Ieri ho visto Reportage, film coreano (Sud Corea) del regista Kim Yu-min. Le fonti rintracciate in rete su questa pellicola sono scarsissime, dovrete quindi leggere un articolo con un certo margine di errore circa i protagonisti, già lo sapete. Pare che il regista sia anche lo sceneggiatore dell’opera, il lavoro è del 2001 ed è uscito con il titolo (per gli occidentali) di Yellow Hair II; il canale televisivo che me l’ha proposto l’ha intitolato Reportage, e la cosa mi sarà d’aiuto come chiave di lettura. Il rif. 1 mi permette di dire che il titolo Yellow Hair II serve per diversificarsi da una pellicola avente lo stesso titolo, e diretta dallo stesso regista, uscita nel 1999. Questa che sto recensendo non è però
una prosecuzione di quel lavoro, da ciò che ho compreso, ma un'opera a se stante, magari sempre legata al tema delle difficoltà dei giovani ( e però, non avendo vista la prima produzione non posso esserne sicuro). Mi sbilanciò a scrivere questa intuizione proprio perchè a mio avviso la pellicola tratta del disagio giovanile, in particolare quello di un transessuale, un ragazzo che si sente donna e che è stato ripudiato dai propri famigliari con disprezzo particolare da parte del padre gli ha urlato in faccia di essere uno “Scherzo della natura” e un “Rovina famiglie”, nel senso, immagino, che toglie onorabilità all’intera sua famiglia.
Sta di fatto che il transessuale Jae (interpretata da Harisu o, altra dicitura, Ri-su Ha vedi nota) ogni qual volta gli si chiede di esibire un documento, da fuori di matto, e ciò crea situazioni complicate che arrivano sin anche al tentato omicidio.
Ad assistere all’episodio chiave è un videomaker che riprende tutto (interpretato da Lee Shin) e un'aspirante attrice Wy (interpretata da Shin Yi). Tra i tre giovani, maschio, femmina e ibrido, si instaura una sorta di complicità e i ragazzi si fanno compagnia e si spalleggiano per un certo tempo. Non voglio dire di più circa la trama per non togliere interesse a chi volesse vedere il film, trama in vero assai contorta e che coinvolge in buon numero di protagonisti e di attori. Non mancano nell’interno del film scene di sesso (eterosessuale, e per tanto la protagonista è Shin Yi). Sento ora il dovere di precisare che seppur assai acrobatiche le riprese degli amplessi non risultano particolarmente intriganti.
Giusto per esser chiaro l’uomo protagonista ha preso una botta in testa e copula con una benda che gli avvolge il capo; come non bastasse per rendere più “sexy” l’accoppiamento, l'uomo gira nel letto nudo (benda a parte) con i calzini infilati nei piedi; non me ne voglia il lettore, ma non sono riuscito a ricordare se erano due o uno solo, insomma la scena aveva un che di grottesco più che di intrigante. In altri termini non mi permetto certo di consigliare la visione ad un pubblico che avesse aspettative di stampo erotico.
Commentare la recitazione è la cosa più difficile, quasi tutto il film è ripreso dal videomaker con la sua piccola telecamera da "turista", le immagini sono quindi spesso ballerine e le inquadrature improbabili. La realtà è che tutto il film, non solo le scene chiaramente prodotte dal giovane videomaker (spesso vi sono differenti angoli di ripresa degli stessi eventi, come ad attestare che vi sono più versione dei fatti e differenti modi di interpretarli) sono proposte come se si trattasse di un reportage. Forse il regista vuol far passare il messaggio che si tratta di un documentario fatto senza recitare (e questa chiave di lettura mi è suggerita dal titolo del lavoro tradotto in italiano).
Alla luce di ciò, posso io criticare l’operato degli attori? Io dico di no, tutto rientra in una scelta ben precisa del regista. A me resta solo giudicare se questo lavoro mi è piaciuto e questo mi imbarazza perchè non ho ancora preso una posizione in merito. Sicuramente il lavoro nel suo complesso, trama, recitazioni e contesti, mi son parsi originali, ma dire "mi piace" o no, mi pare una scelta complicata. Già un precedente film sudcoreano che avevo recensito (rif. 21) mi aveva indotto il sospetto che il modus operandi di proporre immagini e dialoghi, la trama stessa, fosse assai distante dai nostri parametri. Anche in quel caso ero rimasto perplesso, anche se in quell'occasione le molte scene di sesso, in qualche modo mi avevao comunque reso interessante osservare quella pellicola, in questo caso lascio quindi piena libertà a chi visiona il film di fare le sue valutazioni e stabilire se si tratta di un buon lavoro o il contrario.
Quanto a me, dopo aver ampiamente messo "le mani avanti", dico che l’ho travato interessante, anche per aver trattato il tema del transessuale senza prender posizione, pur lasciando trasparire come queste persone abbiano da affrontare situazioni innimaginabili per la gente “normale”. Il lettore potrebbe ribattere, "ma se contrapponi la normalità al transessuale stai già facendo una discriminazione": giusta osservazione ed allora diciamo che il film parla di questa discriminazione.
A me piace confrontarmi con le critiche che si trovano in rete, in particolar modo con quelle del sito Davinotti, che però, ad oggi, su questa pellicola non dice proprio nulla. Le uniche opinioni che potete trovare in lingua italiana sono quelle da me trasmesse. Di ciò chiedo venia.
Mirco Venzo, Treviso 20/02/2025 #qzone.it
Nota: Ri-su Ha (o se preferite Harisu) è un transessuale anche nella vita di tutti i giorni; questo ho intuito leggendo un sito francese. La sensazione che ho avuto è che l’attore in patria abbia anche una certa popolarità. Sono però le mie, devo ribadirlo, solo “sensazioni” non documentabili con un sito di riferimento da porre come fonte a supporto.
rif. 1 https://en.wikipedia.org/wiki/Yellow_Hair_2
rif. 2 https://www.qzone.it/index.php/q-movies/937-il-dolce-sesso-e-l-amore-film-2003