Dovevo andare ad una conferenza ieri sera, ma ero senza auto, l’aveva presa mia sorella, e così ho inforcato la bicicletta e mi sono diretto verso il centro. La temperatura era mite ma, avessi avuto l’auto a disposizione, la bronchite che mi ritrovo avrebbe sicuramente consigliato l’uso del mezzo motorizzato, in barba agli ecologisti. Tuttavia, non avendo scelta, ho dovuto pedalare. Questi pensieri scorrevano nella mia mente quando mi sono accorto che alla mia destra, in mezzo alle foglie di tiglio, nascosto nell'oscurità, c’era un vecchietto a terra. Un colpo d’occhio ed ho focalizzato la situazione. Era caduto dalla bicicletta e cercava di riassestarsi. Credo fosse lì da più di qualche attimo, perché non l’avevo visto davanti a me nel rettilineo. Io ero di fretta, e così ho finto di ignorarlo, ma forse un senso di colpa o forse un processo di proiezione su di lui, me lo ha tenuto in mente per tutto il tragitto, diventato quindi più cupo. Chi era costui? Come mai aveva scelto di uscire in bici?
Non credo per una scelta ecologica, credo lo spingessero ragioni più forti della mia, visto che la sua età era più avanzata. Probabilmente obbligato a muoversi, chissà... forse era stato a trovare un parente o un amico, ma non aveva altri mezzi se non la bici. Bici che lo aveva tradito, facendolo cadere al suolo. E così ho pensato alla decrescita felice, e a chi afferma “meno male che c’è la crisi, così il mondo si riequilibra”. Io e il vecchietto, che contributo stavamo dando al mondo con le nostre pedalate? Nessuno! Io, ero conscio, rischiavo solo di peggiorare la mia bronchite e il vecchietto si era solo fatto male, senza che nessuno avesse un beneficio di alcun tipo. Al diavolo la decrescita che di felice ha nulla. Poi riflettendo che forse, fra qualche anno, anch'io potrei ritrovarmi a girovagare da solo, in bici, e potrei finire steso al suolo, come l’ignoto ciclista. E mi guarderei attorno silenzioso sperando che nessuno si accorga di me, cercando di mascherare dignitosamente l’accaduto. Sono stato assalito da un forte attacco di compassione e non so se indirizzata allo sconosciuto o piuttosto a me stesso. Alla conferenza si è parlato di arte, di quanto questa sia importante e di come ci sia chi riesce a porre le opere nel mercato, guadagnandoci. Io pensavo al mio vecchietto e a quante volte l’arte aveva raccontato, dipingendo, cantando o rappresentando teatralmente i temi della vecchiaia e della sofferenza. Pensavo anche al fatto che il dibattito era stato organizzato da un attivista politico che per professione dovrebbe aiutare i vecchi e, un domani, dovrebbe accudire me. Riflettendo, ho considerato che questo attivista opera in una coalizione di minoranza o, per meglio dire, in una coalizione che non incide per nulla sulle cose, così come il nostro pedalare incide nulla sull'inquinamento mondiale. Treviso è bella con le foglie di tiglio gialle a fine ottobre, e le luci dei lampioni le danno dei tocchi di colore tanto improvvisi quanto inaspettati. Io però mi sentivo triste, perché stavo già pensando all'inverno.
Mirco Venzo - Treviso, 28/10/2016 #qzone -
Foto Mirco Venzo