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20200614 MF Ludwig von MisesParlando di onestà di questi tempi si potrebbe tranquillamente dire vai avanti tu che a me viene da ridere, infatti, la parola onestà se riferita a politici e virologi potrebbe prestarsi facilmente a commenti di derisione provocatoria, sprezzante, al limite dell’offensivo. L’esperienza degli ultimi tempi ci ha insegnato che non è sufficiente l’osservanza del settimo comandamento, non appropriasi di cose altrui è un aspetto dell’onestà, necessario ma non sufficiente in ambito politico e scientifico, i due ambiti maggiormente alla ribalta. La grande assente nel nostro logorante mondo moderno è l’onestà intellettuale. L’onestà intellettuale è un livello superiore dell’onestà economica del non rubare, perché essa ricomprende anche un elemento attivo

rispetto all’aspetto passivo dell’astenersi da comportamenti indebiti, l’onestà intellettuale ricomprende anche la capacità rara negli individui di riconoscere l’errore.

In un mondo dove la tecnologia informativa consente alla menzogna di fare due volte il giro del mondo mentre la verità si sta ancora allacciando le scarpe, promuovere la cultura dell’errore può essere un atto rivoluzionario. Ammettere di aver sbagliato e la disposizione di cambiare idea a fronte dell’evidenza è un atteggiamento troppo difficile nell’era dei social. E’ opportuno premettere che l’onestà intellettuale non paga mediaticamente, sono un opportuno esempio i due governatori regionali in testa alle classifiche di gradimento. Chi conosce la realtà sanitaria di Veneto e Campania, sa benissimo che il doge e il governatorissimo sono l’espressione della peggiore gestione sanitaria, il Veneto è un’eccellenza sanitaria per merito di medici, infermieri e operatori ausiliari nonostante il Doge. La Campania può vantare di avere le formiche come infermiere, ma nonostante la realtà i governatorissimi sono stati mediaticamente ineccepibili nella gestione dell’emergenza, facendo dimenticare la disastrosa situazione della sanità campana l’uno, e l’altro la strisciante privatizzazione della sanità veneta ai danni di quei veneti che dovrebbero venire prima.

Ve lo immaginate il Doge che dice: il Veneto ha retto nonostante la riduzione dei fondi a favore dei privati portata avanti negli ultimi 25 anni del nostro governo regionale, oppure il Governatorissimo che ammette, ci è andata bene perché in Campania la sanità è al collasso perché abbiamo contravvenuto al settimo comandamento in ambito sanitario nell’utilizzo dei fondi. Che dire della passerella mediatica di Villa Pamphilj, dove sarebbe sufficiente sostituire una "a" e una "elle" con una "o" e una "enne" per cadere nel volgare. L’invito all’unità per il bene dell’Italia non ci permette di capire quale sia il bene dell’Italia, il MES, il Recovery Fund, il SURE, come dice il Governo, o la monetizzazione dell’emergenza attraverso la BCE come sostiene la parte “irresponsabile” dell’opposizione. Intanto il Parlamento cosa fa, non c’è nessuno che lo sa. Ricordando le ammonitrici parole di Ludwig von Mises: “Che un fatto sia considerato vero dalla maggioranza non prova la sua verità. Che una politica sia considerata opportuna dalla maggioranza non prova la sua opportunità.”, continuiamo alla ricerca dell’onestà intellettuale perduta.

Marco Fascina

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