Uno dei concetti chiavi in economia è quello di utilità marginale. (rif. 1). L’utilità marginale è l’utilità, il "benessere", che riceve l’individuo dal consumo dell’ultima dose di bene. Wikipedia nella definizione del riferimento 1 pone ad esempio la fetta di una crostata di fragole, l’individuo alla prima fetta che brama darà una grande valore, alla seconda fetta darà pure un certo valore, ma sarà minore del primo giacché la fame sarà un po’ ridimensionata, come la curiosità di godere di quella leccornia, alla terza o quarta fetta l’individuo è sazio e, se dovesse per assurdo seguitare a mangiare delle fette della squisita torta, oltre un certo limite proverebbe una repulsione perchè sazio e gli risulterebbe indigesta la stessa fetta che venti minuti prima gli provocava le bave alla bocca.
Rimaniamo nell’esempio della fetta di crostata alla fragola e stabiliamo che il valore che il nostro ghiottone da alla prima fetta di crostata sia 20, il valore che da alla seconda sia 10, il valore che da alla terza sia 1, mentre se fosse obbligato a mangiare una quarta fetta di torta darebbe un valore negativo, poniamo meno due.
Il valore totale è dato quindi dalla somma delle varie utilità marginali che raggiunge il suo apice con tre fette (20 + 10 + 1 = 31) dalla quarta fetta in poi l’utilità totale scema; da 31 unità dobbiamo togliere due, l'utilità totale con quattro fette è 29. E' logico immaginare che seguitare a ingozzare il nostro soggetto di fette di crostata alle fragole finirebbe per farlo andare a zero o anche oltre a livello di utilità totale… L'economia, come comprende il lettore, ama muoversi su modelli che hanno di queste "leggi", di questi "paradossi"...
Mi piace fare il lezioso e voglio parlare dell’utilità marginale di una pagina del nostro libro preferito. Poniamo un romanzo… man mano che la storia procede e la nostra curiosità aumenta, ogni pagina che leggiamo assume un valore superiore della prima. In tal caso l’utilità marginale delle pagine si può’ ritenere avrà andamento differente rispetto alla dinamica precedente, ad ogni pagina letta daremo un maggior valore rispetto alla precedente e l’ultima pagina sarà per noi l’apoteosi. Finalmente sappiamo che cosa voleva dire quell'autore, o, nel caso di un giallo, scopriremo finalmente chi era l’assassino o, ancora, se la giovane è riuscita a sposare il ricco e giovane principino…L'utilità marginale di ogni singola pagina, non è decrescente, come nell'ipotesi delle fette di torta, al contrario è crescente e s'interrompe una volta terminato il nostro libro.
Si ipotizza tuttavia che finito un primo libro che abbiamo letto dando a quel bene (l’intero libro) un certo valore ora per qualche giorno non vorremmo leggerne un altro, dando ad un secondo libro un valore marginale inferiore del primo. La regola quindi è rispettata: ad una dose crescente di un certo bene (libro) tendiamo a dare un’utilità marginale decrescente… più di quel bene ho, meno valore do all’ultima dose ricevuta. (nota a margine)
Voglio dilungarmi per consegnare al lettore un ulteriore esempio a riguardo: le settimane di vacanza. La prima è agognata, la seconda goduta, ma se non è la terza, alla quarta è facile si cominci a rimpiangere le cose che facciamo a casa, dove ci sono i nostri amici, dove potremmo ritornare a dialogare con quella simpatica barista che ogni mattina ci fa il cappuccino e ci saluta… insomma, anche di vacanza, dopo un tot di quantità, rischiamo di averne due scatole piene: utilità marginale decrescente!
C’è un bene, leggevo in un libro, di cui non ricordo ne il titolo, ne l’autore, c’è un bene di cui non se ne ha mai abbastanza, ed è basilare per comprendere l’azione umana. Questo bene è il potere! Chi ha il potere in linea generale non se ne vuole mai separare ed anzi, più ne ha, più ne vorrebbe avere. E sin qui siamo rimasti nel vago, perché definire il potere non è cosa agevole...diciamo che mi rifaccio all’intuizione del lettore. Secondo passaggio che mi preme sottolineare in questo articolo. Qual è il bene che più di altri ci garantisce “potere”? Risposta: è il denaro!
Va da sè che in molti casi chi ha denaro non vuole rinunciarci, ed anzi, tende a volerne sempre di più, perché il denaro è un bene che ci garantisce potere, che è il bene cui molte persone non possono rinunciare, non è solo il mezzo per assumere tutti quei beni (libri, settimane di vacanze, sesso a pagamento e chi più ne ha più ne metta ...) per i quali il godimento ad un certo punto s'interrompe o diviene, come abbiamo visto negativo. L’articolo si ferma qui, avendo come corollari finali alcune affermazioni che lascio cadere lì, senza far nessuna correlazione.
Per la legge della domanda e dell’offerta, come nel caso di ogni altro bene, più denaro imetto nel sistema, meno valore a questo vado a dare. Chi detiene tanto denaro, per effetto dell’inflazione. si troverà a perdere non tanto capacità d’acquisto… l’abbiamo visto avere sei case o averne sette, ad un certo punto per lui è la stessa cosa, ma si trova a perdere potere...Stampare denaro costa quasi zero, ma gli effetti di questo stampare non sono propriamente indifferenti e forse per questo i privati che oggi hanno messo le mani nelle banche centrali (la BCE è privata) non sarebbero troppo contenti di cedere questa leva di comando.
La seconda osservazione è legata a quanto affermava Marx che la ricchezza tende a concentrarsi su un numero sempre più esiguo di persone. Se avere ricchezza significa avere potere, nessun imprenditore interromperà mai la sua indole all’accumulo, per quanto scritto sopra. Sperare quindi che delle menti illuminate, dei privati, possano fare l’interesse dell’umanità è da stolti. la storia ci dice l’esatto contrario. L’importanza della democrazia è da porre in correlazione con quanto sopra… la massa può, in un regime democratico, togliere lo scettro a chi, inebriato dal potere, dovesse smettere di fare l’interesse del Popolo (della collettività, o della maggioranza di questa), per cederlo ad altra persona. Se però si erode la democrazia, ritenendo che il popolo non abbia sufficente saggezza, per consegnarlo nelle mani di pochi “illuminati”, per quanto scritto sopra, si cade dalla padella alla brace!
Mirco Venzo, Treviso 31/05/2019 #qzone.it
Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Utilit%C3%A0_marginale
Rif. 2 https://www.okpedia.it/utilita_totale
Nota: esiste un altro bene che inebria, ma è differente rispetto al "potere": questo bene è la conoscenza. Gli studiosi, i ricercatori, non si fermano mai di conoscere... Al pari del potere reperibile con il denaro, è una sorta di droga ed il film "il nome della rosa" abbozza bene il tema (forse, ma è una mia opinione, anche più del libro di Umberto Eco che è alla base della pellicola). Lascio al lettore individuare le differenze tra chi è inebriato dalla voglia di potere e chi da quella di ricchezza, non solo, lascio al lettore comprendere come anche la conoscenza dia potere e... Fine degli stimoli!