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20190509 VM Aldo MoroRossana Rossanda, (Rif. 1) co-fondadrice de "Il Manifesto", giornalista, attivista, mente critica all'interno del P.C.I. affermò, dice Gero Grassi, che il caso Moro è una storia italiana, mentre il brigatista Mario Moretti affermò che “che fecero tutto loro”, escludendo l'ipotesi di intromissioni esterne. Libri per decenni si sono scritti su questa storia, e le due frasi sintetizzano l'opinione diffusa che per lustri aveva la totalità del Paese. La commissione parlamentare di cui l'On. Gero Grassi, la mia fonte principale nello stendere questo articolo (rif. 1-2-3-4-5) fece parte, cestinerà queste convinzione, dando forza a quanto Qzone aveva in precedenza evidenziato, riportando la testimonianza di un uomo della C.I.A. operante in Italia: Steve Pieczenik. (rif. 6).

"Perchè Moro?", è il titolo dell'articolo realizzato, e direi che per dare qualche abbozzo di risposta si deve tornare in Via Fani, luogo dove i brigatisti rossi rapirono il leader della DC e dove trucidarono gli uomini della sua scorta, crivellandoli di colpi. C'erano solo loro quel 16 marzo 1978 attorno alle 9 di mattina? No! Per pura “coincidenza” nei momenti del rapimento (o poco dopo lo stesso) quella via veniva calpestata anche dal Colonnello Camillo Guglielmi, istruttore degli agenti in forza a Gladio, nonchè appartenente al SISMI, (servizi segreti italiani). Gladio era un'organizzazione, rispondente ai vertici della NATO, che si sarebbe attivata qualora le democratiche elezioni in Italia fossero state vinte dal Partito Comunista. Potremmo definire dei “terroristi” questi gladiatori, istruiti a gestire situazioni di guerra, imboscate e attentati, e proprio Guglielmi era uno dei preparatori di questi uomini. E' utile spiegare al lettore che se Gladio rispondeva ad un vertice esterno all'Italia, i servizi segreti, sulla carta avrebbero, al contrario dovuto rispondere al Governo nazionale, ma a riguardo vi sono sempre stati molti dubbi, e da chi dipendessero i servizi segreti è una delle questioni aperte ancora oggi.

Sopprasediamo e interroghiamoci se Guglielmi fosse stato l'unico gladiatore (o uomo dei servizi segreti, teniamo distinte le due cose) presente alla scena, ed ancora la risposta è negativa. Già dalle prime testimonianze relative alla strage, risulta esservi al momento dell'attentato una moto Honda su cui, nei lustri sucessivi, non si ebbero informazioni di alcun tipo sino a che una lettera giunse nelle mani di un Commissario di polizia, Enrico Rossi. Oggi sappiamo che i passeggeri di quel cavallo d'acciaio erano due gladiatori, ed a confermarlo è proprio uno di questi che scrisse, in punto di morte, la missiva, togliendo ogni dubbio a riguardo. (Rif. 7 e 7B)

Quale fu la funzione dei due gladiatori, che diventano tre se contiamo anche il loro istruttore? Ad oggi non lo sappiamo. Anche se sicuramente non può essere considerata una casualità la presenza in quel punto di Roma, a quell'ora di una piccola cellula operativa votata ad azioni terroristiche. La versione fornita dal Colonnello circa la sua passeggiata del 16 marzo è sufficente per fomentare ulteriori dubbi. Dirà, l'uomo del SISMI, si stava recando a pranzo da un collega, il Colonello D'Ambrosio, il quale, per inciso, smentirà esservi mai stato un pranzo; ma la cosa a sorprendermi e che suona molto strana, è l'andare ad un pranzo a Roma, dove notoriamente si mangia ben dopo mezzogiorno, partendo all'ora di colazione. La dichiarazione resa dal uomo dei servizi segreti ha tutte le sembianze di una giustificazione raffazzonata giusto per non svelare le vere ragioni della sua presenza.

A favorire ogni sorta di dubbio vi è l'aggiunta che il Commissario Rossi dichiarerà essere stato ostacolato nelle sue indagini che han portato ad un nulla di fatto. Chi e perchè avrebbe ostacolato le indagini di un uomo della Polizia a distanza di lustri dal famoso agguato? Rimaniamo in Via Fani e concentriamoci su quel Bar Olivetti che la versione ufficiale dava per chiuso al momento degli omicidi. Anzitutto, va precisato che il Bar Olivetti non era un comune bar dove si poteva bere un buon cappuccino alle 9 di mattina, ma era un punto cruciale di svariati interessi “particolari”. A frequentarlo erano brigatisti sia rossi che neri, oltre a rappresentanti della malavita capitolina (uomini della banda della Magliana) e della N'drangheta. La ragione che convogliava li quel tipo di persone è che lì (e non altrove), si potevano recuperare armi, fatto di primaria importanza per chi aveva un certo tipo di "hobbies".

Lo stesso Tullio Olivetti fu inquisito proprio per questo tipo di traffico, uscendone dal punto di vista giudiziario, indenne. La cosa che suona stonata, relativa al Signor Olivetti, sottolinea l'Onorevole Gero Grassi, è un altra: questo signore il 2 Agosto 1980 era fuori Roma. Uno si chiede, ma con tutte le città che ci sono in Italia vuoi mica che si trovasse proprio a Bologna dove una bomba (e si ritorna a parlare di servizi segreti, e di terrorismo) falcidiava decine di persone? Quando si dice la “sfiga” Tullio Olivetti, il giorno che saltò la bomba a Bologna era proprio nella città delle torri Garisenda e degli Asinelli...

Torniamo in via Fani: quel giorno il bar era aperto o era chiuso? Se per molti Il bar era chiuso, testimonianze quali quella del giornalista RAI Diego Cimarra, vanno però in senso contrario. Dal telefono a gettoni attivo all'interno del Bar (allora non esistevano i cellulari) dialogherà con la sua redazione, e dettaglierà che dovette mettersi in fila per telefonare, essendo il telefono utilizzato da più persone. Lo stesso Cimarra informerà la Commissione d'inchiesta che in Via Fani quel giorno v'erano persone straniere che parlavano un inglese dall'accento tedesco e lui personalmente si relazionò con uno slavo. L'On. Grassi afferma trattarsi molto probabilmente di agenti di servizi segreti stranieri. Quindi c'erano dei gladiatori, che rispondevano ai vertici NATO, ma c'erano anche operatori dei servizi segreti, italiano (il SISMI) e stranieri. Lasciamo li Via Fani per spostarci a Beirut da dove un nostro agente dell' "intelligence", un mese prima del rapimento Moro mise in allarme i vertici della sicurezza nazionale affermando che un attentato terroristico avrebbe alterato gli equilibri del nostro Paese. Nulla di concreto venne fatto all'indomani dell'informazione, ma l'attentato a Moro, tra i vari attentati che in quegli anni si verificarono con buona frequenza, decisamente aveva le caratteristiche dichiarate da quella fonte che proveniva da Israele.

Un ulteriore elemento mi preme mettere sopra il tavolo della presente riflessione, e si tratta della famosa seduta spiritica dove Romano Prodi, assieme a Mario Baldassarri, poi viceministro dell’Economia del governo Berlusconi oltre che Alberto Clò, futuro ministro nel governo tecnico di Dini, riceveranno indicazioni da una non meglio identificata "entità proveniente dall'aldilà" che rapportandosi a La Pirra e a Don Sturzo, riceverà l'indicazione di “Gradoli”. Ora, in Via Gradoli effettivamente si scoprirà, quando non aveva più nessuna utilità per Moro, un covo delle Brigate Rosse. Rimane un dato negli archivi: uomini che personalmente riconduco al mondo della finanza, Mario Baldassarri era presente alla famosa riunione del Britannia (rif. 8) dove si discusse della necessaria privatizzazione del patrimonio pubblico italiano, privatizzazione che avvenne complice proprio quel Romano Prodi che smantellerà l'IRI e che perorerà il progetto europeo che oggi sappiamo essere un progetto finanziario. Uno dei colpi più feroci allo stato italiano lo darà un Governo tecnico, quello di Monti, ma casualmente, presente alla seduta spiritica dove il ben informato spirito farà il nome di Gradoli, troviamo il ministro del Commercio con l'estero, Industria, Commercio e Artigianato del primo Governo tecnico del Paese. Il mondo della finanza, se accettate la mia interpretazione, essere rappresentato da questi signori, aveva notizie precise sulle azioni dei Brigatisti Rossi.

Coincidenze...

Credo sia ora il momento di parlare un po' di chi fosse Aldo Moro, ricordando alcune cose partendo dal principale “nemico” politico di Moro. Enrico Berlinguer aveva ripetutamente fatto comprendere ai vertici sovietici che il partito Comunista Italiano voleva agire con una propria autonomia, prendendo le distanze da certe posizioni sovietiche. Così quando in un rettilineo desolato della Bulgaria, un camion di pietre si schianta contro l'auto diplomatica, uccidendo sia l'autista sia l'interprete, e ferendo il leader italiano del PCI,Berlinguer  rifiuta di farsi accompagnare in ospedale, ben conscio che nell'area dell'Est Europa quelle strutture sono spesso il passaggio obbligato per il camposanto, e telefona al Ministro degli Esteri del suo paese. Immediatamente un aereo diplomatico va e recupera l'oppositore politico del Governo in carica, quel Ministro era Aldo Moro. Qual'era la politica di questo padre costituente? Era quella che voleva un Paese, l'Italia, svincolato da problemi energetici, e in questo senso seguiva la strada tracciata da Enrico Mattei, che non fece una fine migliore di quella del democrsitiano.

Interessarsi di energia, spiegò Mattei, significa interessarsi di politica estera e significa intrecciare relazione con i paesi arabi. Guarda caso Moro a più riprese fu Ministro degli Esteri. Inoltre Moro riteneva che la politica italiana dovesse prepararsi ad un'alternanza con lo storico rivale di allora, con il P.C.I. Partito che non poteva rimanere sempre all'opposizione visto il crescente consenso ricevente dall'elettorato. Era una banale questione di democrazia, e per Moro la democrazia era un valore da difendere. Certo, l'alternanza con il PCI si poteva ottenere se questo avesse preso le distanze con l'Unione Sovietica, Paese che se c'era da inviare i carro armati a Praga o se c'era da fare pressione in Ungheria quando costoro rivendicavano una loro autonomia, non usavano mezze misure. Nella corrispondenza dal carcere delle BR, Moro indicherà inoltre nei poteri sovranazionali dei pericoli concreti da cui è bene guardarsi. Moro aveva già individuato nel 1978 in organismi quali la Trilateral un concreto pericolo per la democrazia e per il benessere dei cittadini in generale.

Aveva compreso Moro che la pace ed il benessere era anche figlio di una politica dove l'Italia si svincolasse dalla morsa Americana, e tutta l'area del Africa e del medio oriente doveva rompere i gioghi di stampo neocoloniale che Francia ed Inghilterra stavano mantenendo. Le politiche neocoloniali andavano direttamente a ricondursi ad interessi economici di grossi lobbies private, spesso legate al mondo del petrolio, ma non solo.  In una parola Moro metteva con la sua politica attiva in discussione tutto l'accordo di Yalta e si comprende ora perchè tutti i servizi segreti delle potenze straniere, fossero esse israeliane, del KGB, la C.I.A, o i vertici della NATO, lo vedessero di cattivo occhio. L'Unione Sovietica non poteva certo permettere che un Partito Comunista andasse al potere in modo democratico, senza fare la rivoluzione e soprattutto prendendo le distanze dalle loro indicazioni; come avrebbe poi giustificato la cosa ad eventuali insurrezioni quali quelle ungheresi piuttosto che cecoslovacche? Come poteva la democrazia coniugarsi con il comunismo? In Italia però questo rischio era non solo concreto, ma addirittura c'era la possibilità che la cosa funzionasse, creando un modello di riferimento a tutti i paesi comunisti, che avrebbero ripudiato l'idea verticistica che da sempre imperava nelle terre di Lenin e Stalin. Insomma, il compromesso storico non poteva piacere a gran parte del gotha comunista internazionale. E però non poteva piacere neppure agli americani, che vedevano un punto strategico quale il principale crocevia del mediterraneo spostarsi, a loro avviso, verso Mosca. Già la Jugoslavia era Comunista e dietro i balcani siamo in pieno Patto di Varsavia, se l'Italia grazie alla politica morotea avesse accettato un governo Comunista sarebbe stato un problema: "i rossi" erano nel mediterraneo...

Circa la "gioia" che una figura come Moro potesse suscitare ai poteri della finanza petrolifera o a chi vedeva nelle colonie terre e popoli da spremere, è facile immaginare. Questo era Aldo Moro e appare ora meno misterioso perchè in via Fani quel giorno ci fossero rappresentanti dei vari servizi segreti del Est e dell'Ovest, oltre che del mondo israeliano e/o arabo. La NATO era molto interessata a Moro e non meno coinvolti erano gli iscritti alla P2, ed altri massoni, alcuni dei quali facevano riferimento anche a Paul Marcinkus, allora capo dello I.O.R. Negli anni a venire, quando sul trono di San Pietro siederà il Papa polacco, dallo I.O.R. partiranno importanti finanziamenti indirizzati a Solidarność. Ancora una volta interessi religiosi, politici e finanziari si vanno ad intrecciare. Il mondo delle banche è direttamente interessato alle azioni di Marcinkus, e nomi quali quello di Roberto Calvi o di Michele Sindona si legheranno a quello del Cardinale. (Le ultime affermazioni fanno riferimento al film su Giorgio AmbrosoliUn eroe Borghese” di Michele Placido).

Parlando di finanza va ricordato che in paesi a democrazia matura, se così li si vogliono battezzare, due furono i leader che decisero di emettere moneta scavalcando il potere della banca centrale, questi due statisti furono J.F. Kennedy, che propose i due dollari e lo stesso Aldo Moro che fece stampare le famose cinquecento lire di carta. La precisazione è sempre l'Onorevole Grasso. La casualità volle che entrambi morirono a causa di attentati... Qui meriterebbe forse una riflessione circa la gestione della moneta che molti ritengono inutile o ininfluente, e non si preoccupano affatto se questa oggi, in Europa è nelle mani di privati. La domanda di partenza era “perchè Moro?”, spero aver dato al lettore delle sufficienti argomentazioni su cui riflettere dove appare chiaro che tra coloro che avevano meno interesse a far fuori lo statista vi fossero proprio le BR. Un omicidio così cruento tolse consensi a questi estremisti e, di fatto a partire da quel atto, iniziò il declino di quell'organizzazione. Le affermazioni di Rossana Rossanda e del Brigatista Moretti valuti ora il lettore quanto siano attendibili.

Mirco Venzo, Treviso 9/05/2019 #qzone.it

 

Rif. 1 https://www.youtube.com/watch?v=lN1Na4...

Rif. 2 https://www.youtube.com/watch?v=9Sdmn...

Rif. 3 https://www.youtube.com/watch ?v=uVJ_o...

Rif. 4 https://www.youtube.com/watch?v=frR9grT...

Rif. 5 https://www.youtube.com/watch? v=S_2NH....

Rif. 6 http://www.qzone.it/index.php/q-themes/16...

Rif, 7 https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/23...

Rif. 7/B https://www.ibs.it/honda-anomala-rapim...

Rif. 8 http://www.qzone.it/index.php/q-economy...

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