non solo non obiettò nulla, ma indicò ai ragazzi come utilizzarla al meglio, programmandola nel modo più opportuno, favorendo di fatto le realizzazioni dei raggazzi. Oggigiorno poche volte si trovano luoghi di incontro dove più generazioni si mescolano e devo precisare che negli eventi di Artescalza ciò è sempre accaduto. In una società dove sempre più si tende a isolare ponendo gli uomini da una parte e le donne dall’altra, i giovani qui e i vecchi lì, i bambini a destra e gli adulti a sinistra, gli eterosessuali in certi locali e gli omosessuali in certi altri, questa compagnia artistica sin dalle sue prime iniziative tende ad unire tutti, cosa poi che la tradizione familiare contadina da sempre faceva.
Forse l’unica generazione assente era quella degli anziani, anche se qualche malalingua potrebbe sospettare che essendo io presente con i miei capelli bianchi all’evento, anche questa categoria, di fatto era rappresentata; io però mi dissocio da questa affermazione facendo notare che non sono ancora tra i pensionati, ed anzi temo, se non cambiano le cose, alla pensione non ci arriverò mai, purtroppo! Questo per dire che gli eventi di Artescalza non sono solo fenomeni artistici, ma anche, nel loro piccolo, occasioni di socializzazione, e la necessità di rompere con il disagio causato dall’isolamento è stata la vera ragione di questa “rimpatriata” in attesa di futuri più cospicui appuntamenti.
Mirco Venzo, Treviso 27/07/2020 #qzone.it
Nella foto Elisa Franceschini.
