Su "La Stampa" del 5 e del 7 luglio ci sono due supposte di Elsa Fornero e Veronica De Romanis, i due articoli sono una riedizione della favola “la Cicala e la Formica”, ad uso e consumo del moralismo paternalista del nuovo fascismo in giacca e cravatta, o in questo caso in tailleur. L’articolo della professoressa Elsa è un capolavoro di ipocrita ribaltamento delle responsabilità. La situazione italiana è grave, non per le politiche sbagliate del governo Monti-Fornero, ma perché gli italiani non hanno fatto abbastanza sacrifici a fronte delle cure sbagliate degli illuminati. Le solite chicche retoriche. Le egoiste cicale (i vecchi) che vivono rubando il futuro alle formiche (i giovani), pretendendo la quota maggiore degli scarsi ossi (le risorse) che i generosi benefattori (i mercati) mettono a disposizione dei corrotti e fannulloni italiani.
La De Romanis rimprovera gli italiani di non approfittare della carota garrota MES e denuncia le pretestuose richieste a fondo perduto del Governo italiano sui fondi del Recovery Fund rinunciando agli amorevoli prestiti dei benefattori usurai europei. La Fornero e la De Romanis dicono peste e corna del debito pubblico, ma nessuna delle due è portatrice di soluzioni reali per abbassarlo, perché in realtà hanno l’interesse a mantenerlo alto, infatti la Fornero durante il suo mandato il debito pubblico l’ha aumentato. Le due esimie economiste nelle loro supponenti esposizioni dimenticano che dal 1992 al 2019 l’Italia ha accumulato complessivamente un avanzo di bilancio primario di 702 miliardi, in termini pratici e non demagogici questo significa che 702 miliardi sono stati sottratti a beni e servizi ad uso delle fasce più deboli, per essere trasferiti alle fasce più ricche della popolazione, attraverso il debito pubblico fatto salire ad arte ed intenzionalmente utilizzando un’ideologia politica, l’indipendenza della banca centrale dal governo, mascherandola da scelta di efficienza economica. Perché il concetto di Indipendenza della Banca Centrale nella realtà significa meno beni e servizi pubblici e più interessi da pagare ai privati a parità di debito pubblico.
Il mantra del debito pubblico gravante sulle future generazioni è una favola cacotopica presentata come utopica, per nascondere la realtà, il trasferimento di risorse dalle fasce più povere alle fasce più ricche, aumentando le disparità economiche all’interno della stessa generazione, non tra generazioni diverse. Anche sull’elogio del MES c’è un’omissione di informazioni. I sostenitori del MES dimenticano i vari richiami che a partire dal paragrafo 7 dell’artico 3 del regolamento UE 472/2013 ci portano all'articolo 3, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 1176/2011 del 16 novembre 2011 sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici . In pratica di rimando in rimando si stabilisce che “ il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, può raccomandare allo Stato membro interessato di adottare misure correttive precauzionali o di predisporre un progetto di programma di aggiustamento macroeconomico.” cioè tagli al bilancio pubblico, cioè tagli ai servizi, cioè tagli alla sanità. Se veramente si vuole rendere il MES innocuo è necessario e sufficiente abolire il comma 7 dell’articolo 3 del Regolamento UE 472/2013. Ma nessuno ne parla.
Marco Fascina