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20210512 VM Max weberOggi scriverò, basandomi principalmente sui video di Domenico Petrolino che ringrazio per la cura e per la chiarezza espositiva (rif. 1,2,3,4,5,6), di Karl Emil Maximilian Weber (Erfurt - Sassonia 21 aprile 1864 – Monaco di Baviera, 14 giugno 1920) Rif. 7.

Biografia

Il padre di Max Weber è un facoltoso liberale mentre la madre è una devota calvinista che aspirava ad una vita ascetica, Hellene Fallenstein, figura che avrà indirettamente un peso assoluto su tutta la sociologia mondiale, come poi vedremo. Weber si laurea in legge, ma i suoi studi spaziano su più direzioni, approfondisce l’economia entrando in una scuola che la considera una disciplina trovante soluzioni sociali, si occupa di filosofia, è appassionato di storia e conosce molto bene Goethe. Aderisce al Congresso sociale

evangelico, un partito “di sinistra”. Come vedremo in poi Weber anche in seguito ritenterà l’attività politica sempre a detta di Petrolino in posizioni riconducibili “a sinistra” e questo oggi è particolarmente interessante essendo alcune sue tesi antitetiche a quelle che l’attuale sinistra professa. In questo blog ho più volte affrontato il tema di cosa sia destra e cosa sia sinistra e non ritorno su tali argomenti.

Nel 1890 dirige un progetto dal titolo La questione polacca. All’epoca importanti flussi migratori si stavano concretizzando, dalla Polonia molti lavoratori entravano in Germania rimpiazzando i tedeschi che a loro volta si spostavano verso le città le quali erano in espansione causa l’industrializzazione. Questo studio lo “consacra” quale esperto di fenomeni sociali. Nella biografia di Weber merita citazione anche il matrimonio con una sua lontana cugina, Marianne Schnitger, femminista e scrittrice, la quale dopo la morte del marito sarà lei a raccogliere alcuni documenti utili per ricostruire le idee e la vita del grande sociologo. Merita evidenza anche l’adesione del sociologo alla Alldeutscher Verband, un’associazione ultra nazionalista che si oppone fortemente al flusso di lavoratori polacchi in Germania. E’ stato ed è oggetto di studio tale adesione, Petrolino afferma in una lezione Weber spiega che la sua contrarietà a questo flusso migratorio è da correlarsi al fatto che tale fenomeno ha come conseguenza lo schiavizzare i lavoratori stessi e, si precisa, a favorire tali migrazioni sono i proprietari terrieri tedeschi che beneficiano del basso costo del salario. (Temi che risuonano familiari, vero? ndr).

Nel 1897 muore il padre di Weber dopo una violenta lite mai ricucita. Questa cosa devasta psicologicamente lo studioso che tra crisi depressive, insonnia e nervosismo è costretto ad abbandonare l’insegnamento. Su consiglio dei medici, dopo un periodo di ricovero ospedaliero, Weber viaggia andando anche in Italia, immancabile meta per gli uomini di cultura tedeschi. Nel 1904 esce il saggio L’etica Protestante e lo spirito del Capitalismo che è poi il principale lavoro prodotto dal sociologo. Tale opera è l'unica pubblicata in vita dallo studioso, tutto il resto delle sue pubblicazioni saranno realizzate postumo.

L’etica Protestante e lo spirito del Capitalismo

La tesi base di questo saggio afferma che lo sviluppo del capitalismo nella società occidentale è stata favorita dalla diffusione dei precetti protestanti in particolare quelli calvinisti. Questa affermazione è suffragata dal fatto che con l’avvento del credo protestante (e calvinista in particolare), il centro economico dell’europa si sposta dai paesi a religione cattolica: Francia, Spagna e quella che oggi chiamiamo Italia, a nazioni protestanti quali la Germania, l’Olanda, l’Inghilterra, la Scozia (Sono andato a controllare wikipedia circa quest’ultima affermazione, ed in effetti la chiesa più diffusa in Scozia risulta ancora quella presbiteriana che si rifà a Calvino Rif. 8 ndr).

Dove vi sono il maggior numero di protestanti l’economia capitalistica è maggiormente sviluppata e nelle nazioni dove vi sono più religioni sono tendenzialmente le comunità protestanti ad avere tendenzialmente maggior successo economico. Sulla base di queste constatazioni Weber afferma che il cattolicesimo in Europa, e il confucianesimo ed il buddismo in oriente, hanno di fatto limitato l’ascesa del capitalismo. Ecco come spiega con parole sue il fenomeno: “Lo sviluppo del concetto di vocazione ha dato all’imprenditore moderno una coscienza favolosamente pulita, nonché lavoratori operosi. Come ricompensa ai lavoratori per la loro devozione ascetica alla vocazione e per la loro collaborazione sul suo spietato sfruttamento dei lavoratori stessi, egli diede loro la prospettiva dell’eterna salvezza” (Già precedentemente Marx aveva individuato questa caratteristica della religione e l’aveva definita “l’oppio dei popoli”). La religione cristiana tende a rigettare il successo materiale, visto come una sorta di peccato, mentre l’etica protestante, in particolare quella calvinista, assegna al successo materiale una valenza salvifica.

Essere membri della Chiesa (della comunità di credenti) non è più abbastanza, per i protestanti, all’uomo è richiesta azione e lavoro, la salvezza passa anche per quel che si fa. L’asceta che si rifugia in un mondo di preghiera non è quindi più visto come un modello da seguire, Huldrych Zwingli, uno dei predicatori influenzati da Lutero, e che a sua volta influenzò Calvino, di cui dirò fra poco, molto attivo a Zurigo, abolirà i monasteri riassegnando le terre e gli edifici alla città. Non ebbe molta fortuna questo predicatore che venne ammazzato in battaglia e vide bruciate le sue spoglie. In buona sostanza l’etica protestante rispetto a quella cattolica spinge verso l’azione più che non verso la meditazione e Weber ci dice che il capitale si produce “agendo” (lavorando) non pregando. Approfondiamo questo aspetto parlando della predestinazione.

Predestinazione

A Ginevra, sempre in svizzera, si rifugia un altro predicatore perseguitato dalla cattolica Francia il cui futuro avrà un esito migliore rispetto a Zwingli, Giovanni Calvino (Jehan Cauvin 1509 - 1564) che morirà di morte naturale dopo che le sue idee ebbero grande diffusione. In particolare la sua tesi che più ci interessa afferma che l’uomo non decide del suo futuro, Dio che tutto vede e tutto sa, ha già chiaro chi è eletto e chi non lo è. L’uomo che è un peccatore, un essere misero, come fa a decidere del suo destino? Non può! Coloro che devono andare nei cieli e chi è destinato agli inferi è una cosa già scritta. Il destino di tutti noi è già segnato, siamo predestinati, cercare di comprendere il perché della scelta di Dio è impossibile. Non possiamo comprendere il perché si è destinati al cielo o agli inferi, ma possiamo scoprire, intuire, se si è destinati da una parte o dall’altra attraverso il successo che otteniamo nel mondo lavorativo. Occhio al passaggio: il lavoratore apprezzato, l’artigiano capace e il commerciante che ha successo negli affari, (ivi compreso il banchiere che si arricchisce), non arriva a questi risultati per merito suo, ma per volere divino. Se però tu hai successo nel mondo degli affari è perchè chi sta in cielo ha deciso che tu sia un eletto. Cosa comporta per Weber questa mentalità? L’abbiamo già visto, che il dipendente non si affanna per modificare il suo status, se lui è povero ed è destinato a zappare i campi, ciò è per volere divino e zappa i campi con devozione e serietà, rispettando il “padrone”.

Tuttavia il calvinista non si adagia attendendo inerme che la vita sveli il suo destino, al contrario si attiverà nel mondo del lavoro per dimostrare a se stesso che a lui è destinato il cielo. In particolare se è un imprenditore sarà pronto a rischiare tutto il suo denaro per avere informazioni circa il suo destino. Tanto è già scritto se per lui vi sarà la beatitudine o se vi saranno i tormenti. L’azzardo però servirà lui per trovare la risposta che tanto desidera, non ha altro modo, il calvinista, per sapere quale sarà il suo destino. Azione ed intraprendenza quindi sono in un certo qual modo stimolati da questa religione e non la meditazione, come nelle religioni orientali o la preghiera come nel cattolicesimo. Dicevamo del zappatore, anche lui se troverà spiragli che permettono la sua crescita professionale, cercherà di coglierli per dimostrare a se stesso che anche per lui il futuro nell’aldilà è roseo. L’attività del banchiere vista come qualcosa di deprecabile dal cattolicesimo, si ricordi la condanna dell’usura, è nei territori calvinisti vista con tolleranza: se è previsto che tizio debba far soldi con i soldi è per volere di Dio, anzi il successo del banchiere significa che lui è un eletto. Ora si faccia caso che i territori dove predicavano Zwingli e Calvino, i cantoni svizzeri, sono ancor oggi uno dei centri bancari più rinomati al mondo.

Da contraltare a questo invito all’azione, nella morale calvinista, vi è l’avversione al vizio. Il vizioso è sicuramente un predestinato agli inferi. A Ginevra per volere dello stesso Calvino, si andrà via via a chiudere le taverne, dove ci si poteva ubriacare e si poteva darsi al gioco, si chiuderanno i teatri e si andrà a inquadrare la società verso uno spirito spinto al lavoro e non al piacere. Anche il lusso è visto con sospetto: ricordiamo che il protestantesimo (e il calvinismo è un ramo di questa piante), nasce proprio in contrapposizione alla dissolutezza della Chiesa Romana che aveva visto eccessi di sfarzo e depravazione, anche carnale, ripresi poi non sempre con piglio molto “storico” da parecchi film a luci rosse della commedia erotica all'italiana. Confessarsi poco prima di morire dopo una vita dedita al peccato, pentendosi, era un modo per accedere al paradiso per i cattolici, ma non funziona così per i calvinisti. Il lavoro e il tenere lontani da sé i vizi erano l’unica strada per accedere ad un futuro di beatitudine. (il tema della predestinazione è basato sul rif. 9 a firma di Ermanno Ferretto)

Importanza teorica di Weber

Dal punto di vista della sociologia le riflessioni di Weber sono un ribaltamento dei concetti espressi da Karl Marx: se per il filosofo di Treviri i padroni del capitale sono quelli che decidono quali idee propagare (le religioni e le idee dominanti sono la sovrastruttura che poggiano sulla struttura che è l’economia!), Weber afferma che chi ha una certa mentalità, un certo credo religioso, andrà a creare capitale (con cui poi potrà ulteriormente arricchirsi e via via sviluppare il modello capitalistico). Merita tale concetto di essere ribadito. Marx afferma che chi ha il capitale (risorse materiali, ricchezza) impone un modello di idee (e le religioni ne sono parte), Weber dice che è vero il contrario per quanto sopra scritto, è chi ha dei credi religiosi di un certo tipo che ha una spinta, uno stimolo, una predisposizione a creare capitale. Il capitalismo si fonda su questo spirito, da cui il titolo al suo celeberrimo lavoro.

Lo studio delle religioni verrà esteso anche alle società orientali dove nel confucianesimo, ad esempio, lavorare indefessamente per accumulare ricchezze, era considerato indecoroso. Ancora una volta una società ricca di conoscenze e storia quale l’impero cinese non si apre al mondo del capitalismo perché basata su una religione (su idee) che ne frenano lo sviluppo. Se lavorare indefessamente è indecoroso, si lavorerà meno, e si accumulerà meno, la creazione del capitale verrà rallentata rispetto a quanto accade in occidente e soprattutto nel nuovo mondo, gli stati nordamericani che hanno meno influenze cattoliche rispetto a molti stati della vecchia Europa. Successivamente Weber si occuperà anche dell’induismo e del giudaismo antico, se nell’analisi della prima religione conferma che in oriente non vi erano spinte che favorivano lo sviluppo del capitalismo, lo stesso non si può dire dell’ebraismo antico che è padre, a suo giudizio, prima del cattolicesimo e successivamente della più recente delle religioni monoteiste, l’islamismo.

Tutte queste religioni legate alla Bibbia, tra loro collegate, hanno un piglio di modifica del mondo e di conquista, che sono poi alla base dell’azione capitalistica, al contrario della visione orientale che si basa più sull’idea di accettazione delle vicissitudini e sulla meditazione solitaria. La stessa concezione di Stato nei paesi occidentali è differente rispetto al mondo “asiatico” e le radici di ciò vanno ricondotte allo spirito del giudaismo antico che è altrettanto importante nello spirito e nella società occidentale alle idee greche, la cui influenza è ancor oggi (oggi inteso come i tempi di Weber) universalmente riconosciuta. Weber fonderà nel 1912 un partito “di sinistra” che voleva riunire social democratici e liberali, ma l’esito sarà infelice: i liberali vedono con sospetto l’avanzare delle idee social democratiche e ne temono lo spirito rivoluzionario. Val la pena ricordare al lettore che la dicitura corretta di Nazismo, è nazional socialismo, quindi in qualche modo i timori dei liberali tedeschi alle soglie della prima guerra mondiale troveranno conferma pochi decenni a seguire. Aprire qui una parentesi su quanto Keynes andò a sostenere nella conferenza di Versalille non è il caso, ma le sue riflessioni sono direttamente incatenate al concetto di liberismo e a quanto si concretizzò nella Repubblica di Weimar la cui costituzione venne redatta anche grazie al contributo del nostro Max Weber che aveva, come scritto nella sua biografia, anche preparazione giuridica.

Tra le sue opere ricordiamo La scienza come vocazione e La politica come vocazione; a mio avviso riconoscere queste figure, lo scienziato e il politico, come soggetti importanti nell’azione sociale palesa come la società per Weber sia mossa e influenzata dalle idee e dalle scelte politiche che accettano o respingono alcune idee o altre. L’individuo può incidere significativamente nei processi sociali come fu il caso di Zwingli e Calvino. Rispetto all’altro grande filosofo di quel tempo, Emile Durkeim Weber si differenzia perchè non analizza nella sua globalità la società, ma si occupa più del singolo individuo e di alcune “classi” sociali che influenzano “il tutto”. Circa le differenze rispetto a Marx ho già scritto sopra, se per il filosofo di Treviri è il mondo materiale, chi ha ricchezza che induce a certe credenze e crea una certa morale, tutto il lavoro di Weber è orientato a ribaltare questa concezione come sopra evidenziato: è chi ha certe idee, certi valori, certe credenze che va a creare ricchezza e ad accumulare capitale, per poi re-investirlo, generando quel fenomeno sociale chiamato capitalismo.

Burocrazia

Weber focalizzerà anche il concetto di burocrazia individuando dieci punti ideali che la caratterizzano. La burocrazia è un fenomeno che si presenta sia negli stati moderni, e si concretizza nell’apparato della Pubblica Amministrazione, sia in soggetti aziendali privati, probabilmente riferendosi alle mega industrie che agli inizi del secolo scorso stavano nascendo. La nascita della F.I.A.T. tanto per rimanere dentro i nostri confini è 1899. Ecco i dieci punti che qualificano l’apparato burocratico:

  1. Fedeltà d’ufficio - E’ necessario obbedire al superiore non in quanto si chiama Piero o Giacomo, ma in quanto figure formali che ricoprono un certo ruolo. Il dovere d’obbedienza rimane anche quando i superiori cambiano. Se il mio superiore Pietro decide che io sottoposto devo dipingere quel oggetto di bianco, così faccio, se il giorno dopo Pietro viene sostituito perchè va in pensione o perché estromesso dalla struttura e mi dicono che lo stesso oggetto va ridipinto di rosso, io eseguo perchè me l’ha detto il superiore senza discutere anche se il giorno prima era vero il contrario. La fedeltà è caratterizzata dal ruolo e non dalla persona che sta sopra di me nell’organigramma come avviene nel caso del capo carismatico. Esempio (non proposto nel video ma frutto di mie riflessioni) io sono fascista e obbedisco al Duce, quando costui viene destituito da Vittorio Emanuele III molti fascisti non ritennero di seguire gli ordini di Pietro Badoglio, nuovo capo del Governo, ma aspettarono che Mussolini fosse liberato per poter seguire le sue indicazioni ora come capo della Repubblica di Salò contrapposte a chi era capo del Governo italiano. I fascisti di Salò ignorarono le gerarchie burocratiche per seguire il capo carismatico. E’ un esempio che fa parte della storia del nostro paese: questa scelta generò migliaia di vittime.
  2. Competenza disciplinata - Ogni operatore ha compiti ben definiti, precisi. Il dipendente si specializza nella sua funzione e la esegue disciplinatamente. Questo punto verrà ripreso da Hannah Arendt giacchè è l’eseguire il proprio compito con efficienza, competenza e precisione acritica che fa sì che il nazismo, perfetta sintesi di burocrazia efficiente, abbia potuto perpetuare l’olocausto.
  3. Gerarchia degli uffici - Il superiore controlla i suoi sottoposti e riferisce e risponde del loro operato a chi gli sta sopra. E’ lui che dà le direttive e se deve discuterle lo fa con dei pari grado (qui si sottintende che non deve confrontarsi con i sottoposti). Sempre riferendosi al processo dei nazisti è proprio questa la difesa che molti di loro utilizzeranno: io dovevo ubbidire al mio superiore e dovevo farlo con zelo e precisione perchè quello era il mio ruolo, così stando le cose non sono responsabile delle conseguenze poste in essere dalle mie azioni non avendo io altra possibilità che ubbidire al mio superiore!
  4. Preparazione specializzata - Ogni ruolo richiede una competenza specifica e solo chi ha quella specifica competenza lo può ricoprire.
  5. Prove di qualificazione - Per entrare in una burocrazia è necessario dimostrare di possedere le competenze richieste per espletare quello specifico ruolo. Se, per ipotesi, nelle organizzazioni medioevali era il signore che a suo insindacabile giudizio investiva chi gli faceva piacere nel singolo ruolo, ora nelle organizzazioni burocratiche ogni posizione va assegnata considerando e misurando le competenze. Nasce quindi “il concorso” che è quel sistema con cui si valutano in modo oggettivo e non soggettivo la competenza del singolo elemento da inserire nella burocrazia. Va da sé che una burocrazia efficiente non contempla le “raccomandazioni” intese come persone che entrano in un organigramma non per comprovate conoscenze ma perché “amico di chi conta”. Ricordo una volta in più che i punti proposti da Weber sono i punti ideali che caratterizzano una burocrazia, il lettore è libero di sostenere l’ipotesi che in Italia molte organizzazioni burocratiche sono ben lungi dal raggiungere l’eccellenza teorica.
  6. Sviluppo di una carriera - L’organizzazione burocratica prevede che attraverso un processo che coinvolge l'anzianità e la preparazione sia possibile salire di posizione ambendo a superiori ruoli di maggior potere, gratificazione e remunerazione.
  7. Attività a tempo pieno - il burocrate svolge la sua funzione professionalmente e deve dedicarsi a tempo pieno a quella funzione, non può farlo per passatempo.
  8. Segreto d’ufficio - Il burocrate deve tenere distinta la vita professionale dalle relazioni private e quanto avviene nel luogo del lavoro è sottoposto a riservatezza e non può essere divulgato anche quando rientra in famiglia o si trova con gli amici.
  9. La struttura per cui si opera garantisce uno stipendio - In particolare non è concesso al funzionario di ricevere regali e oboli dagli utenti per evitare che si creino i favoritismi agevolando i clienti più abbienti che intralciano il regolare processo funzionale della macchina di cui si è parte. Attenzione che il punto merita approfondimento: in Italia molti sostengono che non è giusto che i dipendenti statali abbiano dei privilegi… Bene, Weber ci spiega che tali privilegi sono giustificati dal fatto che chi è statale, pur di non perdere il posto, non si lascerà corrompere facilmente (come avveniva nei paesi dell'est europa a regime comunista tempo fa), permettendo al sistema di funzionare senza falle. Anche qui, se è vero che i poliziotti del est europa (o i doganieri) erano facilmente corrompibili, ancor oggi in Italia c'è chi sostiene che in certi uffici pubblici gli amici degli amici saltano la fila... Ciò è un danno per l'efficenza burocratica.
  10. Gli strumenti di lavoro sono forniti dalla struttura - I dipendenti saranno equipaggiati per lo svolgimento delle loro funzioni dalla struttura e dovranno rispondere ad essa del buon uso degli stessi con responsabilità. La non proprietà degli strumenti di lavoro è una caratteristica peculiare dell’organizzazione burocratica. Apro qui una parentesi, nel medioevo quando il signore chiedeva l’intervento dei cavalieri erano questi ultimi a presentarsi armati di cavallo, bardatura, armi e scudiero al seguito… Nella struttura burocratica il soldato verrà armato da chi ne richiede l’arruolamento.

Questi dieci punti individuano la burocrazia ideale per Weber e tanto più le situazioni reali si avvicinano o si discostano da questo idealtipo tanto più sarà facile fare delle previsioni e comprendere come opera questo organismo. Ripeto che non solo gli apparati statali iniziano a strutturarsi in modo burocratico, ma anche le principali aziende private. Riassumendo la burocrazia è quindi un sistema centralizzato (le decisioni si prendono al vertice) formalizzato (si seguono regole ben precise) e rigido perché, partendo dal presupposto che segue regole razionali, non deve avere processi di adeguamento per adattarsi al mondo esterno.
L'aspetto positivo delle burocrazie per Weber sono l'efficienza con cui si raggiungono gli obiettivi, quello negativo è che la routine rischia di demotivare i singoli operatori generando un ridimensionamento del risultato finale; ecco perché dev’esserci possibilità di carriera dentro l’organizzazione, per tenere alta l'efficienza dei singoli ingranaggi del sistema. La meritocrazia e la mobilità interna al sistema è importante per preservare l'efficienza nel raggiungere i risultati.

Non è prevista la rotazione dei ruoli per non perdere efficienza e produttività e per non perdere le competenze acquisite. Permettetemi una chiosa personale, è l’esatto contrario del concetto di flessibilità sbandierato oggi dai nostri politici. Weber comprende che il sistema burocratico castra la creatività del singolo individuo, per nulla presa in considerazione e punta su un forte senso di appartenenza, l’aspetto positivo, come detto e come successivamente dimostrato dal nazismo anche nella celeberrima, e drammatica “soluzione finale” è l'efficienza del sistema. Un nuovo concetto, evidenzia il sociologo tedesco, si fa strada nel mondo moderno, quello capitalistico: è il concetto di razionalità.

Un primo calcolo razionale è quello che il singolo individuo pone in essere nella vita di tutti i giorni, il calcolo costi/benefici. A fianco a questa valutazione razionale del singolo vi è quella della struttura burocratica sopra analizzata, per tanto il concetto di razionalità è presente anche in importanti organizzazioni collettive, tutt'affatto secondarie, (lo stato e le grandi imprese nazionali e sovranazionali) vertono proprio su questo principio. Questa vocabolo va a sostituire vecchi principi impregnati nella tradizione quando non su interpretazioni della realtà riconducibili al mistero ed alla magia. Altro esempio mio personale che aiuta a comprendere che cosa sosteneva Weber. Ancora poco tempo fa alcuni grandi manager giapponesi, paese leader nel concetto di burocrazia organizzata e gestione razionale delle risorse, prima di costruire un grande palazzo consultava l’astrologo che valutava se era il momento propizio per porre in essere quella struttura e se quel terreno era idoneo alla loro azienda o se era soggetto a spiriti nefasti.

L’esempio appena descritto narra di come la razionalità sia stata messa da parte per far posto a tradizione e all’esoterismo, tanto per ricordare al lettore come non sia sempre stata la razionalità, come ora ci pare normale, a dettare le scelte decisive per una nazione o per una società imprenditoriale. Altro esempio, efficientissima Sparta, prima di entrare in conflitto forte del suo esercito e della sua organizzazione, valutava che cosa dicevano gli indovini, e se l’esito era “stai a casa” la guerra era rimandata. Per secoli, millenni, la magia ha governato le scelte umane. Torniamo a Weber per leggere le sue affermazioni: “Il destino dei nostri tempi è caratterizzato dalla razionalizzazione, dall’intellettualizzaizone, e soprattutto dal disincanto del mondo” questo è quanto afferma con parole sue il sociologo.

Affronta poi il tema dell’autorità questo studioso individuando tre tipi di autorità: razionale legale, tradizionale e carismatica.
La prima, quella razionale legata alla burocrazia è quella dominante nelle realtà più evolute del mondo moderno. Conseguenza della razionalizzazione è da un lato la crescita della conoscenza, dall’altro il crescente controllo sulla vita sociale e la spersonalizzazione dell’individuo sempre più rotella di ingranaggio. (Weber qui di fatto sta dando un contributo a comprendere un tema già trattato da Karl Marx - rif. 10 - quello di alienazione) La burocrazia e la razionalità ci dice Weber finiscono per rinchiudere l’individuo dentro una gabbia di ferro. La stessa arte diviene meno creativa nel percorso compiuto dall’umanità che si sposta dal magico alle religioni politeiste, poi a quella monoteista, per approdare nella fede della scienza moderna priva di Dio. Ora tutto è spiegato razionalmente e scientificamente e non v’è più spazio per il misticismo. Ecco con le sue parole l’interrogativo che Weber si pone: “Come sarà mai possibile salvare ogni scampolo di libertà individuale dato questo onnipotente trend”?

La seconda autorità quella tradizionale è quella ad esempio delle dinastie regali del passato. Il figlio del re governava, come voleva la tradizione, e il primogenito del figlio, alla morte di questo, l’avrebbe sostituito, così per sempre, come vuole tradizione, appunto. Weber però dimostrerà capacità profetiche individuando anche il capo carismatico, ed il miglior esempio di questa figura che mi viene in mente è proprio quella di Adolf Hitler: tutti obbedivano ciecamente alle disposizioni del Fuhrer, e una volta morto il capo, tutto il suo impero di relazioni è crollato, senza possibilità che alcuno lo potesse sostituire. Altro capo carismatico di quell’epoca fu il nostro Benito Mussolini, e direi l’esito fu analogo. In tal senso interessante è valutare come oggi in Italia un movimento politico che si rifaceva al carisma di Beppe Grillo potrà evolvere. Vorrei qui aggiungere dell’altro, ma non è il caso.

Cosa avrebbe in futuro favorito la diffusione della struttura burocratica? (Ricordiamo che a fine 1800 inizio XX secolo il concetto analizzato dal sociologo era agli albori). Anzitutto la crescita della popolazione da organizzare unitamente alla vastità di territorio da gestire. La seconda ragione è legata alla crescente complessità dei compiti amministrativi e, particolarmente interessante quanto sostiene Domenico Petrolino quale terzo punto, l’esistenza di una economia monetaria. La struttura burocratica deve avvalersi dell’evoluzione tecnologica per risultare efficiente, Weber si riferiva in particolar modo ai sistemi di comunicazione e di trasporto che stavano sviluppandosi. “La ragione decisiva per l’avanzamento dell’organizzazione burocratica è sempre stata la sua superiorità tecnica su ogni altra forma di organizzazione”. Come già spiegato lo studioso pur riconoscendo i vantaggi della struttura burocratica e prevedendo una sua incontrovertibile ascesa, individua da subito il rischio che questa comporta per i singoli individui: la limitazione delle libertà personali. Prima di chiudere con l’ampia sintesi proposta da Petrolino va sottolineato come la burocrazia vada intesa anche quale manifestazione di quel processo di razionalizzazione che nella modernità si sta facendo strada, andando a soppiantare le precedenti forme di organizzazione. La politica e le libere imprese sono le due forze che possono limitare il crescente e soffocante (per il singolo individuo) potere del burocrate.

Vattimo, riflessioni su weber

Rispetto a quanto sopra scritto, il filosofo Gianni Vattimo, aggiunge altre considerazioni circa il lavoro di Weber che, come visto, ritiene la razionalità essere una caratteristica delle strutture principali operanti nelle società moderne. (rif. 11 e 12) L’abbiamo viste, sono le burocrazie presenti sia nelle istituzioni statali, sia in molte realtà private dove ogni individuo ha ben chiaro cosa deve fare e come. Vattimo evidenzia come, per Weber, vi siano due tipi di razionalità che soggiacciono alla base delle strutture burocratiche, una razionalità rispetto allo scopo, la seconda razionalità rispetto al valore. Il filosofo torinese fa degli esempi per spiegare che cosa significhi avere una razionalità rispetto allo scopo: una bambina si getta in acqua e chi la vede si getta pure lui in acqua con lo scopo di salvarla. Bravo? Valutiamo: se lo scopo è salvare la bambina l’azione ha senso se l’uomo sa nuotare, ma se non sa nuotare, non solo non raggiunge lo scopo, ma perde la vita. Non svolge con razionalità il suo compito. Rispetto allo scopo, quindi l’uomo valuterà in primis se lui sa nuotare, e poi, se le condizione del mare sono tali per cui lui, con la sua capacità di galleggiamento, può centrare lo scopo. Se il mare è a forza nove, lui sa anche nuotare, ma è comunque improbabile che si salvi e che riesca a salvare la bambina… La cosa giusta da fare è rinunciare a salvare la bambina.

Vattimo però ci dice che esiste una domanda che sta alla base del gesto del nostro possibile eroe. La domanda è: perchè devo cercare di salvare chi sta in mare, in questo caso la bambina? Al di là dello scopo, esiste un valore che sta alla base della mia razionalità ed ecco che io decido, ad esempio, che ogni vita va salvata perché è un valore assoluto. E’ già una logica che diviene attuale: io medico affronto i malati di covid, pur rischiando di lasciarci le penne perché come medico devo sempre tutelare la salute dei pazienti. Non guardo se il paziente ha 85 anni ed ha già un piede in nella fossa, lo salvo a prescindere dall’età perchè il valore assoluto è salvare la vita umana. Stringi stringi ogni azione ha un valore che gli sta sopra. Agisco per la felicità. Perchè devo essere felice? A che prezzo? Cosa significa essere felice? Weber stabilisce che ogni istituzione ha due possibili opzioni: faccio l’azione giusta (salvo la bambina) ad ogni costo, contrapposta a questa razionalità dove dice Weber (per Vattimo) valuto gli effetti rispetto ai mezzi: se non posso salvare la bambina, perchè la vita è un valore sacro e io la devo salvare, ma è sacra anche la mia vita e se non ho possibilità di successo, devo lasciar perdere. Nel caso dei nostri medici, devo andare a curare il novantenne col covid che può contagiare me medico (con danno per tutti i miei pazienti che quando sarò morto perderanno chi li cura e moriranno anche loro) o devo curarlo perché il valore di fondo lo prevede?

Vattimo quindi focalizza, ed è l’unico professore che trattando di Weber parla di ciò, come questa razionalità allo scopo rischi di portare l’uomo in una sorta di palude (non saprei come meglio definire questo concetto). Il capitalismo è mettere da parte risorse che potrebbero essere consumate per scopi futuri. L’abbiamo visto, alla base c’è un'etica religiosa che spinge in questa direzione. Ma a che scopo io rinuncio alla felicità oggi per accumulare? Perchè in futuro potrebbe servire. Bene, e in futuro seguito ad accumulare ricchezza, e rinuncio a consumare (rinunciare alla felicità, sempre che la felicità dipenda dal consumo) sino a quando? Qunado io termino di accumulare e inizio a consumare quel che ho messo da parte? Perchè se io seguito ad accumulare indefessamente, rischio di avere uno scopo che è privo di valore. Tutta l'idea di razionalità va rivista completamente. Nella struttura burocratica, nella modernità, che è poi l’applicare la razionalità ad ogni singola operazione, si rischia di perdere di vista lo scopo ed il valore che sta alla base di tutto il processo. Siamo arrivati alle conclusioni ed ai ringraziamenti.

Domenico Petrolino. Ermanno Ferretti e Gianni Vattimo hanno, con i loro video, dato un contributo eccelso agli appunti che vi ho sintetizzato, spero correttamente. Per inciso l’articolo che ho scritto ha molte, ma molte più informazioni di quante necessarie per superare l’esame di sociologia a Ca Foscari quando studiavo economia nella facoltà di economia e commercio. Il lettore ha letto qualcosa di molto corposo e di estrema importanza nella storia del pensiero occidentale. Perchè mi sono preso la briga di redigere tutto ciò? Perchè da queste riflessioni parte la scuola di Francoforte di cui conto di scrivere in seguito e se non si comprende dove poggiano le radici le riflessioni dei francofortesi, non si comprende il succo del loro lavoro. In particolare le considerazioni di Gianni Vattimo, che forse non sono limpide nella loro narrazione, ed invito in tal caso il lettore a recuperare i video originali ed ascoltarli di persona, sono però, a mio avviso, molto importanti e mi prendo la responsabilità di esternare un esempio del perché le ritengo tali. Una delle organizzazioni più decisive nel secolo scorso è la C.I.A. che doveva tutelare i valori della democrazia contro il comunismo. Da una parte vi è il capitalismo legato alla democrazia, con la tutela delle sue libertà, contrapposto ad un modello di società dove si tende teoricamente all'uguaglianza e alla redistribuzione equa dei beni prodotti. Qualcuno sta da una parte delle visioni, qualcun altro sta dall’altra, poco imposta, ma tutti avevano chiaro a cosa serviva la C.I.A.

Oggi che il pericolo comunista non c’è più, perchè è ancora in vita la C.I.A.? La domanda non mi pare banale! E ancora: organizzazioni quali il F.M.I. che dovrebbero favorire il benessere delle nazioni, ha ancora ben chiaro quali sono i suoi scopi ed i suoi valori in un mondo dove sempre più ricchezza è accentrata nelle mani di pochi e sempre più gente fa la fame? Mai como ora esiste una modernità così accentuata, frutto di razionalità e di processi di organizzazione umana burocratizzati dove, però, gli scopi ed i valori che stanno alla base sono probabilmente stati smarriti. Una burocrazia più di altre è, a mio avviso, da distruggere perché avente come scopi e valori di base la povertà e la distruzione dell’occidente: parlo della Unione Europea. Le riflessioni di Weber in tal senso, e la chiosa di Vattimo, mi paiono quanto mai significative. E con ciò direi che posso ringraziare per l’attenzione concessa.

Mirco Venzo, Treviso 12/05/2021 #qzone.it

rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=-fbHZm8t1Uc
rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=CvBDZhhUXaA&t=201s
rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=X7MmE8F2hXQ&t=319s
rif. 4 https://www.youtube.com/watch?v=ZeOCrxBPRg8&t=35s
rif. 5 https://www.youtube.com/watch?v=vYVDSXk_vYk
rif. 6 https://www.youtube.com/watch?v=NhWhhEIgbOU
rif. 7 https://it.wikipedia.org/wiki/Max_Weber
rif. 8 https://it.wikipedia.org/wiki/Scozia
rif. 9 https://www.youtube.com/watch?v=2bUWm1jG1-M&t=1757s
rif. 10 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/...
rif. 11 https://www.youtube.com/watch?v=kc3p-6U8GvY
rif. 12 https://www.youtube.com/watch?v=2Uvbv6toYkw

Nota: tutti gli autori da cui ho attinto hanno alle spalle delle pubblicazioni, in particolare i due meno noti utilizzano gli introiti anche per mantere vivo il loro interessantissimi canali comunicativi e divulgativi.

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