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20160816 VM Tecnologia 1Due lavori, tra quelli presentati in Villa Brandolini a Pieve di Soligo (Esposizione aperta sino al 28 di Agosto)  han riproposto il tema della tecnologia e dell’uomo, seppur partendo da approcci differenti. Kolorgrad di Tiziano Doria evidenzia come il mezzo possa aver dei limiti. La foto di Nadia Comaneci, la sublime ginnasta che ottenne tutti 10.00 dai vari giudici alle Olimpiadi di Montreal (1976), vide nel display solo un misero 1,00. La scheda elettronica non aveva previsto che un atleta potesse arrivare alla perfezione (al 10,00) e si fermava a 9,99!

Che interrogativo pone questa evidenza? Che l’uomo va oltre la macchina? O che la macchina, figlia dell’ uomo, non può darci chissà quali garanzie? Una delle foto esposte da Doria era uno scatto tecnicamente sbagliato realizzata niente di meno che dalla NASA. In questa immagine v’era un razzo che si vedeva confusamente; era stato immortalato con una doppia esposizione ed il risultato agli occhi dell’osservatore risultava deprecabile. Giorgio di Noto pure, rientra, a mio avviso, in questa indagine sui mezzi tecnici e l’uomo. Nel suo lavoro “The Arab Revolt” ferma con degli scatti realizzati mezzo una polaroid, alcuni fotogrammi di video che si potevano reperire in rete. Quei video sono poi stati rimossi e ora l’unico documento che rimane dell’evento è lo scatto realizzato dalla sua macchina che però è realizzata da chi fisicamente in quei territori non era presente. Le foto, preziosamente incorniciate, sono poste per terra e non ad altezza occhi, come sarebbe logico aspettarsi. “l'allestimento per terra da l'idea che si stia guardando qualcosa che da un momento all' altro può essere tolto. Si vuol rendere l'idea della precarietà dell'immagine...”. Questa è la spiegazione fornitaci da Chiara Pozzobon per illuminarci in  merito. Nella stessa stanza è anche presentato, sempre dello stesso autore, il lavoro 8.06.2013. Un foglio fotografico è impressionato dai display di cellulari. Gli scatti sono realizzati da chi la rivolta l’ha vissuta, o come protagonista, o come testimone diretto. 20160816 MV Tecnologia 2
Ora, se il mondo del digitale dà una parvenza di effimero, di confutabile, trasferire su carta fotografica ciò che in origine è digitale, in un qualche modo dà autenticità, autorevolezza a quel documento. E’ processo simile, se vogliamo, a quello realizzato nel precedente lavoro da Giorgio mediante la polaroid. Lo scatto della polaroid ha reso “eterno” il fotogramma di un video che è stato cancellato dall’etere… A questo punto devo però chiudere il cerchio dell’articolo e il sunto del mio ragionamento, alla luce di quanto osservato è: le informazioni passano per mezzi che le possono alterare. I video e le immagini si possono cancellare o creare a piacere, come si può dare un tocco di autenticità a situazioni viste in un video di cui si potrebbe saper poco o nulla. Che ne sappiamo noi che eravamo separati dal mediterraneo di ciò che accadde nelle rivolte delle primavere arabe? Sappiamo ciò che questi mezzi d’informazione, con i loro limiti, ci presentano. Ma è l’uomo che utilizza e manipola i mezzi. E’ lui che può utilizzarli in modo “corretto” o meno. I lavori dei due autori citati documentano limiti tecnici di quei mezzi che l’uomo stesso ha creato o attestano limiti insiti nell’animo umano?

 

Mirco Venzo, Treviso 13/08/2016
Lo scatto di Nadia Comaneci proposto in Villa Brandolini da Tiziano Doria
“The Arabian Revolt”, la mostra di Giorgio Di Noto posta a terra.

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