“Un discorso come il suo, sicuramente estremamente valido, in che modo si può calare nella realtà”? E’ questa la domanda che una delle presenti ha rivolto al filosofo Carlo Sini dopo una sua conferenza. (vedi nota). Ecco la replica del filosofo esposta per come l’ho memorizzata (attenzione, non si tratta di un virgolettato ma di una sintesi non integrale con aggiunte mie personali suggerite da altri video. Chi fosse interessato ascolti la fonte al rif. 1)
Replica
E’ interessante constatare che lei afferma, in buona sintesi: “...Il suo discorso è valido, quindi è inutile”! “Gli argomenti proposti sono forti, sono veritieri, ma non servono”. In altre parole è molto più proficuo colui che ci dice che cosa bisogna fare domani mattina. La mia sensazione è che sia talmente grande la disabitudine a comprendere che cos’è la cultura che questa non si riesce più a traslare nella vita pratica. "Il discorso filosofico sta in aria, ma qui bisogna stare con i piedi per terra". Tutto ciò conferma che non si sa più cosa fare della cultura e se così fosse bene farebbero i molti paesi e i molti governi che si adoperano per evitare perdite di tempo ai giovani: conoscere Protagora, Gorgia, a cosa serve? Molto meglio approfondire le scienze, le conoscenze tecniche che sono molto utili, ed è indubbio che lo siano. L’insegnante di filosofia (e di lettere) pare faccia un patto con la classe: “Voi state buoni quando io parlo, fingete di interessarvi a ciò che vi viene detto e noi vi ricompenseremo in sede di interrogazione, evitando di mettere il dito nella piaga e agevolandovi in sede di valutazione…”
Questa è la fine della civiltà e della ragione! Perchè se io non credo che Protagora serva: perchè lo insegno? Non sappiamo più che cosa si deve insegnare, perché lo si deve fare iniziando dalle famiglie che si preoccupano che i professori, gli insegnanti non rovinino le vacanze dei loro figli, (e le loro) come se non fossero loro, questi figli... Come se non si trattasse della loro cultura, del loro destino, del loro senso della vita… Non si capisce che la filosofia è la ricerca della felicità? Certo anche collettiva perché non ha senso la felicità se non è del gruppo, della polis, ma anche personale. Non solo quindi felicità della collettività, ma anche la propria felicità! Trovare dei criteri per dare priorità alle cose, per capire dove concentrare i propri sforzi è importante o no? Certo che sono discorsi “alti” e non si trovano nei principali programmi televisivi, nei quotidiani che vanno per la maggiore… Per fortuna è così!!!
Insegnare Haendel, Beethoven lo si fa per far star meglio i ragazzi non per tormentarli. Forse si vuole che solo i ricchi abbiano queste conoscenze? Che solo taluni frequentino certi concetti? In Sud America un maestro ha preso dei bambini disperati, che vivevano di espedienti, che si drogavano che si alcolizzavano, che rubavano e si prostituivano ed ha messo in piedi una cinquantina di orchestre (non una decine!) che suonavano Mozart, Vivaldi, anche musica contemporanee… li ha salvati! “Bisogna mangiare…!” E certo che bisogna mangiare, ma a che prezzo? Tra l’altro non ha fatto neppure una cosa tanto originale questo sudamericano: l’italiano ancor oggi è la lingua frequentata dagli stranieri che si occupano di musica perché è l’idioma della operistica (Rossini, Verdi, Puccini etc). Parlando di musica, in Italia, si parla di conservatorio.
Questo vocabolo significa “conservare” le conoscenze musicali e per farlo, a Napoli, per tramandare queste conoscenze ai posteri le insegnavano anche ai trovatelli, agli orfani, negli asili di pubblica pietà già a partire dal XV secolo. L’idea era che questi giovani “devono fare qualcosa”, e tra le discipline insegnate v’era, come detto, anche la musica, al fine di conservare queste conoscenze. (rif. 2). La tradizione musicale italiana citata prima affonda le radici in questa scelta. Dire che le cose “alte” sono inutili è semplicemente drammatico! Se si deve rinunciare al teatro per i cinepanettoni dove si ammirano i fondoschiena delle veline di turno è la fine...
Avere il senso delle cose è importante, ed è qui, nella scuola, grazie agli insegnanti, che si acquisisce un certo gusto. La capacità di comprendere “il bello”, di discendere ciò che è importante da ciò che non lo è. Noi siamo oltraggiati, insultati continuamente dalla spazzatura che ci viene somministrata dalla televisione, dai social, dai giornali, non ultimi quelli più prestigiosi… dalle mode! Chi ci dice quando staccare la spina e leggere un libro? Siamo travolti da cose, da idee che ci fanno male, che sono tossiche, qual è l’antidoto per difenderci da tutto ciò? E’ la cultura! E’ la scuola che ci da gli strumenti per discendere "il bello" dal marcio. Ma se io che insegno non sono convinto che Socrate, che Platone sono importanti per destreggiarsi nella quotidianità, come posso essere un buon maestro? Se io parlo di questi grandi senza lasciare il segno sulla mia classe mi devo interrogare: dove ho sbagliato? Ho utilizzato parole poco convincenti? Platone, Socrate, Aristotele, Protagora sono tramandati da 2500 anni.
Non sono io Carlo Sini che ritengo siano importanti, ma sono tutti coloro che si sono adoperati per portarli sino a noi a sancire ciò; non dobbiamo dimenticare che la stampa è una invenzione recente e migliaia di mani si sono mosse una dopo l’altra per generazioni per farci arrivare questi concetti. Talvolta quando queste mani scrivevano chi le muoveva era travolto dalla fame, attorno a lui v’erano malattie, le guerre. Alcuni han fatto questo lavoro di copiatura sacrificando le loro ultime forze perché erano convinti dell’importanza di queste idee... E oggi noi mettiamo in discussione l’importanza di questi pensatori antichi? Siamo sicuri siano “inutili”? La nostra civiltà, la civiltà occidentale, la stessa scienza affonda le radici su questi principi, grazie a questi è nata la conoscenza che ci ha permesso di andare sulla luna.
Così io, Mirco Venzo, mi sento di riproporre il pensiero del maestro Carlo Sini che questi concetti ha espresso con altre parole. Ci fu chi mi disse che i maestri ce li scegliamo: Carlo Sini, sicuramente è tra coloro che più mi sono stati utili, giusto per prendere posizione a riguardo.
Mirco Venzo, Treviso 20/07/2021 qzone.it
Nota: il video si riferisce ad una conferenza tenuta dal docente su Protagora, conferenza ahimè non rintracciata. (ero molto interessato all’argomento esposto dal Professore). La domanda che ha generato la replica da me rielaborata, ho motivo di sospettare, fosse stata posta da un’insegnante (magari di liceo), e questo giustifica la replica piccata dal filosofo che io ho cercato di “addolcire”.
Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=vUHaZYHfjO8
Rif. 2 Estratto da Wikipedia “A Napoli operavano fino al tardo secolo XVIII quattro conservatori: I poveri di Gesù Cristo, La pietà dei turchini, Sant'Onofrio a porta Capuana e Santa Maria di Loreto, più uno femminile denominato Casa dell'Annunziata. È in questi luoghi che si è consolidata e sviluppata la scuola musicale napoletana [...] - (anche a Venezia vi erano istituzioni simili) - A partire dal Settecento, questi conservatori acquisirono sempre maggiore importanza dal punto di vista dell'educazione musicale, perdendo la loro caratteristica assistenziale e mantenendo il nome di conservatorio per la scuola musicale, espandendo l'insegnamento oltre al canto anche alla teoria, alla composizione, ai vari strumenti musicali ed all'arte drammatica [...]” - https://it.wikipedia.org/wiki/Conservatorio