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20250107 VM la figliastraC’è un film che racchiude dignitosamente tutti i crismi della commedia erotica all’italiana: La figliastra (Storia di corna e di passioni), con questo titolo il regista Edoardo Mulargia fa uscire nelle sale la sua fatica nel 1976. Mulargia, dando una veloce occhiata alla sua filmografia, pare si adoperasse soprattutto nei film western, l’avventurarsi in un genere che non è il suo è forse motivato dal successo di Malizia, di cui accennerò nel prosieguo di questo articolo.


Questa pellicola fa trasparire una certa cura nella sua realizzazione, come sancito dalla moltitudine di persone che vi hanno messo le mani nella sceneggiatura: Luigi Angelo, Piero Regnoli, Edoardo Mulargia, Giuseppe Carbone e Anselmo Parinello; il soggetto è del solo: soggetto Luigi Angelo. (rif. 1).

La Trama

La moglie del barone siciliano Cocò Laganà (Francesco Laganà interpretato da Bruno Scipioni) muore mentre stava copulando con il giardiniere Fefè (interpretato da Nino Terzo). Fefè, dopo il dramma, viene sposato dalla sorella del barone, Agata (interpretata da Lucrezia Love, un'attrice americana il cui nome corretto è Lucretia Hickerson). Agata è un personaggio bizzarro, ninfomane, ed in quanto tale sempre pronta a far del sesso, ma che ama condirlo ispirandosi a situazioni romanzesche, essendo lei una divoratrice di grandi classici della letteratura modiale. La donna aveva posato da tempo gli occhi sul giardiniere Fefè, sin da quando l’uomo veniva usato dalla moglie del barone. Ora Agata, approfittando del decesso della rivale, se l’è sposato e nel film vedremo il tapino sfinirsi per accontentare l’insaziabile moglie interpretando svariati personaggi della grande letteratura.

Ed il cornuto barone Cocò Laganà che cosa fa? E’ costretto dalla comunità del paese a cercar moglie. Molti abitanti del suo territorio, infatti, hanno dei crediti nei suoi confronti, e confidavano nella cospicua eredità della casata; purtroppo però una condizione del lascito ereditario prevede la nascita di un figlio. La moglie del barone è morta senza aver partorito e quindi ora i creditori sono in fibrillazione. Che fare? La soluzione sarà quella di trovare una moglie, ed ecco che entra in scena Nadia (interpretata da Maristella Greco) una prosperosa donna arrivata dall’Emilia Romagna la quale, a sua volta, si scopre che non può più avere figli. Nuovo scossone familiare, ma per fortuna, tra le sorprese arrivate dal nord, vi è Daniela (interpretata da Sonja Jeannine), figlia dal primo matrimonio di Nadia (e per tanto figliastra del suo nuovo papà), che non ha nessun impedimento biologico alla filiazione ed anzi, sembra anche avere una innata e vivida curiosità per le cose legate alla sessualità.

Lascio in sospeso il finale del film che si fa guardare sino alla fine, pur non essendo un capolavoro, ma che, come dicevo, dei pregi ce li ha.

Anzitutto ha una molteplicità di personaggi che entrano in scena e tengono desta l’attenzione, Agata con i suoi stravaganti accoppiamenti, il personale della casa, con la cameriera (interpretata da Nadia Valli), il notaio (Giuseppe Carbone) che cerca di infilare la nipote Addolorata dentro la nobile famiglia... e molti altri. La storia si muove a più livelli, lo spettatore ha continui colpi di scena di stampo teatrale, muore la prima moglie, la seconda non può aver figli, i creditori che si preoccupano, l’arrivo della figliastra in famiglia e per finire, è proprio la scena finale, si scopre che la figliastra Daniela, ha una sorella gemella… 

Situazioni teatrali, dicevo, che tengono lo spettatore sufficientemente legato alla trama sfruttando, è questo poi lo scopo di una commedia erotica, l’avvenenza delle attrici, in particolare della protagonista: Sonja Jeannine. Qui devo necessariamente richiamare Malizia di Samperi (rif. 2) sia perchè anche questa pellicola è ambientata in Sicilia, sia perché anche in questo caso si va a raccontare di una situazione familiare, ma soprattutto perché a tirare le fila con chiare azioni di maliziosa provocazione è ancora una volta un’adolescente, Daniela, interpretata dalla intrigante Sonja Jeannine, austriaca, ventenne all’epoca dell’uscita del film. 

Se è giusto da parte mia affiancare le due pellicola, devo immediatamente prendere posizione per chiarire che la qualità di Malizia è di gran lunga superiore a quella de La figliastra, pur con l'impegno infuso da chi vi ha lavorato; d’altra parte anche gli incassi han confermato questa mia posizione, il film di Mulargia non figura mai tra i primi cento negli incassi, e va considerato che siamo nel periodo d'oro delle pellicola erotiche. Forse i troppi tagli (leggo dal sito di Davinotti che probabilmente ne furono realizzate versioni più audaci, destinate al mercato estero, ma di queste fantomatiche pellicole non c’è n’è conferma) hanno limitato il tam tam dentro le caserme, ed il pubblico non è arrivato come auspicato, o forse l'assenza di nomi “di richiamo” ha penalizzato i botteghini.

Ciò non toglie che la storia, come già scritto, scorre via. E’ simpatica, e, ad eccezione di Agata che viene sacrificata sull’altare dell’ilarità (in ogni film, generalmente, vi è un personaggio che sta sopra le righe e per assecondare il pubblico svolge il ruolo dello “scemo del villaggio”, ed in questo caso tale parte è toccata a Lucrezia Love) gli altri personaggi hanno una parvenza di credibilità. A mio giudizio infatti questa pellicola galleggia correttamente tra l’essere eccessiva, e il risultare poco credibile, (o peggio grottesca), e l’essere banale. 

Non che sia un dipinto veritiero della realtà, è una storia che cavalca molti luoghi comuni, ma sorprende perchè ne rompe altri. Il barone Laganà, ad esempio, è un siciliano che porta con disinvoltura le corna fatte crescere nella sua testa da Fefè, ed anzi, non ha nessuna obiezione particolare nel accoglierlo in casa per “sistemare” la sorella Agata. Vado però a focalizzare la figura di Daniela che è il tentativo di proporre al femminile la malizia. Daniela è una minorenne, che sa però scatenare gli ormoni ai maschi della casa, e lo fa per puro piacere. Per il gusto della scoperta, della sperimentazione. Lo spettatore (maschile) vive con curiosità questo personaggio e facilmente si immedesima con chi subisce le provocazioni, rimanendo soddisfatto di ciò che vede e di ciò che prova. 

Ne Malizia di Samperi, (rif. 2) c’è molta più perversione, e c’è più credibilità, per questo lo reputo di vari livelli superiori a La figliastra, però difendo questa pellicola perchè evita battute sceme, cosa che appare in altri film, e risulta simpatica per la trama e per la fantasia dei personaggi che vi compaiono. Ad esempio la mamma di Daniela, Nadia, vede la figlia fare l’oca con suo marito o con il compagno di Agata, ma finge indifferenza, a lei basta aver trovato una casa dove sistemarsi. O le situazioni che vedono protagonista Agata, sempre piacevoli. Permettetemi di aprire una parentesi: Lucrezia Love meritava molto più spazio nelle commedie erotiche perché ha un fisico che lo giustifica abbondantemente. Chiudo riportando un paio di commenti recuperati dal sito Davinotti, che mi piace tirare in ballo. (rif. 3)

E.M. : “Praticamente un capolavoro, un ritmo folle, Nino Terzo da antologia surrealista, citazioni da D'Annunzio a go go, Maristella Greco al suo culmine, quasi un proto-hard (infatti viene il sospetto che ne sia stata realizzata una versione per l'estero). Luoghi comuni sui siciliani e sui meridionali a go-go, estasi del casalingo-pecoreccio raramente ineguagliato. Consigliatissimo.” 

Pussicat: “Il film non è un granché, la storia è quel che è e Scipioni e Terzo fanno una gran fatica a tenerlo in piedi, fino a che non arriva la Jeannine. Che stravolge tutto e dà un senso alla seconda parte della pellicola, grazie ad una sensualità innata e debordante. Oltre a ciò, da salvare ci sono un paio di gag di Terzo, marito vampirizzato dalla moglie assatanata”.

Per finire Fauno: “ Per quanto sia la sorella ninfomane, interpretata da una mirabolante Lucretia Love, a far la parte del leone, anche la trama, seppur poco intrigante (di onorabilità sicula e di obbligo di fertilità dei nobili onde garantire la successione della stirpe ne son pieni gli annali) riesce a reggere. Se la Love è la cometa, la Greco coi suoi attributi prorompenti e la sua dizione bolognese (mai sentita una ferrarese dire "sorbole!") è una stella gigante, al punto che per Scipioni e la Jeannine è fin troppo facile uscirne bene. Il finale non sorprende, perché tutto il film è una sorpresa”.

Mirco Venzo, Treviso 02/01/2025 #qzone.it

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/La_figliastra_(Storia_di_corna_e_di_passioni)
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/706-malizia-di-samperi

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