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20210615 VM Le Nombril du MondeIeri mi sono visto il film Le nombril du monde, (rif. 1 - l’ombelico del mondo) pellicola franco tunisina del 1993 diretta da Ariel Zeitoun, (rif. 2) tunisino di nascita con passaporto francese. La pellicola narra la storia di un ebreo di umili origini che grazie alla sua intelligenza e alla sua ambizione riesce ad arricchirsi, per poi ritrovarsi senza nulla e finire addirittura in carcere. Non è una pellicola che mi ha esaltato, (senza lode ne infamia) con l'unico neo negativo di alcuni dialoghi in lingua originale che costringono a leggere i sottotitoli. Questa smania di autenticità è però anche la ragione per la quale recensisco il film, auspico infatti che il dipinto della Tunisi degli anni 30 proposta dal regista sia verosimile, restituendoci un idea interessante di quelle terre in quegli anni.

In questa pellicola che difende il modello capitalistico, e ne è un buono spot pubblicitario sufficientemente obiettivo, chi aveva un minimo di cultura, un po’ di senso degli affari, pur partendo da zero (o quasi) poteva arricchirsi; è quanto accade a Bajou (interpretato da Michel Boujenah), il grasso protagonista della pellicola. Questo è uno dei messaggi chiari del film, messaggio credibile perché, nello stesso periodo anche in Italia (e non solo) la cosa era ipotizzabile. Attenzione alle date, siamo a ridosso della crisi del ‘29 quindi negli States qualcosa stava andando storto, ciò non toglie che, conflitti bellici a parte, in Europa la società viveva un periodo di espansione economica e chi aveva capacità facilmente poteva vedere crescere il proprio tenore di vita e poteva salire nella scala sociale. Bene, il regista ci dice che anche a Tunisi era così e quel pezzo di nord Africa non era disconnesso dal resto del mondo! A ben guardare la trama è un’esaltazione del modello liberale dove il possesso della terra e gli investimenti oculati, unitamente alla capacità di comprendere come si muove il mercato, permettono di raggiungere posizioni ragguardevoli, è quanto accade al giovane Bajou.
Val la pena comparare la realtà tunisina con un'altra che stava sviluppandosi nell'est dell’Europa: in Unione Sovietica la crescita sociale passava per un nuovo modello economico e sociale, la rivoluzione d’ottobre bolscevica aveva già dato i suoi frutti e Lenin e compagni stavano sperimentando nel concreto le idee di Karl Marx adattandole alla loro realtà.
Perchè vado a riprendere quel modello che oggi ci pare così lontano nel tempo e nello spazio a ciò che si verificava nel nordafrica? Perché anche a Tunisi, durante la trama del film, appaiono bandiere con la falce ed il martello; da quelle parti c’era chi auspicava quel modello di società, come d’altronde accadeva un po’ ovunque nel mondo! Fermento politico ed ideologico dunque, ma anche una realtà multiculturale dove francesi, ebrei e mussulmani coesistevano senza particolari attriti nella Tunisi dell'epoca. Anche questo non deve sorprendere, con l’avvento della Repubblica di Vichy tutte le colonie francesi andranno a creare problemi ai propri cittadini ebrei, ma la storia ci insegna che in Marocco Mohammed V si rifiutò di consegnare i propri cittadini di fede giudaica al regime nazista (rif. 3) quindi quando lo stato d’Israele non esisteva, tra ebrei e mussulmani non v’erano conflittualità degne di rilievo in nessun luogo oggi a fede islamica.
V'era mobilità sociale, v'era vivace attività politica, la gente scendeva in piazza, scriveva sui muri e l'attivismo politico coinvolgeva anche le donne, altro elemento che mi ha sorpreso. Chi come me avesse l'idea delle donne tunisine "velate, silenti e rinchiuse in casa", figura riconducibile ad un certo immaginario, resterebbe deluso, osservando questo film.
C’era anche questa idea di donna, ma non mancavano coloro che a questo modello cercavano di ribellarsi ed anche la vita affettiva era vissuta dalle donne con vivacità, questo attesta la trama del film. Insomma, nella Tunisi di quegli anni le donne, non tutte, cercavano di emanciparsi, né più né meno di come stava accadendo ovunque nel mondo civilizzato. Attenzione, non che dopo la prima notte di nozze non si cerchi il sangue della sposa nel lenzuolo, segno che una parte della popolazione conservava l’idea della moglie che doveva arrivare vergine alle nozze, ma la protagonista femminile del film, Habiba (Delphine Forest), nel nostro caso deluderà le attese di chi farà questo controllo, aveva lei infatti una relazione non solo affettiva, ma anche fisica con un uomo conosciuto prima del matrimonio, relazione che a livello sentimentale la segnerà negli anni. Fermento politico scrivevo, tentativi di emancipazione da parte di alcune donne tutti inseriti in un contesto di libero mercato dove una crescente industrializzazione ed un tentativo di modernizzazione alterava antichi equilibri. La Tunisia precedente alla seconda guerra mondiale era un paese dove si viveva bene, questa è la fotografia che tra le pieghe del film appare chiaramente, poi però arriva la guerra che scombussola un po’ tutto e anche questa cosa mi ha sorpreso in quanto è come se il regista ci dicesse “guardate che le situazioni di crisi favoriscono le opportunità per chi le sa cogliere”. E così da impiegato contabile Bajou diventa proprietario di un mulino industriale. L’operazione avviene grazie anche all’aiuto delle banche, e se ad un certo momento il protagonista del film finirà sul lastrico è proprio perchè delle banche non bisogna fidarsi, pare ci dica il regista, così come, la trama del film lancia un altro monito: avventurarsi in affari con mercati lontani (statunitense nel nostro caso) significa accollarsi rischi che possono portare al fallimento. Insomma, la storia presentata da Zeitoun ci dice che cercare di arricchirsi con il commercio internazionale è pericoloso e si può compromettere in breve tempo tutto ciò che si è faticosamente costruito negli anni.
E questo un ulteriore monito quanto mai attuale in era di globalizzazione dove pare che solo chi si muove nei mercati internazionali è degno di “vivere e prosperare economicamente” secondo un certo mainstream mai ben identificato. Del fermento politico ho già scritto: c’erano i comunisti (ed i socialisti), c’erano i francesi, c’erano degli equilibri che vennero stravolti dalle vicende belliche. Da questa crisi generata dalle vicende belliche a piombare su chi lavorava arrivarono come avvoltoi i banchieri che strinsero con i loro artigli (altro messaggio utile ai giorni nostri) chi si era fatto trovare impreparato o, semplicemente, era stato coinvolto in una trama dettata dalla Storia e non certo scelta. Vi è poi anche nel nord Africa l’arrivo degli americani visto con speranza da parte di molti, ma poi gli americani se ne andarono via e la trama del film interrompe la descrizione di quei territori e di quelle genti. La realtà odierna della Tunisia non posso dire di conoscerla, ma il sospetto è che quella fotografia di paese in crescita, votato al benessere collettivo, alla emancipazione dei suoi cittadini, si sia arrestato se non addirittura abbia avuto una decrescita. Anche questo non deve sorprendere, a mio avviso in Italia stiamo vivendo la stessa situazione.

Abbandono adesso la presentazione del contesto sociale per accennare un po' ad altri messaggi presenti nella trama della pellicola.
Con i soldi puoi acquistare molte cose, anche la bellezza di una giovane donna che per interesse si concede in sposa, pur rimanendo segretamente innamorata di un altro uomo, questo potrebbe risultare essere uno dei messaggi. Nel contempo pare che lo sceneggiatore ci dica anche il contrario, ovvero come le relazioni sono anche il frutto di sacrifici e come talvolta si debba scendere a compromessi con i propri ideali e con le proprie aspettative. Il denaro non da tutto e le relazioni importanti, la famiglia e l’amicizia non sono "beni" reperibili sul mercato. Insomma, se in questo film i sogni sono importanti, e molti di essi si realizzano, è anche vero che la vita ti porta a fare delle scelte e le relazioni richiedono impegno reciproco. Habiba, la bella donna apparentemente frivola, ad un certo punto dovrà umiliarsi per difendere la famiglia e per far uscire di carcere il proprio grasso marito, dimostrando che la famiglia tradizionale è un bene da tutelare. E’ questo un altro messaggio se vogliamo che la pellicola ci lascia, in era di società aperta una donna molto controcorrente come la seducente Habiba, apparentemente votata a cogliere l’effimero benessere dell’ “oggi” farà il possibile per tenere aggregato il nucleo familiare, ovvero fa l’esatto contrario di quel che ci dice oggi il mainstream dove la presunta felicità agguantabile nell’immediato da parte del singolo giustifica la rottura delle relazioni.

Mirco Venzo, Treviso

rif. 1 https://it.wikipedia.org/wiki/Le_nombril_du_monde
rif. 2 https://fr.wikipedia.org/wiki/Ariel_Zeitoun
rif. 3 http://www.qzone.it/index.php/q-arts/400-ponti-di-amicizia-tv

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