Antefatto: la sera ascoltando il notiziario di Byoblu 24 (rif. 1) venivo a scoprire che il porto di Trieste è stato venduto ad una società tedesca, mentre anche il porto di Taranto è in procinto di essere ceduto ad una società cinese. Treviso non è lontano da Trieste e spesso mi capita di andare a visitare quella che nel 2016 fu il principale porto italiano per traffico di merci. (fonte Wikipedia rif. 2 ). L’importanza strategica di questo porto è solo accennata in questo articolo: nell’epopea austriaca fu il maggiore scalo marittimo dell’impero asburgico, e anche per questo fu successivamente conteso non solo dagli austriaci, ma anche da croati e sloveni, poi riuniti dal Generale Tito
nella Jugoslavia che riteneva Trieste un importante tassello per il giovane nascente stato comunista.
La volontà di strappare questo porto agli austriaci fu una delle motivazioni, c’è chi sostiene la principale, che spinse l’Italia dei Savoia ad entrare nella prima guerra mondiale; si può quindi dire che l’annessione di Trieste al resto d’Italia venne pagata un incommensurabile prezzo in termine di vite umane e di sangue, e forse per queste rimembranze storiche sapere che ora questo snodo commerciale è di proprietà di una società a lingua tedesca, mi ha scosso non poco. Preciso che questo fatto non mi ha di certo sorpreso, i tedeschi già si erano interessati agli aeroporti greci (rif. 3) e che l’assedio teutonico si stia espletando tramite il percorso dell’Europa Unita a colpi di austerità, non è certo una novità per chi vi scrive.
Vengo ora a Photo Open Up 2020, esposizione di foto che dal 26 settembre si tiene a Padova e che terminerà il 25 ottobre. Son andato a vedere la mostra carico di aspettative, anche perchè lo scorso anno a fianco di foto “ultra moderne” v’erano lavori che colloco sul terreno della "tradizione", a me cara, in particolare gli scatti dell’agenzia Grazia Neri (rif. 5) e l’esposizione di una variegata quanto ricca rassegna di firme proposta ai Musei civici degli Eremitani (rif. 6) mi avevano entusiasmato. Quest’anno il giudizio è decisamente capovolto, tanto che volevo intitolare il presente articolo “Chiedo Scusa”. La realtà è che non sono riuscito a fermarmi più di venti secondi davanti a nessuna delle foto proposte, e le sole eccezioni verranno descritte a fine pezzo.
Andiamo con ordine, iniziando con il dire che io e l’amico Giorgio abbiamo visitato solo tre dei cinque punti espositivi, nello specifico quello dell’Ex Macello, quello della Galleria Cavour, e quello collocato dentro i Musei civici Eremitani; va da se che la critica quindi si ferma a questi spazi espositivi. Perchè devo chiedere scusa? Perchè non son riuscito a trattenere praticamente nulla da nessuno dei numerosissimi autori proposti, tanto che lo spunto più interessante è stato il colloquio avuto con delle guardiane della sala. Cerco di riassumere il dialogo, pur conscio che le frasi non son testuali.
IO: “...Ma lei che dice di queste foto”? (riferite a quelle esposte dentro il museo dove, ed è questa un’informazione, molti erano gli autori stranieri anche provenienti dal medio oriente o dal lontano oriente). “...che dico... dico che deve leggere le didascalie per comprendere che tipo di ricerca è stata fatta da questi artisti! L’ha fatto?”. “E no che non l’ho fatto, a parte che abbiamo problemi di tempo, ma una foto, specie per me che sono fotografo, deve anche saper esprimere qualcosa pur senza la necessità della didascalia… la sensazione è che qui ci si stia arrampicando sugli specchi. Vedo i dipinti proposti prima di entrare e provo molta più attrattiva nei loro confronti rispetto a queste foto anche se son giunto sin qui da Treviso per vedere le foto, e non i dipinti. Io amo la fotografia, ma qui sto vedendo altro, e non lo capisco e non lo apprezzo…" (prima di accedere alla sala dove sono esposte le numerose foto, al Museo degli Eremitani, si percorre un corridoio dove ci sono alcuni dipinti dei maestri veneti (ipotizzo), e questi ultimi sì ti costringono a rallentare il passo; catturano la tua attenzione, o meglio, han catturato la mia. Riprendo quindi il dialogo con la ragazza:
“Voglio dire l’arte dovrebbe o fornire chiavi di lettura della realtà o suscitare un sentimento di bellezza… io qui, magari per mio limite, chiavi per interpretare la realtà non ne trovo, e quanto alla bellezza… stendiamo un velo pietoso”! “Ma lei deve considerare anche un altra cosa, gli artisti che lei apprezza, i pittori di cui qui a lato vede delle opere, dovevano assoggettarsi a quanto stabiliva il committente, erano liberi sino ad un certo punto, di fatto i temi, il modo di esprimerli e spesso anche lo stile, erano stabiliti da chi pagava il loro lavoro, ora l’artista, nello specifico questi fotografi, hanno la possibilità di esprimere quel che vogliono senza dover scendere a compromessi di alcun genere…”
“A maggior ragione dovrebbero colpirmi perché possono dire ciò che vogliono, ma che mi dici se mi fai vedere una stampa di dimensioni importanti (potrebbe esser stato un 60 x 40 cm) completamente nera, (quest’opera la si trova presso l’Ex Macello) o mi fotografi una donna nuda per poi nascondere con del nastro adesivo il suo corpo?”. Non l’ho detto alle due ragazze per non far brutta figura, ma ho molto più apprezzato i disegni degli “spostati”, e le frasi scritte sui muri dell’edificio abbandonato visti il giorno precedente. Artisti non proposti in un museo che manco sapevano qualcuno potesse ammirare le loro tracce che parlavano, per lo più di delusione. (rif. 7). Nel riferimento 7 ho accennato a qualcosa di quell’esperienza, e, da notare, anche quegli artisti, se così li vogliamo chiamare, operavano non per soddisfare un committente, ma per esprimere qualcosa che avevano dentro.
“Chiedo scusa” voleva essere il titolo di questo pezzo perchè non ho compreso che cosa volessero dire quasi tutti gli autori proposti. Chiedo scusa perchè non ho compreso nessun messaggio per poterlo riproporre a chi mi legge. Chiedo scusa anche per non essermi fermato a leggere le didascalie che avrei potuto riassumere… ma se faccio un simile lavoro, qual è l’apporto che do al lettore? Tanto vale che si legga lui l’originale e lo interpreti in modo sicuramente più pertinente di come potrei fare io che sono, lo riconosco, prevenuto di fronte a questo tipo di arte. Ma qui sorgono degli interrogativi… E’ arte quella che ho visto? E se accettiamo l’idea che è arte, la possiamo ancora considerare fotografia? Tutto sommato il titolo della mostra Photo Open Up, alla fotografia fa riferimento... Mi ripropongo di intervistare alcuni nomi importanti del mio territorio per capire dove stia andando la fotografia, non senza aver prima preso le distanze da ciò che ho visto.
E vengo a descrivere le due immagini che più mi han colpito, entrambe esposte al Ex Macello. Una a firma di Giulia Agostini dove l’autrice coglie delle suore che si stanno facendo un “selfie”. Non è solo questo lo scatto di Giulia che mi ha colpito, anche altre sue foto mi han fermato e son state oggetto di riflessione. Lascio per ultimo l’autore che più mi ha sorpreso in senso positivo: è Filippo Berta!
In uno scatto si vedono due canidi (sembravano lupi, ma non vorrei sbagliare la classificazione, magari erano dei cani… poco importa) che si stanno contendendo il tricolore. I due animali con ferocia, digrignando i denti, stanno tirando la bandiera uno da una parte, l’altro dall'altra, e qui il notiziario di Byoblu ha influenzato l’interpretazione di questo scatto: la nostra patria se la stanno divorando, e ciò che ne rimarrà saranno brandelli… Questo scatto sintetizza una situazione politica, economica sociale. Ha valenza simbolica e una sua indiscussa forza ed efficacia. Qual è l’assurdo di tutto questo articolo? Che anche la foto che più ho apprezzato, questa che ho descritto, la cui mia personale interpretazione spero aver ben esternato, anche grazie il riferimento storico posto all'inizio di questo articolo, è possibile non sia coerente con ciò che l’autore voleva realmente dire. Non mi stupirei affatto se Filippo, leggendo questo pezzo, mi scrivesse, "...guarda che hai “toppato” di brutto, hai visto un altro film…!" ed allora che mi rimane di questa edizione di Photo Open Up? Ribadisco: chiedo scusa…
Rimanendo su Filippo Berta, le cui foto non avevano didascalie che aiutassero la comprensione, ma si limitavano al titolo (e questa potrebbe essere un'altra critica, ma magari è l’autore che ha fatto questo tipo di scelta, non so dire), intrigante era anche l’immagine della sfilza di uomini che camminavano tutti a distanza regolare l’uno dall’altro, in riva al mare, tutti verso una stessa direzione. E’ uno scatto riferito al lock down? E’ un’immagine che vuol parlare dello sbarco degli immigrati? E’ uno scatto che parla di come gli sbarchi seguitino nonostante il look down? Non saprei, ma la qualità delle sue immagini, la composizione delle stesse, hanno attirato la mia attenzione e son riuscite a farmi porre degli interrogativi, a suscitare la mia curiosità.
E’ quello che chiedo a chi espone delle immagini ad una mostra… Sono forse troppo esigente? Questo polemico articolo finisce qui.
Mirco Venzo, Treviso 15/10/2020 #qzone.it
Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=..
Rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Trieste
Rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/36...
Rif. 4 https://photopenup.com/
Rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-...
Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q...