In Villa Giovannina, adiacente al municipio di Villorba (TV) è fruibile sino al 18 dicembre 2022 una mostra imperdibile per gli amanti della fotografia: Storie a scatti: Fotografe, una rassegna con cento foto realizzate da altrettante fotografe (esclusivamente donne) che ci parlano non solo di fotografia, ma anche di come è evoluta socialmente la figura femminile. Non è facile trovare una mostra proponente una così ampia varietà di immagini che toccano nello spazio, nel tempo e nei temi, una moltitudine di artiste dove nomi noti della foto si affiancano ad altri meno conosciuti.
Potrete trovare scatti che si basano sul concettuale affiancate a reportage, autoritratti o foto industriale, sperimentazione… Come disse uno dei presenti: “Ce n’è per tutti i gusti…”!
Per orientarsi in quello che diventa un labirinto di nozioni ci sono tre modalità. La prima è quella di leggere i pannelli che forniscono le chiavi interpretative di quanto è esposto, la seconda è richiedere una visita guidata (servizio fruibile a precise condizioni economiche), la terza è quella di recuperare un catalogo della mostra per rileggere con calma sia il percorso tematico che ha mosso i curatori, sia per avere una breve biografia delle autrici proposte.
Una ragione che mi spinge a promuovere questo evento oltre alla qualità delle foto è legato ai prezzi: 7 euro per un biglietto intero (e ci sono anche tariffe ridotte) e 10 euro per un catalogo fotografico sono cifre decisamente sotto la media ed è giusto attribuire un plauso a chi valorizza eventi culturali tenendo in giusta considerazione le precarie condizioni economiche del pubblico, oggigiorno bistrattato dai noti problemi: un grazie quindi al Comune di Villorba e allo staff di Mandr.agor.art. che ha organizzato la mostra curata da Maria Francesca Frosi e da Dionisio Gavagnin. Termino lo spot “pubblicità progresso” informando chi non conosce il luogo che la barchessa dove sono esposte le foto è un locale molto gradevole come, evidenzio, lo è pure il parco che la circonda; se è una bella giornata merita una passeggiata per la varietà di piante e per i colori autunnali.
Del percorso storico e sociale che ammanta l’esposizione non ne faccio cenno; in rete si possono già reperire queste informazioni, chiudo il pezzo tratteggiando alcune delle foto che più ci hanno colpito spiegandone il nostro soggettivo “perché”. Entrando, subito di fronte a noi, di grandi dimensioni, appare una foto dove protagonista è un quadro con sottostante un letto, l’autrice è Sophie Calle l’opera del 1992 è un dittico che comprende anche uno scritto ed il titolo è Autobiographical Stories. E’ una composizione pulita e nello stesso tempo sorprendente, una foto come molti di noi potrebbero scattare, (magari non con quella qualità di stampa) ma che pochi sanno scorgere, il testo spiega il legame della fotografa con il quadro rappresentato. Molto bello sia come stampa, sia come composizione, oltre che per gli equilibri cromatici trattandosi di un bianco e nero è La dueña de la gran mesa (1991) di Flor Garduño: nulla nasce dal caso e scopriamo che la donna messicana iniziò la sua esperienza di fotografa come assistente in camera oscura di Manuel Álvarez Bravo.
Altrettanto bella è la foto di Claude Batho Le couloir, Odette, Juillet (1970). E’ una composizione fotografica dove appaiono gli strumenti che tradizionalmente sono ad appannaggio della donna, le scope, e defilata vi è una bambina che osserva chi la fotografa con sguardo intenso. Il nostro gruppo rimane sbigottito di fronte alla grande immagine realizzata a colori da Odinea Pamici dove una donna è ripresa dall’ombelico in giù; evidentemente la sua testa non è importante al contrario di ciò che è ripreso: una mutandina in pizzo e una giarrettiera che potrebbero rendere avvenente il corpo che impreziosiscono. Un elemento però sconcerta lo spettatore, le belle gambe della ragazza sono avvolte ognuna da un polipo… chiedo lumi al personale che mi spiega l’artista, quando cercò di proporsi nel mondo dell’arte, si sentì replicare che il suo posto era a casa a sbrigare le faccende domestiche. Il mondo dell’arte e della fotografia pareva essere ad appannaggio del maschio e alla donna rimaneva la cucina (ecco il richiamo del cibo di cui il polipo è testimonianza), ma all'occorrenza la donna deve anche essere seducente e appetibile per soddisfare le bramosie dell'uomo, ed ecco il perchè di quel abbigliamento da soubrette: giarrettiera, pizzo e tacco. In Ballo con Ivonne (2005) Il viscido polipo che dal polpaccio si allunga arrivando sin sopra il ginocchio, tentando di raggiungere punti più delicati, sorge il sospetto sia una simbolica rappresentazione del maschio e, forse, ci racconta di come la fotografa e artista triestina valuti il mondo maschile.
Anche più esplicita pare essere la polacca Natalia LL con le sue sei stampe datate inizi 1970 Post- consumer Art, al visitatore tradurre in concetti le immagini che a me paiono abbastanza “hot”.
Ogni foto merita attenzione e mi piace chiudere questa presentazione citando tre autrici: Francoise Demulder, Christine Spengler e Letizia Battaglia: le foto di guerra e di cronaca nera sempre si pensa sia cosa esclusivamente maschile; le immagini presentate di queste tre autrici ci dicono che non è così.
Mirco Venzo, Treviso 13/11/2022 #qzone.it
Nella foto l’opera La dueña de la gran mesa di Flor Garduño
