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20250908 MB 82a veneziaChi vi scrive ha partecipato a sette edizioni consecutive della Mostra del Cinema di Venezia, dal 2013 al 2019 – o da Venezia 70 a Venezia 76, ça va sans dire. Sempre da accreditato, sarebbe a dire con una media di quattro film al giorno sparati in neurovisione – se uno va in sala e non alle feste, ovvio, o almeno non alle feste soltanto. Pregustando il mio grande ritorno dopo sei anni di assenza, perché nell’edizione 2020, ancora senza vaccini, non mi sono fidato delle misure anti COVID (a torto, mi dicono dalla regia), e poi beh, la vita ti porta altrove – per la precisione a Roma – ho acquistato per il primo sabato di Mostra un biglietto per una proiezione in Sala Darsena, dove

gli afecionados sanno svolgersi il concorso Orizzonti. Per i profani, film di minor blasone rispetto alla competizione ufficiale, ma anche meno supercazzole e star system.

Non fosse mai, raggiungere il Lido dalle compiante sponde di Venezia Santa Lucia si rivela un’Odissea: tre ore tre che cominciano con la coda chilometrica per il vaporetto, il famigerato 5.1. Passa il primo, si riempie e non tocca a noi: altri venti minuti. Passa il secondo, nemmeno lui. Quindi si va per il terzo. Ho fatto due calcoli: 20 minuti per tre fa un’ora (meno male che ho fatto il Dottorato: è servito a qualcosa). Almeno in coda parlo con due studenti di ingegneria di Udine, che mi riconnettono alla terra natia, ed una produttrice che vive a Roma, che mi riconnette alla terra d’espatrio. Lei, mentre siamo in coda, ne approfitta e ordina un acquario per il suo appartamento al Rione Monti.

Allora, nella disperazione, un rigurgito "di sinistra" mi fa provare un nascosto piacere – sì, perché se siete di sinistra o lo siete stati, oggi dovete essere in crisi perché la sinistra è in crisi, altrimenti di sinistra non lo siete – e mi dico: ma vedi che Venezia sa fare ancora da equalizzatore sociale, e che la coda per il vaporetto riunisce spiantati e ricconi? Ma poi ho un altro rigurgito, più di centro liberale, diciamo un po’ Drin Drin – il movimento politico di Boldrin e Forchielli che sta prendendo (lo sta facendo?) piede – e mi dico che solo in Italia possiamo organizzare un festival di cinema, uno dei tre più importanti al mondo insieme a Cannes e Berlino, e non potenziare la rete dei mezzi, con il 5.1 che è il vaporetto principe per il Lido e tiene la solita cadenza di una corsa ogni 20 minuti.

I critici mi diranno: ma hanno messo il vaporetto MC (Mostra del Cinema, per l’appunto) che parte da San Marco e va diretto alla Mostra, attivo dopo le 16.44 ogni 20 minuti. Sì, appunto, vi siete già risposti da soli.
Ecco che dopo un’ora di attesa e 45 minuti di traversata – tale il tempo per la tratta Ferrovia-Lido S. Maria Elisabetta–arriva lo sbarco, che manco a Lampedusa. In tutto questo tu, mio lettore, se non fossi avvezzo al clima festivaliero del Lido, dovresti sapere che la Mostra non si svolge a S. Maria Elisabetta, dove ti scarica il nostro 5.1, ma un po’ più in là – 1,7 km per la precisione – dove ti scarica il MC, quello che però parte da San Marco dalle 16.44. Per collegare l’approdo alla Mostra c’è una navetta (titolata MC pure lei) – ma dov’è? Non si trova, perché nel frattempo sta prendendo le mosse la manifestazione pro-Palestina, che era prevista per le 17, orario a cui sono arrivato (ero partito alle 15), e che era quello che erano venuti a fare i due ragazzi di Udine. "Bravi loro!", checché se ne pensi sulla questione, meglio un pomeriggio trascorso così che al centro commerciale. La produttrice invece ha altri piani, ha il transfer privato per l’Hotel Excelsior dove la aspetta la sua stanza, e tanti saluti all’equalizzazione sociale.

Io che invece rimango fedele al mio rango me la faccio a piedi, fingendo che mi scocci, ma in realtà mento a me stesso, perché manco da sei anni e ogni pietruzza mi fa sovvenire in mente avventure, feste e bagordi che mamma è meglio che non sappia. Purtroppo ho poco tempo per il momento nostalgia e devo correre per non perdere la proiezione: Late Fame di Kent Jones, ma qui più che il regista andrebbe citata la sceneggiatrice, perché film di scrittura più che di regia (Samy Burch, brava bravissima, e infatti presente in sala e giustamente osannata e bombardata di domande al Q&A che abitualmente segue le proiezioni Orizzonti). Non ho parlato dell’elefante nella stanza: Willem Dafoe, bravo bravissimo anche lui, e con lui gli altri tutti (insomma andatelo a vedere, sempre se verrà distribuito, che con i film dei festival non si sa mai).

Il problema semmai è che devo andare in bagno e solo due bagni servono l’intera sala (1500 posti) ed il disagio monta, esco dalla sala ed ho fame, ma c’è coda ovunque: coda al catering, ai bar, all’unico bagno presente al di fuori degli spazi Mostra per accreditati. E non vi dico i prezzi per un evento che unisce studenti universitari cinefili – i cosiddetti “accrediti verdi”, che se lo hai ti guardano automaticamente come uno sfigato (per la cronaca l’unico accredito che ho sempre avuto anch’io) – e gli addetti al settore, produttori attori eccetera eccetera, insomma gli “accrediti blu e rossi”, che forse una pasta fredda a 14 euro al self-service se la possono permettere. Ed ecco qui un altro rigurgito di sinistra – sto andando bene, un altro po’ e mi sa che alle prossime elezioni torno a votare PD.

Mogio mogio, finito il mio tour nostalgico, me ne torno al vaporetto: a piedi, quello sbagliato: il 5.1, perché dell’MC vista la coda non se ne parla. Sulla strada noto che la navetta MC ha ripreso a circolare – ma allora la manifestazione pro-Pal è finita! Infatti, quindi il Lido deve sfollare. Morale della favola: altri due vaporetti se ne vanno pieni ma senza di me, per il totale di un’altra ora di attesa, e quasi quasi anziché attendere mi prendo uno spritz. Sicuramente un bel banco di prova per gli organizzatori e per il Comune - il sabato della prima settimana di Mostra è sempre il giorno più frequentato, in più la manifestazione – ma, ahimè, stress test non superato. Arieccolo il Drin Drin, e forse anche un po’ di populismo che non fa mai male. Almeno mi va bene per la compagnia: sono in mezzo ai giovani che hanno partecipato alla manifestazione. Ma che belli questi giovani che manifestano, e forse mi sento più vicino a loro che a quelli che frequentano la Mostra – e questo scusate ma vale come ultimo rigurgito di sinistra. Anche perché più vicino di così è impossibile, dato che siamo pressati come sardine su un imbarcadero (si dice così?) Sferzati dal vento e dalla notte del canale della Giudecca. Che uno si dice vabbè, c’è chi fa dieci ore di volo dall’altra parte del mondo per godersi questa vista, ma per chi soffre di mal di mare tutto quel su e giù non è esattamente una manna dal cielo.

Altro che Mostra del Cinema, Mostra del Disagio. Mi sa che comincio già a cercare un bed&breakfast per l’anno prossimo. Anche se con questo articolo l'accredito me lo sono giocato.

Matteo Busato, Venezia 06/09/2025

 

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