Giancarlo Torresani ha presentato Fotografia & Respiro, una rassegna di grandi fotografie ove protagonista è l’atto di respirare. La prima immagine proposta è un fotomontaggio datato 1858, come a significare che l’odierno Photoshop non ha inventato nulla che già non fosse stato fatto; l’ha solo semplificato, soggetto della foto l’ultimo respiro di Hanry Peach Robinson. Non è la riproduzione di un evento realmente avvenuto, ma una ricostruzione teatrale, fatta con più immagini, di una scena immaginata. Per documentare un autentico decesso è stata scelta una foto di Josef Koudelka del 1963, estrapolata dal suo lavoro sugli zingari.
Il respiro è protagonista anche in un’azione quale il baciare, che da sempre è uno dei soggetti fotografici privilegiati, un raffinato scatto di Gyula Halasz, in arte Brassaï realizzata in un bistrot, è stato scelto per ricordarci questo gesto romantico. Una foto che toglie il respiro è la celeberrima Lunch atop a Skyscreaper del 1932 di Charles Clyde Ebbets dove una squadra di operai pasteggia su una trave di ferro sospesi nell’aria durante la costruzione di un grattacielo. La foto forse più apprezzata dalla quarantina di ospiti e soci molto interessati all’esposizione del maestro è però opera di Edouard Boubat, è il soggetto è un bimbo che ascolta il respiro del mare da una grande conchiglia portata all’orecchio dalle sue piccole mani.
Tutti noi abbiamo percepito nella nostra mente, semplicemente osservando quella foto, il rumore del mare. L’energia di quella foto è stata tale che spontaneo è stato per molti immedesimarsi nel giovane protagonista dello scatto. Torresani ha terminato la rassegna di scatti avente come protagonista il respirare l’esatto contrario dei primi scatti proposti: se la carrellata era iniziata con l’ultimo respiro, il congedo è stato assegnato al primo respiro, quello di un neonato appena uscito dal corpo della madre: la magia della vita che ogni fotografo ha come riferimento e che cerca di catturare.
Certo immagini della quotidianità ci bombardano costantemente, ma catturarle e proporle al momento giusto e nel modo giusto non è operazione che tutti possono fare. E’ un processo che richiede attenzione, gusto, competenza. Questo è l’insegnamento che porto a casa dopo la lezione del responsabile artistico di Venetofotografia. E’ possibile che prossimamente il circolo ridia la parola al docente di fotografia e comunicazione per illustrare Luigi Ghirri, artista poco conosciuto e non sufficientemente apprezzato. Le serate del circolo sono aperte a tutti, ai non soci è però chiesto un contributo responsabile.
Mirco Venzo, Treviso 14/01/2019 #qzone.it
La foto di Brassaï recuperata in rete
