Carola Rackete (rif. 1) oggi è da molti presentata come la paladina degli ultimi e la massima espressione della società civile che si contrappone ai soprusi e ai potenti. "La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto" – ha detto Rackete per spiegare la scelta di collaborare con l’ong Sea Watch. "Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità". Queste le parole della ex attivista di Greenpeace, dettaglio questo che ci induce a ritenere questa giovane e avvenente ragazza sia anche votata alla difesa dell’ambiente, elemento che l’accomuna ad un altra grande protagonista mediatica degli ultimi mesi, la giovanissima svedese Greta Thunberg.
Forse perchè percepisco delle forti stonature, in queste melodie ripetute a mo' di tormentone, voglio ora ricordare una figura che bianca non era, e che mai ebbe la fortuna di avere un po’ di visibilità sul suo operato, pur cercandola con forza, come potrete valutare voi stessi leggendo le righe seguenti. Questo nero voleva che le sue idee, che furono poi la ragione per cui venne ammazzato, fossero conosciute. Anche lui, al pari di Rackete, si batteva per gli ultimi, e come la Greta, vedeva nella difesa dell’ambiente un elemento vitale.
il mio obiettivo è comparare le idee di Thomas Isidore Noël Sankara con quelle molto pubblicizzate delle due succitate paladine odierne per vedere se sono affini o se sono divergenti in un qualche punto. (rif. 2) Per far ciò avrò bisogno di più di un articolo, ma sin d’ora indico come fonte principale il documentario trasmesso da RAI 3 di Silvestro Montanaro (Rif. 3) avente come titolo E quel giorno uccisero la felicità.
Sankara fu il primo Presidente del Burkina Faso, nome che lui decise di dare al Paese di cui giunse alla guida. Nella Conferenza di Berlino (1884/85) dove l’Europa si sparti l’Africa, quel territorio era stato assegnato alla Francia che lo chiamò Alto Volta. Questo nome diceva nulla al Presidente di quel territorio che lo ribattezzò Burkina Faso il cui significato è Patria degli uomini integri, tradotto dalla lingua locale. Anche Thomas, al pari delle due eroine moderne, era allergico alle ingiustizie, e per ciò all’età di dieci anni si ribellò agli insegnanti a scuola, costringendo al carcere suo padre; le regole imposte dai colonizzatori francesi ritenevano co-responsabili i genitori della “maleducazione” dei figli. A parte ciò, Sankara era comunque uno studente attento e assetato di conoscenza, questo gli permise di fare strada nell’esercito come militare.
Saltiamo ora al 1984 quando all'assemblea annuale delle nazioni Unite Sankara presentò così il suo Paese: “Sono davanti a voi in nome di un popolo che ha deciso nel suolo dei propri antenati, di affermare se stesso e di farsi carico della propria Storia. Vi porto i saluti fraterni di un Paese di 274 mila Kmq, in cui sette milioni di bambini, donne, e uomini si rifiutano di morire d’ignoranza, di fame e di sete, non riuscendo più a vivere una vita degna d’essere vissuta…” Il paese che prese in mano Sankarà era un paese dove due bambini su dieci moriva prima di aver raggiunto i cinque anni, fatto di contadini poveri. V’era un medico ogni 50.000 abitanti. L’aspettativa di vita media era sotto i quarant’anni e l’alfabetizzazione era bassissima. Il Burkina Faso era la quintessenza del peggio, di tutti i mali dell’Africa. Da questo Paese, Thomas, conscio di tutto ciò andrà a dire ai “ricchi” ed ai civilizzati “...Non parlo solo in nome del mio Burkina Faso, tanto amato, ma anche di tutti coloro che soffrono in ogni angolo del mondo. Parlo in nome dei milioni di esseri umani che vivono nei ghetti perché hanno la pelle nera, o perchè sono di culture diverse, considerati da tutti poco più che animali. Parlo in nome di quanti hanno perso il lavoro (e quindi parla anche in nome mio, che il lavoro lo perdetti e che per questo ho iniziato questo percorso di ricerca, ndr), in un sistema che è strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi. (strutturalmente ingiusto e congiunturalmente in crisi significa che è SEMPRE ingiusto e oltre a ciò, ogni tanto va anche in crisi, ndr)...
Questo diceva all’ONU Sankara, parlando del sistema che oggi ha un nome, è il liberismo. Lo diceva all’ONU perché Sankara voleva che tutti venissero a conoscenza delle sue idee ed i miei articoli nascono dalla constatazione che Sankara è sconosciuto a moltissima gente, pur se costui era all’ONU che urlava le sue idee, mentre le due donne sono conosciute da tutti, anche se, ufficialmente, non portano la voce di nessuno. A prima vista sono due cittadine come lo sono miliardi di altre persone. Torniamo ad ascoltare che cosa diceva Sankara: “...parlo in nome delle donne del mondo intero che soffrono sotto un sistema maschilista che le sfrutta. Le donne che vogliono cambiare, hanno capito, ed urlano a gran voce che lo schiavo che non organizza la propria ribellione non merita compassione per la sua sorte. Questo schiavo è responsabile della sua sfortuna se nutre qualche illusione quando “il padrone” gli promette “libertà!“
Nel 1984, alle Nazioni Unite, Sankara, oltre che a parlare di me e per me...parla anche in nome delle donne, e quindi della Rackete, dei bambini, quindi in nome e per conto della Greta e affermava che “le donne non vogliono gli schiavi…” Ora mi chiedo, ma una donna che “casualmente” si trova a raccogliere persone che finiranno in un altro continente per fare i lavori che “gli europei non vogliono più fare…” li sta liberando dalla schiavitù, o li sta portando ad essa? E’ una donna che combatte il sistema “maschilista” o ne è a sua volta sfruttata? Approfondiremo queste riflessioni in un secondo articolo che avrete già intuito risulterà critico verso queste due figure moderne e che ridà voce a chi ora non c’è più.
“...parlo in nome delle madri dei nostri paesi impoveriti, che vedono i loro bambini morire di malaria o di diarrea, e che ignorano che esistono per salvarli dei mezzi semplici che la scienza della multinazionali non offre loro, preferendo piuttosto investire nei laboratori cosmetici, nella chirurgia estetica a beneficio dei capricci di pochi uomini e donne, ed il cui fascino è minacciato dall’eccesso di calorie nei pasti (insomma dice che mangiato talmente tanto da diventare obesi) così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi che viviamo ai piedi del deserto!”
La felicità sarà uno degli obiettivi che indirizzerà le sue scelte politiche, ci dice Montanaro, ma la politica ha senso se ad essere felici sono i governati e non i governanti. Per questo il militare si attivò sin da subito per ridurre i costi e gli sprechi dei politici. Furono eliminate le mercedes per i funzionari governativi, sostituite dalle più economiche e meno costose renault 5, e con i soldi risparmiati, finanziò una campagna di vaccinazioni che sconfisse la meningite, la polio, e la rosolia.
Sankara era un uomo povero, ma aveva una grande dignità. Andava in bicicletta a vedere le necessità del suo popolo. “Eravamo un paese di gente non ricca”, dice uno degli amici di Sankara, “...ma fiera, consapevole di questa cosa e proprio per questo cooperava e condivideva”. “Era un uomo che faceva quel che diceva e diceva ciò che avrebbe fatto”! afferma un altro suo intimo conoscente, insomma, una persona coerente, dote che pochi politici dei giorni nostri hanno.
E’ Silvestro Montanaro ora che traccia un riassunto della visione politica economica di Sankara, con queste parole: “Cooperare e condividere, furono le convinzioni, pericolose per alcuni, del giovane presidente del Burkina, Sankara era convinto che certe idee di competitività, favorissero in Burkina, come nel resto del mondo, solo alcuni, rendendoli sempre più ricchi e potenti! Perchè mai un lavoratore europeo e uno africano, uno cinese e uno americano, dovrebbero essere competitivi? Hanno gli stessi interessi, la casa, la salute, i figli a scuola...E se un’azienda chiude in Europa e apre in Asia, a perdere saranno comunque dei lavoratori, a vincere invece, come sempre, un pugno di uomini d’affari interessati, come sempre, solo ai loro profitti e non certo ai destini della gente". Ricette antitetiche a quelle della Fornero e di Mario Monti, che parlavano di competitività. Oggi a parlare di competitività c’è pure Bersani, il quale affermava in un programma televisivo, che non vogliamo “isolarci” e fare come San Marino, ma che dobbiamo competere con la Cina e con le altre potenze internazionali. Sempre Bersani ribadiva che l’Italia deve rimanere dentro l’Europa, per essere “più competitiva”! Ecco la posizione di un “vero” uomo di sinistra (?) italiano dei giorni nostri, ed iniziamo a comprendere forse perchè Sankara non è tra i modelli da seguire per questa area ideologica. Val la pena però seguire lo sviluppo delle informazioni proposte dal documentario partendo dai risultati ottenuti dal giovane presidente africano.
Si costruirono case al posto di baracche, ospedali, scuole, ferrovie… si assicurarono due pasti e cinque litri d’acqua al giorno a tutti! Questi risultati che sono risultati economici, sono un “miracolo” ottenuto dove più era difficile ottenerlo: in uno dei paesi più poveri al mondo. Come è riuscito a centrare questi obiettivi questo politico? Perchè ebbe fortuna o perchè seguiva un idea precisa? Questo è il punto che voglio focalizzare! Ascoltiamolo (minuto 25,50 del rif. 3) affermare che le magliette Lewis sono belle magliette, ma non sono prodotte in africa. “Tu che le indossi sei africano, e quindi ti pagano per indossare qualcosa che non è prodotto dal tuo continente? Pensate davvero”, si riferisce alla folla, “che noi non si sappia produrre delle belle magliette con il cotone prodotto dalle nostre terre”?
Il Burkina è produttore di cotone che vende a basso prezzo alle imprese straniere le quali vendono a caro prezzo capi firmati, anche nella stessa Africa. Peccato però che chi produce il cotone, che lo raccoglie, spesso non possa permettersi di acquistare quei capi. Lo scambio è ineguale e favorisce i pochi a danno dei tanti.
E così Sankara incentivò la manifattura di capi prodotti in Burkina, ideati da connazionali, prodotti da connazionali e realizzati con il cotone che le proprie terre aveva generato. Questo creò, oltre che ricchezza, anche lavoro, e Sankara andrà a rivendicare questi risultati nelle conferenze internazionali.
“Dobbiamo far capire a tutti che i mercati africani sono i mercati degli Africani. Dobbiamo produrre in Africa, trasformare in Africa e consumare i prodotti ottenuti dalle nostre materie prime in Africa! Dobbiamo produrre ciò di cui abbiamo bisogno e consumare ciò che produciamo, non ciò che importiamo! Il Burkina è qui oggi a mostrarvi la sua produzione di cotone prodotto tutto in Burkina Faso, tessuto in Burkina Faso, confezionato in Burkina Faso per vestire la nostra gente! La mia delegazione e io stesso siamo vestiti con il nostro cotone, tessuto dai nostri compatrioti. Non c’è un solo filo che proviene dall’Europa, o dall’America! Non sto presentando una sfilata di moda, sto solo dicendo che dobbiamo accettare di vivere all’africana, perchè è il solo modo che abbiamo per vivere liberi e con dignità”!
Apro una parentesi, Sankara si preoccupava di dare lavoro agli africani e di generare i prodotti che li avrebbero resi meno poveri, e nel contempo, attraverso il lavoro e l’autoproduzione, di ridare dignità non solo ai singoli, ma anche ad un Paese. Un Paese che produce, che da sostegno alle proprie genti, non si sente inferiore ad altri, non ha sensi d’inferiorità! Pare a me che la Rackete al contrario favorisce la depauperazione delle forze lavoro migliori di quei territori, che per altro, a quanto mi risulta, pagano pure per andarsene, togliendo ulteriori risorse finanziarie a quelle genti che già ne hanno poche. (Più chiaramente il viaggio in Italia, o in Europa, mica è gratis...gli scafisti si fanno pagare per abbandonarti in mezzo al mare dove la "caritatevole" ONG ti va a raccattare. L'esito è aumentare la forza lavoro europea, e togliere potenziale forza lavoro e risorse finanziarie ai Paesi d’origine…)
Dice Montanaro che le ricette neoliberiste proposte dalle organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale, avevano portato con la liberalizzazione dei mercati agricoli, tanti Paesi alla perdita di autosufficienza e sovranità alimentare, sostituita in forme di aiuto in caso di necessità. (Insomma, ti tolgo la possibilità di stare in piedi da solo, ma se cadi, sono anche pronto a tirarti su… Non pare una cosa proprio dignitosa. E di dignità parlava Sankara il quale pensava questo fosse solo uno sporco imbroglio)!
Ascoltiamolo: “...il nostro Paese è in grado di provvedere al fabbisogno alimentare del suo popolo! E possiamo produrre anche di più...sfortunatamente, per colpa di alcune organizzazioni dobbiamo ancora vivere grazie ai loro aiuti alimentari. Questo aiuto alimentare ci blocca! Ci fiacca! Indebolisce le nostre volontà, perchè piano piano, ci si abitua ad essere degli assistiti, dei poveracci...E questa abitudine a ricevere aiuti va messa da parte e dobbiamo abituarci a darci da fare e a produrre, e dobbiamo riuscire a produrre di più perché, è evidente, che chi ti regala da mangiare, poi ti impone la sua volontà, nel suo interesse…!!!”
Sankara aveva compreso che dietro la politica degli aiuti si celavano nuove forme di asservimento. E così in pochi anni il Burkina moltiplicò la sua produzione alimentare, recuperando parte della propria sovranità, e con essa, tanta “pericolosa” (precisa Montanaro) secondo alcuni circoli occidentali, libertà! Altre battaglie che disturbarono alcune élite occidentali furono le battaglie contro il mercato delle armi a favore del disarmo, in difesa dell’ambiente e contro la desertificazione.
“Lei afferma che la lotta contro la desertificazione è una battaglia contro l’imperialismo!” - Sankara: “Si, la lotta contro la desertificazione è una delle prime battaglie contro l’imperialismo. Ormai tutti sanno che questo oscuro potere mondiale fondato sullo sfruttamento degli esseri umani, non si è mai fatto scrupolo nello sfruttare selvaggiamente anche l’ambiente e le foreste…”
Ed ecco che per Sankara, l’ambiente e lo sfruttamento degli esseri umani, la capacità di trattenere le proprie risorse (materie prime e forza lavoro) di ostacolare la mondializzazione dei mercati, ha stretta correlazione con la difesa dell’ambiente. Parole che i “gretini” non dicono, tanto meno pare sia su questa lunghezza d’onda la Rackete…
Non puoi difendere l’ambiente se non dai dignità ai cittadini che li ci abitano, la dignità la dai attraverso il lavoro. Non puoi difendere l’ambiente se il tuo paese non produce ricchezza, e la ricchezza la produci facendo lavorare di più, i tuoi concittadini, non facendoli andar via. La parola d’ordine è collaborazione e cooperazione, non competitività! Ambiente ed economia sono legati tra loro. Ma lo sono anche economia e scelte politiche. La Greta, ed i gretini, parlano di ambiente e la sua difesa come se fossero i singoli a doverlo fare, ma la difesa dell’ambiente passa per progetti politici ben precisi, che necessitano di risorse economiche per essere attuati. Lo sciopero della scuola della gretina, è inutile, ai fini pratici, e mi fa specie che molti “gretini” non lo capiscano!
Torniamo a Sankara che aveva individuato con precisione, e parliamo degli anni ottanta, dove stava il marcio: è il potere della grande finanza che faceva rivoltare Sankara, afferma sua sorella. Ecco come Montanaro sintetizza la visione di Sankara: “Sankara aveva intuito che il crescente peso del mondo della finanza, stava facendo nascere un vero e proprio superpotere! Un potere anonimo e fuori di ogni controllo! Indifferente ad ogni logica umana. Spietato ed ossessionato dalla sola ossessione alla moltiplicazione del denaro. Potente come mai nessuno lo era mai stato nella storia dell’uomo. Un potere che si manifestava come chi ti aiuta a sviluppare, ma che nei fatti, tra finanziamenti dati ai Governi corrotti, ed un sapiente gioco sugli interessi, indebitava Paesi e popoli interi, rendendoli praticamente schiavi! (vedi nota) Sankara sfido frontalmente questo potere e disse che il debito del suo paese, e di altri, era un debito ingiusto, e non andava pagato”!*
La parola passa ora al protagonista di questo articolo, che affermava le sue idee durante una conferenza internazionale: “Il debito è la nuova forma di colonialismo! I vecchi colonizzatori si sono trasformati in tecnici dell’aiuto umanitario. (la parola tecnici, dovrebbe suonare familiare al lettore italiano - ndr) ma sarebbe meglio chiamarli tecnici dell’assassinio! Sono stati loro a proporci i canali di finanziamento ed i finanziatori. Dicendoci che erano le cose giuste da fare, per far decollare lo sviluppo del nostro Paese, la crescita del nostro popolo ed il suo benessere! Questi finanziatori ci sono stati consigliati, addirittura raccomandati! Ci hanno presentato pacchi di dossier e di prospetti finanziari allettanti. Erano elegantissimi quei dossier, ma ora ci troviamo indebitati per i prossimi cinquant’anni, sessant’anni o forse più! Cioè siamo stati convinti a compromettere i nostri popoli per cinquant’anni o più!" (ulteriore precisazione, Sankara parla in nome e per conto del suo Popolo… Monti o Draghi o ora la Von de Leyer, parlano in nome e per conto di chi? Chi li ha legittimati a dire e fare quel che dicono? Perchè oggi c’è anche un problema di legittimità e di democrazia ndr). -"..Hanno fatto in modo che l’Africa, il suo sviluppo e la sua crescita, obbediscano a delle norme ed a degli interessi che le sono totalmente estranei! Hanno fatto in modo che ciascuno di noi sia, oggi e domani, uno schiavo finanziario!”
Per pagare i debiti, venivano tagliate le spese per l’istruzione e la sanità (suona familiare la cosa? Oggi si chiama, caro Bersani, “pareggio di Bilancio”! Rif. 4) Sepolta ogni forma di stato sociale. Svendute con privatizzazioni selvagge le risorse dei paesi indebitati (anche la parola “privatizzazioni” dovrebbe suonare molto familiare al lettore… ndr rif. 5). La vita per milioni di esseri umani diventa pura sopravivvenza. Ed a quei Paesi, e a quei popoli, veniva detto, e viene detto anche oggi, che pagavano il prezzo per aver vissuto “al di sopra delle proprie possibilità” (Stiamo parlando di uno dei Paesi più poveri dell’Africa, e spiegano a questa gente che “vivevano al di sopra delle loro possibilità"! Età media sotto i quarant’anni…!!!)
Ecco come Sankara il 29 Luglio 1987 presso l’Organizzazione per l’Unità Africana spiega la cosa ai capi di Stato, ed ai reggenti del suo continente. “...Obbligo morale a ripagare i nostri debiti? Ma non è mica un problema morale! Che c’entra l’onore con il fatto che si paghi o non si paghi? I debiti non possono essere pagati perché, innanzi tutto, se noi non li rimborsiamo, i nostri finanziatori non moriranno. Questo è poco, ma sicuro! Al contrario se pagassimo, i nostri paesi morirebbero. E questo è ancora più certo! Quelli che ci hanno portato all’indebitamento, hanno giocato con noi come al casinò, finché hanno vinto e guadagnato, non c’era nessun problema, ora che rischiano di perdere vogliono indietro tutti i soldi giocati. Ci dicono che altrimenti ci sarebbe la crisi, ed invece no, Signor Presidente. Hanno giocato e ora possono anche perdere, sono le regole del loro gioco, e la vita continuerà! (L’attualità di queste parole, le stesse che sono state utilizzate nei confronti della Grecia cui le banche tedesche e francesi avevano prestato i soldi, per lucrare sui migliori tassi di prestito, e che poi han costretto alle privatizzazioni un Paese per coprire l’azzardo che loro avevano fatto, facendo cadere su cittadini ignari il costo di scelte azzardate che comunque mai avrebbero dato vantaggi a quelli che oggi sono stati privati di Porti, sanità etc etc. Ma ascoltiamo ora la frase profetica pronunciata da Sankara) “Se il Burkina Faso resterà il solo a rifiutarsi di pagare, io non ci sarò alla prossima conferenza, se invece avrò il sostegno di tutti voi, sostegno di cui avrò un gran bisogno, se saremo tutti uniti, potremo evitare di pagare, e usare quindi le nostre risorse per lo sviluppo dei nostri Paesi”.
Due mesi dopo questo discorso Sankara non ci sarà più. Il documentario racconta testimonianze di chi complottò per l’assassinio di quest’uomo. Restano i risultati ottenuti, e la strada che percorse per ottenerli.
Valorizzazione delle piccole unità produttive locali impregnate nelle produzioni locali, del cotone si è già scritto, ma anche ortaggi, legumi, allevamento. A riguardo copio e incollo quanto scritto su Wikipedia, perchè mi sembra sorprendente! “Una delle sue prime mosse fu quella di coinvolgere le caserme nella produzione agricola e industriale. L'addestramento militare, ridotto da 18 a 12 mesi, fu implementato a funzioni lavorative che occuparono ben 3/4 del tempo totale. Ad esempio, l'ordine prevedeva inizialmente la costruzione di pollai e l'allevamento di galli e galline (un quarto per ogni soldato, come minimo). Il risultato non venne solo raggiunto ma ampiamente superato, con caserme che raggiungevano mezzo pollo per persona a settimana o addirittura uno intero, e chiedevano di poter fare di più. Questo successo economico garantì un miglioramento delle condizioni alimentari, e un rilevante abbassamento dei prezzi nel mercato della carne bianca per la popolazione civile. Ci fu anche un grande incremento della coltivazione di patate, a tal punto da raggiungere la sovrapproduzione”
I militari e l’esercito non come entità atte allo sfruttamento ed alla morte, ma come germogli per promuovere il benessere e sconfiggere la fame…! In quattro anni i risultati furono eclatanti, abbassamento del costo della carne, ottenuto favorendo l’auto produzione e la limitazione delle importazioni. Ogni villaggio ebbe il suo “posto di salute primaria”, costruì campi sportivi in quasi tutti i villaggi del Burkina Faso, aumentarono le scuole, le farmacie e si costruirono alloggi. Migliorò il trasporto pubblico, e dimezzò le tasse scolastiche primarie e secondarie. Chiuse i night club, dove c’era chi faceva fortuna vendendo a prezzo esorbitante la Coca Cola, e li sostituì con piste da ballo diurne dove si proponeva musica locale e le bevande avevano prezzi accessibili. Favorì la partecipazione pubblica, in particolare delle donne, alla vita sociale e politica. Piantò dieci milioni di alberi (fonte wikipedia) per contrastare l'avanzata del deserto e promosse una reddistribuzione delle terre a favore dei piccoli produttori.
La visione dell’Africa e dei problemi che Sankara aveva delle cose, come spero esser riuscito a spiegare in questo articolo, era organica e non settoriale. La difesa dell’ambiente, posta in essere da Sankara non è una gita in barca come fa la declamata Greta, e la dignità e la libertà non significa racattare persone che potrebbero aiutare il proprio paese a sollevarsi e trasportarle altrove, magari infrangendo le leggi di altri Paesi, come fa la tanto decantata Rackete. Ora mi fermo con questo articolo, non senza aver prima ringraziato Silvestro Montanaro per questo capolavoro di giornalismo. Invito tutti i lettori a vedere questo documentario che a me ha fatto venire le lacrime agli occhi.
Mirco Venzo, Treviso 17/08/2019 #qzone.it
RIf. 1 https://www.open.online/temi/carola-rackete/
Rif. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Sankara
Rif. 3 https://www.youtube.com/watch?v=GPCNq-T7yDY&t=26s
Rif. 4 https://www.youtube.com/watch?v=yoljXqEbblQ
Rif. 5 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/mirco-venzo/458-...
* anni dopo questi concetti saranno spiegati molto bene da un pool di specialisti nel film documentario “Corporation”, di cui propongo il link: https://www.youtube.com/watch?v=ywFQiJoab5Q&t=15s