Inizio copiando la definizione che la Treccani (rif. 1) da del vocabolo PULP: «pasta di cellulosa», poi «carta scadente», usata per le riviste popolari; termine con cui si indica, spec. negli Stati Uniti d’America, una pubblicazione sensazionalistica. – 1. Tipo di film e di cinematografia che tratta temi come il sesso e la violenza, affrontandoli con uno stile aggressivo ma spiritoso, e dando quindi l’impressione di non partecipare del tutto a quel che si rappresenta - 2. Romanzo popolare ricco di colpi di scena e di esibizioni
esagerate di violenza e di sangue, spec. con riferimento a una specifica linea della letteratura statunitense della fine del sec. 20°; mettiamo ora da parte questa informazione.
Fatto ciò ripropongo come Wikipedia categorizza questa pellicola (rif. 2): Genere noir, gangster, thriller, commedia, drammatico. A tutto ciò aggiungo che quando uscì questo film si trovò a competere con Forrest Gump, opera del 1994 diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks; fu proprio il film di Zemeckis a fare incetta di premi Oscar nel 1995, portandone via più di qualcuno proprio alla pellicola di Tarantino che sto recensendo. Bene, la critica dell’epoca aveva presentato il film con Tom Hanks come la fotografia dell’America buona e pulita, mentre Pulp Fiction presentava l’altra America, quella torbida. Dopo questo susseguirsi di opinioni tutte utili per inquadrare questo lavoro è giunto il momento di tirar su la rete e presentare al lettore la mia personale opinione che lo classifica come un film grottesco.
La pellicola ideata da Quentin Tarantino che ne è il regista, lo sceneggiatore ed in compagnia di Roger Avary ne ha ideato il soggetto, è in linea con la definizione della Treccani e non deve sfuggire che proprio con la definizione di "pulp", (espressa in lingua inglese), comincia questo capolavoro. Cosa presenta il film? La pellicola propone un frenetico intrecciarsi di situazioni e di personaggi che non vengono presentati in modo lineare, ma saltano sia a livello temporale, che logico, costringono chi osserva il film a rimanere concentrato, per capire il perché di certi accadimenti e che relazione vi sono tra i fatti che sta osservando con quelli già presentati.
Non è quindi un film di facile comprensione e va precisato che questa difficoltà è una delle ragioni per cui lo spettatore deve rimanere concentrato, suo malgrado, sulla pellicola, facendo attenzione ad ogni singolo fotogramma, diventando, la difficoltà di comprensione, uno degli strumenti usati dallo sceneggiatore per tenere lo spettatore attaccato alla sua storia. Banalmente, mai andare in bagno mentre guardate il film, perchè se si perdono 4’, si crea poi un foro nella trama che renderà sfilacciata tutta la vostra rete interpretativa. Possono risultare utili due ulteriori ulteriori informazioni: la prima che la TriStar Pictures rifiutò la sceneggiatura giudicandola "troppo fuori di testa". (fonte wikipedia - rif. 2) ma che proprio questa storia permise agli ideatori di guadagnare l'Oscar quale miglior sceneggiatura originale nel 1995.
Da ciò risulta palese che è una pellicola che può non piacere a tutti anche per l’abbondante uso della violenza dove le sparatorie ed il sangue appaiono senza parsimonia, tuttavia le situazione di ferocia sono rappresentate con una leggerezza inverosimile (si riveda la definizione della Treccani). Oltre a ciò molti dialoghi sono volgari. Sono però proprio i dialoghi il fulcro della pellicola, dialoghi che permettono allo spettatore di tracciare nella sua mente una bozza di ritratto di chi li interpreta, andando alla fina ad avere una collezione di personaggi estremamente ricca anche se tutti possono essere descritti con il vocabolo "inverosimili".
Ogni presenza ed ogni singola interpretazione dei vari attori assume, a mio avviso, un ruolo basilare all’interno di quest’opera. Quanto sopra affermato mi mette però in una posizione differente rispetto a molti e cerco di spiegarmi: John Travolta (Vincent Vega) ha ricevuto la candidatura quale miglior attore protagonista per l’Oscar (1995), ma per me il suo ruolo non è prioritario rispetto a quello del suo socio d’azione (nella storia sono entrambi due killers alle dipendenze di Marsellus Wallace) interpretato da Samuel Leroy Jackson (Jules Winnfield, il sicario che recitava il versetto biblico di Ezechiele 25.17 prima delle esecuzioni) a sua volta candidato quale miglior attore NON protagonista.
E che dire del ruolo recitato da Bruce Willis? Costui interpreta il pugile ribelle Butch Coolidge ed è un personaggio altrettanto pesante all’interno del film rispetto ai due ruoli già citati; una delle ragioni di quanto affermo è che la figura che spesso si sente citare in tutta la pellicola è quella di Marsellus Wallace (interpretato da Ving Rhames) personaggio che assume prima una voce (fantastico il monologo in cui ingaggia il pugile spiegandogli che deve cadere alla 5a ripresa) e poi finalmente gli si associa un corpo; ciò accade perchè si rapporta con Butch. La pellicola, mi ripeto, è un mosaico di personaggi che entrano ed escono nel film, a volte riapparendo e ognuno di loro da un contributo vitale per l’esito finale.
Il cast quindi è uno dei segreti di quest'opera e per questo su di esso mi andrò a soffermare servendomi delle notizie proposte da Wikipedia. Iniziamo con la figura di Vincent Vega ruolo che rilanciò come attore John Travolta. Questa parte poteva essere interpretato da Michael Soren Madsen (In precedenza fu già diretto da Tarantino ne Le Iene e sarà il fratello di Bill in Kill Bill, l’altra grande produzione successiva di anni a questo film). Il ruolo di Jules era stato offerto a Paul Calderón, scartato nel provino il quale però ebbe il merito di convincere il regista a dare una seconda possibilità a Samuel Leroy Jackson, suo amico, che rischiava di perdere la parte dopo il primo provino.
Anche il ruolo del pugile Butch Coolidge aveva altre opzioni prestigiose quali Sylvester Stallone, Matt Dillon, Mickey Rourke. E’ una fortuna che venne assegnato a Bruce Willis, per non parlare del personaggio di Mia Wallace assegnato a Uma Thurman, la quale riuscì a farsi assegnare la parte vincendo la concorrenza di molteplici nomi e per brevità cito solo quelli di Michelle Pfeiffer, Meg Ryan, Isabella Rossellini e Daryl Hannah che sarà, quest’ultima, la sua rivale più agguerrita nel successivo Kill Bill (la bionda con la benda ad un occhio per chi avesse visto l’opera).
Riguardo all’interpretazione assegnata alla emergente Thurman che dopo quel ruolo divenne stella di prima grandezza, ritengo interessante fare tre ulteriori considerazioni; la prima è che la bionda attrice (che per altro in tutta la pellicola reciterà con i capelli neri), ricevette una nomination per l’Oscar quale miglior attrice non protagonista. La seconda che se ci sarà un futuro film di eguale peso per chi ama questo regista, il già citato Kill Bill, questo nasce dai dialoghi avuti sul set di Pulp FIction tra la stessa Uma ed il regista (fonte Wikipedia). La terza è che la famosissima scena del twist di Chuck Berry Never can tell, forse la scena più nota dell’intera pellicola, dove Travolta e la Thurman hanno posto una pietra miliare nella storia del cinema recente, per quanto scritto sopra, avrebbe potuto essere realizzata con attori differenti, e non sarebbe sicuramente stata la stessa cosa.
Un po’ di attori li ho citati, ma voglio continuare la lista proprio perchè li reputo tutti determinanti in questo puzzle di figure: Tim Roth ovvero Ringo "Zucchino" che assieme a Yolanda "Coniglietta" (Amanda Plummer) rapinano il ristorante. Maria de Medeiros, la svampita Fabienne, fidanzata del pugile, che dimenticherà l’orologio d’oro nella precedente dimora abitata dai due, obbligando il suo amante a recuperare il cimelio di famiglia e non posso non citare chi ci racconterà le vicissitudini e perché questo orologio è così importante, il capitano Koons, reduce di guerra, interpretato da Christopher Walken. Non svelerò al lettore come questo oggetto sia arrivato nelle mani del pugile, lasciando a chi legge l’articolo di godere il piacere della narrazione, se mai deciderà di visionare ed ascoltare la pellicola recensita. (Non potrà però, tale lettore, dimenticarsi che io avevo definito grottesco il film). E parlando di situazioni grottesche devo citare la figura di Winston Wolf (Harvey Keitel) che alla fine della sua prestazione riceve i complimenti da tutti i presenti per come ha risolto il problema del cervello spappolato dentro l’auto, prima che la moglie di Jimmie Dimmick, interpretata dallo stesso Quentin Tarantino, rientrasse a casa.
Merita una citazione anche lo spacciatore Lance (Eric Stoltz) che pur avendo dimestichezza con le siringhe non sa e non vuole fare l’iniezione salvavita alla moglie di Marsellus Wallace. Il merito di Lance, inoltre è di avere come moglie Jody (Rosanna Arquette) donna ricoperta di piercing in ogni dove. Da citare poi la taxista Esmeralda Villalobos (Angela Jones) che rimane estasiata riconoscendo nel pugile che sta trasportando colui che ha appena ammazzato un uomo: ad informarla era stata la radio. Ripetutamente gli chiede “Che cosa si prova ad ammazzare un uomo”? Butch per contro manco sa di aver ucciso il malcapitato: lui è impegnato a svignarsela perchè rifiutandosi di perdere l’incontro come aveva pattuito con Marsellus nel famoso dialogo (più precisamente monologo), uno dei pezzi salienti di tutta la pellicola, sa che i suoi sicari lo cercheranno ovunque per ammazzarlo. Non si fanno certi sgarbi ai boss della malavita. Abbiamo quindi da un lato la bella conducente inebriata dal macho ancora sudato e dall’altra lo stesso estremamente preoccupato e del tutto incurante della donna.
Apriamo ora una parentesi per ricordare a chi mi legge che uno dei temi cari a Sergio Leone, maestro per ammissione dello stesso Tarantino, è l’amicizia virile (amicizia tra uomini). Anche in Pulp Fiction si vede un gesto di amicizia non proprio logico: Butch sa, come appena ricordato, che se incontra Marsellus ne va della sua stessa vita, e manco a dirlo questo accade: i due si menano di santa ragione in un duello che porterà sicuramente uno dei due a morte quando, colpo di scena, entrambi finiscono nella rete di due depravati omosessuali masochisti: il venditore d’armi Maynard (Duane Whitaker) e il suo amico poliziotto Zed (Peter Greene).
Ora la situazione è drammatica, non solo la fine pare certa per entrambi, ma questi due monumenti della virilità, il boss malavitoso e il pugile integerrimo che rifiuta di svendere il suo onore, probabilmente diventeranno giocoattolo sessuale per le perversioni dei due froci. Ad onor del vero la trama del film lascia intendere che l’area presumibilmente illibata di Marsellus è violata nel mentre la telecamera documenta come Butch riesce a liberarsi.
Qui si inserisce la scena che mi ricorda Sergio Leone, il pugile finalmente privato di corde e catene anziché scappare lasciando colui che pochi fotogrammi prima attentava alla sua vita al suo lurido ed indecoroso destino, intendo l’ex datore di lavoro Marsellus, incredibilmente gli salva la vita. Non solo: consegna a lui vivo anche Zed, l'aguzzino di entrambi, rinunciando a godere di una vendetta diretta e trasformando il gesto in una sorta di “bene di scambio” per ripagarlo del tradimento perpetrato poche ore prima. Io rimango convinto, senza averne la prova, che questa pillola di amicizia inserita nella pellicola ha invece radici che affondano nella stima che Tarantino ha per il regista italiano che ha voluto omaggiare in questo modo.
E veniamo a spiegare perché questa pellicola risulta interessante: non solo per la capacità recitativa di ogni singolo attore, evidentemente diretti in maniera impeccabile da Tarantino, ma anche per la pulizia delle immagini, la cura della fotografia ed i primi piani, feroci, che focalizzano alcuni dettagli. Alcuni esempi: nella scena in cui Vincent prova la droga, si vede l’ago entrare nella pelle. La trama del tessuto adiposo, le bollicine della sostanza proibita che si sviluppano dentro la parte concava del cucchiaio incrostato e ossidato sono facilmente percepibili da chiunque. Nel twist, prima di ballare, si vede la cura con cui Mia e Vincent si tolgono le scarpe appoggiandole a terra, e, a fine della pellicola scopriamo che Vincent quando va in bagno, mentre è seduto sulla tazza, legge sempre qualcosa. Dettagli, come la qualità del caffè che acquista Jimmie Dimmick, che sappiamo essere pregiata o il numero che permette di aprire la valigetta di Marsellus: il 6 - 6 - 6. (rif. 3)
La pellicola che ha lanciato in orbita la carriera di Quentin Tarantino vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes, che messaggio trasmette allo spettatore? A mio avviso nessuno, l’unico effetto che hanno i 154’ di questa pellicola è di intrattenere lo spettatore e con me c’è riuscita benissimo (vedi addendum).
Mirco Venzo, Treviso 22/09/2021 #qzone.it
rif. 1 https://www.treccani.it/vocabolario/pulp/
rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Pulp_Fiction
rif. 3 https://www.lascimmiapensa.com/2020/..
Addendum.
Un dialogo esprime un concetto che condivido e che ha una sua profondità. E’ quello espresso, certo con un lessico poco filosofico, da Mia al suo intrattenitore Vincent, lo ripropongo anche per documentare come si esprimevano i protagonisti di questa pellicola.
Mia (Uma Thurman): "Non odi tutto questo? [...] I silenzi che mettono a disagio. Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio? [...] È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace".