Spesso in questo blog scrivo di economia, ed oggi voglio spiegare, sempre in modo terra terra, il concetto di spiazzamento, cosa per altro utile se andrete a fare dei concorsi; nell'unica “gara” che feci per accedere ad una banca lo chiesero a tutto il mio gruppo, io risposi e ciò mi permise di fare bella figura e di accrescere la mia posizione rispetto agli altri concorrenti.
Premessa: in un sistema economico la produzione di beni e servizi può essere generata, (creata) da tre differenti protagonisti. Il primo sono i privati, ovvero gli imprenditori che in un'economia di mercato posso decidere di produrre quel determinato bene, poniamo ad esempio dei polli, per soddisfare le esigenze del sistema. La seconda entità che può produrre beni o servizi è lo stato. L’apparato pubblico può decidere che la produzione di polli è strategica per la nazione e decide di avviare e controllare tale produzione. Ricordo qui che tra le aziende dell’IRI vi era anche la SME che era un’azienda alimentare al cui interno negli anni si inglobarono marchi quali Cirio, Motta ed Alemagna, nomi popolari tra i non più giovani; quindi non pensi il lettore che lo Stato non possa operare anche nel settore alimentare; nell'Italia che funzionava ciò accadde. Esiste una terza entità che è il settore estero. I nostri polli non sono prodotti nel nostro paese da operatori privati, non sono prodotti dallo stato ma sono importati ovvero sono prodotti all’estero.
Parto proprio da quest’ultima ipotesi per spiegare la ragione di questo esempio: il mio amico francese René mi disse che in Nuova Caledonia (un’isola francese poco sopra la Nuova Zelanda, in Oceania) dove lui fece il servizio militare, all’epoca tutti i generi alimentari venivano importati e nello specifico arrivavano via mare o via aereo direttamente dalla Francia. Né il Governo Kanako (che essendo una colonia non esisteva, ma ubbidiva ai diktat francesi) né gli abitanti di quel territorio ricco di nichel, producevano polli, a detta di René. L’unica possibilità era per tanto l'importazione.
Non ho però spiegato che cosa sia lo spiazzamento: ecco la definizione. E’ quel fenomeno che si crea quando lo stato decide di produrre lui beni o servizi togliendo spazio d’azione, (fatturato o pezzi di produzione) ai privati. Potrei finire qui l’articolo, ma sarei stato di poco aiuto il lettore ed allora svisceriamo quanto sopra partendo da una prima ipotesi di lavoro: il nostro stato è in piena occupazione. Non ci sono disoccupati, tutta la forza lavoro è impegnata nei differenti settori produttivi, alcuni privati, altri pubblici.
Se lo stato decide di incrementare la produzione di polli, va da se che questa produzione andrà a togliere forza lavoro ad altri settori, che verranno quindi messi fuori gioco da questa scelta governativa. Quelle mille persone che ora producono polli, prima evidentemente producevano dell’altro e sicuramente una parte di loro, se non tutte, lavorava presso qualche azienda privata. Ora, senza quei lavoratori, ricordo al lettore che siamo in piena occupazione, quindi non ci sono disoccupati che rimpiazzeranno i lavoratori che si spostano di settore, le produzioni create dalla vecchia forza lavoro, nei vari settori, che ne so, maiali per salami o mucche per produrre latte e bistecche, vedranno ridurre le quantità da loro prodotte. Il danno, secondo questa impostazione riguarderà non solo il lato della produzione, ma altererà anche la scelta dei consumatori. Trattandosi di piena occupazione è facile immaginare che quei beni erano richiesti dai consumatori, altrimenti le aziende non li avrebbero prodotti (l'ipotesi liberale del mercato vuole che questo sia sempre in equilibrio, ma non mi addentro in questo sofismo). Può darsi però che anche altri settori non alimentari siano stati penalizzati da questa scelta statale: magari attratti dal contratto per produrre polli, sono diventati dipendenti pubblici operatori provenienti dal campo dell’artigianato di gioielli, o da quello della torneria meccanica.
La scelta governativa di produrre polli ha spiazzato le aziende private sia perché ha tolto loro quote di mercato; chi mangia pollo non mangerà anche maiali (salami e prosciutti) o mucche (bistecche o formaggi), e questo toglierà dal mercato alcuni operatori privati o quanto meno ne ridurrà il fatturato, sia perché chi ha scelto di lavorare per lo stato, a prescindere dal settore di provenienza, ora vedrà quel settore produrre di meno.
Siamo in piena occupazione e ora all’azienda meccanica dove lavorava il tornitore, o all’artigianato dove producevano gioielli manca un operaio specializzato: la produzione del negozio cala, produce di meno perchè gli manca un operatore che non ha potuto sostituire. Ci ha rimesso sia il produttore che chi quei pezzi voleva acquistare, ovvero i consumatori privati. Lo stato che in piena occupazione decide di produrre qualcosa interferisce pesantemente, mettendo fuori gioco, gli operatori privati.
Prima di riprendere l’argomento devo ora spiegare perché alcuni economisti, i liberisti sono sicuramente tra essi, osteggiano l’idea dell’entrata statale nell’attività produttiva. Il dogma di partenza per cui lo stato deve rimanere estraneo alle produzioni di ciò che si voglia è legato alla convinzione che ogni produzione statale è mal gestita, quindi più costosa rispetto ad una produzione generata dai privati. Anche oggi sentimo il mantra “corruzione corruzione” e “inefficienza, inefficienza!” relativo a tutto ciò che è statale e diamo quindi per scontato che la macchina della pubblica amministrazione sia costosa, macchinosa, appunto, ed inefficente. Questo assunto spiega il concetto di spiazzamento che può altresì essere tradotto con la frase "hai fatto produrre chi è incapace di farlo (lo stato) togliendo mercato a chi invece sa come ottimizzare i fattori produttivi (i privati, appunto, ovvero "il mercato").
Nel nostro esempio, se i polli fossero stati assegnati a dei privati, a parità di costi avremmo avuto maggior produzione e quindi maggior ricchezza. Questo è l’assunto liberista che, preciso subito, io non condivido, ma del quale magari parlerò in un sucessivo articolo. Ora però devo spiegare lo spiazzamento e ritorno a parlare di questo “fenomeno” addentrandomi nel tema in un'ipotesi di NON piena occupazione. Insomma, come oggi in Italia ci sono milioni di disoccupati. In tal caso se lo stato decide di produrre polli, che cosa accade al settore privato? Di certo non ruba a questo “forza lavoro” obbligandoli a produrre di meno, così almeno appare a prima vista. Vediamo che cosa dicono i manuali di economia.
Qui entriamo un po’ più nel tecnico e dobbiamo precisare come lo stato finanzia la sua spesa pubblica, nel nostro esempio la produzione di polli. Lo stato sovrano può coprire la spesa per questa (o altre) produzione essenzialmente in tre modi: aumentando le imposte, stampando moneta, o emettendo titoli di debito pubblico da vendere nel mercato. Prima ipotesi: per pagare gli stipendi alle persone che ora producono polli (e che prima erano disoccupate) io stato aumento le tasse all'interno del mio sistema economico, il mio bilancio rimane in pareggio ma va da se che ho tolto ricchezza al sistema, i soldi delle tasse che io uso per pagare i miei produttori di polli sono tolti, di fatto ai consumatori ed agli imprenditori privati che usavano tali denari per comperare altro o per investire nelle loro aziende.
Questa strategia di copertura della spesa pubblica spiazza i consumi e gli investimenti degli operatori privati perchè ho tolto loro ricchezza con le tasse. Posso però, seconda opzione, stampare moneta e con quel denaro prodotto dal nulla pago gli ex disoccupati che ora sono diventati lavoratori. L’aumento della massa monetaria però, sostengono i liberisti, fa aumentare l’inflazione, ovvero il livello generalizzato dei prezzi in tutti i settori. Di fatto quindi ogni famiglia ed ogni imprenditore ha meno ricchezza reale a disposizione per consumare e per investire. Anche in questo caso quindi lo stato, pur creando moneta dal nulla, ha di fatto spiazzato gli operatori privati: riducendo la ricchezza reale delle famiglie gioco forza si verificheranno minori consumi e minori investimenti da parte degli imprenditori. Lo stato ha quindi interferito anche in questo caso nell'equilibrio del mercato mettendo fuori gioco i privati (consumatori e/o produttori).
Ultima ipotesi dei libri di testo: lo stato finanzia la spesa pubblica emettendo titoli di stato. Qui, penserà felice il lettore, non emetto moneta e quindi non creo inflazione… Già, ma l’aumento dei titoli di stato crea un abbassamento del loro valore (più beni ci sono nel mercato, meno questi beni valgono ed i titoli di stato non fanno eccezione- legge domanda e offerta). Per compensare questa perdita di valore si deve quindi aumentare il saggio d’interesse che da quel singolo mercato si sposta in tutto il sistema. Maggiori tassi d’interesse significa da un lato che alcuni privati invogliati dai tassi più alti spendono meno per acquistare beni di consumo, ed aumentano la quota di denaro da investire in prodotti finanziari, penalizzando di conseguenza le spese per consumi. Faranno meno acquisti, e ciò penalizza le vendite di qui settori. Dall’altro gli imprenditori vedranno aumentare il costo per finanziare la loro azienda, quindi vi saranno meno investimenti, meno ammodernamenti e meno aziende che nascono perchè ora l’aumento dei saggi d’interesse rende più costoso indebitarsi per aprire un’azienda.
Tutte queste ipotesi di fatto penalizzano i privati che sono di fatto messi fuori gioco, spiazzati, dall’avvento dello stato nel mercato per produrre i nostri umili polli anche se finanzia emettendo titoli di stato la sua azione di politica di bilancio. I libri di testo in cui studiavo manco prendevano in considerazione l’ipotesi che oggi che scrivo dovrebbe finanziare (al momento non lo sta facendo) la spesa pubblica: il MES. Il mes sono soldi che prendiamo in prestito, e quindi su cui paghiamo i tassi d’interesse, ma che vengono erogati a condizione i fare ciò che vuole il creditore.
In definitiva dall’estero decideranno cosa dobbiamo e cosa non dobbiamo fare, dove dobbiamo spendere. Vi ricordate il caso della Nuova Caledonia che non poteva produrre polli? Bravi, avete compreso che oggi, l’Italia è alla stregua di una colonia, e se accetterà i soldi del MES lo sarà ancor di più! Non è tutto, anche se i tassi d’interesse che verranno pattuiti per erogare quei soldi saranno bassi, sono comunque denari che aggraveranno il famoso debito pubblico, che proprio le politiche europeistiche vogliono sia abbattuto. Insomma siamo con i piedi dentro un secchio che cerchiamo di alzare. Anche questi ulteriori corollari esulano il tema dello spiazzamento che però va letto preferibilmente con la conoscenza del moltiplicatore keynesiano (rif. 2).
In tal caso diventa grottesca tutta la nostra politica macro economica, ma è un piacere che lascio solo a chi si interessa di economia, oltre che un interessante stimolo di riflessione intellettuale!
Mirco Venzo, Treviso 05/07/2020 #qzone.it
Nella foto lo spiazzamento rappresentato con il modello di curve IS-LM. Il primo caso “generale” vede l’aumento della spesa (per produrre polli) spostare a destra la curva IS, l’equilibrio si crea quindi nel punto a reddito Y1 maggiore di Y0 dove però i tassi d’interesse aumentano da i0 a i1, “spiazzando” come spiegato la spesa e gli investimenti dei privati. Tralascio la spiegazione delle altre due immagini non senza precisare, per chi qualcosa ci capisce, che noi oggi in Italia siamo praticamente associabili alla figura più a destra, quella del “caso Keynesiano”.
Rif. 1 https://www.okpedia.it/spiazzamento
Rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-the...