q slide 005j

Cerca

20190101 VM CourbetSino al 6 gennaio 2019, presso il Palazzo dei Diamanti a Ferrara sarà possibile visionare una serie di opere del pittore, padre del realismo, Gustave Courbet (Rif. 1) già noto al vasto pubblico per la celeberrima quanto disinvolta Origin du monde (Rif. 2) tela del 1866 non presente a questa mostra comunque molto ricca d’interessi.
Il percorso propone 49 opere molte delle quali spiegate dall’audio guida inclusa nel prezzo del biglietto (13 euro per chi è privo di sconti). Da un padre del realismo mi aspettavo una pittura quanto mai ricca di dettagli, ed in effetti la pittura di Coubert è talmente fedele alla realtà da ricordare, in molti casi, delle fotografie a colori. I curatori della mostra han tenuto a precisare che spesso la chiave interpretativa delle opere si radica su simbolismi e affinità come la prima opera  esposta,

La quercia di Flegey (1864) subito va a spiegare: vi è dipinto un maestoso albero ben radicato al terreno caratterizzato dalle ampie fronde. L’audio-guida ci spiega essere “un autoritratto in assenza” e la figura ben conficcata sul terreno con delle chiome così folte può essere lo stesso pittore che non a caso affermava, confermando quanto appena scritto “...per dipingere un paesaggio bisogna conoscerlo, e io conosco la mia terra e la dipingo”!

Non sempre la pittura si rifaceva a situazioni reali, come spiegato ne Il castello di Chillon del 1876, riprodotto basandosi su delle fotografie o nel Buongiorno Signor Courbet del 1854. In questo secondo caso il pittore si autorappresenta con aspetto fiero mentre di fronte a lui a fermarlo nel suo percorso vi è un mecenate che lo accoglie con evidente rispetto. Tutta la scena è allegorica, e un simile incontro mai si realizzo concretamente; è però “una fotografia” di come molti artisti volevano essere considerati a partire da quegli anni, persone che non lavorano per un committente (e quindi eseguono pedissequamente quanto loro richiesto come accadeva nel medio evo), ma mettono su tela il mondo che loro vedono e sentono, sarà poi, solo a lavoro terminato, che un eventuale acquirente apprezzerà remunerando l’opera realizzata senza condizionamento alcuno.

Si sta concretizzando l’idea che l’artista produce per il mercato e non a commessa, e sottostante a questa idea vi è il pensiero che il “mercato” sia espressione di libertà, non dimentichiamo che molti dei moti politici di rinnovamento sociale in quegli anni sono spinti dall'alta borghesia, i popolani non si interessavano più di tanto a quei processi di evoluzione sociale tanto cara ai piccoli (e medi) borghesi che volevano rivendicare un loro spazio fuori dalle regole imposte dai canoni aristocratici. Questa chiave interpretativa ci permette di comprendere le espressioni dei protagonisti dell’opera, il servitore del mecenate è con la testa bassa (lui non è libero, e quindi è come se si vergognasse del suo status), il mecenate che si propone con un atteggiamento di rispetto verso l’artista, e quest’ultimo che a testa alta si pone con fierezza e con piglio autorevole di fronte a tutti i presenti. L’arte (e l’artista) sa dove deve andare e lo fa con sicurezza e dignità!

La situazione ideale sopra rappresentata non sempre sarà alla base delle opere di Courbet che qualche compromesso a questa impostazione la concederà, come quando in esilio dipingerà, perché più vendibile, il già citato Castello di Chillon, o come nel caso dei due I levrieri del conte di Choiseul, (1866) eleganti ed aristocratici nell’atteggiamento che vogliono son solo essere il dipinto di due cani, quanto un modo per “parlare” del conte di cui erano proprietà, committente della tela. Una pittura che racconta non solo attraverso la perfetta rappresentazione della realtà, ma servendosi anche di simbolismo e di riferimenti che vanno oltre a ciò che si è rappresentato, non stupisce quindi se Coubert sia stato uno dei riferimenti per molti degli impressionisti che di li a poco andranno a prendere spazio nel palcoscenico mondiale.

Una personalità forte quella di questo artista, impegnato anche politicamente e anzi, proprio a seguito di questo suo interesse, costretto all’esilio. Che la sua visione del mondo e la sua rappresentazione potesse andare contro i gusti e le idee di chi giudicava le sue tele non rappresentavano certo una sorpresa per l’artista il quale in uno scritto ai genitori precisava: “...quando non sarò più contestato, non sarò più importante!”. La fierezza con cui si rappresentava nei sui dipinti pare quindi confermata da scelte di vita che ne fanno un uomo moderno.

Mostra da non perdere aperta sino al 6 Gennaio 2019.

Mirco Venzo, Ferrara, 30/12/2018 #qzone.it

Rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Gustave_Courbet
Rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/L%27origine_du_monde

 

 

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Il presente sito web utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti. Proseguendo nella navigazione acconsentirai all'informativa sull'uso dei cookies.

Leggi di più