[Debito # 6/6]
Il libro di David Greaber, come scritto, non è semplice, e non lo è perché interconnette differenti aspetti che sono legati gli uni agli altri. Nel primo articolo ho parlato della nascita del burqa, reazione maschilista ad una situazione che nasce da problemi economici. Nel secondo articolo, parlando del valore guerriero ho in parte spiegato perché si impone un mondo basato sulla forza e quindi sulla “mascolinità”. La schiavitù, ovvero ridurre un altro essere umano in un oggetto, passa per una violenza armata - la guerra che si serve di ideali guerrieri - o per l’imposizioni di leggi che tutelino i creditori e penalizzino i debitori insolventi sino a ridurli in "rex" (cose). Negli anni e nei luoghi le leggi sono differenti. E le leggi assecondano i valori, non ultimi quelli religiosi che sono insiti nella società. Nel Medioevo europeo l’istituto della schiavitù tende a sparire. A fronte di quale fenomeno? La risposta potrebbe essere la diffusione del Cristianesimo. Una religione che afferma l'esistenza dell'anima e la responsabilità dell'uomo nel presentarsi di fronte a Dio, pone un problema filosofico a una realtà che riteneva “cosa” anche la persona umana. Lo schiavo è proprietà del padrone, ma è il singolo che deve rispondere a Dio della propria anima… e quindi l’anima a chi appartiene? Non sono le azioni del corpo, volute dalla propria mente (anima), a stabilire se dobbiamo andare in paradiso o meno? E però se sono io a rispondere delle mie azioni, non posso esser schiavo, e fare ciò che vuole una figura esterna a me stesso (il mio proprietario). D’altra parte tutta la Bibbia nasce parlando del problema del debito.
Gli Ebrei che fuggivano dall'Egitto per non esser schiavi altro non erano se non la risposta di coloro che scappavano dai campi (magari di loro proprietà) per non esser messi in catene casua il mancato pagamento del debito. Nell'antica Mesopotamia, l’abbiamo visto, lo Stato tutelava i creditori ma doveva periodicamente. attraverso il giubileo, azzerare tutti i debiti. Copio incollo da Wikipedia: “Il Giubileo ha origine dalla tradizione ebraica che fissava, ogni 50 anni, un anno di riposo della terra (con lo scopo pratico di rendere più forti le successive coltivazioni), la restituzione delle terre confiscate e la liberazione degli schiavi, questo affinché non ci fossero comunque il troppo ricco o il troppo povero (Levitico, 25,8 e sgg.).” Quel sistema economico, ciclicamente subiva delle crisi e l'istituzione del giubilea serviva a "tenerlo in piedi". Molti contadini resi schiavi potevano cercare la fuga, lasciando i campi incolti, che diventavano sì proprietà del latifondista sempre più “ricco” (di terre), ma il sistema si trovava sempre più povero: è il lavoro sui campi che produce il grano e dà sostentamento a tutta la città. L’assenza di manodopera produceva la fame a tutti.
Non stupisce quindi che le due religioni nate dalla Bibbia, quella cristiana e quella islamica, siano contrarie all'istituto degli interessi sul prestito. Fa eccezione in tal senso il mondo ebraico, ma anche qui il libro dà delle spiegazioni: in molte città europee l’unica attività concessa agli ebrei che erano confinati in ghetti, era proprio l’attività di concedere prestiti a rimborso (ovvero facendosi corrispondere gli interessi). Leggi, religione e meccanismi finanziari sono quindi interconnessi gli uni agli altri, modificando sostanzialmente le relazioni sociali. Altro esempio: la coniazione di moneta è favorita, sostiene Graeber, soprattutto per poter pagare i soldati. Se le normali transazioni avvengono attraverso meccanismi di credito/debito, alcuni soggetti, come i militari, sono esclusi dalle relazioni di scambio economico. Il militare, come pure lo straniero (e spesso le due figure coincidono, in quanto il militare svolge la sua attività bellica fuori dal territorio dove ha la sua rete di relazioni) è avulso dalla rete sociale e quindi a lui non si fa credito. Come può quindi reperire i beni o i servizi di cui necessita? Solo se ha in mano qualcosa che venga accettato da tutti: la moneta, che nell'antichità era di metallo prezioso. Stato che conia moneta per pagare i soldati, soldati che vanno in guerra per catturare schiavi e territori, schiavi che vengono messi a estrarre minerali pregiati per coniare monete o a zappare i campi, monete che lo Stato impone assieme alle leggi a chi opera nel suo mercato dove si vendono le derrate prodotti dai lavoratori… L’impatto nella società della guerra è chiaro ad ogni lettore, ma ancora una volta il libro dell’antropologo sottolinea come siano interconnessi i fatti politici, economici e la vita delle persone comuni.
Come chiudere questo riassunto, che è stato anche lo spunto per introdurre elementi di attualità nella riflessione? Riprendendo le idee di Alberto Bagnai, un economista che pure per professione si occupa del tema del debito. E che ci dice Bagnai? Che sempre dietro ad un debitore (ovvero a chi ha ricevuto del denaro) c’è un creditore e costui si accolla un rischio più o meno grande, facendosi remunerare questo rischio. Il tema degli interessi, trattato dai mistici e dai religiosi medioevali, è stato risolto: oggi chiunque cede del denaro lo fa per avere una contropartita che compensi il rischio di insolvenza. Quindi, perché dev'esserci l’obbligo assoluto alla restituzione del debito? Chi gioca una partita (è la legge del mercato), se gli va bene vince, ma se gli va male… era libero di non accettare quel rischio. Oggi in Europa assistiamo a problemi di debito e si parla molto di debito pubblico, quando però a governare le leggi e gli istituti di emissione sono soggetti privati (la BCE non è ente pubblico e il Parlamento Europeo ratifica semplicemente le leggi volute dalla Commissione Europea, che ha come membri persone non elette, quindi anch'esse persone private che curano interessi privati). Queste persone decidono delle nostre relazioni e delle nostre vite. Anche in questo caso le filosofie che vanno per la maggiore hanno peso per tenere in piedi il sistema; ad esempio affermazioni come “Non si può uscire dall'Euro” si sentono nei bar e negli autobus come un mantra. Che cosa sta comportando l’accettazione cieca a questi diktat? Che il lavoro è stato deprezzato (si guadagna sempre meno), che i servizi pubblici subiscono dei tagli, che le interferenze militari verso altri paesi sono sempre più frequenti. Il nostro esercito è presente, armato, in svariati territori, anche se sappiamo poco o nulla di quanto stia facendo e soprattutto sappiamo poco o nulla di quanto sia apprezzata o meno la sua presenza. Sappiamo che non tutti gli islamici apprezzano le intromissioni “occidentali” nei loro territori. Vero è che anche molti occidentali non accettano l’invasione costante degli immigrati… Anche in questo caso, chi impone di accettare questi flussi di migranti? Chi sta formulando le leggi che i Renzi, i Monti, i Letta stanno accettando senza batter ciglio? Fu l'Europa di questi "privati" a cacciare l'ultimo presidente del Consiglio italiano democraticamente eletto. E difendere quel piccolo uomo, credetemi, mi costa tantissimo.
“Debito” ci insegna che la politica, le leggi, i rapporti economici e sociali, sono interconnessi gli uni con gli altri e comprendere “chi deve che cosa, e a chi” è basilare, anche se la comprensione e il districarsi in questa matassa non è cosa semplice. Un messaggio mi piacerebbe passasse dopo queste letture: che la frase “Rispettiamo le leggi del mercato” è fasulla. Non esiste mercato senza Stato e le regole dello Stato (che determinano i meccanismi di mercato) sin tanto che siamo in democrazia, passano per le urne elettorali. L’adozione della moneta unica (Euro) così come l’accettazione del TTIP (trattato non ancora sottoscritto) sono scelte politiche che hanno diretta rilevanza sul fatto che la nostra attività prosperi o chiuda, sul fatto che i nostri figli emigrino o rimangano in patria, che debbano esprimersi e sognare pensando e utilizzando la lingua italiana o la lingua inglese…
Mirco Venzo - Treviso, 30/07/2016 #qzone
Foto Linda Botter
