Un'altra mostra di fotografia di estrema importanza è proposta ai Tre Oci di Venezia sino all’8 di agosto. Protagoniste 200 immagini del maestro Helmut Newton. Stampe in bianco e nero e a colori, giusto per presentare nella sua completezza, le abilità di questo maestro della fotografia. Alcune foto estrapolate dalla serie “Big nude”, presentano donne a dimensione 1 a 1. Sono le donne e la loro sensualità ad essere le indiscusse protagoniste del lavoro di Newton, donne che provocano, spesso proposte in nudi parziali o totali, dove lo scatto evita di celare la parte più intima della femminilità, quella destinata alla fecondazione.
E qui inizio ad addentrarmi nella grande abilità di Newton che riesce a proporre dei nudi di donna, esaltandone la sensualità, senza mai però cadere nella volgarità. Insomma, foto erotiche, ma mai pornografiche. Com’è riuscito in questo intento il maestro? Attraverso una costruzione dell’immagine dove sempre il soggetto principale non è la parte anatomica della donna, ma la personalità della stessa. Ad esempio nei “big nude”, dove le figure femminili, come già scritto sono a grandezza naturale e senza velo alcuno, lo spettatore oltre ad ammirare il corpo di queste modelle, finisce inesorabilmente per andare ad investigare sulla loro personalità. Lo sguardo fiero, quasi intimidatorio di queste femmine può indurre una qualche soggezione nel fruitore della foto. Ed ecco che la mente si sposta dall’analisi anatomica del corpo esposto in tutto il suo splendore in una ricerca che va, o tenda di andare, a trovar risposte circa la psiche della protagonista.
E questo gioco di spostare l’attenzione dal corpo del soggetto ad una comprensione della sua psiche è, a mio modo di vedere, lo stratagemma che toglie volgarità alla foto. Non solo, costringe chi osserva lo scatto ad analizzare ogni dettaglio presente nell’immagine per cercare delle risposte. Ci si trova quindi a focalizzare i dettagli dell’arredamento, del vestiario della protagonista, del paesaggio in cui è rappresentata, o si cerca di interpretare le situazioni spesso paradossali che sono documentate dall’immagine. Come il lettore può comprendere si va quindi a posare l’attenzione su “altro” rispetto alla sola nudità che va compresa.
Non tento di spiegare come la costruzione dell’immagine, l’equilibrio tra i bianchi e i neri o i bilanciamenti cromatici negli scatti a colori, siano di altissimo livello; è questo uno dei tanti motivi per cui vale la pena di andare a visionare la mostra. Rimane da ricordare come la donna che Newton propone sia una figura che anticipa i tempi. Una donna che domina, padrona delle situazioni, mai è succube dell’altro sesso, il così detto sesso forte che in ognuna delle immagini proposte è comunque sempre e solo perdente.
Mi son permesso di scrivere, ed è una mia idea, che Newton proponendo questa donna dominatrice, ha anticipato i tempi. Io faccio parte di chi ritiene il maschio spesso in difficoltà in questa società, dove la donna ha recuperato posizioni su vari campi. Il macho e il machismo li vedo fuori gioco in un momento storico dove il tema, anche della recente attualità, rivendica il diritto degli uomini di accoppiarsi tra di loro e di aver dei figli, prerogativa, guarda caso femminile; ma estromettere dal piedistallo la figura maschile significa gioco forza porvi sopra la donna. Questo è’ quanto Helmut Newton faceva già dai primi anni settanta, togliendone i veli che ne nascondevano le virtù sia fisiche sia caratteriali.
Mirco Venzo, Venezia 29/06/2016
Foto Linda Botter
