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20190306 VM tina merlinIn un mio articolo del 9 marzo 2017 (rif. 1) attaccavo il mondo femminile con un ragionamento semplice: la maggioranza del corpo elettorale italiano sono donne; per tanto se siamo mal rappresentati il grosso della responsabilità grava sulle spalle di chi indossava (una volta) la gonna. Le donne sostengono di vivere in una società maschilista che le “emargina”, che le relega in posizioni di subordine... Bene, affermo io, se ciò accade ancora, visto che siamo in un regime democratico, molta responsabilità spetta proprio a loro che non solo non sanno tutelare i propri interessi, ma non sanno neppure (e qui prendo una mia posizione) tutelare gli interessi del nostro Paese.

Perché ciò accade? Perché essere cittadini attivi richiede impegno, conoscenza, applicazione... Soprattutto chi era definito "gentil sesso" risulta particolarmente attento alla data in cui escono i saldi, a scegliere la scarpa migliore, l'analisi approfondita cade sulla scelta dell'estetista, relegando in subordine le questioni macroeconomiche e politiche. Diciamolo chiaro, alla maggior parte tutto ciò non interessa... e però è nei palazzi che si fanno le leggi, che si scelgono i dirigenti delle aziende che organizzano le nostre vite o che si spinge in direzione del neoliberismo e delle privatizzazioni, vocaboli che a naso, otto donne su dieci (e forse sono troppo buono con questa deduzione) manco sanno che cosa significhi...

Dopo questo cappello introduttivo è giunto il momento di ricordare una donna che prima che una donna fu una grande italiana, e una grande persona, incontrata in una mia ricerca tra le macerie di una delle peggiori sciagure italliche di cui ho relazionato spero dettagliatamente (rif. 2/3/4/5). La tragedia è quella del Vajont, e la donna che si erge come una figura titanica dalle qualità cristalline è la giornalista dell'Unità Tina Merlin.

Clementina (Tina) Merlin prima di scrivere nell'Unità, svolse il ruolo di staffetta nella guerra di liberazione partigiana contro le forze fasciste e naziste, e già ciò la rende degna di nota: i diritti che abbiamo sanciti nella Costituzione sono il risultato del sangue e dei rischi che persone come Tina si sono accollati, il fratello di Tina, Antonio, fu tra coloro che persero la vita in combattimento per affermare questi valori.

L'opera giornalistica di Tina, proposta da un giornale decisamente schierato politicamente come l'Unità, iniziò cercando di dar voce a chi, gli abitanti di Erto e Casso, venivano ignorati da ente privato, la S.A.D.E. che aveva deciso di costruire una diga a scopo di lucro (e qui il lettore deve leggere tra le righe, giacche la produzione di energia elettrica era anche condizione basilare per far crescere e l'industria italiana, e il benessere dei cittadini tutti. E' con l'elettricità che si fanno funzionare lavatrici, ferri da stiro, lavastoviglie e per finire televisioni... Non voglio demonizzare l'attività dei privati, e l'importanza del libero mercato, questa è la precisazione necessaria trattando di chi scriveva per un giornale che su questi temi aveva vedute distanti dalle mie. Dirò di più: sto elogiando chi aveva idee distanti dalle mie).

Torniamo alla giornalista che non solo diede voce ai cittadini della valle, ma per prima, con professionalità, costanza, coerenza, coraggio, e competenza, andò a sostenere che la diga rappresentava un serio pericolo per gli abitanti di quei territori. Della serie quando la catastrofe accadde, non si pote parlare di un evento imprevedibile proprio perché c'era chi, la Tina Merlin, aveva preventivamente dettagliato e motivato i rischi di quella costruzione. Ho parlato anche di coraggio, e vale la pena di ricordare che la giornalista dovette subire un processo con accusa di aver turbato l'ordine pubblico. Le testimonianze portate al processo sancirono che le argomentazioni della giornalista erano tutt'altro che infondate. Ci penseranno poi i 260 milioni di metri cubi di terra a sancire da che parte stava la ragione.

Tina Merlin affermò anni dopo la tragedia che la segnò, e per la quale sentiva come un senso di colpa“... magari fossi riuscita a turbare l'ordine pubblico...”. Quando si parla del grande giornalismo italiano si pensa a Indro Montanelli, a Enzo Biagi, ma non si cita mai Tina Merlin. Mi sento di dire che in questo caso sì, c'è qualcosa da correggere. Altresì mi vien da paragonare la bella giornalista a Laura Boldrini, a Mara Carfagna, alla neo costituzionalista Maria Elena Boschi (costituzionalista fortunatamente bloccata dal referendum) e alla favolosa Nicole Minetti (favolosa non certo per qualità politiche dove io ritengo, ma è una mia personale opinione, sia equiparabile al nulla, e qui merita di esser ricordato con toni polemici Silvio Berlusconi che taccia di incompetenza i rappresentanti grillini affermando che serve un curriculum  alle spalle  per gestire la cosa pubblica... Non sarò io a rivangare che esperienze e che competenze han favorito la carriera politica a molte delle sue "pupille", Marco Travaglio si è costruito una carriera nel investigare su questi temi).

Dopo aver sopra ricordato alcune politiche dei nostri tempi, oggi che si festeggia la donna, mi par bello ricordare che se le donne han acquisito diritti e han ridotto le differenze che esistevano tra uomo e donna, molto si deve a figure come Tina Merlin, che han contribuito ad elevare il nostro Paese con qualità che non sono l'avvenenza o la capacità di scegliere il tacco giusto. La realtà è che persone come Tina Merlin sono di esempio per ogni persona che voglia essere Uomo nel senso importante del termine, e se in mezzo alle gambe non ha un pistolino, poco importa perchè è nella testa e nel cuore che questa grande persona ha segnato la differenza.

PS va ricordato anche come la Tina scriveva per un giornale di Sinistra quando la Sinistra era una voce critica importante per questo paese. Se l'elettorato dava molta fiducia a queste forze politiche era perché prima che la frana crollasse, i loro giornali spiegavano dov'era il pericolo e in cosa consisteva... oggi possiamo dire lo stesso?

Mirco Venzo, Treviso 07/03/2019 #qzone.it


rif. 1 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/236-w-le-donne-o-anche-no
rif. 2 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/499-vajont-una-storia-che-si-ripete-1-4
rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/501-vajont-una-storia-che-si-ripete-2-4
rif. 4 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/502-vajont-la-storia-si-ripete-3-4
rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/504-vajont-la-storia-si-ripete-4-4

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