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20180314 VM Aldo MoroMinuto 38,58 rif 1: “Chi ha ucciso Moro sapeva benissimo che uccidendo Moro si uccideva una linea politica. E’ chiaro che Aldo Moro correva più rischi di quanti ne potessi correre io che ero Presidente del Consiglio, perché io, sia come possibilità d’influenza politica, sia , devo dire anche intellettualmente, lo riconosco, non avevo quel peso che aveva Moro…” Chi attesta al Presidente della DC quest’importanza? Niente meno che Giulio Andreotti, in un’intervista rilasciata a Mixer.  Qual’era il pensiero rivoluzionario di Aldo Moro? Quello di cercare un dialogo con l’alternativa politica alla Democrazia Cristiana, ovvero il Partito Comunista guidato da un altro grande pensatore "rivoluzionario": Enrico Berlinguer.

Berlinguer, iniziamo da chi al potere non ci andò mai, ebbe il coraggio a Mosca di fronte a 5.000 persone, di parlare del valore della democrazia e del pluralismo, condannando l'interferenza sovietica contro gli altri partiti Comunisti (vedi Praga e Ungheria). Questo era Berlinguer, che andava a rompeva con l’idea marxista sovietica. Il cambiamento della struttura produttiva non doveva esser provocato con la forza, cosa inevitabile quando si parla di rivoluzione, bensì democraticamente, con il consenso popolare.

Aldo Moro, d’altro canto riteneva la cosa possibile e si ribellava all’idea dello scontro tra Est e Ovest. Moro riteneva che il sistema economico e sociale di cui era rappresentante, avesse punti di forza che si potevano, dialogando, far comprendere anche all’antagonista politico. Ma quel’era l’obiettivo di Moro? Era il benessere di tutti, in primis dei cittadini italiani, ma non solo, la pace nel mondo, la fame che attanagliava troppi abitanti del pianeta, la necessità di una maggiore moralità anche dentro il suo partito, quel partito che finirà stritolato anni dopo da “Mani Pulite” e che era troppo accondiscendente, in molti suoi esponenti, ad organizzazioni quali Gladio. Moro voleva elevarsi da queste situazioni “misere” dimostrando che cosa voleva dire essere un Padre Costituente.

Fu ucciso, e a giudizio del giudice Ferdinando Imposimato, (rif 2) non solo dalle BR ma anche dalla compiacenza dei servizi segreti israeliani, che mal sopportavano il suo interesse verso il mondo arabo, ed il rispetto che aveva acquisito. Il KGB pure, era favorevole all’eliminazione di chi incentivava un avvento democratico del Comunismo al Potere, rendeva stupida tutta la campagna di armamento nucleare che stavano perpetuando, ma per la ragione contraria anche la CIA era avversa alla politica morotea. Fosse andato il Comunismo al potere, in Italia, e avesse dimostrato che sapeva governare nell’interesse degli italiani, tutto lo spauracchio dell’Unione Sovietica andava rivisto, e con esso il dispendio anche economico legato all’armamento nucleare. Sicuramente poi la politica di indipendenza energetica che Moro auspicava, ed in questo era un seguace di Enrico Mattei, disturbava e la Francia e l’Inghilterra, che volevano preservare i loro interessi coloniali.

Ad un certo punto, coloro che meno avevano da guadagnare dalla morte di Aldo Moro erano proprio le Brigate Rosse, che infatti, soprattutto a causa di quest’omicidio, videro iniziare il declino sia fisico sia ideologico della loro popolarità. Moro imprigionato scrisse a Giulio Andreotti invitandolo ad agire per la sua liberazione, non solo per salvare la propria vita, ma anche per non interrompere questo percorso politico nell’interesse del Paese e del continente. “Esci dalla cronaca ed entra nella Storia” fu l’esortazione che fece all'allora Presidente del Consiglio.

La Storia la conosciamo, l’invito non fu raccolto e tutti i poteri sopra citati tirarono un sospiro di sollievo, mentre ora ci ritroviamo con il nostro continente in piena crisi politica ed economica, al pari degli Stati Uniti, attaccati, dicono loro, da quel mondo arabo con cui Moro dialogava agevolmente. La fame nel mondo è una piaga quanto mai attuale accompagnata pure da problemi climatici allora sconosciuti. In questo scenario la figura di Andreotti scompare, mentre chi si occupa di politica cerca di riprendere le idee di Moro, uno statista di cui dovremmo, forse, essere orgogliosi.

Mirco Venzo, Treviso 12/03/2018 #qzone

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